L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 marzo 2020

Questi euroimbecilli che hanno accettato supinamente la rapina delle nostre aziende migliori da parte dei paesi "amici", tipo Fiat rapinata dagli Stati Uniti e che oggi fanno le pulci ad eventuali probabili acquisizione da parte della Cina di aziende italiane, almeno quel poco che ci è rimasto, sono fuori di testa e fuori da ogni contesto. Che hanno accettato il fatto che il nostro paese è da 70 anni occupato militarmente e le 120 basi militari statunitensi stanno li a dimostrarlo. La proposta forte ed irrinunciabile e quella di una Nuova Iri, renderci autarchici sull'energia sviluppando le rinnovabili di cui la natura ci ha fornito in grande quantità, fuori i militari stranieri dai nostri territori

GLI AIUTI DA PECHINO E MOSCA SONO DAVVERO GRATIS?


26/03/20 

In questi giorni l’Italia sta affrontando una grave crisi, che mette a dura prova leadership e popolazione sotto molteplici punti di vista (sanitario, psicologico, economico, solo per citarne alcuni). In questa situazione in cui le leadership del paese appaiono, comprensibilmente, confuse e la popolazione ha paura sia per la propria salute sia, soprattutto, per il proprio futuro, potrebbe non essere facile esaminare lucidamente gli eventi che con estrema celerità ci piombano addosso.

Due grandi potenze che non sono annoverate tra i nostri “alleati storici” (intendendo come tali i paesi della comunità euro-atlantica) si prodigano con prontezza a fornirci aiuti. Premetto che qualsiasi forma di aiuto è benvenuta e che è sempre positiva l’apertura di canali di dialogo con importanti “players” sul piano internazionale, come sono, per motivi diversi, Cina e Russia. Non sono un medico e non saprei dire quanto questi aiuti possano essere significativi sotto il profilo sanitario. Peraltro, anche se sotto il profilo sanitario non lo fossero, possono essere molto rilevanti da un punto di vista psicologico e, potenzialmente, anche in una prospettiva geo-politica futura.

Tali aiuti “alieni” assumono ancora maggior rilevanza psicologica perché nella situazione attuale i nostri “tradizionali” alleati sono, a torto o a ragione, da molti percepiti come lontani se non addirittura come ostili.

La politica estera ed economica di Trump ha decisamente allontanato le due sponde dell’Atlantico, compromettendo seriamente sia la coesione della NATO che i rapporti USA-UE. Riguardo all’Italia, in particolare, pesano negativamente anche l’imposizione di dazi sui prodotti italiani (per la problematica Boeing-Airbus, di cui non eravamo parte) e, soprattutto, il ruolo di “grande assente” assunto dagli USA in relazione alle varie crisi nel Mediterraneo Allargato che impattano gravemente sul nostro paese (Libia in primis).

L’UE è da molti descritta come una moderna “fattoria degli animali” dove Germania e Francia sarebbero “più uguali degli altri” e non pare, purtroppo (?!?!), godere di grande credibilità negli ultimi anni. Senza voler entrare nel merito della fondatezza o meno di tali percezioni (anche se fossero solo percezioni e percezioni non sono, meritano rispetto e comprensione), resta il fatto che esse siano oggi abbastanza radicate in Italia.


Le diverse prospettive in materia di politica economica e di flessibilità necessaria per far fronte a situazioni di crisi (senza voler entrare nel merito delle diverse visioni) rischiano di compromettere il legame spirituale (euroimbecillità portata all'estremo) degli italiani con le istituzioni europee e con alcuni dei nostri maggiori partners europei, che spesso sono percepiti come componenti della squadra avversaria anziché della nostra.

Si vengono, pertanto, ad abbinare condizioni geo-politiche che ci fanno percepire come infidi e ostili gli “alleati tradizionali” e condizioni psicologiche che potrebbero farci sopravvalutare l’aiuto che ci viene generosamente offerto da altri. Reazione sicuramente comprensibile da parte dell’uomo della strada, ma meno comprensibile ove tale visione fosse acriticamente fatta propria anche dalla leadership politica del paese.

Pechino sta continuando la sua espansione economica a cavallo della “belt and road iniziative” (che noi chiamiamo “nuova via della seta”) e l’Italia rappresenta il “molo naturale” di accesso all’Europa. L’interesse cinese nei nostri confronti non è cosa nuova e la firma di un Memorandum of Understanding tra i due paesi lo scorso marzo ne è tangibile conferma.

