L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 novembre 2019

L'economia del debito non sta bene - Tra Cina e Stati Uniti è guerra vera guerra totale, niente illusioni

PROJECT SYNDICATE

Il mondo sull’orlo della recessione? Roubini e le 9 ragioni per temere una nuova crisi

di Luca Angelini 22 nov 2019


Dopo un’estate travagliata, soprattutto per la guerra dei dazi fra Cina e Stati Uniti, i mercati finanziari mondiali sembrano di nuovo euforici. Secondo Nouriel Roubini, nota Cassandra fra gli economisti (fu tra i pochi a prevedere la crisi del 2008), hanno quattro buoni motivi per esserlo. Ma ce ne sono più del doppio, spiega in un intervento su Project Syndicate, per ritenere l’esuberanza dei mercati «irrazionale».

I quattro motivi di ottimismo sono: 1) la probabilità di una tregua commerciale tra Washington e Pechino; 2) l’allontanarsi della «no deal Brexit»; 3) la reazione «moderata» degli Usa alle provocazioni iraniane in Medio Oriente; 4) la politica monetaria di nuovo «accomodante» di Federal Reserve e Banca centrale europea.

Il pessimismo ha però molte più frecce al suo arco: nove. 1) I dati economici recenti confermano la frenata di Cina, Germania e Giappone; 2) Washington e Pechino possono raggiungere una tregua, ma sul medio-lungo termine «il meglio che si possa sperare è che l’incombente guerra fredda non diventi calda»; 3) la situazione a Hong Kong può precipitare e avere un effetto di contagio su Taiwan; 4) anche senza la no deal Brexit, l’Ue non se la passa bene, vista la persistente resistenza a misure di stimolo e investimento da parte di chi se le potrebbe permettere, Germania in primis; e la nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, avrà un Consiglio della banca più ostile al «whatever it takes» rispetto a Draghi; 5) il regime iraniano, alle prese con proteste di piazza anche per la crisi economica indotta dalle sanzioni, «non vedrà altra scelta che continuare a fomentare l’instabilità in un Medio Oriente già infuocato; 6) con debiti alti e tassi bassi, le banche centrali stanno per esaurire le munizioni per ricaricare il «bazooka» degli stimoli monetari; 7) la reazione populista contro globalizzazione, immigrazione e tecnologia cresce in molti Paesi, occidentali e non; 8) l’America di Donald Trump può diventare la più grande fonte di incertezza globale, distruggendo la rete di alleanze intessuta dopo la Seconda guerra mondiale.

Il nono punto è, in verità, un condensato di possibili tragedie di medio termine: invecchiamento demografico; barriere ai migranti; cambiamento climatico; sconvolgimenti nel mondo del lavoro per automazione e intelligenza artificiale; possibile nuova crisi del debito, con bancarotte e default. La conclusione della Cassandra? «I rischi fondamentali per l’economica globale restano. In effetti, in una prospettiva di medio-termine, stanno addirittura peggiorando».

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