L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 novembre 2019

La 'ndrangheta dilaga nella massoneria, tra i funzionari pubblici, tra i liberi professionisti, tra gli imprenditori

Nicola Gratteri: ''I nuovi boss della 'Ndrangheta sono incensurati e professionisti''

Pubblicato: 20 Novembre 2019


di Davide de Bari - Video

Il magistrato a “Otto e mezzo”: “Dal M5s mi aspettavo la rivoluzione, cosa che non c’è stata”

La ‘Ndrangheta una delle mafie più potenti al mondo che è stata capace di creare una “rete invisibile” che collega narcotraffico, vendita di armi, traffico di rifiuti tossici, riciclaggio con l’imprenditoria, massoneria, finanza e politica. E’ di questo che si occupa l’ultimo libro del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e del professore Antonio Nicaso dal titolo “La rete degli invisibili” (ed. Mondadori), presentato ieri sera al programma televisivo Otto e mezzo condotto da Lilli Gruber. “I nuovi boss sono degli incensurati, professionisti al di sopra di ogni sospetto e muovono le fila degli utili e sono portatori d’acqua al pozzo del capo locale - ha spiegato Nicola Gratteri durante la trasmissione di La7 - Loro si trovano in Calabria, ma anche a Milano, Torino, Reggio Emilia e Verona”. Il libro di Gratteri e Nicaso parla di una ‘Ndrangheta che, nell’era digitale, dispone di tutte le tecnologie dell’alta finanza per investire, riciclare tutti i proventi provenienti dalle sue attività, come l’utilizzo delle cripto valute. E’ così che i due autori hanno voluto smascherare quella ‘Ndrangheta che si crede invisibile all’interno del mondo.

Un altro tema attualissimo, sempre legato al contrasto alla criminalità, affrontato durante la trasmissione della Gruber, è stato la prescrizione che in questi ultimi giorni è tornata alla ribalta delle cronache politiche. “Si è discusso del fatto che la prescrizione deve decorrere con la richiesta di rinvio a giudizio o la sentenza di primo grado, ma poi si è deciso su quest’ultima - ha detto il magistrato calabrese - Io penso che un discorso del genere non vada bene perché dobbiamo domandarci prima per quale motivo un fascicolo resta fermo nell’ufficio del pm per 5 anni e poi nell’armadio del giudice? Il sistema giudiziario messo così è troppo farraginoso, non è proporzionato alla realtà criminale del 2019 e quindi vanno fatte mille riforme per rivoluzionarlo, però tenendo presente la Costituzione. - ha proseguito - Ancora oggi mentre noi parliamo ci sono 4mila carabinieri che si alzano e vanno in giro a fare i notificatori in un mondo ormai concesso a internet dove basterebbe avere la posta certificata per chi ha 18 anni. Questo ho scritto nella riforma presentata qualche anno fa di cui è passato solo un articolo, quello che riguarda il processo a distanza. Un'iniziativa che ha fatto risparmiare 70 milioni di euro che possono essere utilizzati per fare concorsi per operatori, cancellieri e dirigenti. Così si deve ragionare se si vuole cambiare il sistema”. E poi ha aggiunto: “Io da M5s mi aspettavo una rivoluzione che non c’è stata e si è perso molto tempo. Le prime riforme si fanno nei primi sei mesi perché in tutti i governi man mano che passano i mesi ha sempre meno forza. Penso che si sia persa una grandissima occasione”.

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