La Cina, ovviamente, vuole far dimenticare di essere la nazione dove la pandemia ha avuto inizio, tentando di accreditarsi quale super-potenza il cui sistema sanitario può aiutare gli altri a contrastare il morbo. Bene. Peraltro la Cina è anche una potenza economica bulimica che probabilmente sta già guardando con l’acquolina in bocca ai gruppi industriali e alle eccellenze italiane, pregustando come dopo la crisi potranno essere facile preda di chi (come Pechino) avrà la capacità di investire in un paese che, a quel punto, sarà ben più indebitato di quanto non sia oggi. Al riguardo, dubito che riusciremo a imporre una “golden power” efficace quando avremo l’acqua alla gola. Golden power che, comunque, non potrà certo essere applicata a molte colonne portanti della nostra economia, dalla moda alle infrastrutture turistiche.

Mosca da tempo porta avanti una politica estera molto assertiva e, in varie situazioni di crisi intorno all’area mediterranea, ha saputo accreditarsi quale “protettore” affidabile e fedele dei propri alleati (a differenza degli USA!). La Russia, anziché nel campo economico, si sta imponendo come punto di riferimento politico-militare e potenza capace di porsi quale arbitro nella gestione delle crisi internazionali. È chiaro che Mosca aspiri a sostituire l’influenza USA nel MENA (Medio Oriente e Nord Africa), in ciò molto aiutata dalla politica ondivaga e spesso distratta di Washington (e non solo in epoca Trump). Contemporaneamente, Mosca ha interesse a minare la coesione sia della NATO sia dell’UE (che sono suoi competitors una sul piano militare e l’altra su quello economico). L’Italia è, allo stesso tempo, membro dell’Alleanza (storicamente tra i più fedeli), membro fondatore dell’UE (nel cui ambito resta comunque la terza potenza economica) e “molo naturale” proiettato verso il Nord Africa (dove Putin sta consolidando la sua influenza).


Anche un minimo allentamento del legame tra Roma e gli USA e/o l’UE rappresenterebbe di per sé un successo geo-strategico per Mosca, anche senza alcuna formale presa di posizione italiana a favore della Russia (ad esempio bloccando l’ulteriore proroga delle sanzioni UE).

Ovviamente, né Mosca né Pechino, oggi, ci chiederebbero alcunché. Per contro, mi stupirei se in futuro non tentassero di far leva su un eventuale sentimento di riconoscenza maturato nei loro confronti.

Vi è poi un altro aspetto. Washington non vedrà di buon occhio questi aiuti forniti all’Italia da due potenze di fatto sue “nemiche”. Né li vedranno bene alcuni paesi europei. L’UE potrebbe non essere abbastanza coesa per “farcela pagare”, ma gli USA sicuramente lo farebbero (attentati e quant'altro).

Ovviamente ci sono diversi modi per essere membri dell’UE e della NATO e non è necessario, per essere parte del “club” essere tra i soci più fedeli (vedasi il comportamento di Ankara in ambito NATO). Certamente, comunque, ove non lo si sia , se ne devono affrontare le conseguenze (soprattutto se si è “deboli”). Si dirà che NATO ed UE devono entrambe essere ripensate e rinnovate: il legame trans-atlantico è ormai logoro e anche molti “europeisti” non si riconoscono nella UE di oggi. Tutto vero.

Resta il fatto che determinati “aiuti disinteressati” da parte di Cina e Russia possono essere interpretati come una “scelta di campo” sullo scacchiere internazionale, a meno che vengano controbilanciati da atti comprovanti la solidità del nostro rapporto con USA e UE.

Intendiamoci, una scelta di campo tendente ad assumere una posizione più autonoma rispetto a Washington e Bruxelles sarebbe più che lecita, forse anche opportuna, purché fosse una scelta davvero consapevole e se ne fossero valutate tutte le implicazioni e le conseguenze di lungo termine.

Però siamo sicuri che sia così?

Antonio Li Gobbi

Foto: archivio presidenza del consiglio dei ministri / Twitter

Lo avevamo chiamato fanfulla ci eravamo sbagliati è un uomo di paglia manovrato come una marionetta dal Sistema massonico mafioso politico che tiene inchiodata ancora l'Italia in Euroimbecilandia quando tutto sta crollando

Ora Salvini vuole Draghi premier

@Alessandro D'Amato | 28 Marzo 2020


“Serve qualcuno che ci aiuti a contrastare la visione germanocentrica”. Quindi “Ben vengano teste e uomini come Mario Draghi che ha saputo, saprebbe e saprà fronteggiare a testa alta la signora Merkel e lo strapotere e l’arroganza della Germania e dei suoi paesi satelliti”. In diretta su Facebook Matteo Salvini battezza Mario Draghi presidente del Consiglio e si tratta del miliardesimo cambio d’idea sull’ex governatore della Banca Centrale Europea.

