L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 dicembre 2019

Questa volta è detto in tutti i modi che il Mes è una trappola per l'Italia solo gli euroimbecilli di lunga data continuano imperterriti a volerci portare nelle fauci degli squali

Il Mes sarà utile alle banche tedesche e francesi. Parla Antonio Pilati

2 dicembre 2019


Obiettivi espliciti e impliciti del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) secondo il saggista ed editorialista Antonio Pilati

“Una delle caratteristiche del Mes è che i suoi fondi di finanziamento vengono dati anche a istituti finanziari e non solo agli Stati. Questo mi fa supporre che il primo obiettivo sia utilizzarlo per prevenire crisi bancarie con epicentro in Germania e poi in Francia”.

Parola di Antonio Pilati, già commissario Antitrust e direttore dell’Istituto di economia dei Media della Fondazione Rosselli, e autore di saggi e analisi sull’evoluzione della governance europea a trazione tedesca.

L’autore del recente libro “La catastrofe delle élite”, a proposito del Mes, aggiunge: “Ma nel mezzo di una recessione o di una fase di difficoltà dell’economia europea e mondiale, si accenderebbero subito i fari sul debito pubblico italiano. Economia stagnante, alto debito pubblico, confusione politica sono tutte condizioni che, messe in evidenza dai nostri partner, potrebbero facilmente innescare reazioni negative dei mercati e disinvestimento dai nostri titoli di debito pubblico”.

Ecco di seguito un breve estratto dell’intervista del Sussidiario a Pilati (qui la versione integrale)

Costringendoci a chiedere l’aiuto del Mes, che per intervenire imporrebbe la ristrutturazione del debito.

Esattamente. Significa che il Mes agisce ancor prima di sovvenzionare lo Stato a rischio.

C’è un dettaglio non trascurabile: il nostro debito pubblico è al 70 per cento detenuto dalle banche italiane. 

Sì, e al tempo stesso i maggiori detentori esteri del nostro debito sono istituti francesi. Questo dà a Macron una leva negoziale pesante. Detto questo, non dobbiamo mai dimenticare il contesto nel quale si colloca questa vicenda.

Ci dica.

Da quando è scoppiata la crisi, o da quando la globalizzazione è diventata efficace e rampante, all’interno dell’Unione Europea prevale uno spirito di competizione tra gli Stati: Germania e Francia usano le regole europee per avere la supremazia continentale. Di questo in Italia abbiamo ancora poca coscienza.

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