L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 dicembre 2020

Il Grande Reset Occidentale

The Post Covid World, il progetto del WEF: “Resetting the Future of Work Agenda” – After “The Great Reset”. Un futuro diabolico ed orribile

Maurizio Blondet 3 Dicembre 2020 

traduzione automatica

di Peter Koenig

Il World Economic Forum (WEF) ha appena pubblicato (ottobre 2020) un cosiddetto White Paper, intitolato “ Resetting the Future of Work Agenda – in a Post-Covid World ”.

Questo documento di 31 pagine si legge come un progetto su come “eseguire” – perché un’esecuzione (o implementazione) sarebbe – “Covid-19 – The Great Reset” (luglio 2020), di Klaus Schwab , fondatore e CEO (dal fondazione del WEF nel 1974) e il suo socio Thierry Malleret .

Chiamano “Resetting the Future” un Libro bianco, il che significa che non è proprio una versione finale. È una specie di bozza, un pallone di prova, per misurare le reazioni delle persone. Sembra davvero il racconto di un boia. Molte persone potrebbero non leggerlo – non hanno consapevolezza della sua esistenza. Se lo facessero, andrebbero in armi e combatterebbero questo ultimo progetto totalitario, offerto al mondo dal WEF.

E promette un futuro terrificante per alcune -plus l’80% della popolazione (sopravvissuto). “1984” di George Orwell si legge come una fantasia benigna, rispetto a ciò che il WEF ha in mente per l’umanità.

Il lasso di tempo è di dieci anni – entro il 2030 – l’agenda delle Nazioni Unite 2021-2030 dovrebbe essere implementata.

Misure aziendali pianificate in risposta a COVID-19:
Un’accelerazione dei processi di lavoro digitalizzati, che porta all’84% di tutti i processi di lavoro come conferenze digitali o virtuali / video.
Circa l’83% delle persone è programmato per lavorare a distanza – cioè non più interazione tra colleghi – allontanamento sociale assoluto, separazione dell’umanità dal contatto umano.
Si prevede che circa il 50% di tutte le attività saranno automatizzate: in altre parole, l’input umano sarà drasticamente ridotto, anche durante il lavoro a distanza.
Accelerare la digitalizzazione dell’upskilling / reskilling (ad es. Fornitori di tecnologie per l’istruzione): il 42% dell’aggiornamento delle competenze o della formazione per nuove competenze sarà digitalizzato, in altre parole, nessun contatto umano – tutto su computer, intelligenza artificiale (AI), algoritmi.


Accelerare l’implementazione dei programmi di riqualificazione / riqualificazione – il 35% delle competenze è pianificato per essere “riqualificato” – cioè le competenze esistenti sono pianificate per essere abbandonate – dichiarato defunto.
Accelerare le trasformazioni organizzative in corso (es. Ristrutturazioni) – si prevede di “ristrutturare” il 34% degli attuali assetti organizzativi – o, in altre parole, le strutture organizzative esistenti saranno dichiarate obsolete – per fare spazio a nuovi set di quadri organizzativi strutture che garantiscono il massimo controllo su tutte le attività.
Riassegnare temporaneamente i lavoratori a compiti diversi: si prevede che toccherà il 30% della forza lavoro. Ciò significa anche scale retributive completamente diverse – molto probabilmente salari invivibili, che renderebbero anche il previsto “stipendio base universale” o “reddito di base” – un salario che ti consente a malapena di sopravvivere, un bisogno evidente. – Ma ti renderebbe totalmente dipendente dal sistema – un sistema digitale, dove non hai alcun controllo.
Ridurre temporaneamente la forza lavoro: si prevede che questo interesserà il 28% della popolazione. Si tratta di una cifra aggiuntiva sulla disoccupazione, sotto mentite spoglie, poiché il “temporaneo” non tornerà mai a tempo pieno.
Riduzione permanente della forza lavoro – 13% della forza lavoro ridotta in modo permanente.
Aumentare temporaneamente la forza lavoro – 5% – non c’è alcun riferimento a che tipo di forza lavoro – probabilmente manodopera non qualificata che prima o poi verrà sostituita anche dall’automazione, dall’intelligenza artificiale e dalla robotizzazione del posto di lavoro.
Nessuna misura specifica implementata – 4% – significa che solo il 4% rimarrà intatto? Dall’algoritmo e dai nuovi posti di lavoro diretti dall’IA? – per quanto piccola e insignificante sia la figura, suona come un “pio desiderio”, da non realizzare mai.
Aumentare permanentemente la forza lavoro – solo l’1% è proiettato come “forza lavoro in aumento permanente”. Questo ovviamente non è nemmeno cosmetici. È uno scherzo.

Questo è ciò che viene proposto, ovvero il processo concreto di implementazione di The Great Reset.

Il Great Reset prevede anche che uno schema di credito, in base al quale un debito personale sarà “condonato” – contro la consegna di tutti i beni personali a un ente o agenzia amministrativa – potrebbe essere il FMI.

Quindi, non possederesti nulla e sarai felice. Perché tutte le tue necessità saranno soddisfatte.

Inoltre, non dovrebbe venirti in mente di non essere d’accordo con il sistema, perché – ormai ognuno di voi è stato vaccinato con covid e nano-chip – in modo che con il 5G e presto il 6G, la vostra mente possa essere letta e influenzata.

Per favore, non chiamatela teoria della cospirazione. È un Libro bianco, un “rapporto autorevole” del WEF.

La DARPA – Defense Advanced Research Projects Agency, fa parte del Pentagono – e anni fa ha sviluppato la tecnologia. È solo questione di tempo per implementarlo. E verrà implementato, se noi, il popolo, non protestiamo – la disobbedienza civile di massa è nell’ordine – e questo piuttosto prima che poi.

Più aspettiamo con l’azione, più dormiamo in questo disastro umano assoluto.

*

Le relazioni sociali e umane vengono sviscerate.

Ciò ha diversi vantaggi per questo nuovo approccio “totalitario” del WEF all’umanità: il controllo dell’umanità.
Noi, il popolo, non possiamo ribellarci, non abbiamo più coesione tra di noi,
“We, The People”, sarà giocato l’uno contro l’altro – e c’è un controllo digitale assoluto sull’umanità – eseguito da una piccola super élite.
Non abbiamo accesso a questo controllo digitale: è ben oltre la nostra portata. L’idea è che ci cresceremo gradualmente dentro – quelli di noi che potrebbero sopravvivere. Entro una generazione o giù di lì, dovrebbe diventare la Nuova Normale .

L'”angolo di sopravvivenza” è un aspetto non menzionato direttamente né in The Great Reset, né nella “Guida all’implementazione” – ovvero nel Libro bianco “Resetting the Future of Work Agenda – in a Post-Covid World”.

Bill Gates, i Rockefeller, Kissinger e altri , non hanno mai nascosto la loro ferma opinione che il mondo sia sovrappopolato e che il numero di persone debba essere letteralmente ridotto. Abbiamo a che fare con eugenetisti.

Un metodo perfetto per ridurre la popolazione mondiale sono i programmi di vaccinazione avviati da Bill Gates e supportati dall’OMS. Scandali di tali disastrosi programmi di vaccinazione con conseguente morte di bambini sono stati registrati in India (negli anni ’90), Kenya (2014 e successivi) e in altre parti del mondo.

Vedi anche un TedTalk molto rivelatore di Bill Gates del febbraio 2010, ” Innovating to Zero “, proprio nel momento in cui è stato pubblicato il “Rapporto Rockefeller 2010” – lo stesso rapporto che ci ha fornito finora, il “Lock Step Scenario” – e lo stiamo vivendo adesso. Difficilmente protestando – il mondo intero – 193 paesi membri delle Nazioni Unite – è stato cooptato o costretto a seguire questo abietto abuso dei diritti umani su scala globale.

Ciò che entrambi i rapporti, The Great Reset e “Resetting the Future of Work Agenda” non menzionano è chi imporrà queste nuove regole draconiane? – Si suppone che siano le stesse forze che ora vengono addestrate per la guerra urbana e per reprimere rivolte e disordini sociali – sono la polizia e l’esercito.

Parte della nostra Organizzazione popolare per la disobbedienza civile, sarà su come concentrarsi e parlare con, educare, informare la polizia e l’esercito di ciò per cui saranno usati da questa piccola élite e che alla fine sono anche solo esseri umani , come tutti noi, quindi è meglio che si alzino in difesa del popolo, dell’umanità. Lo stesso deve essere fatto agli insegnanti e al personale medico: l’informazione, la verità senza restrizioni.

Questa è la sfida. Se ci riusciamo, il gioco finisce. Ma è una lunga strada.

La disinformazione dei media è brutale e potente e difficile da contraddire per “noi”, senza un budget considerevole per la contro-propaganda, e come gruppo di persone, che è sempre più diviso dagli stessi media. L’obbligo di indossare maschere e l’allontanamento sociale – ha già fatto nemici di ciò che eravamo, colleghi, amici, anche all’interno delle famiglie.

Questo stesso diktat è riuscito a creare spaccature, divisioni e discordie all’interno delle nostre società

Nessuna paura – ma distruggere letteralmente “Resetting the Future of Work Agenda” e “The Great Reset” – con un’alternativa umana che eliminerebbe organizzazioni come il WEF e le agenzie delle Nazioni Unite cooptate, come WHO, UNICEF, WTO, Banca mondiale, FMI e forse anche l’intero sistema delle Nazioni Unite. I leader politici e aziendali dietro questo progetto devono essere confrontati. Devono essere applicati i principi fondamentali del diritto internazionale, compresa Norimberga.

