L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 novembre 2019

Ilva deve essere nazionalizzata, ormai sono anni che battiamo questo chiodo, senza l'acciaio non c'è industrializzazione, è un asset strategico

Ilva di Taranto: l'Italia se vuole rimanere una nazione industrializzata ha bisogno della ricostituzione dell'Iri 



di Giuseppe Masala

Dite quello che volete, ma la vicenda Ilva di Taranto che oggi vede l'uscita di Alcelor-Mittal dalla gestione per i noti problemi legali chiarisce una volta di più che l'Italia se vuole rimanere una nazione industrializzata ha bisogno della ricostituzione dell'Iri. E fatemi dire, con lo stesso nome, Istituto per la Ricostruzione Industriale. Mai come ora abbiamo bisogno di una ricostruzione.

Lo stesso Trump appena insediato colpì senza pietà le importazioni di acciaio dal Messico e dal Canada e a chi gli diceva che la sua politica era contro le "regole dell'economia" (come se fossero un dogma e non in buona parte una scelta politica) rispose: «Una nazione che non produce acciaio non è una nazione».

Noi ci siamo già fumati la chimica (Montedison e Ferruzzi), l'automobile (Fiat), l'alluminio (Eurallumina), l'elettronica e l'informatica (Olivetti).

Per le acciaierie prima ci siamo fumati Bagnoli, poi Piombino, ora l'unica acciaieria che fa acciaio primario è Taranto. Se la perdiamo a breve ci giochiamo il distretto di Brescia e nel lungo periodo la cantieristica navale ovvero uno degli ultimi fiori all'occhiello rimasti.

E se i liberaloidi diranno che sarà "una nuova Alitalia" voi dite che per valutare se un'azienda pubblica è in attivo non bisogna guardare l'utile ma l'utile più le tasse pagate. Per esempio se un azienda pubblica ha una perdita d'esercizio di 100 non vuol dire che è in passivo perchè bisogna sommarci per esempio 150 di imposte pagate e quindi in realtà lo stato ci ha guadagnato 50 anche se il bilancio in apparenza ti ha segnalato una perdita. I liberaloiodi questo non lo dicono? Esatto, con questa operazione di disinformazione e di mestazione hanno smantellato tutto il settore pubblico.

Notizia del: 04/11/2019
 

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