Ora Salvini vuole Draghi premier

Il Capitano aveva proposto Mario Draghi alla presidenza della Repubblica salvo poi rimangiarselo qualche giorno dopo. Da Mario Giordano a Fuori dal Coro aveva risposto “Why not?” all’idea che Mario Draghi potesse diventare presidente della Repubblica e alla domanda se lo voterebbe. Da Giletti aveva detto che “Mancano tre anni, si vota nel 2022, io su Draghi non ho giudizi né positivi né negativi se mi fanno una domanda ‘Le piacerebbe o le andrebbe bene Tizio o Caio’, io non ho problemi…”

Salvini: “Io su Draghi non ho giudizi né positivi né negativi, se mi fanno una domanda: ‘le andrebbe bene se proponessero tizio o caio alla presidenza della repubblica...’”.#giletti #nonelarena

E poi è arrivato al punto: “Mi auguro che Parlamento e Governo non tirino solo a campare per arrivare a eleggere il presidente della Repubblica, si rischia in questo tempo di creare un deserto in Italia”. L’uscita di Salvini su Draghi era stata criticata da Giorgia Meloni, che senza nominare il Capitano – secondo una strategia di comunicazione che tende ad accreditarsi come l’ala dura della coalizione di centrodestra e che segue la stessa filosofia dello slogan “Mai con il PD, mai con il M5S” presentato dalle parti di piazza San Giovanni quando la Lega impedì a Fratelli d’Italia di esporre suoi striscioni durante la manifestazione – era andata all’attacco su Facebook:


Ma vuole anche Tremonti, Ricolfi e Giulio Sapelli

E siccome quando la si spara tanto vale spararla grossa, Salvini propone anche Giulio Tremonti, Luca Ricolfi e Giulio Sapelli. Il primo è stato ministro dell’Economia in tanti governi con Silvio Berlusconi alla guida, promettendo tagli di tasse e bengodi e fallendo miseramente in ogni occasione. Il nome di Sapelli era stato fatto addirittura come presidente del Consiglio e poi come ministro dell’Economia all’epoca della formazione del governo Lega-M5S. Lo stesso Sapelli qualche tempo fa aveva spiegato a Salvini chi aveva vinto le elezioni europee (spoiler: non il Capitano) e aveva dato una stoccata a uno dei consiglieri più illuminati del leader della Lega:

E l’euro? Con l’approvazione dei mini-Bot qualcuno ha risollevato la questione.
«Attaccare l’euro è solo un artificio per far venire la Troika in Italia. A parlarne sono ormai in pochi. Claudio Borghi. Ma con tutto il rispetto, non è un economista».


Il professor Ricolfi invece è una new entry nel propostificio salviniano ed è interessante ricordare che in un’intervista a Italia Oggi aveva detto che Meloni era più rassicurante del Capitano e che in Emilia-Romagna il centrodestra aveva perso per colpa sua e non di Borgonzoni.

Salvini e la Svizzera che ti regala 500mila franchi se compili un foglio

E siccome non bastano i laboratori cinesi che creano i Coronavirus, in diretta Salvini ha anche raccontato che il Bengodi è oltreconfine, chiedendo al governo di smetterla con le autocertificazioni: “Non elaborate altri fogli, altri certificati, altri moduli di autocertificazione… Siamo arrivati a quattro modelli di autocertificazione per uscire di casa. Mentre in Svizzera, compilando un semplice foglio ti garantiscono fino a 500mila franchi sul conto correte. Mi rivolgo al nostro governo: basta copiare questo foglio…”. Ma davvero in Svizzera ti regalano 500mila franchi se compili un foglio? Come ha scritto ieri Butac, ovviamente si tratta di un paragone insensato: quello svizzero è “Un credito garantito al 100% dalla Confederazione fino a 500’000 franchi (10% della cifra d’affari annuale) a tasso di interesse dello 0% annuo per il primo anno”, “ovvero un modulo, dedicato agli imprenditori, per richiedere un credito (non soldi regalati quindi) fino a un massimo di 500mila franchi (sulla base del fatturato annuale dell’azienda che ne faccia richiesta) a interessi zero per il primo anno, soldi che non necessitano di garanzie in quanto garantiti dallo stesso Stato”.


In Italia abbiamo il Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, fondo che come spiega il Sole 24 Ore serve proprio a dare garanzie pubbliche per i prestiti alle imprese. Il Fondo è stato modificato proprio per l’emergenza coronavirus, riporto dal Sole:

La parte relativa alle garanzie pubbliche per i prestiti alle imprese è tra le più corpose del provvedimento. Le modifiche relative al Fondo centrale Pmi dureranno nove mesi e si applicheranno anche ad agricoltura e pesca (l’Ismea contribuirà con 100 milioni). La garanzia sarà a costo zero per tutte le imprese e i professionisti.L’importo massimo garantito per singolo beneficiario viene raddoppiato rispetto alle regole attuali e passa da 2,5 a 5 milioni, nel rispetto delle regole di autorizzazione Ue.

