L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 novembre 2019

e ti pareva - la 'ndrangheta, la massoneria, la politica è bravissima ad aggiustare i processi nei vari gradi di giustizia. Banca Etruria

AREZZO
Banca Etruria, Cassazione: ingiusto sequestro di 140 mila euro a Bronchi
26.11.2019 - 14:46

E’ illegittimo il sequestro di 140 mila euro dai conti di Luca Bronchi, l’ex direttore generale di Banca Etruria condannato in primo grado a cinque anni di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione ad alcune operazioni, tra cui appunto la sua maxi liquidazione. Lo ha stabilito la Quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza numero 47086. Una decisione che ora rispedisce il controverso caso al tribunale di Arezzo con l’invito a non incorrere di nuovo negli errori commessi con la precedente ordinanza. Emessa a settembre, la sentenza della Suprema Corte è stata motivata in questi giorni con sei pagine che dettano le linee da seguire. 

LIQUIDAZIONE

Tutto ruota intorno alla famosa liquidazione da 1,2 milioni di euro (700 mila netti) incappata nelle maglie dell’inchiesta Bpel. Soldi che furono sborsati dalla banca al direttore Bronchi, nel momento in cui era ormai di troppo in via Calamandrei. Con l’insediamento del presidente Lorenzo Rosi e il varo di una nuova fase strategica (poi interrotta dal commissariamento di Etruria, febbraio 2015) venne dato a Bronchi il benservito. Con relativo esborso. Ma l’esito della trattativa tra le parti (Rosi e Bronchi) è ritenuto dai pm una dissipazione di risorse del vecchio istituto di credito. L’accordo transattivo figura infatti tra le operazioni al centro dei processi per bancarotta: in corso quello per Rosi e gli altri ex; impugnata in appello la condanna inflitta in abbreviato a Bronchi (e all’ex presidente Giuseppe Fornasari); in corso di valutazione l’eventuale responsabilità o meno degli altri membri del Cda che dettero il via libera alla super buonuscita. Tra questi figura anche Pier Luigi Boschi, babbo dell’ex ministro Maria Elena. Si attende su questo versante la decisione del gip Piergiorgio Ponticelli dopo la richiesta di archiviazione della procura. 

TUTTO DA RIFARE

Ma veniamo al pronunciamento della Cassazione che rimette in gioco una polizza assicurativa di Bronchi e un fondo pensione. Punto primo: per il reato di bancarotta non esiste il sequestro per equivalente finalizzato alla confisca, come accade per i reati tributari. Significa che va bloccata solo e soltanto la somma provento del reato e non un’altra: si chiama sequestro diretto. Ma trattandosi di soldi e non di un oggetto, individuare la cifra esatta da bloccare non è così automatico. Il tribunale di Arezzo, per la Cassazione, non c’è riuscito. “Occorre dimostrare che il patrimonio dell’interessato si è accresciuto di quell’importo”, si legge nelle motivazioni. E ancora: “Va verificato il nesso di derivazione, anche indiretto, tra l’attività delittuosa attribuita all’interessato e il denaro oggetto del provvedimento ablatorio”. E ancora: “E’ necessario l’accertamento del collegamento tra l’accrescimento patrimoniale e il reato.” Non è consentita “la confisca diretta delle somme depositate su conto corrente bancario del reo ove si abbia la prova che le stesse, non derivando dal reato, non costituiscano profitto dell’illecito”. 

PATRIMONIO ATTACCATO

Ora, nel caso specifico di Luca Bronchi, se è vero che il gip ha verificato che “nella sfera patrimoniale dell’indagato nel luglio 2014 cioè dopo l’epoca del commesso reato indicata nel 30 giugno 2014, erano confluite a più riprese notevoli risorse finanziarie nel patrimonio dell’indagato”, il giudice non si sarebbe però preoccupato di “individuare il necessario collegamento tra detto accrescimento e gli illeciti attribuiti al presunto autore”. Il giudice, scrive ancora la Suprema Corte, ha “erroneamente valutato che bastava dire che il patrimonio di Bronchi era accresciuto dopo la perpetrazione del reato”, ma “tale sbrigativa giustificazione” oltre ad essere in se sbagliata rappresenta una violazione di legge.

SEQUESTRO RIDOTTO

Il gip non avrebbe applicato correttamente lo strumento normativo di riferimento. In più, “non si è relazionato con le puntuali e documentate doglianze della difesa che chiedeva la restituzione di una ben precisata somma di denari presente sulla polizza assicurativa Musica 2011, poco più di 40 mila euro, preesistente alla commissione del reato”. Altra questione, quella sui circa 100 mila euro di un fondo pensione costituito molti anni prima (2008) e tra l’altro affidato ad un gestore terzo, quindi non nelle disponibilità dirette dell’ex dg. Sarebbero perciò complessivamente 140 mila gli euro che Luca Bronchi potrebbe veder sbloccati al termine del ping pong di pronunciamenti. Rispetto ai 700 mila euro netti di liquidazione sequestrati, Bronchi era già riuscito a recuperarne buona parte, riducendo la massa sequestrata a 470 mila euro. Adesso è concretamente possibile una nuova sottrazione.

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