L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 novembre 2019

L'economia del debito non sta bene e il protezionismo ne è il sintomo. Crisi di sovrapproduzione

COMMERCIO INTERNAZIONALE
Il protezionismo galoppa: aumentate del 37% le merci colpite da nuovi dazi


Mentre continua il tira e molla tra Cina e Stati Uniti su quello che è al momento l’emblema di tutte le guerre commerciali, la Wto (Organizzazione mondiale del commercio) fa il punto sull’avanzata del protezionismo. Nei soli cinque mesi dalla metà di maggio alla metà di ottobre nei Paesi del G20 nuove misure restrittive all’import hanno colpito merci del valore complessivo di 460 miliardi di dollari, con un incremento del 37% rispetto ai 336 miliardi del periodo precedente (metà ottobre 2018-metà maggio 2019). La Wto osserva che un valore maggiore di nuovi dazi (481 miliardi) è stato registrato solo nel periodo maggio-ottobre 2018, quando è iniziata l’escalation delle tensioni tra Usa e Cina.

«Nuove restrizioni e tensioni sempre maggiori hanno fatto aumentare l’incertezza che avvolge il commercio internazionale e l’economia mondiale», sottolinea la Wto. La conseguenza è stata che nella prima metà del 2019 la crescita dell’interscambio globale si è ridotta allo 0,6% contro +2,4% l’anno, un andamento che ha indotto un mese fa la Wto ad abbassare le stime per la crescita del commercio mondiale a +1,2%, dal +2,6% stimato ad aprile.

Nel dettaglio, durante il periodo maggio-ottobre 2019, i Paesi del G20 hanno introdotto 28 nuove restrizioni all’import, generalmente nella forma di un aumento dei dazi, di nuovi divieti all’import o di procedure doganali più rigide. Nello stesso periodo sono state introdotte anche 36 misure che facilitano il commercio, ma riguardano merci solo per 93 miliardi, in forte contrazione rispetto ai 397 miliardi del precedente periodo.

Alla fine del 2018 la quota di commercio colpita da restrizioni introdotte a partire dal 2009 e ancora in vigore era pari a 1.328 miliardi di dollari, pari all’8,8% dell’import totale (che ammonta a 15mila miliardi), contro i 724 miliardi del 2017, pari al 5,3%. Nel 2009 erano solo 68 miliardi (0,7% dell’import). Lo stock di restrizioni in vigore nel periodo gennaio-ottobre 2019 colpiscono merci per un totale di 1.600 miliardi (quindi già oltre il 10% del totale), il che suggerisce che l’anno si concluderà’ con un nuovo forte incremento.

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