L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 dicembre 2019

L'economia del debito non sta bene - Le aziende statunitensi sono insolventi hanno troppi debiti, altro che subprime è una testata atomica multipla che scopierà

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Corporate America, debito record da 10mila miliardi
I bassi tassi di interesse hanno favorito le emissioni dei bond corporate, molti sono a rischio insolvenza vicini al rating spazzatura. L'economia americana è seduta su una montagna di debiti: un rischio in caso di recessione

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Allarme obbligazioni: il rischio è nascosto

NEW YORK - La crisi dei mutui fu causata dall'insolvenza dei consumatori americani che grazie ai bassi tassi di interesse all'inizio degli anni Duemila avevano stipulato migliaia di mutui immobiliari facili che poi, a un certo punto, con il peggioramento delle condizioni economiche, non riuscirono più a ripagare. Dieci anni dopo la crisi dei mutui subprime che causò una crisi finanziaria globale senza precedenti, una nuova ondata di debito negli Stati Uniti, questa volta da parte delle aziende, rischia di scatenare nuove turbolenze.

Obbligazioni allettanti
I bassi tassi di interesse da una decina di anni a questa parte hanno permesso alle società americane di emettere importi record di obbligazioni con rendimenti allettanti per gli investitori. Un record di emissioni di bond aziendali che hanno innalzato l'indebitamento complessivo della Corporate America, arrivato ormai vicino al tetto record dei 10mila miliardi di dollari. Un livello “monstre” che equivale al 50% circa (il 47% per la precisione) del Pil Usa, come raccontato da Cnn e Washington Post.

Allarme indebitamento
L'economia americana è seduta dunque su una montagna di debiti. Nelle ultime settimane la Fed, il Fondo monetario internazionale e i principali investitori come il primo asset manager globale BlackRock hanno lanciato l'allarme per l'indebitamento delle società americane. Il pericolo non è immediato. Ma il livello è talmente elevato, ormai da talmente tanto tempo, che potrebbe far precipitare i mercati finanziari quando la prossima recessione dovesse colpire l'economia americana.

Agenzie di rating preoccupate
Alcune tra le più importanti società americane come AT&T, General Motors e la catena di farmacie di CVS Health sono molto indebitate. Debito che viene usato non per fare investimenti ma per pagare gli interessi agli investitori sui vecchi bond.
In questa montagna di debiti, le agenzie di rating segnalano con preoccupazione la forte crescita poi delle qualità di obbligazioni societarie a rischio BBB, appena un gradino sopra il rating “junk”, spazzatura. Una montagna da cui potrebbe fuoriuscire una valanga, prima o poi.
Secondo le stime di Standard & Poor's gli investitori hanno in mano quasi 4mila miliardi di obbligazioni societarie a rischio, di questa enorme cifra più del 50%, cioè qualcosa come 2,5mila miliardi di dollari, sono costituiti da bond di società americane.

La scure di Moody's su Ford, taglio rating a spazzatura

Danni collaterali
«Siamo seduti sulla cima di una bomba inesplosa ed è difficile sapere cosa potrà scatenare l'esplosione», dice Emre Tiftik, analista dell'Institute of International Finance. Secondo gran parte degli economisti e degli analisti i bond aziendali di bassa qualità da soli non causeranno una recessione. Ma potrebbero rendere più pesante la prossima crisi. «Sono i danni collaterali e le conseguenze impreviste della eccessiva dipendenza del sistema dalla liquidità della banca centrale» sostiene il capo economista di Allianz, Mohamed El-Erian.

8 dicembre 2019


di Morya Longo

Downgrade e interessi
Il presidente della Federal Reserve di Dallas, Robert Kaplan, a inizio settimana ha avvertito che due o tre downgrade dei rating sui corporate bond potrebbero far aumentare i timori degli investitori con la successiva prospettiva di un aumento degli interessi per continuare gli acquisti di titoli obbligazionari. Una prospettiva che potrebbe deprimere una economia già in rallentamento. «Siamo più vulnerabili con questo debito corporate così elevato», ha ammesso Kaplan, che prima di diventare presidente della Fed di Dallas era un banker in Goldman Sachs.

Emissioni in crescita
A settembre le aziende americane hanno emesso 220 miliardi di nuovi bond. Si è trattato del mese con il maggiore numero di emissioni da oltre due anni secondo la Fed. Aiutate dai bassi tassi di interesse le aziende americane hanno emesso obbligazioni per ricomprare le loro proprie azioni, per pagare alti dividendi agli azionisti e per le nuove acquisizioni, ha notato il Fondo monetario internazionale. Secondo i dati di Standard & Poor's negli ultimi cinque anni le aziende americane hanno speso più di 3mila miliardi in buyback azionari.

Rischio reale
Durante la crisi del 2009, le società con rating “BBB”, prima del livello “spazzatura”, avevano dovuto affrontare costi per ripagare il loro debito di quasi 7 punti percentuali in più rispetto alle società che detenevano bond con rating di qualità superiore. Oggi la differenza è tornata vicina a quei livelli, appena dell'1,4% in meno rispetto ai 7 punti percentuali della crisi dei mutui.

Il rischio che possa scatenarsi una valanga dalla montagna di debito corporate americano, con lo scatenarsi di una vendita incontrollata di titoli da parte degli investitori istituzionali, è reale. Anche perché negli ultimi dieci anni i fondi di investimento hanno triplicato le loro posizioni sulle obbligazioni societarie.

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