L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 novembre 2019

Ilva - Lo Stato deve indicare linee strategiche, priorità, vigilare sugli accordi tra le varie parti che compongono la parte produttiva


Ilva e deindustrializzazione, l’analisi di Nino Galloni

REDAZIONE 12 NOVEMBRE 2019

Ilva, Nino Galloni: “Sbaglia Di Maio a dire a Mittal che deve rispettare l’accordo. Questi contratti non hanno senso perché è il mercato che determina i livelli occupazionali e produttivi”

Il Prof. Nino Galloni, economista, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’ex Ilva e la deindustrializzazione. “Le storie sono tre –ha spiegato Galloni-. La prima è lo scenario di deindustrializzazione a cui siamo stati sottoposti dopo la scellerata scelta di far crescere a dismisura i tassi d’interesse negli anni 80. Il secondo aspetto è che quando i privati firmano questi accordi che sono tutti uguali dove si impegnano a mantenere i livelli occupazionali e produttivi in cambio di soldi, poi non li mantengono mai questi impegni. Qui possiamo distinguere tra privati mascalzoni che vogliono prendere i soldi e scappare, e quelli in buona fede che firmano l’accordo, ma questi accordi non hanno senso perché è il mercato che determina i livelli occupazionali e produttivi. Lì sbaglia Di Maio a dire: dovete rispettare l’accordo. Se si modificano le condizioni del mercato, è chiaro che quel contratto faccia la fine che fa. Poi c’è la terza cosa. Nei comparti ad alta redditività non solo c’è bisogno di meno occupazione, ma anche di meno materie prime. Facciamo l’esempio dell’acciaio. Quando ero massimo responsabile dell’amministrazione per la cassa integrazione straordinaria e a Palazzo Chigi firmai l’accordo con Riva. A quei tempi non c’erano né Ministero della sanità né dell’ambiente, ma già allora si sapeva che c’era un problema di salute pubblica per quanto riguarda Ilva. Se gli apparati di tutela dell’ambiente e della salute delle persone non mettevano fuori mercato l’azienda, perché a quei tempi non ci si è preoccupati di questa necessità?”

“Il compito dello Stato non è quello di andare a firmare il contratto come se fosse un qualsiasi privato. Lo Stato deve indicare linee strategiche, priorità, vigilare sugli accordi tra le varie parti che compongono la parte produttiva. Negli ultimi 10-15 anni è cambiato tutto. Si è guardato solo allo zero virgola e non si è guardata la cosa più importante, cioè che nei comparti in cui l’occupazione poteva crescere, cioè i servizi di cura dell’ambiente, delle persone, del patrimonio esistente, la redditività è troppo bassa, è lì che serve la spinta strategica dello Stato. L’industria è importantissima, però l’occupazione è quella che è in questi comparti perché la domanda di lavoro è decrescente. Questa situazione dell’ex Ilva potrebbe diventare la madre di tutti i cambiamenti. Dobbiamo capire che non è il contratto che fa i livelli occupazionali. Non mi hanno chiamato né nel governo gialloverde né nel governo giallorosso perché dicendo queste cose mi considerano un sovversivo, ma la realtà è quella, il re è nudo”.

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