*

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Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. È anche uno specialista in risorse idriche e ambientale. Ha lavorato per oltre 30 anni con la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità in tutto il mondo nei settori dell’ambiente e dell’acqua. Insegna presso università negli Stati Uniti, in Europa e in Sud America. Scrive regolarmente per riviste online come Global Research; ICH; New Eastern Outlook (NEO) e altro ancora. È autore di Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed – fiction basata su fatti e su 30 anni di esperienza della Banca Mondiale in tutto il mondo. È anche coautore di The World Order and Revolution! – Saggi dalla Resistenza . È ricercatore associato del Center for Research on Globalization.

La fonte originale di questo articolo è Global Research
Copyright © Peter Koenig , Global Research, 2020

Siamo alle comiche finali, questi ci fanno o ci sono?

Ecco (finalmente) le linee guida per curare i pazienti Covid a casa

3 dicembre 2020


Il ministero della Salute ha pubblicato la circolare “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2”, con le indicazioni operative da mettere in atto tenuto conto dell’attuale evoluzione della situazione epidemiologica sul territorio nazionale

PREMESSA

L’infezione da SARS-CoV-2 è una condizione estremamente complessa per i meccanismi fisiopatogenetici connessi, per la molteplicità delle manifestazioni cliniche e per il ruolo giocato dalla risposta immunitaria dei soggetti.
Va, inoltre, ricordato che SARS-CoV-2 ha rappresentato, a tutti gli effetti, un patogeno sconosciuto alla comunità scientifica internazionale fino alla fine del mese di dicembre 2019 e la gestione clinica dei pazienti affetti da sintomi attribuibili al nuovo coronavirus (malati con COVID-19) è progressivamente evoluta nel tempo, riflettendo il progressivo accumularsi di informazioni relative al determinismo patogenetico della condizione morbosa, ai sintomi presentati dai pazienti e alle conoscenze che si sono andate via via accumulando nell’ambito dell’efficacia e delle tossicità correlate alle differenti terapie. In particolare, il trattamento si è articolato su approcci differenziati
che sono andati a coinvolgere:

• farmaci a potenziale attività antivirale contro SARS-CoV-2;
• farmaci ad attività profilattica / terapeutica contro le manifestazioni trombotiche;
• farmaci in grado di modulare la risposta immunitaria;
• infusioni di plasma mirate a un trasferimento di anticorpi neutralizzanti il legame tra il nuovo
coronavirus e il suo recettore espresso sulle cellule umane (ACE2).

Va anche opportunamente sottolineato che, ancora oggi, esistono larghi margini d’incertezza rispetto all’efficacia di alcuni degli approcci terapeutici sopramenzionati e l’uso delle differenti terapie piuttosto che l’assenza d’impiego delle stesse dipendono dalla severità delle manifestazioni cliniche presentate dai malati. Non casualmente, vi è forte raccomandazione che soprattutto i malati che presentano la sintomatologia più grave (pazienti ospedalizzati) vengano inclusi in clinical trials la cui conduzione è mirata a definire in maniera conclusiva il ruolo delle diverse opzioni di trattamento.

Formulate queste doverose premesse, il decorso clinico dell’infezione può essere riassumibile in tre fasi:
• una fase iniziale durante la quale SARS-CoV-2, dopo essersi legato ad ACE2 ed essere penetrato all’interno delle cellule dell’ospite, inizia la replicazione. Questa fase di solito si caratterizza clinicamente per la presenza di malessere generale, febbre e tosse secca. I casi in cui il sistema immunitario dell’ospite riesce a bloccare l’infezione in questo stadio (la maggior parte) hanno un decorso assolutamente benigno;

• la malattia può poi evolvere verso una seconda fase, caratterizzata da alterazioni morfofunzionali a livello polmonare causate sia dagli effetti citopatici del virus sia dalla risposta immunitaria dell’ospite. Tale fase si caratterizza per un quadro di polmonite interstiziale, molto spesso bilaterale, associata ad una sintomatologia respiratoria che nella fase precoce è generalmente limitata, ma che può, successivamente, sfociare verso una progressiva instabilità clinica con insufficienza respiratoria. Il fenomeno della cosiddetta “ipossiemia silente”, caratterizzato da bassi valori di ossigenazione ematica in assenza di sensazione di dispnea soggettiva, è caratteristico di questa fase di malattia;

• questo scenario, in un numero limitato di persone, può evolvere verso un quadro clinico ingravescente dominato dalla tempesta citochinica e dal conseguente stato iperinfiammatorio, che determina conseguenze locali e sistemiche e rappresenta un fattore prognostico negativo
producendo, a livello polmonare, quadri di vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione dei piccoli vasi ed evoluzione verso lesioni polmonari gravi e, talvolta, permanenti (fibrosi polmonare). Le fasi finali di questo gravissimo quadro clinico portano ad una ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome) grave e in alcuni casi all’innesco di fenomeni di coagulazione intravascolare disseminata. In questa fase, si è osservata un’alterazione progressiva di alcuni parametri infiammatori quali PCR, ferritina, e citochine pro-infiammatorie (IL2, IL6, IL7,
IL10, GSCF, IP10, MCP1, MIP1A e TNFα) e coagulativi quali aumentati livelli dei prodotti di degradazione della fibrina come il D-dimero, consumo di fattori della coagulazione, trombocitopenia.

Sulla base di queste tre fasi patogenetiche, i National Institutes of Health (NIH) statunitensi hanno formulato una classificazione, fondata anche su criteri radiologici con i limiti e le difficoltà legate alla realizzazione di queste indagini in una situazione pandemica, in cui si individuano 5 stadi clinici della malattia COVID-19, riassunti nella Tabella 1.

Tabella 1: stadi clinici della malattia COVID-19 in base alla classificazione NIH.

Le conoscenze maturate a oggi sull’infezione da SARS-CoV-2 e sul suo decorso evolutivo hanno permesso di porre le basi per una stratificazione dei pazienti in base al rischio di ospedalizzazione.

I dati di letteratura attualmente disponibili hanno evidenziato un’associazione significativa tra l’incidenza di forme clinicamente severe d’infezione da SARS-Cov2 e l’età avanzata (soprattutto oltre i 70 anni d’età), il numero e la tipologia di patologie associate, il sesso maschile e la latenza tra l’inizio dei sintomi e la prima valutazione medica.

I pazienti affetti da patologie quali ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, diabete mellito, insufficienza renale e malattia coronarica sono più a rischio di sviluppare manifestazioni severe dell’infezione da SARS-CoV-2. Questi pazienti, così come quelli affetti da patologie respiratorie croniche e da insufficienza renale cronica preesistente, hanno, inoltre, una prognosi più sfavorevole.

La Cleveland Clinic ha condotto uno studio con lo scopo di sviluppare un modello statistico che possa stimare il rischio di ospedalizzazione di un paziente affetto da SARS-CoV-2. Lo studio ha portato alla realizzazione di un algoritmo di calcolo (https://riskcalc.org/COVID19Hospitalization/) che, sulla base di dati anagrafici, clinici e anamnestici, permette di quantificare questo rischio. Pur con i limiti intrinsecamente legati agli schematismi tipici degli algoritmi e sottolineando la necessità d’integrare le informazioni presenti nell’algoritmo con le connotazioni cliniche e socioassistenziali peculiari del paziente e non presenti nell’algoritmo, lo strumento può fornire utili indicazioni sul potenziale profilo di rischio del soggetto che ha sviluppato infezione da SARS-CoV-2.

SCENARI DI GESTIONE DOMICILIARE

Anche in occasione di questa seconda ondata pandemica, esiste la necessità di razionalizzare le risorse al fine di poter garantire la giusta assistenza a ogni singolo cittadino in maniera commisurata alla gravità del quadro clinico.

Una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi consente di attuare un flusso che abbia il duplice scopo di mettere in sicurezza il paziente e di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso.

I Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS), grazie alla presenza capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, sia in termini sanitari che in termini sociali, devono giocare, in stretta collaborazione con il personale delle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e con eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, un ruolo cruciale nell’ambito della gestione assistenziale dei malati COVID-19 rispetto ai seguenti aspetti:

• identificazione dei soggetti a rischio di contagio da SARS-CoV-2;
• segnalazione ai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali (ASL) / aziende territoriali sanitarie (ATS), dei casi sospetti nei quali è richiesta l’esecuzione di testdiagnostico. La circolare del 3 novembre 2020 “Indirizzi operativi per l’effettuazione dei test antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale (MMG) e i pediatri di libera scelta (PLS)” dispone l’esecuzione di test diagnostici da parte del MMG o PLS per i propri assistiti. I MMG e PLS, utilizzando le funzionalità del Sistema Tessera Sanitaria, anche attraverso sistemi di interoperabilità, predispongono il referto elettronico relativo al tampone eseguito per ciascun assistito, con l’indicazione dei relativi esiti nonché, nel caso di esito positivo e in via opzionale, dei dati di contatto dell’assistito;
• identificazione delle condizioni abitative e familiari che possono rendere non applicabile l’isolamento domiciliare;
• monitoraggio e gestione domiciliare dei pazienti che non richiedono ospedalizzazione;
• istruzione dei pazienti sull’utilizzo di presidi di monitoraggio a domicilio;
• prescrizione di norme di comportamento e terapie di supporto;
• istituzione di un’alleanza terapeutica con il paziente e con il caregiver;
• identificazione precoce di parametri e/o condizioni cliniche a rischio di evoluzione della malattia con conseguente necessità di ospedalizzazione;
• realizzazione di test diagnostici rapidi per screening di contatto stretto di caso o per riammissione in comunità di contatto stretto di caso e asintomatico secondo le indicazioni della circolare n. 35324 del 30 ottobre 2020 “Test di laboratorio per SARS-CoV-2 e loro uso
in sanità pubblica”;
• identificazione degli assistiti >70 anni e portatori di 3 o più patologie a rischio;
• identificazione degli assistiti portatori di patologia a rischio (ad esempio neoplasia, obesità morbigena, condizioni psichiatriche gravi).

