L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 novembre 2019

Libero Mercato - La festa non dura in eterno

CONTINUA LA FESTA! Buyback, politica monetaria e fiscale a sostegno dei mercati

Scritto il 19 novembre 2019 alle 14:01 da Danilo DT


Si sa, la matematica non è un’opinione. Ma i mercati finanziari non sono mai il perfetto risultato di una somma di numeri. Tanti sono i fattori che influenzano i corsi in modo determinante. Innanzitutto l’emotività, e poi le prospettive future. E poi ovviamente i dati di bilancio, più la politica monetaria e fiscale e più chissà quante altre cose.


Certo, gli utili sono sempre un elemento fondamentale per poter valutare un titolo azionario. Ma il solo EPS non è sufficiente, soprattutto negli ultimi anni. E anche se gli utili sono scesi, ci sono altri fattori che “alimentano” il mercato.

a) Politica monetaria
b) Buyback azionari
c) Politica fiscale
BUYBACK e DIVIDENDI e TASSE


Se parliamo di quest’ultimo dato, non dimentichiamo mai l’impatto della politica di Trump. E poi i Buyback: per il 2018 a Wall Street hanno toccato il nuovo record di 806,4 miliardi di euro, in crescita del 55,3% rispetto ai 519,4 miliardi di dollari dell’anno precedente. Per quest’anno la cifra dedicata ai buyback sarà ancora importante così come nel 2020.
Si tratta di circa 490 miliardi di USD, un compratore che dimensionalmente parlando non è paragonabile a nessun altro compratore. E se gli utili calano, i buyback ci mettono una bella pezza.


Se andiamo a guardare l’andamento degli utili per il 2019, c’è da stare allegri ma non troppo, perché i numeri non giustificano i rialzi che abbiamo visto. Ma come avete capito, non è solo una questione di utili, ma anche di tassi, di bilancio delle banche centrali, di buyback e di tutto il resto.
Quindi finché il sistema riuscirà a comandare le cose, tutto filerà liscio. Pensare che la festa duri in eterno non è pensabile, proprio per le componenti straordinarie che stanno sostenendo l’economia. E anche queste poste straordinarie non sono ovviamente esenti da effetti collaterali. Ovviamente oggi nessuno ne parla ma la natura, quantomeno economica, presenterà il conto. Ma perché preoccuparsi adesso? La festa continua, ci sarà magari una correzione ma non porterà a delle vere inversioni.

STAY TUNED!

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