L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 dicembre 2019

NoTav - distribuite le prebende attraverso i bandi, l'opposizione non si scompone

La Val Susa ride e sorride

09.12.2019 - Andrea De Lotto

(Foto di Andrea De Lotto)

Domenica 8 dicembre, anniversario della presa di Venaus, sembra una ricorrenza da Risorgimento. Nel 2005, mi raccontano, passammo di qua, li fermammo di là, lì ci picchiarono forte, nasi rotti, feriti, ma alla fine la vittoria fu nostra e ogni anno la ricordiamo.

Sono sempre loro, colpiti dall’abbandono dei 5stelle si rialzano ancora una volta e nel rialzarsi ridono, ridono perché sanno che alla fine vinceranno, sanno che da 30 anni vedono passare governi, ministri, campagne elettorali e loro ricevono colpi o pacche sulle spalle, ma non si scompongono, vanno avanti.


Ieri novemila persone con un sole fantastico hanno sfilato in mezzo alle case di Susa, sorridendo davanti a chi ingrugnito li vede sfilare da 30 anni, sorridendo davanti alle bandiere e agli striscioni lungo il percorso, dietro un trattore con rimorchio che ha infilato nei pali del carrello una dozzina di gonfaloni dei Comuni, dietro i rispettivi sindaci con le fasce tricolori. Dietro tantissimi giovani, belli e belle, zaino in spalla, e poi le famiglie coi bimbi, gli anziani, quelli che da 30 anni conoscono la storia e sono pronti a raccontartela.



Raccontano che da due anni i lavori sono fermi, non ci sono operai, solo turni da 70 uomini delle forze dell’ordine che coprono i turni ogni 8 ore, quindi 210 uomini che paghiamo con le nostre tasse per far la guardia a un buco che non va avanti. Cercano di colpirci con le denunce, alcuni sono agli arresti domiciliari, e una di oro, Nicoletta Dosio, è in piazza come sempre, intervistata da radio e tv: sorride anche lei, incalza i giornalisti che fanno segno di tagliare, ma non c’è nulla da tagliare, bisogna dirla tutta.

Incontro Guido Fissore, l’ultima volta era con un bastone e zoppicava, gli avevano rotto una gamba nei cosiddetti “scontri”. Ora cammina, mi racconta: colpiscono a man bassa con le denunce, ad alcuni di noi hanno tolto la patente per tre anni, come fai a vivere qua senza patente? Immagino la loro solidarietà in quei casi. Sono gente arcigna e dolce allo stesso tempo.

Incontro Nicola, l’avevo visto in sciopero della fame, un’estate, sotto una tenda; erano in tre, col grande Turi Vaccaro il quale, mi dicono, è in galera in Sicilia per l’ennesimo protesta contro il Muos. Uomini fantastici.

Ci sono anche dei francesi che raccontano: “In effetti dalla parte francese non c’è un movimento altrettanto forte, bravi voi che tenete duro, vi appoggiamo ogni volta che possiamo”. E cantano in francese. Con i loro gilet gialli addosso.

Una manifestazione che inizia alle 12 sotto il sole tiepido e finisce alle 18 nel freddo delle serate di montagna, navette e auto riaccompagnano giù, c’è grande soddisfazione.




Alla fine I “Fornelli in lotta” hanno preparato una zuppa calda e delle frittelle fantastiche: in effetti delle bimbe con un megafono gridavano lungo il corteo: NON VOGLIAMO LE TRIVELLE, VOGLIAMO LE FRITTELLE!! Come non accontentarle, sono bellissime!

Slogan gridati anche nei boschi dove ci si incammina. “Sì – dice uno al megafono – perché quando tra 200 anni il genere umano sarà sparito, gli alberi si ricorderanno e commenteranno “Quelli erano dei fighi, ricordi? Ci avevano provato!””. La gente della Val Susa non sarà sufficiente a salvare il pianeta, ma a salvare la valle c’è già riuscita. Prendiamoli ad esempio.

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