Si ribadisce che, nella gestione di tutte le problematiche soprariportate per ridurre la pressione sulle strutture di pronto soccorso e poter mantenere negli ospedali tutte le attività ordinarie, è opportuno che il personale delle USCA operi in stretta collaborazione fornendo supporto ai MMG e PLS.

Rispetto alle attività sopramenzionate e al ruolo giocato dalle USCA, è opportuno richiamare il Decreto Legge del 9 Marzo 2020 numero 14/20, e più specificatamente l’articolo 8, comma 1, prevede che: “Al fine di consentire al Medico di medicina generale o al Pediatra di libera scelta o al Medico di continuità assistenziale di garantire l’attività assistenziale e ordinaria, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano istituiscono, entro 10 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto presso una sede di continuità assistenziale già esistente, un’unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero”.

Per i pazienti con malattia lieve, è indicata la sorveglianza domiciliare da parte del MMG, coadiuvato da un membro della famiglia. Una valutazione del contesto sociale (condizioni domiciliari generali, presenza di caregiver) deve, pertanto, essere parte essenziale dell’iniziale valutazione. I pazienti e i membri della famiglia dovranno essere educati in merito all’igiene personale, alle misure di
prevenzione e controllo delle infezioni, e a come correttamente approcciare una persona con infezione da SARS-CoV2 in modo da evitare la diffusione dell’infezione ai contatti. Il MMG o PLS deve anche rilevare la presenza di eventuali fattori che possano rendere il paziente più a rischio di deterioramento e, in particolare, è fondamentale considerare e documentare la presenza di comorbosità.

I pazienti a basso rischio sono definiti dall’assenza di fattori di rischio aumentato (ad esempio patologie neoplastiche o immunodepressione) e sulla base delle seguenti caratteristiche:
• sintomatologia simil-influenzale (ad esempio rinite, tosse senza difficoltà respiratoria, mialgie, cefalea);
• assenza di dispnea e tachipnea (documentando ogni qualvolta possibile la presenza di una SpO2 > 92%);
• febbre £38 °C o >38°C da meno di 72 ore;
• sintomi gastro-enterici (in assenza di disidratazione e/o plurime scariche diarroiche);
• astenia, ageusia / disgeusia / anosmia.

Per rendere omogenea e confrontabile la valutazione iniziale del paziente è, quindi, importante utilizzare uno score che tenga conto della valutazione di diversi parametri vitali. Uno degli score utilizzabili, anche al fine di adottare un comune linguaggio a livello nazionale è il Modified Early Warning Score (MEWS, Tabella 2), il quale ha il pregio di quantificare la gravità del quadro clinico osservato e la sua evoluzione, pur dovendosi tenere in conto eventuali limiti legati, per esempio, alla valutazione dello stato di coscienza in soggetti con preesistente deterioramento neurologico. Il MEWS, in associazione al dato pulsossimetrico a riposo o sotto sforzo, può essere utilizzato oltre che nella valutazione iniziale anche durante il periodo di follow-up.

Tabella 2: Modified Early Warning Score

L’instabilità clinica è correlata all’alterazione dei parametri fisiologici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura corporea, livello di coscienza, saturazione di ossigeno) e permette di identificare il rischio di un rapido peggioramento clinico o di morte. Attraverso la scala MEWS, i pazienti vengono stratificati nei seguenti gruppi di rischio:

• rischio basso / stabile (score 0-2);
• rischio medio / instabile (score 3-4);
• rischio alto / critico (score 5).

La valutazione dei parametri al momento della diagnosi di infezione e il monitoraggio quotidiano, anche attraverso approccio telefonico, soprattutto nei pazienti sintomatici lievi è fondamentale poiché circa il 10-15% dei casi lievi progredisce verso forme severe.

MONITORAGGIO DELLA SATURAZIONE DELL’OSSIGENO A DOMICILIO ATTRAVERSO IL PULSOSSIMETRO

L’utilizzo clinico del pulsossimetro è validato da decenni di uso diffuso nelle strutture ospedaliere.In pazienti sani adulti, non fumatori, è considerata normale una saturazione superiore a 95%. Con l’aumentare dell’età, in particolare dopo i 70 anni, la capacità di saturazione ossiemoglobinica si può ridurre e presentare valori al di sotto di 94%, in particolare se concomitano patologie polmonari e/o cardiovascolari. I pazienti affetti da COVID-19 a maggior rischio di mortalità sono quelli che si presentano con livelli più bassi di ossigenazione ematica. La pulsossimetria domiciliare, eventualmente complementata da una valutazione sotto sforzo in casi selezionati (ad esempio con il “test della sedia” o con il “test del cammino”, vedi sotto), fornisce un’informazione medica di cruciale importanza per identificare la cosiddetta “ipossiemia silente”, cioè la condizione clinica caratterizzata da bassi livelli ematici di ossigeno in assenza di significativa sensazione soggettiva di dispnea e di rilevazione di segni di iniziale impegno respiratorio (tachipnea, alitamento delle pinne nasali, utilizzo di muscoli accessori per la respirazione, rientramenti al giugolo, rientramenti intercostali e sottocostali) tipica di COVID-19 e il conseguente rapido peggioramento clinico del paziente. Per converso, valori normali della pulsossimetria forniscono un’informazione affidabile e quantitativa in grado di rendere più sicura la gestione domiciliare. L’utilizzo diffuso del pulsossimetro potrebbe ridurre gli accessi potenzialmente inappropriati ai servizi di pronto soccorso degli ospedali, identificando nel contempo prontamente i pazienti che necessitano di una rapida presa in carico da parte dei servizi sanitari. Rimandando a documenti specifici presenti nella bibliografia riportata al termine di questo documento, si sottolinea la relativamente facile realizzabilità del “test del cammino” (che si effettua facendo camminare l’assistito per un massimo di 6 minuti lungo un percorso senza interruzione di continuità di 30 metri monitorando la saturazione dell’ossigeno) o del “test della sedia” (che consiste nell’utilizzo di una sedia senza braccioli, alta circa 45 cm, appoggiata alla parete: il paziente, senza l’aiuto delle mani e delle braccia, con le gambe aperte all’altezza dei fianchi, deve eseguire in un minuto il maggior numero di ripetizioni alzandosi e sedendosi con gambe piegate a 90 gradi, monitorando la saturazione dell’ossigeno e la frequenza cardiaca mediante un pulsossimetro)
per documentare la presenza di desaturazione sotto sforzo.

Sulla base dell’analisi della letteratura scientifica disponibile ad oggi e sulla base delle caratteristiche tecniche dei saturimetri disponibili in commercio per uso extra-ospedaliero, si ritiene di considerare come valore soglia di sicurezza per un paziente COVID-19 domiciliato il 92% di saturazione dell’ossigeno (SpO2) in aria ambiente. Infatti, valori di saturazione superiori a questo limite hanno una assai bassa probabilità di associarsi a un quadro di polmonite interstiziale grave. Inoltre, il margine medio di accuratezza dei saturimetri commerciali è stimabile nell’ordine di ± 4%. L’insieme di queste considerazioni giustifica la raccomandazione dell’adozione della soglia del 92%, invece del valore del 94% riportato nella classificazione NIH. Nel contesto di valutazione del paziente, si valorizzeranno anche i parametri relativi ad alterazioni marcate della frequenza respiratoria e cardiaca (vedi MEWS riportato sopra).

Le caratteristiche minime richieste per un pulsossimetro da utilizzare in modo affidabile in ambiente extra-ospedaliero sono le seguenti:
• tipologia di dispositivo portatile, con peso e dimensioni contenute;
• adeguato grado di protezione da urti ed infiltrazione di fluidi (classe IPX);
• rilevazione e monitoraggio di frequenza cardiaca saturazione (SpO2);
• idoneo per uso adulto e pediatrico;
• display integrato per la visualizzazione dei parametri rilevati, chiaramente distinguibili;
• funzionamento a batteria (preferibilmente ricaricabile) con elevata autonomia;
• auspicabili algoritmi specifici per una accurata rilevazione del segnale anche in condizioni
difficili (ad esempio interferenze elettriche, movimento, luce, bassa perfusione);
• funzionamento senza materiale di consumo (sensori) dedicato;
• facilmente sanificabile e resistente agli urti;
• preferibile la predisposizione per interfacciamento con dispositivi esterni per trasferimento dati acquisiti tramite protocollo bluetooth o equivalente (utilizzo in protocolli di teleassistenza sulla base dei modelli organizzativi regionali e aziendali);
• marcatura CE come Dispositivo Medico ai sensi della normativa vigente, con classe di rischio non inferiore a IIA.

