L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 dicembre 2019

Al Progetto Criminale dell'Euro bisogna rispondere con la Moneta Complementare e con una classe politica capace di attuarla

RIFLESSIONI DI UN ITALIANO MEDIO.

Maurizio Blondet 10 Dicembre 2019 

di Carlo Grossi

Siamo stati imbrogliati…è evidente!
Se lo avessimo intuito in tempo utile non saremmo qui a chiederci come è possibile che il lavoro precario sia una regola, la disoccupazione un dato fisiologico, i diritti un lontano ricordo. Come è potuto accadere? Quale mente perversa ha potuto concepirlo?
Chi ha un pur modesto bagaglio di ricordi non può riconoscersi nella società attuale, nelle distopie proposte, nelle dissonanze cognitive che fungono da struttura, nel continuo impoverimento dei principi etici e morali al quale siamo sottoposti. Siamo stati avviati verso una deriva che mostra oggi la sua vera essenza, il proprio potenziale distruttivo, la reale pericolosità sociale. Tutto è iniziato con le riforme, necessarie ad ammodernare la Costituzione, a risolvere i problemi di uno Stato inefficiente e sprecone, a tenere il passo con i paesi dell’occidente industrializzato, a risolvere il problema di un debito pubblico causa di tutti i mali. Quali i risultati ottenuti? Manomissione della Costituzione, arretramento sociale, disoccupazione alle stelle, debito raddoppiato, crisi della domanda interna, prospettive per i giovani pressoché nulle. Pensare che la narrazione ufficiale degli illustri Andretta, Ciampi, Amato, Prodi e tutta l’allegra brigata europeista millantava all’epoca scenari molto diversi, non la motifera austerità alla quale siamo sottoposti da vent’anni.
Se costoro furono sprovveduti, ignoranti o delinquenti poco importa, è necessario prendere coscienza dei problemi e trovare la quadra per risolverli con il minor danno possibile. Personalmente non amo il sovranismo radicale ma credo che siano da porre in atto quei correttivi necessari a recuperare margini di manovra necessari a mettere in moto la domanda di beni e servizi, l’occupazione, le politiche sociali.
L’ UE, come è stata realizzata, non può essere una casa comune e neanche assolvere in modo equanime alle istanze dei diversi Stati che la compongono. Il modello oligarchico, tecnocratico, competitivo alla quale si ispira non rappresenta in alcun modo un ‘espressione avanzata di governance ma più realisticamente la sopraffazione del forte sul più debole, qualcosa che solo dieci anni fa non avrei mai immaginato e tantomeno voluto vedere.
Facciamo ricorso alla nostra memoria, noi che abbiamo vissuto un’ epoca diversa non eccezionale ma apprezzabile, un’epoca in cui uno stipendio era sufficiente a garantire la dignità di una famiglia, un’epoca in cui i ruoli erano rispettati e bastava poco per essere felici. Trasferiamo questa parte di storia ai nostri figli, ai giovani, a coloro che si trovano a vivere in una società impersonale, in una dimensione qualunquista e anaffettiva senza chiedersi perché!

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