L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 novembre 2019

Mes meccanismo avvoltoio per papparsi l'Italia, il Progetto Criminale dell'Euro avanza. Tic tac tic tac lunedì 2 dicembre o si o no

POLITICA
Conte riferirà alle Camere sul Mes

07:22, 29 novembre 2019

Prosegue lo scontro con Salvini sulla riforma del fondo salva-Stati europeo. La Lega chiede l'intervento di Mattarella

Giuseppe Conte

Un "attentato al popolo italiano" che "lede la sovranità del Parlamento" e i dettami costituzionali di cui deve farsi "garante" il presidente della Repubblica. La Lega ora chiede un incontro e l'intervento di Sergio Mattarella, nella battaglia che da settimane sta conducendo contro l'adesione dell'Italia al fondo europeo salva Stati, il Mes. Sul tema, attorno al quale è stata convocata una assemblea congiunta del M5s con Luigi Di Maio, Giuseppe Conte riferirà alle Camere lunedì alle 13.

Mentre dal Pd il segretario Nicola Zingaretti ha denunciato le "false teorie" diffuse dal partito di via Bellerio. "La Lega vive alimentando paure. Quando era al governo, Matteo Salvini ha condiviso e approvato la riforma del fondo salva Stati - sostiene il capo dei democratici -. Ora, come al solito, diffondono teorie false per danneggiare l'Italia, la sua forza e credibilità, per allontanarla dall'Europa e indebolirla. Non lo permetteremo mai".

Nella mattinata di ieri, in una conferenza stampa in cui erano presenti tutti i 'big' leghisti che si occupano di economia, dall'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ai due presidenti di commissione, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, Salvini ha chiesto l'intervento del Colle - da dove per il momento non giunge però alcuna reazione su un tema assai complicato - e ha annunciato che i legali di via Bellerio "stanno valutando un esposto ai danni del presidente del Consiglio" Giuseppe Conte.

La Lega ha portato in conferenza stampa la risoluzione di maggioranza presentata a giugno dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, co-firmata dall'allora omologo del M5s, Francesco D'Uva, in cui si evidenziavano le criticità del Mes. Gli ex lumbard sostengono che le Camere si erano già espresse sul fondo europeo e che quindi la nuova maggioranza deve approvare una nuova risoluzione "se il M5s ha cambiato idea".
"Non firmiamo un c..."

"Chi è a questo tavolo ha amplissima messaggistica, 'whatsappistica' che, se si volesse, potrebbe essere mostrata al popolo italiano, non abbiamo nulla da nascondere, anche con il presidente Conte. Ricordo che scrissi ad alcuni dei trattatori a questo tavolo e dissi 'Non firmiamo un cazzo...", ha sostenuto Salvini, con riferimento alla posizione espressa nei mesi al governo con i 5 stelle. "Tria e Conte, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, ci assicuravano 'non abbiamo preso nessun impegno'. Se dovessimo scoprire che qualcuno invece l'impegno l'ha preso, eh beh, la cosa cambia...".

Il dibattito sul Mes ha raggiunto toni infuocati nella giornata di mercoledì, dopo che il ministro dell'Economia, il democratico Roberto Gualtieri aveva parlato di "testo chiuso", non modificabile, suscitando la protesta veemente delle opposizioni. "Basta a bugie sul Mes - ha insistito il deputato Pd Piero De Luca, capogruppo in commissione Politiche europee -. Non ci sarà nessun prelievo forzoso sui conti correnti, ma anzi maggiore tutela per i risparmiatori italiani ed europei e nessuna ristrutturazione automatica del debito pubblico italiano. La Lega, peraltro, era pienamente al corrente di quanto accadeva e ha condiviso i negoziati che si sono svolti nei mesi precedenti sia in Consiglio dei ministri che in Parlamento. La smettano di raccontare bugie e di soffiare sulle paure degli italiani".

Con gli alleati leghisti si schiera, invece, Fratelli d'Italia. "Lo aspettavamo Conte già oggi, ma lui ha fatto sapere che non può. Comunque - ha affermato Giorgia Meloni - speriamo che ci venga a spiegare che non è vero quello che il ministro dell'Economia ha detto ieri, e cioè che il Mes sarebbe inemendabile. Noi pretendiamo, come FdI, che il Parlamento italiano possa modificare e decidere su un fondo nel quale l'Italia si impegna a versare 125 miliardi di euro, per salvare la banche tedesche. Non si può fare e noi andremo fino in fondo", promette.
Leu chiede di salvaguardare il ruolo del Parlamento

A favore di un approfondimento parlamentare anche Leu, che fa parte della maggioranza. "Sul Mes sarebbe utile innanzitutto stare al merito, sebbene sia evidente anche la necessità di salvaguardare il ruolo del Parlamento che, a differenza di quanto avvenuto con il bail-in, non arriva in ritardo ma per tempo con le risoluzioni del 19 giugno scorso", chiede Stefano Fassina.

"La revisione del trattato determina un oggettivo peggioramento delle prospettive del debito italiano, tanto più in un contesto di inversione del segno della politica monetaria e di restrizione delle possibilità delle banche di acquistare titoli di debito sovrano, come previsto per il completamento della Banking Union. Il governo eviti forzature. Il Mes non è nel programma della maggioranza", prosegue Fassina, "il merito e la necessità di salvaguardare il ruolo del Parlamento indicano di non sottoscrivere il testo e promuovere nelle opportune sedi parlamentari gli approfondimenti necessari. è autolesionistico continuare a drammatizzare sul piano finanziario e politico le conseguenza della mancata firma al prossimo vertice europeo. In assenza del Mes revisionato, continua a vigere il Mes utilizzato, come noto, per intervenire su tante banche e sulla Grecia".

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