Il monitoraggio delle condizioni cliniche e della saturazione dell’ossigeno andrà proseguito nel soggetto infettato da SARS-CoV-2 per tutta la durata dell’isolamento domiciliare, in rapporto alle condizioni cliniche e all’organizzazione territoriale. Il paziente dovrà essere istruito sulla necessità di comunicare una variazione dei parametri rispetto al baseline e, in particolare, dovrà comunicare valori di saturazione di ossigeno inferiori al 92%. Qualora venga esclusa la necessità di ospedalizzazione, potrà essere attivata, con tutte le valutazioni prudenziali di fattibilità del caso, la fornitura di ossigenoterapia domiciliare.

Nel caso di aggravamento delle condizioni cliniche, durante la fase di monitoraggio domiciliare, andrà eseguita una rapida e puntuale rivalutazione generale per verificare la necessità di una ospedalizzazione o valutazione specialistica, onde evitare il rischio di ospedalizzazioni tardive. È largamente raccomandabile che, in presenza di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale (mascherine, tute con cappuccio, guanti, calzari, visiera), i MMG e i PLS, anche integrati nelle USCA, possano garantire una diretta valutazione dell’assistito attraverso l’esecuzione di visite domiciliari.

Una rappresentazione schematica del monitoraggio del soggetto infettato da SARS-CoV-2 e della dinamica possibilità di transizione da paziente a basso rischio a paziente con un quadro in evoluzione peggiorativa tale da richiedere o una modifica della terapia o un riferimento a strutture di pronto soccorso è delineato nello schema sotto-riportato.


PRINCIPI DI GESTIONE DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA

Le presenti raccomandazioni si riferiscono alla gestione farmacologica in ambito domiciliare dei casi
lievi di COVID-19 e si applicano sia ai casi confermati, sia a quelli probabili, secondo la definizione
WHO sotto riportata (7/08/2020):
• caso confermato: un caso con una conferma di laboratorio per infezione da SARS-CoV-2, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici;
• caso probabile: un caso che presenta criteri clinici compatibili con COVID-19 e abbia avuto un contatto probabile o confermato con un caso certo; un caso sospetto con imaging del torace suggestivo per COVID-19 (da realizzarsi al meglio in hotspot territoriali dedicati o già esistenti o da crearsi allo scopo ove inviare i pazienti per accertamenti radiologici ed esami di primo livello per evitare per quanto possibile il ricorso a strutture sanitarie di pronto soccorso); un caso con recente insorgenza di anosmia o ageusia non altrimenti spiegabile.

Per caso lieve si intende: presenza di sintomi come febbre (>37.5°C), malessere, tosse, faringodinia, congestione nasale, cefalea, mialgie, diarrea, anosmia, disgeusia, in assenza di dispnea, disidratazione, alterazione dello stato di coscienza. Occorre sottolineare che i soggetti anziani e quelli immunodepressi possono presentare sintomi atipici e quindi vanno valutati con particolare attenzione e cautela. Inoltre, come già ribadito, i soggetti ad alto rischio di progressione, necessitano di una valutazione specifica sulla base dei rispettivi fattori di rischio individuali.

In linea generale, per soggetti con queste caratteristiche cliniche non è indicata alcuna terapia al di fuori di una eventuale terapia sintomatica di supporto.

In particolare, nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, sulla base delle informazioni e dei dati attualmente disponibili, si forniscono le seguenti indicazioni di gestione clinica:

• vigile attesa;
• misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno tramite pulsossimetria;
• trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo);
• appropriate idratazione e nutrizione;
• non modificare terapie croniche in atto per altre patologie (es. terapie antiipertensive, ipolipemizzanti, anticoagulanti o antiaggreganti), in quanto si rischierebbe di provocare aggravamenti di condizioni preesistenti;
• i soggetti in trattamento immunosoppressivo cronico in ragione di un precedente trapianto di organo solido piuttosto che per malattie a patogenesi immunomediata, potranno proseguire il trattamento farmacologico in corso a meno di diversa indicazione da parte dello specialista curante;
• non utilizzare routinariamente corticosteroidi;
• l’uso dei corticosteroidi è raccomandato nei soggetti con malattia COVID-19 grave che necessitano di supplementazione di ossigeno. L’impiego di tali farmaci a domicilio può essere considerato solo in quei pazienti il cui quadro clinico non migliora entro le 72 ore, in presenza di un peggioramento dei parametri pulsossimetrici che richieda l’ossigenoterapia;
non utilizzare eparina. L’uso di tale farmaco è indicato solo nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto;
non utilizzare antibiotici. Il loro eventuale uso è da riservare solo in presenza di sintomatologia febbrile persistente per oltre 72 ore o ogni qualvolta in cui il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica, o, infine, quando l’infezione batterica è dimostrata da un esame microbiologico;
non utilizzare idrossiclorochina la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici controllati fino ad ora condotti;
non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell’ambiente.

Non esistono, ad oggi, evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi,
raccomandato.

Per una più completa valutazione delle diverse categorie di farmaci da utilizzare nelle diverse fasi della malattia in relazione alle prove di efficacia disponibili, si fornisce di seguito una panoramica generale delle linee di indirizzo AIFA sulle principali categorie di farmaci. Le raccomandazioni fornite riflettono la letteratura e le indicazioni esistenti. Si basano anche sulle Schede Informative AIFA che sono aggiornate in relazione alla rapida evoluzione delle evidenze scientifiche




Quando c'è malafede si inventa di tutto per portare acqua al proprio mulino. Il Mes è indigeribile in tutto e nessuno ci obbliga ad approvarlo

SPY FINANZA/ Le verità scomode su Mes e banche italiane

Pubblicazione: 03.12.2020 - Mauro Bottarelli

Non si può dare la colpa alla Germania o all’Olanda se ora l’Italia si trova in una situazione per cui il Mes appare come una trappola

Palazzo Chigi (Lapresse)

In tedesco esiste una parola che trovo straordinariamente azzeccata per descrivere la situazione italiana (sì, sto derogando alla mia promessa, ma spero che capirete come siano le contingenze stesse a richiederlo): zugzwang. Sembra cinese, lo so. Ma non lo è: significa obbligato a muovere e si riferisce a una situazione nel gioco degli scacchi in cui un giocatore si trova in difficoltà, perché qualsiasi mossa faccia è costretto a subire lo scacco matto oppure una perdita, immediata o a breve termine. Insomma, usando una terminologia anglosassone, una situazione lose-lose.

Normalmente negli scacchi avere la mossa è un vantaggio, in quanto il giocatore può decidere quali attacchi o difese portare avanti. Lo zugzwang si verifica quando non ci sono mosse vantaggiose possibili, spesso nei finali di partita, stante il ridotto numero di pezzi rimasti sulla scacchiera (e, di conseguenza, quello di mosse possibili). Ecco, l’Italia di fine 2020 è nel pieno di un esiziale e terminale zugzwang. Sgradevole sensazione, lo ammetto. Ma scaricare le colpe sugli altri o, peggio, negarne l’evidenza non migliora le cose. Anzi. L’ultimo esempio al riguardo si riferisce ancora al totem del Mes, questa volta declinato in riforma del meccanismo salva-Stati cui l’Italia ha appena aderito, salvo innescare l’ennesima tragedia greca in vista del passaggio parlamentare del 9 dicembre.

La questione appare cristallina nella sua negatività: il Mes e l’intero processo della sua revisione appaiono deleteri per il nostro Paese e, come al solito, nasconderebbero chissà quale trucco della Germania per fregarci e renderci schiavi. Ovviamente, alla luce del coté predatorio nei confronti dei nostri gioielli industriali. E delle nostre banche. E partiamo proprio da queste ultime. Certamente un boccone appetibile, quantomeno per due ragioni: primo, il numero astronomico del risparmio privato del nostro Paese. Secondo, la capillare rete di filiali, di fatto una sorta di controllo del territorio attraverso i conti correnti. Nessuno lo nega. Anzi. C’è però una questione di fondo: è colpa della Germania, dell’Olanda o magari del destino cinico e baro se le nostre banche sono stracolme di sofferenze e Btp e costrette quindi a barcamenarsi, fra strette creditizie e aumenti di capitale ciclici, accompagnati da dolorosi processi di ristrutturazione dei costi?

Forse no. Magari il doom loop fra debito pubblico e sistema bancario è responsabilità primariamente nostra in quanto italiani, cosa dite? E anche l’abuso di crediti allegri ai soliti noti poi seguiti da draconiane contrazioni del meccanismo di trasmissione verso i poveri cristi è un problemino storico del nostro Paese, oltretutto uno dei più seri, perché equivale a un regime alimentare nel quale si passa ciclicamente da abbuffate pantagrueliche e diete di pane e acqua. Il fisico, nemmeno a dirlo, ne risente. Eccome.

Il Mes servirà sì a salvare le banche ma quelle degli altri, ecco l’ultimo mantra in circolazione per tramutare il Mes nel male assoluto, il Darth Vader dell’Impero eurocratico a guida teutonica. Davvero? Primo, occorre partire dal presupposto che basterebbe comportarsi in modo tale da non aver bisogno di ricorrere al Mes, condizione che risolverebbe il problema alla radice. Secondo, i cercatori seriali di alibi rimproverano al fondo salva-Stati nuova versione il peccato originale di operare come paracadute del sistema creditizio solo in caso il Paese che ne necessitasse, avesse contemporaneamente i conti a posto. Altrimenti, il destino è quello di diventare prede a prezzo di saldo della concorrenza estera. Lo ammetto, un quadretto allarmista che ha il suo fascino. Fa presa, soprattutto in tempi di crisi economica da pandemia. Ma anche qui, fermatevi e riflettete: voi, prima di prestare denaro a qualcuno, non vorreste delle garanzie di base, anche minime, fossero solo la sua parola e una stretta di mano?

