L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 novembre 2019

Traditori che vendono i loro paesi agli Stati Uniti

Un nuovo Piano Condor. Gli Stati Uniti sono coinvolti nella crisi della Bolivia. Morales e Lula: basta con gli arresti illegali

-24/11/2019


Dietro al golpe che in Bolivia ha rovesciato il legittimo governo di Evo Morales è subito apparso chiaro che ci fosse la Casa Bianca. “Sì, gli Stati Uniti sono coinvolti nella crisi”, ha dichiarato Sergey Narishkin, direttore del Russian Foreign Intelligence Service in risposta a Sputnik che gli chiedeva se si potesse parlare di qualche tipo di interferenza nordamericana nella situazione della Bolivia.
Secondo l’agenzia Sputnik, Washington ha bisogno di una crisi per “cambiare il corso politico”, e dunque non sarà risolta presto.
Da parte sua, il presidente Evo Morales ha denunciato che il governo golpista della Bolivia continua la persecuzione dei leader politici e sociali e ha chiesto che queste misure intimidatorie, illegali e ingiuste vengano interrotte.
“La persecuzione dei leader continua. Senza prove o argomenti legali”, ha scritto Morales sul suo account Twitter, segnalando che hanno arrestato anche Gerardo García, vicepresidente del Movimento per il Socialismo (MAS). Su Garcia non pendeva alcun mandato di arresto. E Carlos Juchani, candidato alla carica di vicedeputato a Cochabamba, è stato arrestato, mentre sono annunciati mandati di arresto contro il Ministro della Cultura Wilma Alanoca e un altro leader della MAS a Cochabamba, Marco Carillo, che è accusato di tre crimini. La persecuzione dei leader della prima forza politica del paese riduce il clima di dialogo raggiunto tra la maggioranza parlamentare del MAS e la minoranza allineata con la presidente illegittima, Jeanine Áñez, al fine di approvare i decreti per le nuove elezioni che prevedono la decadenza di Morales attraverso l’annullamento delle elezioni del 20 ottobre nelle quali era stato rieletto, e la sua ineleggibilità.

“Dopo quello che abbiamo visto in Bolivia, dobbiamo essere orgogliosi che il popolo venezuelano abbia resistito per non arrendersi ai capricci del governo degli Stati Uniti”, ha affermato l’ex presidente brasiliano Lula, per il quale la resistenza di Caracas agli Usa “risalta ancor di più nei suoi aspetti di vero e proprio eroismo alla luce di quanto avviene in Bolivia dove un golpe, con il chiaro intervento statunitense, vuole distruggere quanto costruito negli ultimi 14 anni da Evo Morales”, ha spiegato nel suo intervento al Congresso del Partito dei lavoratori, osservando che “in Bolivia le lancette sono state riportate indietro ai tempi delle dittature militari. Repressione feroce, di lavoratori, contadini e indigeni; fanatismo religioso, razzismo e odio di classe spadroneggiano promossi da quelle élite che Evo Morales è riuscito sempre a sconfiggere sul terreno elettorale: per questo gli Usa hanno giocato la carta del golpe con il sostegno di Stati Uniti e OSA”.

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