L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 novembre 2019

Il capitalismo lotta contro se stesso e non riesce più a trovare il bandolo della matassa

Come nave in tempesta
 
di Pierluigi Fagan
2 novembre 2019

La direzione politica della società, venne da Eschilo e poi Platone (Alcibiade) assimilata al compito del comandante di una nave in mare agitati. Già in Omero compare il termine “kibernan” (governare una nave) da cui kybernetes (pilota della nave) che proviene da kyber (timone) da cui cibernetica (arte del controllo e guida dei sistemi). Il pilota, che può esser in chiave politica Uno, Pochi o Molti, ha quindi due problemi: da una parte governare l’equipaggio della nave, dall’altro governare la nave in quanto tale.

Da un po’ di tempo, e con frequenze sempre più strette ed intensità crescenti, notiamo situazioni di governo problematiche. L’UE, a mesi dalle ultime elezioni, non ha ancora un governo. In Francia ci son stati e forse ci sono ancora tensioni (gilet gialli), la Spagna non riesce a darsi un governo (ed ha problemi con la Catalogna), la Gran Bretagna è alle prese con “lungo addio” della Brexit che tra gli atri scontenta irlandesi del Nord e scozzesi. La Germania ha frenato la sua corsa accumulatrice di surplus ed il governo ne risente da tempo, sia in chiave nazionale che locale. L’Italia che ha tradizione di stato di incertezza dà meno nell’occhio essendo abituata alla perenne transizione ma condivide la condizione generale.

Problemi multipli si registrano in Sud America, dal Venezuela alla Bolivia, dal Cile all’Argentina. Anche l’Uruguay non ha ancora deciso che governo darsi. Il partito al governo in Canada ha perso le elezioni nelle percentuali ma resterà in sella probabilmente con un governo di minoranza mentre salgono i consensi per i secessionisti del Québec. Negli USA è appena iniziata la furiosa battaglia per le presidenziali senza che vi siano segnali di chiara prevalenza tra un partito repubblicano non tutto allineato a Trump ed uno democratico particolarmente diviso. La Tunisia è anch’essa in transizione, la Libia da tempo è in guerra civile, in Egitto cova lo scontento, Israele non riesce a formare un governo, il Libano è sull’orlo del crollo sistemico. In altri sistemi politici, come in Turchia e Russia, i turbamenti hanno minori possibilità di evidenza ma segnali ne avvertono la presenza. Così per Iraq, Arabia Saudita ed Iran. L’Asia sembra più stabile anche perché il trend economico generale del sistema è positivo e quindi, non essendo il loro mare in tempesta, le navi ed i loro comandanti vanno, se non proprio di crociera, con una certa normalità.

Naturalmente, alcuni di questi casi non sono esenti da turbativa esterna. Alcune navi pensano di risolvere i propri problemi di navigazione e di ordine interno, rendendo problematica quelli altrui. Altresì, il ruolo negativo di alcune ideologie condivise, ad esempio il consensus neoliberista in Occidente e Sud America, influisce su i vari contesti ma chissà se è poi possibile ridurre il disordine a questa causa unica. In Europa poi si sommano problematiche endogene come il lungo fallimento dell’ambiguo progetto europeista che ha problemi su due fronti: quello ideologico in quanto non si capisce bene quale sia la sostanza di una ideologia che poco si possa dire appare assai “sfocata”, quello concreto in quanto si hanno stati depotenziati nella sovranità da una parte ma anche mancanza di leadership e financo consenso per consentire una sovranità unionista. Del resto, l’UE è una confederazione che si pensa federazione. Solo che, al di là dell’assonanza che sembra assimilare i due regimi, la confederazione altro non è che una semplice alleanza tra sovrani (e quindi non c’è una “sovranità confederale”), mentre l’UE non ha nulla della federazione, né mai l’avrà.

Anche in Sud America si sommano problematiche endogene dovute al tormentato processo di emancipazione di genti storicamente assoggettate al colonialismo europeo prima, americano statunitense poi, un “poi” che però non termina essendo la mano non invisibile americana, ancora ben presente e visibile nelle dinamiche del sub continente. Così per il Medio Oriente, un sistema che per partizioni politico-statali ha solo un secolo (ed oltretutto in aperto conflitto con la tradizione storico-ideologica) ed è oggettivamente basato su presupposti inconsistenti stabiliti a suo tempo da britannici e francesi.

Le navi occidentali sono arrivate a questa fase storica in cui le loro condizioni di possibilità vanno oggettivamente a restringersi, a prescindere dal “modo politico”, con una sistema di governo detto “democrazia liberale” particolarmente sfibrato. Sembrano presentarsi classi dirigenti inadeguate e si parla diffusamente di “crisi della leadership”. Ma se le navi sono mal fatte e preparate con una prima classe esigua ed iper-privilegiata rispetto la resto dell’equipaggio schiacciato verso il fondo, nessuna consapevolezza delle condizioni di contesto radicalmente cambiate di recente, il mare che va in tempesta permanente, la crisi delle leadership è solo conseguenza inevitabile.

Più in generale, l’IMF dice che quest’anno e per l’ennesima volta da un po’ di tempo, le previsioni di crescita del Pil mondiale vanno riviste. E’ dal 2012 che il Pil mondiale cresce stentatamente intorno ad una media del 3%, tenuto conto che l’Asia che è più del 50% del sistema mondo, cresce ben di più e quindi alza la media che altrimenti sarebbe di pura stagnazione. 2012 significa da sette anni, non da ieri. E prima del 2012 c'è stato il collasso di sistema 2008-9.

Questo sembra essere, in breve e tagliato con l’accetta, il bollettino ai naviganti. Navi in subbuglio, comandanti nervosi e sfiduciati, corrotti e inadeguati, cieche lotte per prenderne il posto senza per altro avere un piano di navigazione veramente alternativo, equipaggi impauriti ed arrabbiati, direzioni incerte, rotte in collisione, GPS ideologico tarato a decenni fa, nubi sempre più gravide all’orizzonte.

Ne conseguiranno, per reazione, nuove forme di irrigidimento totalitario?
 

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