Usciamo dall’equivoco, una volta per tutte: avere i conti in ordine dovrebbe essere un dovere morale, un imperativo primario di un Paese e della sua classe dirigente, non un vezzo da primi della classe di cui vergognarsi. Perché appare quantomeno patetico, se non direttamente in malafede, scomodare l’esempio tedesco di efficacia dei ristori per crocifiggere l’esecutivo Conte e poi condannare i conti in ordine, quasi fossero sintomo di predatoria austerity: se Berlino ha potuto operare con quella magnitudo e velocità di intervento per la propria economia reale è proprio perché ha il bilancio in salute (è in salute perchè è il deus ex machina del Progetto Criminale dell'Euro a cui ha aderito il corrotto euroimbecille Pd prendendo per il culo la gente dicendo che Euroimbecilandia è il paese del bengodi)  . E una ratio debito/Pil che, anche al netto dello scostamento monstre in atto e previsto per il 2021, resta ampiamente sotto quota 100%. Ampiamente. La nostra un po’ meno, invece.

E infatti, ecco la geniale intuizione: tentare l’assalto al cielo e chiedere alla Bce di cancellare il debito riconducibile direttamente alla crisi pandemica. Un’idiozia, ovviamente. Una violazione dei Trattati, ovviamente. Ma, soprattutto, un pericoloso gesto di disvelamento del proprio approccio ai problemi: ovvero, dribblandoli con la perizia di uno slalomista o scaricando le responsabilità e le origini degli stessi su altri. Generalmente, i tedeschi brutti e cattivi. Guardate questi due grafici, i quali mostrano le due facce della stessa medaglia. Il primo svela il truccchetto che la Banca centrale turca pose in essere nell’estate del 2019 per gonfiare artificialmente il livello delle sue riserve estere, ovvero contemplando nel calcolo gli swaps. Il secondo mostra la dinamica del nostro debito pubblico lordo denominato in triliardi di euro (linea rossa) e quella magicamente aggiustata in base alle detenzioni dello stesso presso la Banca centrale (linea blu), ovviamente fattorizzando una cancellazione dello stesso come auspicato da qualche premio Nobel incompreso.



Scusate, in linea teorica e di principio, quale differenza sostanziale esiste fra i magheggi messi in campo da un Recep Erdogan disperato e quello proposto da David Sassoli e fatto suo dal ministro Fraccaro? Nessuna. E quale differenza esiste, concettualmente, con lo swap fatto dalla Grecia post-Olimpiadi con Goldman Sachs e che ha portato all’esplosione della crisi sovrana del 2010-2012 che quasi mandò in pezzi l’eurozona? Nessuna. Negazione della realtà. Conti truccati o aggiustati con maquillage finanziario o politico, degno del miglior Fausto Tonna.

Certo, partendo da questi presupposti è un po’ dura credere di poter accedere eventualmente al paracadute bancario del Mes, non vi pare? La questione però non è che i Paesi del Nord, furbi come volpi, vogliono assaltare la nostra cassaforte dopo averci fregato la combinazione in ambito di condivisione dati europea, bensì che noi siamo perennemente in difetto rispetto ai criteri minimi. Signori, senza una deroga grossa come una casa sulla capital key e sul limite per emittente, nemmeno il piano Pepp della Bce avrebbe garantito al nostro spread di essere oggi ancora sotto quota 200 punti base: ma se ieri mattina il nostro decennale prezzava lo 0,70% di rendimento sul mercato e quello di Spagna e Portogallo poco più dello 0%, una ragione ci sarà. Oppure è tutto un complotto generale contro di noi, talmente diabolico da contemplare anche la partecipazione di Madrid e Lisbona? (il libero mercato è gestito dalla Bce e se i differenziali sono questi un motivo ci sarà? vero?)

E in tal senso, parlando ancora di banche, come valutare la questione Unicredit dopo l’addio di Jean Pierre Mustier? Certo, l’uomo è caratterialmente quello che è. E, come mi fa notare un uomo con 30 anni di esperienza nel settore, non è detto che chi è stato in grado di risolvere le emergenze, poi sia anche in grado di costruire una nuova casa. Verissimo. Inoltre, è sacrosanta verità che le banche senza nocciolo duro vedano spesso e volentieri gli azionisti diventare volubili: come spiegare, altrimenti, il repentino cambio di indirizzo del Consiglio rispetto alla strategia sulle acquisizioni? Facile: di fronte a un mondo della politica che ti porge sul piatto d’argento l’aiuto che richiedevi, perché farle la guerra su Mps in punta di un impegno di guidance preso in sede di Cda? È forse colpa del tedeschi, se il sistema bancario italiano fa riferimento a Palazzo Chigi e a via XX Settembre, più che alle leggi di mercato? Jean Pierre Mustier con la sua opposizione all’operazione statalista su Mps ha soltanto voluto rimarcare questa anomalia: in maniera decisamente netta.

L’Italia dei carrozzoni piange perché il paracadute bancario del Mes rischia di vederla esclusa o preda: pensarci prima e non mettersi nelle condizioni di recitare quei ruoli, pareva brutto? Jean Pierre Mustier ha di fatto cominciato il suo avvicinamento alla porta d’uscita con la nomina di Pier Carlo Padoan a presidente del Cda di Unicredit, atto che più politico e meno rispondente alle logiche di mercato non si poteva compiere. L’ex ministro ha infatti un unico ruolo: essere garante supremo del fatto che l’affaire Mps-Unicredit vada in porto. Punto. Colpa della Germania, forse? Magari dell’Olanda? Signori, credete pure a tutte le narrative auto-assolutorie che volete, tanto abbondano e offrono anche svariate declinazioni e sfumature di complottismo anti-italico. Si abbinano a tutto, insomma. Poi, però, fermatevi e rendetevi conto di una cosa, testimoniata dal nostro spread inchiodato in area 120, nonostante tutti gli sforzi della Bce: siamo di fronte al nostro zugzwang. E ci tocca muovere.

Monte dei Paschi di Siena - l'omicidio di David Rossi deve rimanere impunito l'ha deciso la magistratura di Firenze prima quella di Genova poi. Il de profundis lo dirà il Consiglio Superiore della Magistratura e il suo Presidente Mattarella Mattarella. Giustizia malata, fanno bene i cittadini a diffidare delle autorità, delle istituzioni


News2 Dicembre 2020 di: Cristiano Mais

DAVID ROSSI / GENOVA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE. VERGOGNA

David Rossi, la vergogna.

Giustizia fatta a pezzi, verità calpestata, ammazzato due volte il responsabile delle relazioni esterne del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, volato già sette anni fa dal quarto piano di Palazzo Salimbeni.

Adesso la procura di Genova, dopo un paio d’anni d’indagini, chiede l’archiviazione sul depistaggio condotto in quella di Siena, che per due volte – a sua volta – aveva chiesto l’archiviazione del caso, optando per il “suicidio”, quando esiste una mole schiacciante di prove che documentano con chiarezza l’omicidio.

Resta solo lo straccio di un rinvio del fascicolo al CSM, che dovrà valutare l’eventuale responsabilità di alcuni magistrati in merito ad un filone d’indagine, quella dei festini a base di trans, come era emerso in un’inchiesta della Iene.

Veniamo alle news. I magistrati genovesi, nell’esaminare i fascicoli arrivati da Siena, hanno semplicemente accertato “carenze” investigative, per quanto concerne due elementi: “la distruzione dei vestiti” indossati da David Rossi e “i fazzolettini intrisi di verosimile sostanza ematica rinvenuti nel suo ufficio”.

Fazzolettini con tracce di sangue neanche esaminati? Vestiti addirittura distrutti? Roba da non credere. Eppure, secondo i pm liguri, l’inchiesta senese è stata “ampia e scrupolosa”, solo che è stata appena un po’ tardiva, quantomeno per eseguire degli accertamenti ormai impossibili.

Ai confini della realtà.

A questo punto, nessuno se ne è minimamente fregato, sia a Siena che adesso a Genova, degli evidenti segni di trascinamento sul corpo di David.

Delle ecchimosi. Del sangue, appunto, presente sulla scena del crimine. Nessuno se ne è fregato della perizia calligrafica che evidenziava segni di coazione nella scrittura dei due bigliettini lasciati. Né della dinamica della caduta, e della sua parabola, segno di una spinta. Né dell’anomalo non funzionamento della telecamera di sorveglianza.

Né su tanti altri elementi che rammentano non poco l’altro falso suicidio, quello di Marco Pantani, costretto ad ingurgitare palline di cocaina perché non raccontasse la storia del Giro d’Italia comprato dalla camorra nel 1999.

Cosa dirà adesso il gip di Genova su questa folle richiesta di archiviazione?

Il CSM, invece di baloccarsi in ormai ridicoli procedimenti disciplinari per i festini, non farebbe bene ad accendere i riflettori sulle procure di Siena e anche di Genova, per inchiodare quegli inquirenti alle loro responsabilità?

