L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 novembre 2019

La Crisi di sovrapproduzione fa diminuire i posti di lavoro

Così la crisi dell’auto arriva in Germania

Anche in Germania si fa sentire la crisi dell'industria automotive: la paura è un incremento della disoccupazione a causa dei numerosi tagli

Pubblicato il 29 Novembre 2019 ore 09:00
Lorenzo Moro


La notizia che entro il 2025 Audi dovrà fare a meno del 10% della sua forza lavoro ha riacceso i riflettori sulla crisi dell’auto europea, tanto vera in Italia quanto in paesi che tendiamo a ritenere più “forti” come la Germania. Lo stesso Clemens Fuest, presidente dell’Ifo (istituto per la ricerca economica), ha definito la situazione dell’industria auto come “seria” anche se, secondo lui, non si rischia un massiccio aumento della disoccupazione.

Il capo del rinomato istituto bavarese ha inoltre voluto chiarire che i tagli dei posti di lavoro nel settore auto non siano ancora finiti. Solo quest’anno infatti, come ricordato dal giornale tedesco Handelsblatt, l’industria automotive ha visto un taglio complessivo di ben 50 mila posti di lavoro. Per il presidente dell’Istituto IfW (Institute for the World Economy ) Fabriel Felbermayr, il cambiamento strutturale che sta colpendo l’industria dell’auto sarà comunque fonte di nuovi posti nell’elettromobilità, aggiungendo: “Gli effetti sul mercato del lavoro in Germania dovrebbero essere gestibili. La soppressione dei posti non dovrebbe avvenire in modo brusco, ma potrebbe essere distribuita negli anni e senza licenziamenti”.

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