L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 dicembre 2019

L'economia del debito non sta bene - Il riacquisto delle proprie azioni, l'emissioni di obbligazioni porteranno a una devastazione altro che crisi

S&P 500: nel 2019 i buybacks arriveranno a quasi un trilione di dollari

9 Dicembre 2019 - 09:00 

Secondo Edoardo Fusco Femiano, market analyst italiano di eToro, i buybacks delle società appartenenti all’S&P 500 arriveranno a toccare la cifra record di un trilione di dollari nel 2019. I motivi


Il fenomeno dei buybacks, ossia il riacquisto delle azioni proprie da parte delle società, è un fenomeno estremamente diffuso tra le aziende statunitensi. L’entità del fenomeno si comprende se si pensa come, dal 2010, le società dell’S&P 500 hanno acquistato le proprie azioni per un valore pari al 22% della capitalizzazione dell’intero indice azionario.

Nel 2018, la quota di riacquisto di azioni proprie da parte delle aziende che compongono l’S&P 500 si è attestato a circa 806,41 miliardi di dollari, e quest’anno potrebbero raggiungere il trilione di dollari.

I motivi che sostengono i buybacks

Per Edoardo Fusco Femiano, market analyst italiano di eToro, ad alimentare il fenomeno dei buybacks sono principalmente due elementi: le condizioni monetarie esterne e la salute finanziaria delle società.

“Sul primo punto, la Fed è di nuovo in modalità QE, avendo riportato il suo bilancio al di sopra della soglia di $ 4 trilioni. Come noto, la Fed a metà ottobre ha iniziato ad acquistare T-Bills (titoli a breve termine) del Tesoro a un ritmo iniziale di $ 60 miliardi al mese e ha pianificato di continuare nel secondo trimestre del 2020, al fine di evitare il ripetersi di tensioni inattese sperimentate nel mercato monetario a settembre. Dal punto di vista delle società, i dati FRED mostrano che siamo lontani dai livelli di allerta in termini di leva finanziaria (nonostante in settori come il petrolio e il gas o il settore minerario sia un problema per gli investitori)”, afferma Femiano.

L’esperto sottolinea come ci si possa attendere una prosecuzione di questa tendenza tra le aziende, che con tale pratica vedono aumentare utile per azione e ROE, sostenendo anche le valutazioni azionarie.

“Fintanto che gli utili continueranno a crescere si tratta di una politica che le aziende continueranno a portare avanti. Per queste ragioni, non credo che il rally dei mercati azionari sia destinato a finire a breve”, chiosa il market analyst di eToro.

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