L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 dicembre 2019

Attacca Gratteri quella parte della magistratura che da anni si è venduta anima e corpo alla massoneria che deviata non è ma un'accolita associazione unita da soldi e potere esistente in tutta l'Italia

Guai a isolare e delegittimare Nicola Gratteri! Il rischio dice l’ANM è pesantissimo per il Paese

Dopo la maxi-operazione anti ndrangheta “targata” Nicola Gratteri, e dopo le accuse pesanti rivolte al Capo della Procura di Catanzaro direttamente dal cuore del Palazzo di Giustizia dove Gratteri praticamente vive giorno e notte, la solidarietà attorno al magistrato antimafia si allarga a macchia d’olio.

di Pino Nano | Sabato 28 Dicembre 2019

Dopo la maxi-operazione anti ndrangheta “targata” Nicola Gratteri, e dopo le accuse pesanti rivolte al Capo della Procura di Catanzaro direttamente dal cuore del Palazzo di Giustizia dove Gratteri praticamente vive giorno e notte, la solidarietà attorno al magistrato antimafia si allarga a macchia d’olio.

I primi a dare forza e corpo al ruolo e al lavoro chiuso da Gratteri sono proprio i magistrati calabresi, che intravedono nelle accuse rivolte alla sua inchiesta il tentativo di una delegittimazione, e di isolamento, che in passato, in situazioni più o meno analoghe, ha prodotto disastri e rovine. Vent’anni fa a Palermo, e non ci stancheremo mai di ricordarlo, al giudice Giovanni Falcone l’isolamento, e la presa di distanze da parte di apparti istituzionali importanti della magistratura italiana, ha poi permesso alla mafia di ucciderlo senza colpo ferire. Oggi la Giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati di Catanzaro esce allo scoperto in difesa di Gratteri e in una nota diffusa alle agenzie di stampa “esprime profondo sconcerto per alcuni commenti apparsi di recente in rete e sulla stampa a seguito dell'esecuzione dell'operazione Rinascita Scott da parte della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro". Per i magistrati calabresi non è assolutamente accettabile “la impropria personalizzazione dell'operazione, che si ricorda trova fondamento in un'ordinanza cautelare emessa da un Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, a seguito della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Ed appare altrettanto grave che all'operato della magistratura calabrese vengano attribuite finalità politiche e comunque ulteriori rispetto a quelle del solo perseguimento di fatti di reato”. Delegittimare di fronte all'opinione pubblica l'operato della magistratura -ben sottolinea l’Associazione Nazionale Magistrati- “significa di fatto allontanare tutti i cittadini dalle istituzioni, privandoli della necessaria fiducia nei confronti del sistema giustizia e rendendo ancora di più ardua l'opera di repressione della delinquenza e del malaffare”. Altrettanto categorico è l’appello conclusivo che la sezione calabrese di ANM fa propria: “"La Giunta sezionale di Catanzaro - conclude la nota - interviene a chiedere rispetto per il lavoro di tutti i magistrati e delle forze dell'ordine, impegnati nella difficile opera di contrasto alla criminalità organizzata, in un territorio, quale quello calabrese, gravemente afflitto dal fenomeno mafioso". Come dire? lasciate in pace Nicola Gratteri, e soprattutto lasciatelo lavorare perché possa arrivare fino in fondo alle sue inchieste. Con tutto il rispetto per chi oggi difronte a questa indagine si dichiara “garantista”, non possiamo non condividere e fare nostra la nota dei magistrati calabresi. Qui non è più in gioco il diritto degli indagati, ma è in gioco la democrazia di questo Paese, e tentare di delegittimare oggi un magistrato come Nicola Gratteri significa mettere in dubbio una impalcatura che in questo Paese è chiamata “giustizia” e che è già fragile e traballante di per sé. (p.n.)

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