L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 novembre 2019

Mentre Galan si papava Venezia la Lega governava con lui

Che fine hanno fatto i 6 miliardi del Mose? Una parte è stata sprecata e l’altra direttamente rubata

14 Novembre 2019 di Gaetano Pedullà


Il governatore Luca Zaia è furente perché non ha idea di dove siano i sei miliardi spesi per il Mose. Forse è andato in Regione quanto Matteo Salvini al Viminale per non sapere che una parte di quei soldi è stata sprecata e l’altra direttamente rubata. Di tutto questo ovviamente non è solo colpa della Lega e del Centrodestra che da decenni governano con grande apprezzamento popolare il Veneto.

Il Mose, l’avveniristico sistema per non fare affondare Venezia, è stato spinto dalla politica di tutti i colori, dal Pd a Forza Italia e al Carroccio, così come secondo le indagini si arrivò a usare proprio i colori per distinguere una dall’altra le numerosissime tangenti versate per l’opera. Su quei fatti, il doge degli anni d’oro di Berlusconi premier, Giancarlo Galan, è stato condannato per corruzione e di tanto in tanto nelle cronache leggiamo di qualche milione che salta fuori all’estero o nelle proprietà accaparrate a quei tempi.

Senza mettere oltre il dito nella piaga, o immaginare di cosa avrebbe straparlato la propaganda leghista se il sindaco di Venezia fosse stato Virginia Raggi, la città sommersa come mai nella sua storia ci riporta al valore della legalità e del rispetto del denaro pubblico. Ieri su questo giornale segnalavamo che solo in Lombardia la Lega conta 52 esponenti con guai giudiziari, e non teniamo più il conto su quelli di Forza Italia.

Nonostante sia chiaro che i soldi fatti sparire dalla corruzione sono sottratti alle opere, e quindi a tutti noi, la questione morale è un tema che interessa poco gli elettori del Centrodestra, che paradossalmente a ogni scandalo aumentano. Anzi, solo a porre il tema, lo zoccolo duro della Lega prima nega l’evidenza e poi fa spallucce perché nulla è più importante di mandare a casa i Cinque Stelle e le sinistre, gente che ha in testa solo “tasse, manette e sbarchi”, come ripete incessantemente la retorica salviniana.

Campagna elettorale a parte, quello che fa la differenza tra fare sul serio i nostri interessi e lasciarsi invece trascinare in una fideistica tifoseria politica sta nel pretendere rispetto per la cosa pubblica, cioè anche del nostro denaro, sottraendolo a chi ha rubato ieri, oggi e non si capisce perché non dovrebbe continuare a fare lo stesso anche domani.

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