L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 novembre 2019

Euroimbecilandia non ci semplifica ma ci complica la vita, il Progetto Criminale dell'Euro è un altro modo di combattere la guerra in questa Europa di incapaci che riescono a vedere il dito ma non la luna

Delle cause della condizione europea

di Pierluigi Fagan
8 novembre 2019

Sabato si festeggiano (?) i trenta anni della caduta del Muro di Berlino. Evento poi di cui si sono studiate le cause in sede storica ma che a giudizio unanime, avvenne nella sorpresa di più o meno tutti, incluso coloro che in genere sanno cose che noi umani … . I sovietici ne furono travolti, i tedeschi sorpresi, i francesi, i britannici ed gli italiani, preoccupati. Da rimarcare come -alle volte-, la storia si metta in moto per implosione di un ordine evidentemente precario e non per emergenza di cose nuove: il "nuovo" è il collasso del vecchio.

Come poi puntualmente avvenne, i britannici e gli altri erano preoccupati sia della potenziale rinascita di un Germania unita, sia della riunificazione della famiglia più che storica, geografica, europea ovvero la potenziale riunione delle due Europe, dell’Est e dell’Ovest. Si ricorda che la Germania post bellica aveva più o meno la stessa dimensione demografica di Italia, Francia e Gran Bretagna il che, oltre a tutto il resto storico-geopolitico, dava di per sé un certo equilibrio. Mettere in tale sistema storicamente multipolare, un soggetto più massivo, squilibrava a priori.

Così puntualmente avvenne, come ricorda S. Romano sul Corsera, sia per via dei frettolosi riconoscimenti tedeschi di Slovenia e Croazia da cui poi la riemersione dello spezzatino balcanico, sia per via delle non meno frettolose aperture verso l’Europa dell’Est, lo storico -Grossraum- germanico. Il tutto, sponsorizzato dagli USA che un po’ capiscono poco di strategia, un po’ capiscono niente di storia e di Europa, un po’ vedevano magnifiche sorti progressive per la NATO e schiacciamento dello storico nemico russo, un po’ non abitano qui con noi e quindi hanno una leggerezza di comportamento geopolitico dovuto alla sostanziale estraneità di fatto.

Pare che i britannici proposero immediatamente ai francesi una Intesa Cordiale in funzione di bilanciamento anti-tedesco ma anche qui, differente è la condizione francese che confina fisicamente con la Germania, da quella britannica. In piena paranoia, Mitterand si inventò la soluzione della moneta unica per imbrigliare la storica volontà di potenza germanica. L’altro giorno, Gyorgy Matolcsy, il banchiere centrale ungherese, ha scritto un articolo su FT in cui ripercorre lucidamente i problemi strutturali del sistema euro invocando l’inizio di un concordato sforzo per “liberarci da questa trappola”. Trappola nata per ragioni geopolitiche e per ragioni di inadeguatezza delle culture e mentalità dei vari paesi europei alla loro condizione geo-storica precaria, rivelatasi d’improvviso perché crollava un muro di mattoni in una città nord europea.

Tali problemi di mentalità continuano a perpetuarsi in Europa. Quante persone sanno dell’origine geo-storica della UE e dell’euro e quante invece vanno appresso a narrazioni sbilenche sul sogno federale o sulla cospirazione neoliberale o altre letture economiciste? Certo se uno non sa niente di storia e geografia, lo spazio mentale può ben esser occupato da spiegazioni fantasiose, la nostra mente deve sempre darsi causa degli eventi e spesso vanno bene anche i ragionamenti più astrusi pur di riempire il buco. Nella misura un cui sono “condivisi” diventano poi pure “oggettivi”. Ovviamente ci fu chi diede una certa forma all'euro ma dare la forma non è il darne la causa prima.

Al precario ordine del Muro si era arrivati per decisioni-dinamiche americo-sovietiche dato che gli europei complessivamente intesi avevano messo in piedi non uno, ma ben due conflitti di dimensioni mondiali, data la loro incapacità di trovare soluzioni alla convivenza sul tormentato lembo di terra comune. Centocinque anni fa, infatti, un altro evento improvviso e del tutto inaspettato aveva mostrato la precarietà dell’ordine europeo, iniziando la Prima delle due guerre mondiali. E’ quindi più di un secolo che gli europei vivono una condizione di equilibrio precario a cui non sanno dare soluzione.

Invito i pochi lettori di questa riflessione a comprenderne bene il senso. Sembrerebbe opportuno non partire subito in quarta a darci spiegazioni e colpe o tra nazioni o tra classi sociali o tra portatori di diverse ideologie ed interessi per quanto tutte queste forze poi agiscano sulla realtà. Sembrerebbe opportuno invece, sostare un attimo nel problema con tutto il suo carico di incertezza, ansia, scomodo smarrimento. Capire che qui c’è un problema grosso, complesso, radicale, a cui non sappiamo dare esito da più di un secolo. Il sistema europeo che aveva decine e decine di pregressi secoli certo contrastati ma anche storicamente ricchi di fatti positivi, è collassato a ripetizione per due volte, è rimasto ibernato e sotto duplice sorveglianza di stranieri, è poi involontariamente transitato ad un equilibrio pasticciato che non si regge in piedi. 
Entriamo nel sesto mese successivo le ultime elezioni del per altro inutile parlamento europeo e relative istituzioni superiori, senza aver neanche risolto il problema della composizione della Commissione. Per non parlare di tutto il resto che è ben noto.

Dopo un secolo, non solo si registra ancora una confusione allarmante di leader dimezzati, idee raffazzonate, petizioni di principio astratte ed inconcludenti, ma ciò che è più grave, non si registra nessuna riflessione intellettuale adeguata alla complessità del problema. Non c’è un pensatore in grado di affrontare questo problema (io credo, se voi invece ne conoscete qualcuno indicatelo nei commenti) perché non c’è un sistema di pensiero adeguato.

Euro, Unione, Germania, Macron, Brexit, nazisti di Dresda, rapporti con l’Africa, la Cina, gli USA e la Russia, migranti, transizione ecologica e digitale, mancanza di crescita economica, contrazione ed invecchiamento demografico, neo-ordo-liberismo, sovranisti e neo-nazionalisti non meno che federalisti che non sanno di cosa stanno parlando, secessionisti, impotenza statale, amici di Putin ed amici di Trump o di qualsiasi altro purché non sia un odiato cugino della famiglia europea, qualcuno è in grado di pensare queste cose tutte assieme perché sono tutte assieme nella realtà?

Da un secolo, pare, la radice del problema è in questa incapacità di pensare le nostre cose tutte assieme premettendo ad ogni sguardo parziale (politico contingente, economico, finanziario, geopolitico, culturale) una solida base di geo-storia e di multidisciplinarietà. Senza questa mentalità in grado di fare onesta e realistica anamnesi e diagnosi del sistema Europa, non c’è prognosi e senza prognosi c’è solo il perdurare dello stato patologico. Con noi dentro.

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