L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 novembre 2019

L’Italia, come la Spagna, non può permettersi che venga posto un limite al possesso di titolo di stato nazionali. Questa è l'Unione bancaria che hanno in testa i tedeschi. I politici italiani con il fanfulla Salvini in testa che pensano che l'euro sia irreversibile... non andiamo da nessuna parte

Francia vs. Germania, Italia ancora sconfitta

Lorenzo Torrisi intervista Sergio Cesaratto
17 novembre 2019

Angela Merkel conta sempre meno in Germania, ma la Francia non ottiene veri risultati. Per l’Italia ci sono sempre meno spazi in Europa

Si avvicina il 27 novembre, data in cui il Parlamento europeo potrebbe essere chiamato a esprimersi sulla fiducia alla nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. Non si escludono sgambetti e colpi di scena dopo che martedì sono cominciate le audizioni dei tre nuovi commissari nominati da Francia, Ungheria e Romania. Si continua intanto a discutere dell’apertura sull’unione bancaria arrivata da Olaf Scholz, che è stata vista anche come una mano tesa all’Italia, visto che anche Angela Merkel, durante il suo incontro di lunedì con Giuseppe Conte, è tornata sull’argomento. Abbiamo chiesto un commento a Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena.

* * * *

Professore, cosa pensa di questa apertura tedesca sull’unione bancaria?

Scholz è un esponente della Spd, che è ormai il quarto partito in Germania. La Cdu è tutt’altro che convinta di questa apertura. Certo non c’è una chiusura, come dimostrano le parole di Angela Merkel, ma è bene essere prudenti. Un’apertura è sempre positiva, però forse siamo ancora lontani da un vero accordo.

Bisognerà in ogni caso da parte italiana evitare, come già accaduto in passato in materia bancaria, di aderire a un sistema di regole che risultano poi penalizzanti…

L’Italia, come la Spagna, non può permettersi che venga posto un limite al possesso di titolo di stato nazionali. Le nostre banche sarebbero infatti costrette a “svendere” quelli che hanno e questo avrebbe conseguenze sui rendimenti stessi dei Btp e sullo spread.

Ci vorrà del tempo quindi per arrivare a un accordo sull’unione bancaria.

Credo proprio di sì. Se venisse varata una qualche forma di eurobond, un safe asset europeo, che aiuterebbe anche a fare dell’euro un riferimento per i pagamenti internazionali, potendo con questo titolo i paesi stranieri accumulare riserve nella nostra valuta, si avrebbe una forma di europeizzazione del debito e a quel punto si potrebbe anche accettare che le banche italiane riducano la quota di Btp in detenzione. Del resto con tassi di interesse più bassi sui titoli si avrebbero anche più risorse nel bilancio pubblico per fare politiche fiscali.

C’è però chi ha evidenziato che l’apertura tedesca sia funzionale proprio agli interessi della stessa Germania, viste le difficoltà di Deutsche Bank e Commerzbank. Cosa ne pensa?

Certo, il sospetto viene, visto che di fatto salvando la Grecia con risorse stanziate anche dall’Italia si sono salvate banche francesi e tedesche, ma che la Berlino possa ricorrere a un ombrello europeo per salvare i propri risparmiatori avrebbe un po’ dell’incredibile Non dimentichiamo poi che la Germania ha già salvato all’inizio della crisi le proprie banche e lo può benissimo rifare: la situazione dei suoi conti pubblici glielo consente. Non so poi se per motivi interni voglia rassicurare i risparmiatori con una garanzia europea sui depositi. Anche se credo che si sentano più rassicurati da una garanzia del proprio Paese.

Più che un asse tra Francia e Germania, ultimamente si assiste più a una rivalità tra questi due paesi. Non trova?

Sì, Macron però non è riuscito a strappare una virgola a Berlino. La Merkel non si è certo comportata da leader di un’Europa che evolvesse verso un’unione monetaria più sostenibile. E adesso la Germania sta andando drasticamente a destra, anche la Cdu si sposta in quella direzione per non perdere voti. I Verdi è difficile capire cos’abbiano realmente in testa. Le speranze francesi di spostare qualcosa in Europa mi sembrano basse.

L’Italia può cercare di approfittare di questa situazione schierandosi dall’una o dall’altra parte?

Stante il fatto che uscire dall’euro non dico sia impossibile ma quasi, certamente è un’impresa complicata, allora bisogna far politica. Già la situazione economica “ordinaria” non è facile per l’Italia. Se poi consideriamo, come si è visto in questi giorni, che c’è l’esigenza di interventi sul territorio per affrontare i cambiamenti climatici, piuttosto che di risolvere crisi aziendali importanti, come il caso Ilva, la situazione si fa meno rosea. Il problema è che in Europa purtroppo però gli spazi di manovra si stanno restringendo.

Sarebbe meglio appoggiare le iniziative francesi o piuttosto quelle tedesche?

Credo che ci convenga cercare di creare iniziative politiche con la Francia e con la Spagna che ora avrà un Governo anche se un po’ traballante. Gli spazi di manovra con la Germania che già faceva poca leadership prima, adesso non potranno che restringersi. Mi sembra poi che questa politica di appeasement di Conte nei confronti della Merkel non serva a nulla. Capisco anche che la Cancelliera sia una sorta di anatra zoppa, ma non si può non dire una parola, chinare il capo e annuire. Tanto peggio di così i tedeschi che ci possono fare?

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