L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 novembre 2019

Mai fidarsi della lingua biforcuta statunitense, militari boliviano traditori

Bolivia, il generale golpista Kaliman fugge negli USA con un milione di dollari



Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dal direttore aziendale dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia. Tra l’ammutinamento della polizia che permise il caos vendicativo contro i socialisti e gli indigeni e l’inazione dell’esercito, fu attuato il colpo di stato. Bruce Williamson avrebbe contattato e coordinato tutto da mesi nella provincia argentina di Jujuy sotto la protezione del governatore Gerardo Morales, uno dei più vicini al presidente Mauricio Macri. Kaliman fu immediatamente sostituito dall’autoproclamata presidentessa Janine Áñez e insieme agli altri capi militari se ne andava negli Stati Uniti per proteggersi da qualsiasi indagine della comunità locale e internazionale.

Williams Kaliman: golpista dell’esercito boliviano formatosi alla School of the Americas
Fino a pochi giorni fa il suo nome era sconosciuto a molti, tuttavia divenne una figura chiave nel colpo di Stato contro Evo Morales. Il capo delle forze armate promise di non sparare sulla città e ora ci portava i carri armati.

Santiago Mayor, 17 novembre 2019

Meno di un anno ci volle al generale Williams Kaliman per passare dal chiamare “fratello” l’ex- presidente boliviano, Evo Morales, a fargli un colpo di stato. Il capo delle forze armate boliviane entrò in carica il 24 dicembre 2018, in precedenza fu al comando dell’esercito. “Fratello Presidente, il privilegio più grande della mia vita mi è concesso oggi”, disse alla stampa quel giorno. Inoltre, alla fine fu chiaro che si trattava di eccesso, si dichiarò “soldato del processo di cambiamento” che elogiò molto, così come il capo di Stato. “Quella visione ed impegno possono essere compresi solo dalla preziosa esperienza acquisita dal fratello presidente nel sacro adempimento del servizio militare obbligatorio”, affermava. Anche poco prima, il 7 agosto, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno delle forze armate, Kaliman dichiarò: “Siamo nati dalla lotta contro il colonialismo e moriremo anticolonialisti perché è nostro orgoglio e nostra ragione di vita” . “Le forze armate appartengono al popolo e lavorano per il popolo perché sosteniamo la nazionalizzazione degli idrocarburi e le politiche statali che favoriscono i più bisognosi”, aggiunse.

Lo stesso giorno Evo propose di convertire la Scuola militare antimperialista (fondata nel 2016) in un “Comando meridionale” che difendesse gli interessi dell’America Latina e contrastasse l’agenzia omonima promossa dagli Stati Uniti. Morales evidenziava la natura internazionalista dell’iniziativa poiché quel nuovo ente militare sarebbe stato “del popolo e del popolo, non solo boliviano, ma latino-americano e mondiale”.
Rivolgendosi ai soldati, l’allora presidente disse che “il futuro è carico di nuove minacce” per la regione. “Interventi extraterritoriali, armi, blocchi finanziari, sanzioni economiche ed embarghi unilaterali di portata criminale e genocida”, facendo chiara allusione alla politica estera di Washington. Tuttavia, il fine settimana prima Kaliman fu responsabile della comunicazione della posizione dei militari di fronte alla crisi politica e sociale nel Paese, dicendo che non avrebbero sparato alla gente e avrebbero garantito la pace. Meno di 24 ore dopo, “suggeriva” al presidente di dimettersi compiendo il colpo di Stato. Il giorno dopo annunciava che le stesse forze armate che non dovevano reprimere, erano in strada coi loro carri armati nel quadro delle proteste a difesa della democrazia. Tre giorni in cui l’eclettico Kaliman espose ai suoi veri interessi.

I tentacoli della School of the Americas

Ma al di là delle sue dichiarazioni pubbliche, i precedenti di Kaliman non l’avvicinavano alla prospettiva della sovranità militare e nella difesa. Kaliman nacque a Chuquisaca il 15 dicembre 1962, studiò a Sucre e nel 1985 si laureò alla scuola militare di cavalleria. Fece una lunga carriera nelle forze armate. Prima dell’attuale posizione era comandante della Joint Task Force, addetto alla difesa militare presso l’ambasciata boliviana negli Stati Uniti, comandante della sesta divisione dell’esercito, ispettore generale dell’esercito e comandante generale dell’esercito. Completò numerosi corsi all’estero, in particolare sull’intelligence militare. Tuttavia, c’è una destinazione che si distingue sulle altre. Secondo la ONG School of Americas (SOA) Watch, che combatte per la chiusura di Fort Benning, meglio conosciuta come School of the Americas, negli Stati Uniti, Kaliman vi studiò nel 2004. Tale istituzione militare ebbe l’antecedente di essere stata il luogo d’istruzione di diversi golpisti latinoamericani negli anni ’60, ’70 e ’80 secondo la dottrina del “nemico interno”. Nel 2001 fu ribattezzata Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione in materia di sicurezza (Whinsec).


Notizia del: 18/11/2019

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