L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 novembre 2019

Il Progetto Criminale dell'Euro spiegato con semplici frasi. L'Italia è la vittima perfetta con una classe politica TUTTA subalterna ad Eurimbecilandia

Guerra tra capitali. Salvini stia tranquillo: se vuole svuotare il sud, Germania e Olanda con l'euro svuoteranno il nord 



di Pasquale Cicalese

Per capire quanto si amino nell'eurozona occorre leggere il pezzo di Francesco Ninfole sabato su Milano Finanza dal titolo "Lagarde alla guerra dei prezzi". Mesi fa abbiamo informato del dibattito in Usa circa la modifica dell'inflation targeting, vale a dire la modifica delle aspettative: fissata l'asticella al 2% dell'inflazione,, se essa è per lungo tempo all'1,5 o 1,6% il target diventa 2,5 o 2,4%, implicando una politica monetaria fortemente espansiva.

Il dibattito in eurozona è opposto: i governatori delle banche centrali austriache e olandesi e Otmar Issing, tedesco che ha manovrato alla Bce per due decenni, propongono di fissare il target, visto che Draghi non è riuscito a portarlo al 2%, verso l'asticella dell'1,5%.Ciò implica fine acquisto titoli, fine tassi negativi, fine politica monetaria espansiva.

Cosa causa. Bè ad esempio in Italia, che attualmente ha l'inflazione allo 0.3%, 
la deflazione assicurata, 
che manderebbe all'aria, più di quanto successo in questi decenni, gli operatori economici. Il fine ultimo di questi rappresentanti del nord Europa (parla l'Olanda perché di solito la Germania non è così esplicita per timore e quindi fa parlare altri al posto suo) è 
utilizzare la deflazione per togliere concorrenti nell'eurozona e accaparrarsi i loro gioielli.

Lo fanno con politiche fiscali deflazionistiche a cui si aggiungerebbe una politica monetaria restrittiva, con l'Unione Bancaria, che impedisce di fatto alle banche italiane di finanziare l''economia reale, e con politiche industriali atte a creare oligopoli che escludano i paesi mediterranei.

A distanza di decenni si ripresenta la 
guerra tra capitali finalizzata a togliere concorrenti scomodi, quali l'Italia. 
Il primo passo fu l'accordo Andreatta - Van Miert del 1993 che smantellava l'apparato industriale pubblico, poi la perdita del 20% dell'apparato industriale privato, ora, con questa modifica dell'inflation targeting che implica deflazione certa, un'altra alta percentuale di capitale industriale italiano. E' solo guerra tra capitali, nelle banche, nel risparmio, nel capitale industriale, con governi ventennali supini al progetto. Salvini stia tranquillo: se vuole svuotare del tutto il sud, olandesi e tedeschi, con i loro surplus delle partite correnti, svuoteranno il nord. Si è sempre terroni di qualcuno.

Notizia del: 04/11/2019
 

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