L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 novembre 2019

Rimane intatta la capacità della 'ndrangheta di aggiustare i processi. Il sistema massonico mafioso politico è un orologio di puntualità

‘Ndrangheta: annullata la condanna a presunto boss

‘Ndrangheta: la prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato oggi la condanna a 14 anni di reclusione emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di associazione mafiosa a carico di Antonio Nesci

29 Novembre 2019 18:49 | Danilo Loria

Annullata la condanna a a 14 anni di reclusione emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria per il reato di associazione mafiosa a carico di Antonio Nesci, di 70 anni, originario di Fabrizia (difeso dall’avvocato Genovese) è quanto deciso dalla prima sezione della Corte di Cassazione. Insiema Nesci condannato anche Raffalele Albanese (difeso dall’avvocato Vecchio): secondo la Dda della città dello Stretto i due erano facenti parte di una cellula di ‘ndrangheta in Svizzera. La Cassazione, con questa decisione, ha ritenuto insufficienti gli elementi di prova, annullando la sentenza di secondo grado. Nesci e Albanese sono stati subito scarcerati e rimessi in libertà (il primo era in carcere, il secondo ai domiciliari).

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