L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 dicembre 2019

E' una questione di soldi e del tipo di vita che si deve condurre

Teatro alla Scala: applausi a Mattarella dai ceti dominanti
Martedì, 10 Dicembre 2019 13:18 


Al Teatro la Scala di Milano la sera del 7 dicembre è andata in scena, inaugurando come al solito la nuova stagione lirica, la Tosca di Giacomo Puccini.

Era presente nella tribuna d’onore il Capo dello Stato Mattarella accompagnato per l’occasione dalla figlia Signora Laura, e nelle tribune laterali circondato da gente altolocata, da uomini politici attualmente al Governo e da vari esponenti dei ceti dominanti.

E il popolino?

Quello che si alza presto la mattina per prendere il tram, quello che lavora otto ore al giorno?

Quello non c’era. Non ci poteva essere.

Non c’erano gli operai, i cassintegrati, i precari, i disoccupati, quelli in cerca di prima occupazione, quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, le casalinghe, i portinai, i facchini, i netturbini, le cassiere.

Un operaio o un lavoratore precario non può prendersi il lusso di pagare il biglietto d’entrata al Teatro 3000 euro, cifra che corrisponde più o meno a tre stipendi di un lavoratore normale.

La prima è riservata a persone alto borghesi, agli industriali, agli uomini di Governo, ai vari Magistrati di grido, agli esponenti dei ceti dominanti, ai ricchi, a quelli che mangiano giornalmente ostriche e caviale, a quelli che indossano vestiti griffati.

Questi e solo questi hanno lungamente applaudito il Capo dello Stato.

Molti giornalisti hanno commentato positivamente la lunga ovazione ricevuta, oltre quattro minuti, pochi l’hanno commentata negativamente tra cui il filosofo che la sera vediamo spesso in televisione nei vari talk show Diego Fusaro e il giornalista Daniele Capezzone.

Macabro spettacolo, non vi era la sera del 7 dicembre alla Scala di Milano neppure un operaio, neppure un fattorino.

Spettacolo riservato solo ed esclusivamente a persone alto borghesi che vivono al centro delle grandi città, che si spostano con Ferrari e Lamborghini, che si cibano di ostriche e caviale, alla faccia della povera gente che non arriva neppure alla fine del mese e si deve accontentare della generosità dei volontari della Caritas e dei centri del Banco alimentare.

I lavoratori, quelli veri, erano fuori al freddo tenuti a bada dalle Forze dell’Ordine per evitare eventuali disordini e contestazioni, che non ci sono stati, perché non hanno nessun diritto di accedere allo spettacolo.

Niente parolacce, niente insulti, niente lancio di uova marce, niente carica della Polizia.

Quindi per Fusaro e Capezzone il nostro Presidente della Repubblica, uomo di grande levatura morale, è stato applaudito e celebrato soltanto da una minoranza di borghesi e di radical chic che non rappresentano la maggioranza del popolo italiano.

E quei lunghi applausi non sono rappresentativi del vero sentimento diffuso nel paese con le gravi crisi in atto dell’Alitalia e delle acciaierie di Taranto, con ponti che crollano, autostrade chiuse, fiumi che straripano, terremotati che ancora dopo tanti anni non sono rientrati nelle loro case gravemente danneggiate, alluvioni che danneggiano le colture, sardine che protestano nelle varie piazze italiane contro Salvini, il razzismo e il fascismo, tasse che aumentano, spazzatura che invade strade e marciapiedi, autobus urbani che bruciano, diplomati e laureati che abbandonano i loro cari e i loro affetti e migrano all’estero.

Geniale la vignetta postata dal social in cui si vede raffigurata una coppia molto ricca e ben vestita che, uscendo dal teatro, di fronte alla mano tesa di un mendicante, commenta con disprezzo:- Attenta cara, c’è un altro di quei fascio populisti-.

Ndr Grande Francesco. Uno dei pochi che ama la verità!

http://trn-news.it/portale/index.php/italia/item/13854-di-francesco-gagliardi

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