L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 dicembre 2019

Un pò di sano realismo non fa mai male

ITALIA-RUSSIA
Lavrov a Roma, incontro con Di Maio: «Ci sono troppi giocatori in Libia»

Il ministro degli Esteri di Mosca al MED con il suo omologo italiano: «Abbiamo dei mercenari sul terreno? E allora gli americani?». Siria: «I curdi parlino con Damasco»

di Marta Serafini
6 dicembre 2019 (modifica il 6 dicembre 2019 | 22:51)


Inizia a Palazzo Madama la giornata romana del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ospite tra i più attesi al MED, con un incontro con il suo omologo italiano Luigi Di Maio. La questione più pressante per Roma è la crisi libica, anche in vista della conferenza di Berlino fissata per l’inizio del prossimo anno che, dopo Parigi e Palermo, dovrebbe tentare di raggiungere il cessate il fuoco. Alla richiesta di supporto da parte degli italiani, Lavrov risponde sottolineando, con un chiaro riferimento al generale Khalifa Haftar che non viene però citato, come la chiave per risolvere il conflitto sia l’inclusione di tutti gli attori perché «ci sono troppi giocatori e si sollevano troppe domande su chi è legittimo e chi più legittimo». Lavrov, come dirà pubblicamente nel pomeriggio, ritiene già ora la Conferenza di Berlino «un’occasione sprecata», perché i libici non sono stati invitati. Poi mette l’accento dell’importanza di coinvolgere gli Stati confinanti e l’Unione africana, mentre resta sullo sfondo l’accordo sui confini marittimi siglato a Istanbul tra il presidente Recep Tayyip Erdogan e il premier del governo di Tripoli (Gna) riconosciuto dall’Onu, Fayez al-Sarraj: «Un accordo tutto da dimostrare», lo definisce Di Maio.

La sanzione sul formaggio

Si discute anche di commercio e di sanzioni. Di Maio promette che «l’Italia si muove nel solco di Bruxelles ma intende promuovere anche una riflessione politica sugli effetti che le sanzioni — e le contro-sanzioni russe — stanno avendo sulle nostre aziende». Poi in conferenza stampa scandisce «la sanzione (russa, ndr) sul parmigiano va rimossa». Il ministro annuncia anche la visita a Mosca, in occasione dell’Innoprom, la fiera sulla tecnologia, segno — tanto quanto la foto scattata sul tetto di Palazzo Madama e postata sul suo profilo Instagram — della volontà di rinsaldare il legame con Mosca.

«L’avventura Nato»

Nel pomeriggio, dopo un passaggio a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte, Lavrov sale sul palco dell’Hotel Parco dei Principi, intervistato dall’editorialista del Corriere della Sera Franco Venturini e dal vicedirettore del Tg3 Riccardo Chartroux. Qui il ministro russo torna sulla questione libica. Dice che la crisi è dovuta alla «pericolosa avventura della Nato». E se la risposta alla domanda sulla presenza di mercenari russi in Libia è che «non si capisce come mai va bene che gli americani stiano nella regione senza invito», anche sulla Siria il giudizio è chiaro. «Soltanto un accordo con Damasco può risolvere i problemi che i curdi hanno in Siria. Spero che con questi zigzag americani i nostri amici curdi si convincano che non c’è un’altra soluzione».

Proteste popolari

Non solo. Alla domanda se le scelte di Trump non stiano in realtà avvantaggiando Mosca, la risposta va oltre i confini siriani: «Strumentalizzare le proteste popolari in paesi come Iran, Iraq, Libano o Venezuela per influenzare la situazione geopolitica è irresponsabile». E c’è anche una stilettata per agli alleati europei definiti «inaffidabili», perché «abbiamo avuto relazioni lavorative normali con la Nato e non siamo stati noi a deteriorarle».


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