L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 novembre 2019

La borgatara che dimentica di aver fatto il ministro per lo zombi Berlusconi appecorata come tanti altri

Io sono Giorgia [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Guardo MyssKeta(mina) offrire cosce procaci da puledra autosufficiente al parterre di una discoteca di Bologna.
Indossa la solita mascherina da odalisca d’harem; lei, erotica fantina su mortadelle, che l’infantile orda di ammiratori dessinistra vorrebbe candidata per il PD alle prossime regionali d’Emilia-Romagna, urla: “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana”.
Giorgia Meloni, la Le Pen de’ noantri, la pasionaria regina di Coattonia, così come i merli repubblichini e faziolitti berciano dai palinsesti tv e dalle pagine illeggibili dei loro colicosi mandatari editoriali, sta assurgendo ad altezze mediatiche impensabili fino a qualche mese addietro.
Ma veramente il Potere, così impersonale, che liscia il pelo del candido felino persiano acquattato sulle tornite gambe di MyssKeta - forse programmata da una farfalla Monarch a vivere un’estate d’orge social e destinata ad essere terminata in un inverno dominato dalle macchine pensanti - vuole tutto questo dimenarsi ritmico di slogan sovranisti?
Su piazza San Giovanni, a declarare il successo d’er poppolo sovrano, 280.000 anime assiepate per farsi cantilenare nelle trombe d’eustachio la narrazione dell’italiano vero di cotugnana memoria, nessun drone s’è alzato, si dice per volere ultimo di miss Raggi, altro genere di gambe, altra vestale liberata dal voto di verginità politica per volere del joker grillante e del suo Gianroberto padroncino ormai defunto, fidanzata con borsette Louis Vuitton che le piegano il gomito in pose fashon nelle commemorazioni commoventi d’una Roma Kaputt Mundi.
Riascolto il discorso di quel 19 ottobre, un secolo fa per il web; quel … io sono, che l’incendiaria Giorgia grida dal palco, non è una dichiarazione d’orgoglio: è la conferma che la fine sovrana è giunta al galoppo dalle steppe nuvolose che annunciano l’Apocalisse dell’identità italiana; è un grido di disperazione che potrebbe anche contemplare la malafede se non fosse che, la donna Giorgia, a guardarla diritto nei grandi occhi blu, esprime sincerità fino al midollo, impregnata di quell’ideologia nazional-anacronistica che il suo creatore, Almirante, le aveva inoculato al tempo dei sogni e delle belle speranze.
Io sono Giorgia è un meme, una hit e per questo già materiale di consumo per la produzione insensata di fanta-rivoluzione che in milioni sperano, stonando il riff “genitore uno, genitore due, uno … due” scomposto in vibrazioni ad alta fedeltà negli sterei delle latte a quattro ruote, diesel euro zero, che magari circolano intorno al metallico orizzonte degli eventi dell’ILVA, presto sostituito da futuristiche piscine ecofriendly per l’allevamento di cozze al cromo, allevianti gli amari cazzi di migliaia di famiglie in odore di reddito di cittadinanza e povertà assoluta, che hanno creduto in Giggino il bibbitaro statista giramondo. 
Ora, la minuscola valchiria, tanto odiata dalle donne meno donne di lei, quelle che sproloquiano di femminismo, quote rosa, libertà, uguaglianza e mozione Segre, che valgono meno degli zoccoli di una dama francese che issava sulla picca la testa di un fottuto nobile ai cancelli di Versailles, cavalca indomita la marea tricolore, gonfia la voce sulla stoffa policroma svuotata di ogni significato patriottico.
Al “Dio, patria e famiglia. Che vita di merda!” contrappone con audacia femminea e piaciona, mano alzata a scatti e un po’ fascia, come mostra il viral video, una serqua di “io sono” trascinata da un inconscio narcisismo bonario; perché il conosci te stesso non è appannaggio dell’azione, ma del pensare e del tacere, arti sconosciute agli odierni oratori da 15000 euro al mese di reddito di politicanza.
Le odiatrici di mestiere l’azzannano, la sfottono, ne rendono disgrazie dall’utero all’altezza fisica, le scaraventano addosso armigere pornodotate, pensandola Hobbit della terra di mezzo, come si definivano in codice gli esponenti del vecchio rigurgitar di controcultura neofascista degli anni ’70. La passano al setaccio della loro perfetta morale che ella indubbiamente non possiede (così si twitta sotto l’egida di Rai3, La7 o Tv2000), come tutte le donne che non militano nel partito dell’ammmore guidato dai suoi capataz suicidi, che lo porteranno inesorabilmente all’estinzione reale e virtuale, previa untuosa frittura volgare sulla piastra street food di chef Rubio.
Giorgia, al Maurizio Costanzo Show nel 1995, era tutta nelle grazie dei massoni, si mormora tra i complottari più esigenti in fatto di controinformazioni toste, le stesse che disegnavano er Bomba, giocatore de La ruota della fortuna, come il futuro succedaneo surrogato del Cavaliere.
Battesimi tra grembiulini … e chi non è passato tra le due colonne?
Bene! Bravo! Ma sto’ Poliscriba da che parte sta?
E dillo che, sotto sotto, sta Meloni te piace ... e che male c’è?
Vedi solo di metterti in fila.

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