L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 dicembre 2019

Gli euroimbecilli vogliono vendere le auto in Cina ma vogliono estromettere Huawei e Zte dal 5G, un ragionamento inossidabile

Perché Fca-Psa punterà sulla Cina. Parola di Bentivogli (Cisl)

21 dicembre 2019


L’intervento di Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, dopo l’incontro con i vertici di Fca per fare il punto sulle prospettive della fusione con Psa

Ieri si è tenuto a Torino presso il sito di Fca Mirafiori l’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali con i vertici di Fca dopo l’annuncio da parte di Fca di procedere alla fusione con la multinazionale francese Psa.

L’incontro è avvenuto a margine della firma del «combination agreement» (l’accordo è paritetico 50-50) che apre la strada alla fusione tra Psa e Fca alle quali serviranno tra i 12 e 15 mesi per finalizzare l’intera operazione.

Nell’incontro il Ceo Emea di Fca, Pietro Gorlier ha illustrato i contenuti di un memorandum che prevede una fusione al 50-50 con un primo board composto da 10 consiglieri tra cui 2 rappresentanti dei lavoratori uno, per Psa ed uno per Fca.

L’assetto azionario sarà stabile per 7 anni ad eccezione della possibilità della famiglia Peugeot di salire e DongFeng scendere.

La fusione offre molte opportunità per i due gruppi come il rafforzamento in mercati diversi dove in Europa Psa è molto radicato e in Usa dove Fca ha il 66% del suo fatturato.

La sfida per entrambi i gruppi sarà aggredire il mercato asiatico dove entrambe hanno un’incidenza poco rilevante.

Una notizia importante per l’Italia è che, anche dopo il closing della fusione, il piano di Fca per gli stabilimenti italiani continua con gli investimenti già annunciati, ovvero 5 miliardi entro il 2022, su elettrificazione e ibridazione dei nuovi modelli.

Ulteriori sinergie con Psa potranno avvenire dopo la firma definitiva che non avverrà prima di fine 2020.

Il closing previsto per il 2021 darà vita al quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di volumi e il terzo in base al fatturato, con vendite annuali di 8,7 milioni di veicoli e ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro.

Come Fim Cisl riteniamo che la sinergia industriale tra i due gruppi possa creare importanti opportunità dal punto di vista industriale, rafforzando le due società con la presenza su mercati come quello asiatico che a tutt’oggi è sconosciuto ad Fca.

Un utilizzo sinergico di piattaforme condivise per lo sviluppo e la produzione di nuove vetture sia ibride plug-in che full elettric possono creare le condizioni di sviluppo, di volumi e riduzione dei costi per l’aumento delle economie di scala ma il tutto deve essere accompagnato da forti investimenti sulla ricerca e sviluppo di prodotto e di processo per affrontare la transizione verso l’elettrico, ormai alle porte. Economie che consentiranno maggiore attenzione alla sostenibilità anche per abbattere i costi di batterie e altri componenti di veicoli a emissioni zero.

Come Fim Cisl abbiamo ribadito nel corso dell’incontro ai vertici di Fca che questa grande operazione di fusione industriale non può e non deve assolutamente snaturare gli stabilimenti italiani che sono i primi al mondo soprattutto per quanto concerne l’organizzazione del lavoro.

Il gruppo che ne risulta è molto forte nelle Americhe (Fca) e in area Emea (Psa) e sul lusso (Maserati) e nei Suv (Jeep). Ma ancora debole in Asia e soprattutto in Cina.

Come Fim Cisl riteniamo una vera svolta la presenza dei rappresentanti dei lavoratori dentro il consiglio di amministrazione, presenza necessaria soprattutto durante questo processo di aggregazione. Psa aveva già rappresentanti nell’advisory board e la scelta di Fca di rispondere in modo simmetrico ma dentro il Cda ha una portata straordinaria.

Ma è altrettanto necessario che entro il closing previsto tra 12-15 mesi si facciano incontri di monitoraggio con le organizzazioni sindacali per verificare lo stato di avanzamento di una fusione che interesserà complessivamente tra le due società circa 400 mila lavoratori di cui 67 mila sono in Italia per Fca e almeno 175 mila dell’intero indotto.

Abbiamo richiesto chiarimenti relativi all’eventuale spin-off di Comau. Al momento resterà nel perimetro ma nulla è escluso per il futuro.

Visti anche gli investimenti del Governo tedesco e francese su innovazione e ricerca del settore automotive è fondamentale una maggiore attenzione del Governo italiano, fino ad oggi molto distratto. Di certo l’ulteriore aumento di accise dei carburanti va nel senso esattamente opposto.

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