L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 novembre 2019

I neoliberisti fanfulla della Lega sono l'altra faccia della medaglia del corrotto euroimbecille Pd

Quando elogia Bolsonaro perché nessuno attacca Salvini?


di Fabrizio Verde

‘Chi si assomiglia si piglia’ recita un vecchio adagio. La saggezza popolare ancora una volta si conferma utile per comprendere questioni che all’apparenza possono sembrare più complesse ma in realtà sono abbastanza facili da comprendere. Basta guardare appena sotto alle apparenze. 

Matteo Salvini con un messaggio attraverso i suoi canali social ha voluto inviare le sue congratulazioni anche a nome della Lega al presidente del Brasile, il fascio-liberista Jair Bolsonaro, che è uscito dalla piccola formazione (PSL) per formare un nuovo partito Aliança pelo Brasil (APB).

Bene, si tratta di una legittima scelta, ma chiunque decide anche solo di autoproclamarsi sovranista.

Attento quindi alla sovranità democratica, popolare e nazionale, dovrebbe stare lontano almeno un miglio da un personaggio come Jair Bolsonaro. Da quando è divenuto presidente del Brasile, solo grazie alla fraudolenta esclusione per via giudiziaria di Lula dalla contesa, Bolsonaro ha distrutto quanto costruito dal PT, in termini di autonomia e sovranità, per rendere il gigante sudamericano ridotto alla stregua di uno Stato vassallo di Washington. 

Insomma, non proprio il massimo per chi va dicendo a ogni piè sospinto che vuole salvaguardare gli interessi nazionali dell’Italia. Se il fascio-liberista Bolsonaro è il modello, tutto è più chiaro.

Il modello neoliberista non è in discussione. Forse per questo nessuno attacca Salvini quando elogia Bolsonaro?

Notizia del: 22/11/2019

Nessun commento:

Posta un commento