L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 novembre 2019

Roma ne è piena - La burocrazia sposata all'incompetenza è da rottamare, dirigenti per appartenenza a cordate, clan, famigli, massoneria, mafia, consorterie

LA SINDACA ASCOLTA IL TEMPO

Virginia Raggi fa neri i burocrati
e salva il pasticcere

di Franco Bechis
f.bechis@iltempo.it

20 NOVEMBRE 2019


Da un anno e mezzo aveva bloccata la pratica a Roma per aprire una pasticceria. L'imprenditore Nicola Salvi racconta la sua storia a Il Tempo che la fa sapere subito alla sindaca di Roma. Virginia Raggi in poche ore sblocca la pratica e fa neri i burocrati. Ecco come è andata.

Il giorno dopo avere raccontato la storia di Emilio Perazzola, l'imprenditore che voleva aprire un supermercato ma non può farlo perché per sei mesi la Regione Lazio ha congelato ogni autorizzazione, mi ha scritto un altro piccolo imprenditore- Nicola Salvi, con una storia ancora più incredibile. La spiega nel dettaglio la nostra Damiana Verucci in un altro articolo oggi, ve la riassumo qui in poche parole. Nicola ha creato una piccola società, la Grezzo Row Chocolate, che apre punti vendita di pasticceria destinata ai celiaci. Lo fa in tanti posti, aveva adocchiato la possibilità di aprirne una nel centro di Roma. Fa tutte le domande del caso, e si incardina la sua richiesta per avere autorizzazione nel marzo 2018. Quando sta per arrivare, la doccia fredda: nuovo regolamento del comune di Roma che vieta aperture nel centro storico per tre anni, a dire il vero con il buon proposito di mettere un freno al pullulare di mini market in genere aperti da ragazzi del Bangladesh o comunque da immigrati ben organizzati, che non sono proprio il massimo bel vedere a Fontana di Trevi, piazza Navona o di fianco al Pantheon. Il nostro Nicola però la domanda l'aveva fatta prima di quel regolamento, e non apre un mini- market. Oltretutto convinto che si trattasse di un passaggio quasi automatico, ha chiesto un mutuo per il locale e avviato la ricerca di personale. Spiazzato da quello stop, prova a chiedere comunque una autorizzazione in deroga visto il suo tipo di produzione che avrebbe anche un valore sociale. Passa un anno e mezzo parlando con il funzionario di turno che dice sempre “ci siamo quasi”, ma poi nasce un nuovo intoppo. L'ultima volta un funzionario zelante chiude ogni porta: “Mi spiace, ma nel frattempo è stata fatta una nuova legge regionale sul commercio che ha congelato ogni autorizzazione per sei mesi, e quindi bisognerà riparlarne nel 2020”. Lui disperato ci ha scritto, ricordando come a Milano il punto vendita lo ha aperto in poche settimane di pratiche.

Ieri ho girato la lettera di Nicola con la sua storia a tutti i leader politici nazionali, a ministri della Repubblica, a parlamentari romani e alle istituzioni coinvolte. Il primo a rispondermi è stato Carlo Calenda, che mi ha chiesto di fargli scrivere dall'imprenditore per provare per avere tutti i particolari e cercare di risolvere il suo problema. Un politico pratico e disponibile, e non è così comune. Un ministro mi ha risposto: “E che c'entro io?”, e ho replicato che c'entra eccome, perché invece di discutere di sciocchezze e slogan avrebbero dovuto dedicare un consiglio dei ministri a questa storia e al regolamento sul commercio della Regione Lazio che ferma il Pil per sei mesi, perché lì c'è la spiegazione più chiara dell'Italia che non cresce e non funziona, delle leggi che diventano slogan del legislatore ma non aiutano mai la vita dei cittadini. Ma non ha capito, pazienza. Roberto Morassut e Massimiliano Smeriglio si sono fatti in quattro per farci avere una risposta dalla Regione, e con molta cortesia lo staff di Nicola Zingaretti ce l'ha fatta pervenire, sostenendo che il nostro Salvi non può essere bloccato per la nuova legge regionale sul commercio, perché la domanda per aprire l'ha fatta prima. Ho scritto personalmente al sindaco di Roma, Virginia Raggi, che si è subito attivata per chiarire il caso, e con il suo staff ci ha messo in contatto con l'assessore allo sviluppo economico e turismo di Roma, Carlo Cafarotti, che si è perfino scusato per la risposta errata fornita da quel funzionario che bloccava ancora una volta tutto prendendo a pretesto il regolamento regionale. Alla fine ci hanno informati che la pratica di Nicola approderà finalmente in giunta venerdì prossimo, e se non ci saranno pareri contrari l'autorizzazione finalmente arriverà. Devo aggiungere che più volte nella giornata di ieri la sindaca Raggi mi ha scritto per sapere se il caso si stava risolvendo. Le fa onore, e non posso che ringraziarla per l'interessamento diretto che però non sempre si può cercare.

Naturalmente né Zingaretti né la Raggi possono sapere quel che avviene negli uffici comunali e regionali dove purtroppo saranno tanti i casi simili a quello di Emilio e Nicola. E la maggiore parte dei nostri parlamentari e ministri non ha la minima idea del calvario che un cittadino deve affrontare anche quando deve investire dei suoi soldi, con un ritorno che può avere tutta la comunità. Consiglierei a tutti un buon bagno di realtà, perché finché si sciorinano slogan sulla burocrazia non si risolve proprio nulla. Sono queste storie- ogni singolo calvario di una persona- a rendere chiaro di cosa stiamo parlando. Grazie per averci dato una mano- speriamo- a risolvere il caso Salvi (a questo servono davvero i giornali), ma resta insoluto il problema principale di Emilio, quello della legge regionale che congela il Pil per sei mesi vietando l'apertura di qualsiasi esercizio commerciale di qualche importanza. Faccio quindi un appello a Zingaretti, che anche se è un po' distratto dalla fuffa delle liti di maggioranza e dalle piccole cose del governo nazionale, resta pure sempre il presidente della Regione Lazio: usi quel buon senso che la politica e i funzionari pubblici fuggono come fosse la peste. E con buon senso stabilisca che fino a quando i suoi assessori e uffici regionali non vareranno il regolamento attuativo della nuova legge sul commercio, resta in vigore la normativa precedente sulla cui base si possono dare tutte le autorizzazioni lecite. Caro Zingaretti, riesce a immaginare cosa accadrebbe se tutti i comuni e le Regioni di Italia si comportassero come sta facendo la Regione Lazio? A ogni nuova norma, sei mesi di stop a tutte le attività di settore. Sa cosa accadrebbe al Pil italiano? Saremmo in grave recessione, e a nulla varrebbero le aspirine immaginate nella attuale manovra economica. Ecco, invece di inseguire gli emendamenti a quella piccola cosa, si concentri sul commercio nella Regione Lazio. E vedrà che la crescita la aiuterà assai di più insegnando un po' di buon senso ai suoi assessori e funzionari. Ci prova?

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