L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 dicembre 2019

Euroimbecilandia - Derivati quella robbetta lì che tutti fanno finta di non vedere

Voto GB, con la Brexit rischio derivati nella Ue

Il Leave potrebbe avere impatto per 26.000 miliardi di euro nei conti delle banche che si trasferiranno nella Ue | I derivati im Europa valgono 45 volte il suo Pil

di Roberto Sommella
In attesa di sapere chi vincerà le elezioni in Gran Bretagna spunta una nuova minaccia sui conti europei, già sormontati, come raccontato da MF-Milano Finanza, da una montagna di derivati pari a dieci volte il Pil Ue (735 mila miliardi). L'eventuale vittoria dei brexiters comporterà dei guai per le banche, soprattutto tedesche, che risiedono in Inghilterra perché i loro bilanci saranno esaminati con metodi comunitari più stringenti di quelli britannici.
Il perché lo ha spiegato MF-Milano Finanza qualche tempo fa ma ora diventa di strettissima attualità.

L’assenza di un accordo tra Ue e Regno Unito sulla Brexit può infatti avere significative conseguenze per le banche europee. In particolare è ancora irrisolta la questione proprio dei derivati: senza intesa un’enorme quantità di contratti a partire da gennaio o comunque dal momento in cui ci sarà il Leave, se vinceranno i Tories del premier Boris Johnson, dovrebbe passare da controparti centrali britanniche (come Lch del gruppo London Stock Exchange) a europee. E quelle hanno requisiti più stringenti. È stata per fortuna chiarita invece la computabilità dei titoli di diritto inglese nei requisiti sulla capacità di assorbimento delle perdite delle banche (Mrel).
Sul tema derivati l’associazione europea dei mercati finanziari Afme ha scritto tempo fa una lettera a Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per i Servizi finanziari per avere chiarimenti, ancora non arrivati.

Questione non irrilevante perché alcune banche hanno già iniziato il trasferimento ma la Brexit potrebbe avere impatto su derivati per un valore nozionale di 26 mila miliardi, secondo la Bank of England.

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