L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 dicembre 2019

Lo sport professionistico non sa nulla di doping, ... poi il ciclismo. Operazioni di guerra senza militari queste sono diventate le olimpiadi. E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni

Esclusione della Russia, e lo sport?


Povero Pierre de Coubertin, marchese, sicuramente si starà rigirando nella tomba! E si starà chiedendo se la sua idea circa il valore del partecipare superiore a quello del vincere non debba semplicemente essere considerata una pretta utopia. Al giorno d’oggi la parola d’ordine vigente rilegge la famosa massima in senso esattamente contrario: oggi la sola cosa che conta è vincere, in qualunque modo, a qualunque costo. È così sia.


Non ci è dato, per il momento, sapere come e se finirà l’esclusione degli atleti russi dalle competizioni olimpiche per ben quattro anni e, a ben vedere, comunque vada a finire, il risultato sarà lo stesso: se il malcostume russo di dopare i propri atleti al fine di vincere importanti competizioni e di falsificare in seguito i risultati delle analisi al fine di coprire il misfatto dovesse risultare vero, lo sport sarebbe morto; se, al contrario, qualche funzionario sportivo avesse falsificato i dati raccolti al fine di escludere gli atleti russi dalle competizioni o anche solo si fosse ingegnato nel produrre false conclusioni, per il medesimo scopo, lo sport sarebbe ugualmente morto.

La triste scelta è affidata a ciascuno di noi e ne va della nostra lealtà verso noi stessi. E purtroppo, comunque sia, siamo comunque sconfitti dal crollo dei valori. Quelli veri. Una sentenza in assenza di appello si prospetta davanti a noi: possibile che siamo arrivati al punto di saper mentire a noi stessi finendo per imbrattare quella che forse è l’ultima cosa pulita che ci rimane?

Ricordo, qualche anno fa, quando mi recai dal meccanico per un problema al deragliatore posteriore della mia fiammante Bianchi da corsa: mi era fermato davanti alla vetrina del rivenditore non so quante volte per almeno due anni, assistendo con malcelata emozione al variare delle soluzioni tecniche di quel meraviglioso intreccio di tubi e fili di colore azzurro, promettendomi che, la prossima stagione, sarebbe stata finalmente mia! All’epoca riuscivo a pedalare qualche sera estiva e qualche sabato mattina lungo le strade delle nostre bellissime vallate riuscendo nell’intento di espellere un po’ di quell’eccesso di grassi e di tossine accumulate nella sedentarietà del lavoro. Riparato il piccolo inconveniente
mi soffermai ad osservare una vetrinetta, all’interno del negozio, stracolma di bottigliette, barattoli e piccole scatole: “Si tratta della nostra piccola ‘farmacia’ per la vittoria” affermò il titolare del negozio e prese a enumerarmi le virtù dei vari prodotti. Uno serviva per mitigare lo sforzo prolungato, l’altro aiutava nello sforzo della breve durata, l’altro, assunto negli ultimi chilometri, ti forniva lo spunto per lo sprint finale è finì con l’affermare che i “consumatori” non erano certo i professionisti 
(quelli avevano ben altro…) 
ma i dilettanti, quelli come me che arrancavano lungo i tornanti della “Bordona” chiedendosi, fin troppo spesso: “Ma chi me lo fa fare!”.

Era solo l’inizio della menzogna a noi stessi. Forse non ci rendevamo ben conto, e non ci rendiamo conto, di quale sia il valore di una scelta.

(Mauro Magnani)

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