L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 novembre 2019

Una classe politica corrotta che tradisce l'Italia

Inizia ad emergere la verità. Ilva "perde soldi" per il saccheggio della multinazionale Arcelor-Mittal


di Giuseppe Masala

Lascia davvero esterrefatti leggere dell'ispezione in corso della Guardia di Finanza all'Ilva. Da quello che si apprende i militari starebbero indagando sul fatto che l'azienda comprasse a prezzi maggiorati le materie prime di lavorazione (non è chiaro se attraverso intermediari situati in paradisi fiscali, chiaro segno questo della costituzione di fondi neri) e svendeva il prodotto finito a prezzi stracciati ad aziende del gruppo Arcelor-Mittal. Sulla scorta di queste sole notizie credo che il Governo dovrebbe interrompere qualsiasi contatto con l'azienda franco-indiana perchè non ci sono le condizioni minime per parlare. Uno stato democratico non parla con dei banditi.

Bisognerebbe aprire oltretutto una riflessione più amplia, innanzitutto sulla qualità dell'informazione fornita dai nostri mass media che da giorni urlano che l'Ilva non si può nazionalizzare "perchè perde soldi". Bene, ora sappiamo perchè perde soldi: non perchè non crei valore aggiunto, ma perchè il management agiva affinchè nel bilancio questo valore aggiunto non fosse posto in evidenza come imposto dal Codice Civile e dalle leggi Tributarie (sto usando un garbato eufemismo).

Qualunque ragioniere sa che soprattutto quando si parla di grosse aziende collegate a grandi gruppi che sono dei reticoli di società si generano dei trasferimenti infragruppo la cui contabilizzazione nei libri lascia il tempo che trova. Sarebbe bene che i giornalisti prima di parlare a vanvera di perdite si informassero in tema di contabilità perchè i bilanci non sono le tavole della legge del Monte Sinai.

Altro tema fondamentale sul quale bisognerebbe riflettere è l'attività dei troppo mitizzati "investitori internazionali", troppo spesso dei banditi dediti al saccheggio del tessuto industriale italiano (e speriamo non finanziario, visto che ormai gli stranieri hanno messo sotto assedio le nostre banche).

Infine bisogna domandarsi che cavolo fanno i nostri politici. Per esempio chi ha ceduto l'Ilva a dei banditi stranieri (tali sono) sono degli sprovveduti o c'è dell'altro? Da strani scambi di battute tra chi all'epoca gestì la gara (Renzi e Calenda) il sospetto è legittimo.

Notizia del: 19/11/2019

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