L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 novembre 2019

Governo delle tasse e delle mance - tassa sulla plastica, sulle sigarette, sul gasolio servono solo a fare cassa sui redditi medio bassi. La lotta al contante è il regalo che sempre il corrotto euroimbecille Pd fa alla finanza con l'avallo del falso ideologico M5S

La Manovra del Governo. Cambiare tutto per non cambiare niente
 
di Fabio Nobile
1 novembre 2019

La manovra economica insieme al decreto fiscale del Governo Conte bis è stata licenziata dal Governo anche se, ad oggi, sia il Movimento 5stelle sia Italia Viva di Renzi mostrano insofferenza sulla natura complessiva dei provvedimenti. Ciò che salta agli occhi sono una serie di scelte che mettono a posto contabilmente alcune emergenze e non danno risposte alle vere necessità che la crisi renderebbe ogni giorno più necessarie.

La manovra ha ricevuto il solito rimbrotto da Bruxelles per il fatto di essere per metà in deficit con entrate previste aleatorie ma, alla fine, ci sarà l’assenso a quanto messo nero su bianco dal Consiglio dei Ministri con le modifiche che saranno richieste in maggioranza e dalla UE. Ognuno recita la sua commedia.

Sul piano ideologico si conferma l’assoluta subalternità ai vincoli europei con i marginali scostamenti dai vincoli di deficit assolutamente insufficienti a mettere a punto uno shock positivo in particolare per il rilancio occupazionale del Paese. Non esiste, se non a parole riempite di “green”, un’idea di politica industriale.

Le decisioni più importanti riguardano la sterilizzazione dell’iva, ovvero una copertura di 23 miliardi per evitare l’aumento dell’iva messa a bilancio dai precedenti governi, l’introduzione di una serie di balzelli presentati come strumento di riconversione dell’economia come la tassa sulla plastica o l’aumento delle tasse su gasolio e sigarette.

Utili, in realtà, solo a fare cassa sui redditi medio bassi. Infine la cifra su cui il Governo ha voluto qualificare la manovra è la lotta all’evasione. Un’ azione questa che si concentra soprattutto sulla piccola evasione diffusa e che, anche per questo motivo, sta creando non pochi problemi all’interno dello stesso governo nonché regalando voti a Salvini e la destra che a S.Giovanni ha dato una manifestazione di forza significativa. Nessuno che concretamente abbia avuto il coraggio di aprire il grande capitolo dell’elusione fiscale delle grandi multinazionali che producono nel nostro Paese ma, con strumenti fiscalmente “legittimi”, vengono tassati dove la pressione è molto più bassa se non quasi nulla. La gran parte degli osservatori ne parlano anche in maniera scandalizzata di tale macroscopica verità ma con un atteggiamento di rassegnazione. Un po’ come il continuo aumento delle spese militari che a differenza di altre spese restano indifferibili. Ma il vero tema è e resta la sovranità democratica e popolare sulle scelte di politica economica e monetaria oggi completamente vincolate alla UE. Senza agire su questa leva anche manovre più coraggiose rischiano di essere solo dei piccoli interventi di maquillage.

Infine c’è tutto il capitolo legato a quelle che definirei delle vere e proprie “mance” da distribuire per evocare l’idea astratta di una svolta e provare a tenere aperta una relazione con il blocco sociale di riferimento. Ricorda molto, da questo punto di vista, l’introduzione degli 80 Euro di Renzi o “i pochi maledetti e subito” con cui il governo di centrosinistra del primo Prodi scambiò i lavori socialmente utili per alcune migliaia di lavoratori con la complessiva precarizzazione del mercato del lavoro introdotta con il famoso pacchetto Treu.

I 40 Euro al mese del cuneo fiscale, o i premi per chi paga con la moneta elettronica la spesa quotidiana, trasformano l’idea di futuro in briciole che nella maggior parte dei casi dovranno essere spese per coprire nuove tasse dirette o indirette. Come il mantenimento di quota 100, che scadrà tra due anni, se da una parte rende giustizia a coloro che rientrano nella finestra considerata, suona come una beffa per chi tra due anni avrebbe i requisiti ma dovrà continuare a lavorare. Sempre tenendo conto che le pensioni pubbliche dal 1995 con il Governo Dini prima (con il passaggio al contributivo) e con Monti-Fornero poi sono state più che dimezzate e quando si parla di quota 100 si parla di una scelta volontaria con decurtazione della pensione. Negli anni decuplicheranno i pensionati poveri non in grado di garantirsi la sussistenza. Questo è bene chiarirlo sempre. Su questo, nella sostanza, il governo è prigioniero della propaganda di Salvini che sarà colui che ha introdotto quota 100 e potrà dire a scadenza che per colpa del Governo si tornerà alla piena applicazione della Legge Fornero.

Certamente tale manovra non è peggiore di tante altre che si sono succedute ma parlare di svolta rende ridicolo chi ne parla, vista la gravità della situazione economica e sociale nel nostro Paese.

Il Nuovo centrosinistra targato PD-Cinquestelle mostra come al solito la faccia del rassicurante governo aperto e democratico contro il rischio del lupo cattivo (In questo caso Salvini e compagnia) per poi agire nel pieno rispetto dei dettami delle regole di Bruxelles.

Come già sottolineato su questa rivista, la percezione di massa che questo governo sia di sinistra alimenta l’unica opposizione che abbia la forza di sostituirlo cioè la destra di Salvini e Meloni.

Dopo le elezioni in Umbria si succederanno una serie di scadenze regionali molto significative. Dentro quei passaggi è la concretamente iscritta la possibilità di durata del Governo Conte bis e soprattutto cosa dovremo aspettarci sul piano politico nei prossimi anni.

Questa manovra economica è per tutti i contendenti un passaggio di posizionamenti dentro il processo infinito di transizione istituzionale del nostro Paese. L’aspra polemica tra Conte e Renzi sta lì a dimostrarlo. Mentre, allo stesso tempo, la ricerca di una stabilità impossibile dentro la tenaglia della crisi e dei vincoli europei, spingerà a provvedimenti reazionari come il taglio dei parlamentari miranti a ridurre la rappresentanza democratica. Insomma, continua a cambiare tutto per non cambiare niente.
 

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