Perché fa tanto paura la parola “depistaggio”, come è successo, per fare altri casi clamorosi, con le inchieste e i processi di Paolo Borsellino, Ilaria Alpi e Pier Paolo Pasolini?

Bitcoin - Le transazioni devono essere regolamentate e quindi riconoscibili

Consob: Savona, serve regolamentare i bitcoin

"La Bce deve poter controllare"

Redazione ANSAMILANO
02 dicembre 202018:42NEWS

(ANSA) - MILANO, 02 DIC - "Bisogna regolamentare. Non è vero che i bitcoin non siano usati.

C'è gente che si è fatta la piattaforma, soprattutto in Cina, in quantità infinite, spiazzando le banche centrali. Per ora la dimensione non è molto importante, ma se guardiamo i grafici di queste attività di trasformazione, da maggio in poi, con la crisi, sono balzate alle stelle. Si parla di 200 miliardi di dollari". Lo ha detto Paolo Savona, presidente Consob, nel corso della registrazione di Restart in onda stasera su Rai2. "Siccome lentamente spiazzano le attività ordinarie come il dollaro o l'euro - ha aggiunto - le banche centrali devono entrare nel sistema e fare veloce. La Cina è in grado di possedere le informazioni di tutte queste transazioni, se vuole e anche la Bce lo deve fare, rapidamente. Il futuro è quello. Le banche centrali devono avere l'informazione e poter controllare tutte le transazioni, se vogliamo combattere l'evasione fiscale e la creazione di volume di moneta, perché altrimenti sfugge". (ANSA).

Ma questi del Pd sono veramente dei cretini. Mes - “Uno strumento di sostegno che sembra pensato per penalizzare maggiormente proprio chi di quel sostegno potrebbe avere maggiore bisogno”

Vi spiego fini e rischi del Mes riformato

3 dicembre 2020


Tutto sulla riforma del Mes, con i potenziali effetti sul debito pubblico. L’approfondimento dell’analista Giuseppe Liturri

Il Mes è come l’idra, serpente mitologico con tante teste. Ne tagli una e ne restano sempre tante, troppe. Pertanto comprendiamo lo smarrimento dei lettori di fronte al riaccendersi del dibattito politico sul Mes. Quando sembrava ormai spento il dibattito sulla linea di credito speciale per le spesa sanitarie, stroncata addirittura dalle parole del presidente dell’Europarlamento David Sassoli, ora siamo di nuovo alle prese con il Mes “full optional”, la cui proposta di riforma, solo pochi giorni fa, era stata considerata “politicamente impraticabile” in un documento del pensatoio berlinese Jacques Delors Centre.

Parliamo quindi della riforma del Mes, già oggetto di un accordo politico “in linea di principio” maturato tra giugno e dicembre 2019, la cui formalizzazione, prevista per i primi mesi del 2020, era stata però lasciata in sospeso a causa del sopraggiungere della crisi da Covid (qui la dettagliata cronistoria degli eventi).

Due sono le modifiche chiave di questa riforma:

1) Qualora il nostro Paese perdesse l’accesso ai mercati e quindi fosse costretto a ricorrere al prestito del Mes, sarebbe indirizzato, ex-ante in modo automatico secondo parametri quantitativi, verso la linea di credito a condizioni rafforzate e, a quel punto, la mannaia della valutazione di sostenibilità del debito potrebbe facilmente decretare la necessità di una ristrutturazione, facilitata pure da un unico voto dei creditori per tutta la massa dei titoli.

2) Accanto a questa bomba ad orologeria, oggi accortamente messa in secondo piano, il Mes riformato conterrebbe, con un anticipo di due anni rispetto al previsto, il famoso “paracadute” (backstop) cioè un prestito di circa 68 miliardi al Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie (SRF), in caso di incapienza di quest’ultimo.

Il presidente Giuseppe Conte dal 21 giugno 2019 è trincerato dietro la “logica di pacchetto”. Ribadita nella risoluzione parlamentare del 11 dicembre 2019, che impegnava il governo a: “mantenere la logica di pacchetto”; “escludere interventi di tipo restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche”; “assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato sul futuro della UE e sulla conclusione della riforma del Mes”. Ma, citando Abraham Lincoln, “potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Tale promessa non regge più e potrebbe essere stato il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire a ricordarlo giovedì 26 al suo omologo italiano Roberto Gualtieri, giusto in tempo per l’Eurogruppo del lunedì successivo a cui hanno fatto seguito (ed è tutto dire!) i ringraziamenti del francese.

Evidentemente, quanto riferito dall'Ansa, citando “fonti europee che preparano l’Eurogruppo di lunedì” (“Non ho ragioni per aspettarmi che gli impegni politici presi dall'Italia un anno fa sulla riforma del Mes non siano affidabili”: “il testo è chiuso e ora ci aspettiamo che tutti rispettino l’impegno politico preso, e che questo sia rispecchiato anche nelle procedura nazionali”) ha sortito il proprio effetto.

I fatti stanno a dimostrare che, nonostante tutti i proclami da parte di Conte e Gualtieri, formalmente rispettosi della volontà del Parlamento e della Legge Moavero (n. 234 del 2012), costoro abbiano scelto chi ingannare, relegando al ruolo di lettera morta le risoluzioni del Parlamento.

Il tradimento del mandato parlamentare sta proprio nella scomparsa del “pacchetto”, di cui invece Gualtieri ha rivendicato, con inusitata sfrontatezza durante l’audizione parlamentare di lunedì 30, il rispetto. Con due gravi omissioni riguardanti gli altri due elementi del pacchetto (oltre alla riforma del Mes):
Unione Bancaria significa completare la terza gamba costituita dallo schema di assicurazione comune sui depositi che è invece “bloccata da mesi” come testualmente dichiarato ieri dal ministro dell’Economia spagnolo Nadia Calvino al quotidiano catalano La Vanguardia. Gualtieri non può nascondersi dietro alla foglia di fico della semplice proposta di quegli argomenti o della costituzione del prestito-paracadute per i salvataggi bancari: pacchetto significa che o c’è accordo su tutto o non c’è accordo.
Il Bicc (strumento di bilancio per la convergenza e la competitività) è stato cancellato a luglio dal Next Generation EU e quindi Gualtieri rivendica di aver fatto meglio. Corretto. Peccato che – come desumibile da articoli apparsi su Bloomberg e Financial Times – anche la Merkel disperi ormai di piegare la resistenza di Polonia ed Ungheria ed è elevata la probabilità che la sessione plenaria dell’Europarlamento prevista per il 14 dicembre non riesca ad approvare il NGeu e slitti tutto a gennaio.

Il Bicc non c’è e non c’è nemmeno il NGEu. Un accorto negoziatore non avrebbe mai dovuto accettare la riforma del Mes, senza avere la certezza del NgEu.

Lo stesso ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ricordava sul Sole 24 Ore del 1 dicembre 2019: “Lo “statement” del Summit (del giugno precedente; nda) precisava, peraltro, che, come richiesto dall’Italia, nei mesi successivi si sarebbe dovuto proseguire nei negoziati seguendo un approccio complessivo in una logica di “pacchetto” con riferimento ai tre ambiti delineati nel dicembre precedente – revisione del Trattato MES, introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e convergenza (cd. Budget dell’Area Euro) e l’Unione bancaria, inclusa l’assicurazione europea sui depositi (EDIS). In altri termini si richiedeva che l’accordo finale dovesse riguardare il “pacchetto” nel suo insieme. Ho l’impressione che i negoziati non siano avanzati di molto in questi altri ambiti”.

Fin qui abbiamo ragionato nel metodo. Ora affrontiamo il merito.

Il sostegno del Mes si baserebbero ab origine su una distinzione fra buoni e cattivi, con l’Italia relegata nel girone dei cattivi proprio in base a quei parametri (Patto di Stabilità e Fiscal Compact) che sono fortunatamente sospesi a causa della pandemia e che sembrano oggi appartenere ad un’altra era geologica. Il Mes interverrebbe solo a favore di Stati il cui debito è giudicato sostenibile, imponendo peraltro pesanti condizionalità, che possono anche giungere a una vera e propria ristrutturazione preventiva del debito che, se non è giudicato sostenibile dal MES, diviene di fatto una precondizione per accedere al prestito. Avete mai visto un medico condizionare la somministrazione di una medicina alla assenza di sintomi della malattia? Il Mes funzionerebbe così, con l’aggravante che la sua sola presenza causerebbe proprio la malattia. Infatti, l’analisi di sostenibilità del debito, eseguita in modo preventivo e sistematico, significa accettare che si trasmettano ai mercati criteri puntuali sulla base dei quali verificare la probabilità che uno Stato sia tra i buoni o i cattivi, rischiando di innescare una speculazione al ribasso sui nostri titoli di Stato. “Uno strumento di sostegno che sembra pensato per penalizzare maggiormente proprio chi di quel sostegno potrebbe avere maggiore bisogno, così lo definì da presidente del Cer (Centro Europa Ricerche) Vladimiro Giacché in un’audizione parlamentare a fine 2019 e, dopo un anno, è difficile trovare una sintesi migliore.

“Sono strumenti di assistenza finanziaria perfetti per innescare una nuova crisi del debito, perseverando in tal modo nei gravi errori del 2011-12”, aggiunse Giacché.

