L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 novembre 2019

Mes meccanismo avvoltoio per papparsi l'Italia - tic tac tic tac gli euroimbecilli allo scoperto

Vi racconto come e perché Conte si è piegato sul Mes. L’articolo di Capezzone

29 novembre 2019


Non vuoi la procedura? E allora accetta il Mes. È molto probabilmente a fine giugno-inizio luglio Conte, senza e contro il mandato parlamentare ricevuto, deve aver detto il suo sì. La ricostruzione di Daniele Capezzone

(estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

L’offensiva leghista sul Mes centra alcuni primi risultati politici: la spaccatura nella maggioranza è profonda; la discussione si è aperta davanti all’opinione pubblica; e lo stesso calendario istituzionale è stato necessariamente rivisto. Il governo non può più prendersela comoda fino al 10 dicembre, praticamente alla vigilia del Consiglio europeo decisivo (come fino a ieri prevedeva di fare), ma è costretto ad anticipare le sue spiegazioni davanti al Parlamento. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha fissato l’informativa del premier per lunedì 2 dicembre alle 13.

Intanto, in rete, a complicare la posizione del premier Conte, impazza un video, un estratto della sua conferenza stampa successiva al Consiglio europeo del 20-21 giugno, in cui il Presidente del Consiglio (che in quel momento sembra dunque attenersi al mandato parlamentare ricevuto) dice testualmente: “Prima di partire e venire qui al Consiglio europeo, sono passato davanti al Parlamento italiano. E il Parlamento italiano ha proposto una risoluzione a cui io stesso, come massimo rappresentante del governo, ho dato parere favorevole”. E ancora, parlando della risoluzione e riferendosi alle modifiche al Mes: “Ci impone di valutare questo progetto di riforma, e di non esprimere una valutazione positiva in questa fase, e di riservarci di esprimerla solo all’esito del progetto definitivo, non in questa fase…”.

Ma non occorre essere Sherlock Holmes per immaginare cosa possa essere successo. In quegli stessi giorni, le autorità Ue bombardavano il governo italiano minacciando una procedura di infrazione. È lo stesso Conte ad ammetterlo parlando con i giornalisti: “Quello sulla procedura è un negoziato molto complesso e difficile, non ho mai pensato che ci fosse una strada spianata”. Ed è sufficiente leggere la nota di fine giornata dell’Ansa per avere una descrizione del quadro, secondo la principale agenzia di stampa: ”Al termine della prima giornata del Consiglio europeo restano le divergenze tra Italia e la Commissione Ue sulle stime sui conti pubblici. La trattativa del premier Giuseppe Conte, che nel corso della giornata ha avuto diversi colloqui informali con i leader Ue, resta in salita e a tarda sera resta nel governo italiano la preoccupazione per la riuscita del negoziato”. Così l’eloquente sintesi dell’Ansa.

Che cosa può essere successo allora? Elementare, Watson. Le pressioni saranno cresciute nei giorni seguenti, fino a piegare Conte nel Consiglio europeo immediatamente successivo, quello straordinario di fine giugno-inizio luglio. Non vuoi la procedura? E allora accetta il Mes. È molto probabilmente quello il momento in cui Conte, senza e contro il mandato parlamentare ricevuto, deve aver detto il suo sì.

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