L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 dicembre 2019

NoTav - Il M5S è un falso ideologico

INTERVISTA

Lele Rizzo, volto storico No Tav: «Delusi ma vivi e torneremo sul cantiere»

L’attivista: «M5s come gli altri. Anche Rifondazione e Verdi ci fecero promesse con la differenza che i 5 Stelle sono stati davvero a un passo e non hanno concluso»

di Massimo Massenzio
9 dicembre 2019 | 08:51

Lele Rizzo

«Oggi non erano importanti i numeri. Era fondamentale piantare un’altra bandierina e ripartire. Tutti insieme, come sempre» Per Lele Rizzo, volto storico della protesta No Tav, la marcia di domenica in Val Susa segna l’apertura di un nuovo capitolo.

Ci sarà ancora posto per il M5S?
«Nel posto dove stanno ora, no. Abbiamo sempre detto che non ci sono governi amici e, dopo tutto quello che è successo, adesso sono i nostri avversari. Poi vanno fatti dei distinguo a livello personale. Di certo non togliamo il saluto a chi si è sempre comportato onestamente nei nostri confronti».

C’è tanta rabbia per le promesse non mantenute?
«Più che rabbia delusione, l’ennesima. Sono venuti in tanti a fare campagna elettorale qui in Valle. Anni fa Rifondazione e Verdi fecero il pienone di voti, ma quando vennero richiamati all’ordine, si dimenticarono di tutto. Lo stesso è successo con i Cinquestelle. Con la differenza che loro sono arrivati davvero vicini all’obiettivo. Avevano il dito sul pulsante che poteva fermare quest’opera o per lo meno metterla in difficoltà. Ma hanno fatto scelte diverse».

Che cosa avrebbero dovuto fare?
«Ad esempio “tagliare la testa” a Telt con un semplice atto amministrativo. Pretendere norme più chiare. Spazzare i dubbi interpretativi sulle possibili infiltrazioni mafiose. Nulla di questo è stato fatto, preferendo portare una mozione in Parlamento, ben sapendo come sarebbe andata a finire. Adesso è tardi, quel bottone non esiste più».

Quali saranno le prossime mosse?
«Oggi abbiamo dimostrato che la Valle è compatta verso un obiettivo comune. Era fondamentale non lasciarsi prendere dalla delusione, il corteo dimostra che siamo vivi. Pronti a resistere come sempre con mille iniziative, sempre efficaci. Fra pochi mesi potrebbero ripartire i lavori, il cantiere dovrà allargarsi e noi ci faremo trovare pronti. Oggi si apre una nuova fase e i tanti giovani che sostengono questa causa sono una garanzia per il futuro».

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