L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 novembre 2019

L'Euroimbecilandia paga la Polonia affinchè assorba le merci tedesche. Gli euroimbecilli italiani, compresi i fanfulla della Lega tradiscono gli italiani e non fanno gli Interessi Nazionali

LA MEMORIA CORTA DEI POLACCHI
Pubblicato 21/11/2019
DI ALBERTO NEGRI


Gli italiani hanno contribuito finanziariamente più di chiunque altro al crollo della Cortina di Ferro ma nessuno, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, ha voglia di ricordarlo.

Gli italiani hanno contribuito finanziariamente più di chiunque altro al crollo della Cortina di Ferro ma nessuno, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, ha voglia di ricordarlo. In Polonia adesso si bruciano le bandiere dell’Unione europea, si intonano cori anti-semiti e si nega il collaborazionismo con i nazisti nei campi di sterminio.
Ma i polacchi nel 2017 hanno ricevuto dalla Ue 11,9 miliardi di euro e ne hanno ridati indietro al bilancio comunitario solo 3. Inoltre non hanno neppure l’euro. Se proprio vogliono possono fare la loro Brexit: restituiscano un po’ di soldi e poi escano pure. Già che ci siamo magari possono anche ridare i miliardi dei risparmiatori bruciati nel fallimento del Banco Ambrosiano e dati dal Papa polacco a Solidarnosc per favorire la loro libertà: il più grande crack bancario italiano.
Ma ormai qui ci siamo bruciati anche gli ultimi residui di materia celebrale. Diamo retta a governi e Paesi di memoria corta, come la Polonia e l’Ungheria, scivolati nel più retrivo sciovinismo e nazionalismo, che non partecipano alla distribuzione europea dei profughi, che esaltano il fascismo e negano persino di avere collaborato, come la Polonia, ai campi di concentramento nazisti.
Ma il peggio è che li finanziamo pure con i nostri soldi perché la Germania della cancelliera Merkel li vuole sempre dentro l’Unione europea in quanto mercati assai importanti per le esportazioni tedesche. E’ giusto fare anche le pulci al bilancio dell’Italia ma ogni tanto Bruxelles dovrebbe intervenire per frenare la deriva di questi Paesi che invece di essere puniti per i loro comportamenti vengono premiati dai fondi europei.
Se l’Italia fosse un Paese degno dovrebbe schierarsi apertamente contro Varsavia e Budapest ma questo governo non lo fa perché ha paura di regalare voti a Salvini che ama così tanto il governo polacco e l’ungherese Orbàn, pur essendo costoro contro i nostri stessi interessi.
Ma questo succede quando si vive nell’ignoranza più completa che porta poi a derive inarrestabili. I polacchi si devono essere dimenticati che il loro vero capo di stato, quello che li ha portati avanti, è stato Papa Karol Wojtyla. Ha fatto più il Papa per la Polonia e per far cadere il Muro di Berlino degli Stati Uniti: il bello è che tutto questo è stato pagato con i soldi dei risparmiatori del Banco Ambrosiano.
Gli anni Ottanta iniziarono con le manifestazioni e gli scioperi ai cantieri navali di Danzica che costrinsero il regime comunista di Jaruzelski a concedere l’organizzazione di sindacati autonomi. Così nacque Solidarnosc, fondato da Lech Wałęsa, i cui destini si incroceranno con quelli di Wojtyla. Quella di Solidarnosc fu un’esperienza che forse sarebbe stata impossibile senza i finanziamenti vaticani.
E da dove venivano i soldi del Vaticano? Ma dallo Ior, guidato dal vescovo Paul Marcinkus, e dal Banco Ambrosiano. Marcinkus coinvolto nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, fu poi raggiunto nel 1987 da un mandato di cattura evitato solo grazie al passaporto vaticano.
Il più grande successo politico di Wojtyla, e quindi occidentale, è stato il risultato di oscure trame finanziarie che videro tra i protagonisti anche la Loggia massonica P2 di Licio Gelli, l’Opus Dei e Roberto Calvi, il “banchiere di Dio” capo dell’Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Emblematica una frase di Licio Gelli, gran maestro della Loggia P2, che afferma: “Nel settembre 1980 Calvi mi confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una somma di 80 milioni di dollari al movimento Solidarnosc e aveva solo una settimana per versare il denaro”.
Il castello di carte dell’Ambrosiano crollò nel 1981 con la scoperta della loggia P2 che lo proteggeva: Calvi, rimasto senza protezioni ad affrontare lo scandalo, cercò l’intervento del Vaticano e dello Ior ma poco meno di due mesi dopo, il 21 maggio 1981, venne arrestato per reati valutari, processato e condannato.
Il 18 giugno 1982 Calvi viene ritrovato impiccato sotto un ponte di Londra.
Quattro giorni dopo la misteriosa morte del banchiere il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, su proposta della Banca d’Italia, allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi, disponeva lo scioglimento degli organi amministrativi dell’istituto. Sul Banco gravava un buco finanziario di 1.200 miliardi di lire, uno dei più grandi crack della storia italiana. Sarebbe interessante che i polacchi, ancora fuori dall’euro e affezionati allo zloty, si studiassero questa bella storia, magari per riflettere un po’ prima di bruciare una bandiera europea. E visto che sono anche dei devoti accendano un cero al beato Giovanni Paolo II in memoria dei risparmiatori e degli azionisti buggerati nel fallimento del Banco Ambrosiano.

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