Esattamente negli stessi giorni, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, identificò perfettamente il rischio di ristrutturazione del debito specificando che “tale riforma si inserisce fra le iniziative mirate a ridurre l’incertezza circa le modalità e i tempi di una possibile ristrutturazione di un debito pubblico […] I benefici contenuti e incerti di un meccanismo per la ristrutturazione del debito vanno valutati a fronte del rischio enorme che si correrebbe introducendolo: il semplice annuncio di una tale misura potrebbe innescare una spirale perversa di aspettative di insolvenza, suscettibili di autoavverarsi”.

Allora va spiegato che la riforma del “Salva Stati” segna un tornante di importanza eccezionale per il futuro dell’economia del nostro Paese, perché c’è l’enorme rischio di istituzionalizzare la presenza della Troika a Palazzo Chigi.

Tali rischi sono puntualmente descritti in un interessante studio in materia pubblicato a maggio scorso e cofirmato dal direttore degli affari legali del Mes Jasper Aerts, quindi una fonte al di sopra di ogni sospetto.

Il Mes è uno strumento per rendere gestibile in modo ordinato una ristrutturazione del debito pubblico. Puramente e semplicemente. E produce danni per il solo fatto di esistere perché facilita una profezia autoavverante, ben riassunta dalla legge di Murphy: se qualcosa può andare storto, lo farà. E pure nel momento peggiore, aggiungiamo noi.

Le clausole di azione collettiva (Cac) a voto unico (single limb) per tutti i titoli in circolazione (anziché un doppio voto separato per ciascuna serie e per tutti i titoli, dual limb), impediscono che un creditore, detenendo più del 33% dei titoli di una singola serie, blocchi la ristrutturazione di tutto il debito. Ed è quindi uno straordinario incentivo per provocare la fuga degli investitori timorosi della ristrutturazione. Tale fuga conduce, a sua volta, lo Stato emittente a perdere l’accesso ai mercati con la conseguente entrata in scena dei prestiti del Mes condizionati ad un programma di aggiustamento macro (nel migliore dei casi) o a una ristrutturazione del debito. Infatti, il Mes, come creditore, non può prestare ad uno Stato a rischio default e lo Stato sarebbe costretto, pur di accedere al prestito, a richiedere ai creditori un taglio del debito che lo renda sostenibile. Oppure una mega patrimoniale sulle attività finanziarie e reali degli italiani. Una sequenza causale micidiale, che ha il suo innesco nella valutazione della sostenibilità del debito eseguita ex ante dal Mes. Tale esercizio si è concluso positivamente per il nostro Paese a maggio scorso, solo perché contiene l’obiettivo di ridurre il rapporto debito/PIL al livello pre Covid entro il 2031. 25 punti in meno in 10 anni: 2,5% all’anno. Il classico salasso che rischia di ammazzare il malato. Tale sequenza causale diventerebbe ancora più probabile e rapida qualora un nuovo governo decidesse di non rispettare tale sentiero di rientro, facendo delle diverse scelte di politica di bilancio. A quel punto, gli uomini della Troika potrebbero aver già preparato i trolley.

Quelle clausole offrono, senza nemmeno tanti sforzi, una pistola per far sì che lo Stato membro prema il grilletto. Ma c’è di peggio: gli investitori, avendo contezza di questo probabile scenario, cercheranno di disinvestire rapidamente, creando instabilità finanziaria e quindi contribuendo all’avveramento dell’evento temuto. Perfino per il legale del Mes questo è uno scenario possibile (“non è situazione da bianco o nero, solo il tempo lo dirà”), ma non per Gualtieri che ci propala l’ennesima ovvietà costituita dall’assenza della ristrutturazione automatica preventiva del debito. E ci mancherebbe altro! Gualtieri parla di discrezionalità concessa agli Stati nelle decisioni che è però irrilevante poiché il Mes imporrà la propria presenza senza necessità di chiamarlo, per il meccanismo causale sopra descritto. Esso è lo strumento principe per imporre la disciplina dei mercati (vecchio pallino del tedesco Wolfgang Schauble esposto nel suo non paper di fine 2017), che costringono uno Stato membro, con spietata efficacia, a votare all’unanimità anche la decisione di premere il grilletto su sé stesso (il nostro voto a favore di Fiscal Compact e bail-in nel passato recente dovrebbero insegnare qualcosa). Illuminante, a questo proposito, quanto scritto dal prestigioso editorialista, già al Financial Times per 17 anni, Wolfgang Munchau.

Ma le perplessità nel merito non mancano anche sull'aspetto della riforma più esaltato da Gualtieri. Il ministro ha magnificato le virtù del nuovo prestito-paracadute (backstop) che il Mes dovrebbe poter erogare a favore del SRF a partire dal 2024. Secondo lui, l’anticipo al 2022 di questa linea di credito di 68 miliardi con scadenza 3 anni rinnovabili, è un tema di cui andar fieri in quanto deriva da una positiva valutazione del rischio delle nostre banche, che hanno ridotto considerevolmente i crediti inesigibili negli ultimi anni. Quello che il ministro non ci ha detto è che tale Fondo era pari a luglio 2019 a soli 33 miliardi e dovrebbe raggiungere circa l’1% dei depositi dell’eurozona entro la fine del periodo transitorio (2023). Si è anche guardato bene dell’aggiungere che l’intervento del SRF in caso di dissesto bancario presuppone il bail-in fino al 8% del passivo della banca coinvolta, il che, come abbiamo visto in Italia, solo qualche anno fa, non è proprio un fattore di stabilità e tranquillità per i risparmiatori.

Allora cosa accadrà da qui fino al 27 gennaio 2021, quando i ministri plenipotenziari dei 19 Paesi dell’Eurozona firmeranno l’atto di adozione della riforma del Trattato del Mes, dando il via al processo di ratifica da parte dei rispettivi Parlamenti nazionali, che potrebbe durare circa un anno? L’attesa sarà ricca di colpi di scena come l’attesa del treno delle 3:10 nel film western Quel treno per Yuma?

Certo, l’accordo politico raggiunto lunedì all’Eurogruppo è un passaggio determinante, ma non definitivo, per la conclusione dell’intera vicenda. Ci sono almeno altre due tappe significative: il prossimo 9 dicembre, il Presidente Giuseppe Conte si recherà alle Camere per le consuete comunicazioni che precedono ogni Consiglio Europeo ed Euro Summit e, in quella sede, ci sarà un voto su una o più risoluzioni di indirizzo (in genere una di maggioranza ed una di minoranza). Il successivo 11 dicembre Conte parteciperà all’Euro Summit in cui la volontà politica espressa dell’Eurogruppo sarà fatta propria dai capi di Governo.

È probabile che mercoledì prossimo in aula esplodano tutte le tensioni emerse all’interno del M5S dopo l’audizione del ministro Roberto Gualtieri ed il suo successivo avallo alla riforma del Mes. Ed oggi abbiamo avuto già un consistente antipasto con una lettera di opposizione alla riforma da parte di 52 deputati e 17 senatori del Movimento. Martedì c’era già stato il compattamento delle opposizioni.

L’attesa del treno per Yuma non sarà noiosa.

ebrei sionisti una banda di assassini assetati di sangue


Quella pericolosa abitudine assassina di Israele

L’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh da parte di Israele, regalo di Netanyahu a Trump, bomba contro Biden, dimostrazione che la politica israeliana sta diventando un pericolo per il mondo intero e il silenzio imbelle del nostro Governo è surreale

DI GIANCARLO GUARINO SU 2 DICEMBRE 2020 7:00

Confesso senza remore né vergogna, che non sono un animalista, non sono un verde sfegatato, non sono nemmeno uno di quelli che studia o inventa, meglio inventa, i ‘diritti dell’umo degli animali’, come li chiamo io per prendere in giro taluni, non pochi, miei colleghi, che sussiegosamente parlano e pubblicano dei diritti degli animali, salvo poi a mangiarne tranquillamente le carni … fateci caso, costoro non parlano mai dei pesci, che davvero vengono ammazzati con crudeltà, ma non si vedono … ah Freud! Ma dunque, non sono nulla del genere, ma ciò non toglie che anche io delle remore le abbia. E la visione, non rara, del Presidente degli Stati Uniti di America, nella specie Donald Trump, che si fa fotografare sul prato della Casa bianca a carezzare la testa di un enorme tacchino bianco vivo, anche se (e non ditemi che sono uno che pensa male) un po’ drogato o, come diremmo noi a Napoli ‘stupeteato’, del quale lascia intendere che la sera ne mangerà le tenere carni, proprio non mi piace, anzi, la trovo volgare sanguinosa, violenta.
Se sia o meno drogato il tacchino non ho prove, ma … avete mai provato ad avvicinavi, sia pure con le migliori intenzioni, ad un tacchino? Beh, io sì, e anche più di una volta e, vi assicuro, la sua disponibilità a lasciarsi carezzare, sulla testa poi, è minima. Quanto a consumarlo la sera stessa, state freschi … !
La cosa mi salta in mente, perché reduce disgustato dalla predetta scena, appunto ai limiti del Grand Guignol, mancava solo la solita ragazza seminuda, vedo la notizia dell’ennesimo assassinio perpetrato, nel caso, dal Governo israeliano contro presunti o veri nemici politici.

