L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 novembre 2019

Il problema per la Polonia è la mancanza dell'esercito industriale di riserva, che si arresta il flusso di miliardi che arrivano dalle rimesse e dai fondi di Euroimbecilandia

Polonia cresce del 4%, ma non è tutto oro quel che luccica
 
4 Novembre 2019, 7:10 | di Guido Michieletto
 
Nel corso del 2020 si prevede un lieve rallentamento dell’economia (+3%), con una diminuzione di export e investimenti. Con l’inflazione sopra il 2% e il debito pubblico al 50% del PIL, sugli scenari futuri pesano la carenza di manodopera e l’incertezza sugli esiti della Brexit: da Londra arrivano rimesse pari a 4 miliardi.
 
 

Per la fine di quest’anno Atradius conferma la crescita del PIL polacco a livelli sostenuti (+4%), grazie principalmente a una domanda per investimenti e consumi ancora robusta. Nel corso del 2020 si prevede un lieve rallentamento dell’economia (+3%): se, da una parte, si prevede una diminuzione di investimenti ed esportazioni, dall’altra la crescita dei consumi privati dovrebbe rimanere sostenuta dall’aumento di posti di lavoro, salari e trasferimenti sociali (si veda a questo proposito il programma di assegni per l’infanzia 500+, ora esteso anche al primo figlio).

Dopo la deflazione nel biennio 2015-16, i prezzi al consumo hanno ricominciato a crescere nel corso del 2017, spinti dagli aumenti salariali. L’inflazione dovrebbe aumentare oltre il 2% nel biennio 2019-20: la politica monetaria è stata finora accomodante e la Banca Centrale ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento all’1,5%. Il debito pubblico è moderato e ammonta a circa il 50% del PIL, mentre il deficit di bilancio è diminuito dal 2017 grazie all’aumento delle entrate fiscali e a una migliore riscossione delle imposte. Tuttavia, la spesa pubblica è nuovamente aumentata a causa dell’abbassamento dell’età pensionabile, della continua spesa sociale e degli investimenti pubblici in vista delle elezioni di ottobre 2019 che hanno riconfermato la maggioranza uscente.

Non è tutto oro quel che luccica. A causa dell’ulteriore inasprimento del mercato del lavoro, il restringimento del mercato del lavoro sta diventando sempre più un problema, soprattutto nel settore manifatturiero. Secondo gli analisti 
la carenza di manodopera potrebbe pesare sulla potenziale crescita economica
aggravata dal prepensionamento di una quota consistente della forza lavoro in virtù dell’abbassamento dell’età pensionabile per tener fede alle promesse pre-elettorali dell’attuale maggioranza di governo.

Inoltre, non vanno sottovalutate le preoccupazioni per l’impatto che fattori esterni come i dazi sulle importazioni statunitensi e l’incertezza sugli sviluppi della Brexit avranno su export e investimenti. Ecco allora che nell’Europa Centrale proprio l’economia polacca sembra essere la più vulnerabile alle conseguenze finanziarie ed economiche della Brexit: le rimesse annue dei polacchi residenti all’estero ammontano infatti a circa 4 miliardi di euro, di cui gran parte proveniente dal Regno Unito. Inoltre, il processo di separazione di Londra dal resto della UE potrebbe incidere sugli stessi fondi strutturali europei, che svolgono un ruolo importante nel progresso economico della Polonia. Senza dimenticare che il Regno Unito rappresenta la seconda destinazione dell’export polacco dopo la Germania e, una volta portato a termine il processo della Brexit, PiS (il partito di maggioranza al governo dal 2015) si troverebbe senza il suo più potente alleato nel Parlamento Europeo. 

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