Purtroppo è una abitudine sempre più frequente, quella di individuare le persone che, secondo chi decide di ammazzarle, sono pericolosissime per sé e per il proprio Paese, e trovare il modo di farle fuori, in genere, appunto, in maniera violentissima, grandguignolesca.
È accaduto così per Bin Laden, e altri come lui, è accaduto così per il generale Qasem Soleimani, è accaduto oggi per lo scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, e sorvolo sui massacri ricorrenti nella striscia di Gaza, e in Cisgiordnia. Che l’autore dell’assassinio sia Israele, e quindi Benjamin Netanyahu, è più che indubbio. Che sia stato fatto con il pieno accordo degli USA di Donald Trump, è semplicemente banale. Che sia stato fatto nel modo più violento e sanguinoso possibile (modo anche quasi mai utilizzato e vagamente gangsteristico, anche se si parla di una sorta di robot che poi si sarebbe autodistrutto!), in un agguato in mezzo ad una strada mentre era in auto con altri scienziati morti anche loro, è, appunto, manifestazione di violenza e odio, specialmente odio, e volontà di guerra. Che sia stato sostanzialmente ignorato dalla stampa, specialmente italiana, è banale constatazione del nostro provincialismo, che sia stato segnalato con parole molto dure da Mentana, sia pure una volta e poi basta, è un fatto positivo che mi ha piacevolmente sorpreso.
Non mi risultano commenti dal nostro Ministro degli Esteri (non ridete, suvvia, non è cortese) o dalla Farnesina, e questo è gravissimo. Del resto, figuratevi Giggino, manco sa dove sta l’Iran e con Dibba ha pure litigato, poi è tutto preso a compitare decaloghi da mandare a Ferrara!

Tornando al povero tacchino, mi è venuto in mente perché si è trattato (l’assassinio, non il tacchino) di una sorta di regalo di addio a Trump dall’amico Netanyahu, e di bomba, letteralmente, sulla testa di Joe Biden, che magari per questo si è rotto un piede.
È su questo che si deve un po’ riflettere, perché, magari apparentemente solo in maniera indiretta, la cosa ci interessa parecchio. Sempre che alla Farnesina qualcuno si ricordasse che l’Italia è una penisola bagnata dal Mare Mediterraneo, dove c’è petrolio che si stanno spartendo Turchia, Libia e … Israele, che per contare bisogna che le nostre navi navighino e che finisca la stupida lotta tra aeronautica e marina sugli aerei, che comunque sono troppo pochi: mi spiace per i “pacifisti” (cioè quelli che determinano le guerre!) ma noi abbiamo bisogno di marina forte e aeronautica fortissima.

Ho scritto varie volte la parola assassinio, perché puramente e semplicemente di questo si tratta: un brutale omicidio, per di più in stile ‘notte di San valentino’: mitraglia, auto di traverso, insomma un massacro, che, come quello di San Valentino, potrebbe segnare l’inizio di una guerra. Insomma, temo, è stata una provocazione, aggravata sfacciatamente dall’uccisione di altri ufficiali con un drone: la sfacciataggine della brutalità.

Sul piano giuridico si può solo dire che in guerra, come ricordavo spesso a lezione, la regola ‘non uccidere’ ovviamente non vale. Ma non vale tra i soldati degli eserciti combattenti, e finché combattono, ma anche finché sono in guerra. Una guerra vera, combattuta sul serio. Tra Israele e Iran non mi pare che si sia in guerra, e comunque non vi sono combattimenti in atto. Ma specialmente, posto pure che vi fossero stati, lo scienziato ammazzato è un ‘civile’, a norma delle convenzioni di Ginevra, al riparo dalla violenza bellica. Infine, nessuno Stato può pretendere di imporre ad un altro cosa deve fare al suo interno: è uno dei principî fondamentali del diritto internazionale, in mancanza del quale ci sarebbero stati di serie A e di serie B … e noi ne sappiamo qualcosa, vero Giggino?
Comunque, al di là dello stato di guerra che manca, il motivo (almeno quello ufficiale, su quello reale torno tra poco) è che l’Iran starebbe sviluppando una arma atomica.

Che la costruzione di armi atomiche sia una cosa certamente condannabile è evidente, ma che sia un illecito internazionale è molto meno evidente. Intanto per un motivo tecnico: altri Stati, molti altri Stati, ed in particolare Israele, dispongono di armi atomiche. Chi dispone di armi atomiche è ovviamente un pericolo per l’intera umanità, ma dispone anche di una fortissima arma di pressione negoziale sugli altri Stati.
Ma i problemi del Medio Oriente sono molti e molto complicati, e la politica israeliana sta diventando un pericolo per il mondo intero, perché si è molto sbilanciata verso il tentativo di risolvere una volta e per tutte la questione della Palestina passandoci su con lo schiacciasassi, grazie a Trump, ma non è arrivata in tempo. O meglio, aveva puntato su una vittoria di Trump … anche gli strateghi israeliani sbagliano. Quando ha capito che Trump era sconfitto, ha cercato immediatamente di mettere i bastoni fra le ruote a Biden, ma specialmente alla vice, alla signora Harris, possibile successore.
Biden, infatti, ha lasciato intendere che vorrebbe riaprire il negoziato con l’Iran sulle armi atomiche: negoziato interrotto brutalmente da Trump, un errore politico gravissimo, dovuto solo ad arroganza e alla pressione di Israele. Errore perché se negozi puoi almeno sperare di fermare ciò che temi, se sbatti la porta in faccia, di là della porta può accadere di tutto. E quindi se lo fai, è perché pensi di importi con la forza.

Con questa azione, secondo me, ora Israele e gli USA sono in un vicolo cieco. Tornare indietro è molto difficile e Netanyhau farà di tutto per impedire a Biden di farlo e Biden avrà da vedersela con le lobby ebraiche in USA ,che sono fortissime. Ma andare avanti è altrettanto difficile.
Ho, insomma, l’impressione che questa volta Netanyahu, abbia commesso un errore grave, o forse abbia giocato un bluff, per vedere fino a che punto Biden sia disposto a rischiare sull’Iran, che significherebbe modificare fortemente gli attuali equilibri mediorientali, che grazie a Trump si erano spostati fortemente a favore di Israele.

Per quanto ci riguarda il silenzio imbelle del nostro Governo è surreale. L’Iran ha soldi e rabbia in quantità più che sufficienti per scatenare una nuova ondata di attentati in Europa, specie se gli USA non riaprono la trattativa con l’Iran. Ma riaprirla, ora, sarebbe farlo in condizione di debolezza e quindi, temo che significherà che alla fine l’Iran avrà le armi nucleari, e a quel punto non credo che la situazione migliorerà, specie se le forze politiche anti-ayatolah, per così dire, riusciranno a scalzare il regime ferreo che vige in Iran: un Iran più ‘liberale’ ma con l’arma atomica, cambierebbe moltissimo i giochi, dato che Israele, ora, è, per così dire, bloccata e il suo è un regime nonché illiberale, violento, ma delicatissimo, se gli USA ritardano un versamento, a Israele mancano le munizioni. E infatti l’assassinio, secondo me, è stato fatto proprio per creare una situazione di stallo, puntando sul … prossimo Presidente. Vedremo. Ma se è così, io, fossi al Governo, starei a Tehran da mane a sera, per fargli capire che noi siamo gli amici più cari dell’Iran, specie se avranno la cortesia di non fare attentati in Italia.

davinci-1 - un acceleratore di conoscenza in grado di potenziare il processo di digitalizzazione industriale con ricadute dirette per lo sviluppo competitivo, non solo dell’azienda ma del Paese

SI CHIAMA DAVINCI-1 IL NUOVO SUPERCOMPUTER DI LEONARDO


(di Leonardo)
02/12/20 

Col nome di battesimo davinci-1, con il duplice rimando al genio del Rinascimento e alla società, è nato il nuovo supercomputer di Leonardo installato nella Torre Fiumara di Genova, un simbolo di innovazione tecnologica e sviluppo in Italia e in Europa. Subito inserito tra i primi 100 supercomputer al mondo, secondo la classifica TOP 500, e sul podio del settore A&D (Aerospazio & Difesa), davinci-1 è realizzato con la partnership tecnologica di Atos e vanta acceleratori di ultima generazione NVidia A100.

Conterà su una batteria di oltre 100 unità di supercalcolo, per una potenza di calcolo complessiva superiore a 5PFlops – 5 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo – con una rete ad alte prestazioni e un sistema di archiviazione realizzato da DDN, dotato delle più recenti tecnologie hardware e software, per una capacità di memorizzazione dell’ordine dei 20Pbyte (20 milioni di Gigabyte). Con davinci-1 Leonardo potrà accelerare sulle tecnologie disruptive che rappresentano il presente e il futuro dell’innovazione: Artificial Intelligence e Autonomous Intelligent System, Big Data Analytics, High Performance Computing, Electrification of Aeronautical Platforms, Materials and Structures e Quantum Technologies.

Il supercomputer rappresenta un gioiello nel panorama italiano dell’HPC, un acceleratore di conoscenza in grado di potenziare il processo di digitalizzazione industriale con ricadute dirette per lo sviluppo competitivo, non solo dell’azienda ma del Paese. Per questo Leonardo ha creato il Corporate Research Program, realizzato attraverso i Leonardo Labs, tra cui quello di Genova, che sarà un polo di attrazione per giovani ricercatori di provenienza internazionale. Dopo la valutazione di circa mille giovani ne verranno selezionati 68 che saranno inseriti nel network dei Labs, per alimentare un flusso continuo di talenti e assicurare flessibilità, sia di capacità sia di competenze professionali, in base a un modello adottato su scala internazionale.