L’estensione a tutte le tipologie di operazioni della copertura massima (80% in garanzia diretta e 90% per controgaranzia dei Confidi) vale solo fino alla concorrenza dell’importo di 1,5 milioni mentre per la parte residua fino al tetto di 5 milioni dovrebbe continuare ad applicarsi quanto disposto dall’attuale modello di rating del Fondo.

Il Fondo esiste dal 2000.

E come al solito Salvini ha proposto qualcosa che esiste già. Strano!

La polmonite virale non è una comune influenza ha una carica virulenta molto più alta ma da qui a obbligarci con la forza nelle nostre case è dantesco

Fulvio Grimaldi: “Il Covid-19 è un coltello che è finito nelle mani delle Élite per raggiungere un loro vecchio scopo: arrivare ad un potere assoluto e totalitario”


Secondo il giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi, “la Storia ci dirà che questo coltello verrà utilizzato per degli scopi che si sono sempre ripromessi le élite, cioè arrivare ad un potere assoluto, totalitario. Ristabilire un nuovo paradigma sociale, che veda una riduzione dell’autonomia, dell’autodeterminazione da parte delle masse, e una concentrazione di potere e di ricchezza al vertice”.

Fulvio Grimaldi nella sua carriera giornalistica ha lavorato per la Radio, BBC di Londra, RAI, ha scritto su Lotta Continua, Vie Nuove, Liberazione. Noti i suoi documentari sui fronti di guerra, Iraq, Palestina, Siria, Eritrea, oltre che in Venezuela, Messico, Iran. In questa intervista abbiamo analizzato con Grimaldi la problematica Covid-19, sotto vari aspetti: mediatici, economici e geopolitici.

di Francesco Guadagni
26 marzo 2020

Pandemia Covid-19, C'è stata per te una manipolazione mediatica, di dati, sulla percezione del pericolo, se sì, per quale ragione secondo te? Rispetto per esempio all’influenza "Spaziale" del 1970 che in Italia provocò 20.000 morti e 13 milioni di persone a letto di cui in pochi si ricordano. Oggi perché c’è un approccio diverso?

Neanche 2 anni fa ci fu questo panico. Nel 2018, un articolo del Corriere della Sera denunciava il caos totale della Sanità per l’arrivo dell’influenza. C’era la stessa catastrofe sanitaria, mancanza di personale, attrezzature, una categoria falcidiata dai tagli nel corso degli ultimi 30 anni che non riusciva ad affrontare l’immane numero di contagiati da influenza “normale”.

Non voglio dire che il Covid-19 sia il risultato di una pianificazione lucida e programmata, per quanto ci sarebbero elementi che lo farebbero pensare, perché c’è una storia di crimini programmati lucidamente, con provocazioni mondiali per raggiungere certi fini, a partire dall’11 settembre al Golfo del Tonchino.
Non abbiamo la possibilità di dire al pubblico che c’è stato un criminale disegno. Però quando il coltello è capitato nelle mani di chi sa maneggiarlo, lo hanno sempre utilizzato per i propri scopi. Si dovrebbe parlare di un complotto che fa uso di un virus che sconvolga il mondo e che ridisegni l’assetto geo-politico nonché il quadro dei rapporti di classe. La Storia ci dirà che questo coltello verrà utilizzato per degli scopi che si sono sempre ripromessi le élite, cioè arrivare ad un potere assoluto, totalitario. Ristabilire un nuovo paradigma sociale, che veda una riduzione dell’autonomia dell’autodeterminazione da parte delle masse, e una concentrazione di potere e di ricchezza al vertice.

Al vertice vediamo nuovi protagonisti, tutti quelli che hanno il controllo della Salute come l’Organizzazione mondiale della Sanità, i medici, i ricercatori. Una categoria laica che sta scalando le posizioni del Potere e del prestigio prendendo il posto della Chiesa che si è sempre data per fine il controllo su vita, salute e morte delle persone. Un’altra categoria emergente sono i militari, la polizia, gli apparati di sorveglianza sociale, soprattutto in quei paesi dove si è riusciti a coltivare una popolazione di reclusi e spaventati. Questa coalizione di forze scientifiche, religiose e militari assumono oggi un ruolo fondamentale per consolidare questa nuova architettura politico-socialo, facendo 100 passi avanti contro la democrazia, per poi, magari, fare un passo indietro per dare l’impressione che si torni alla normalità, alla democrazia.
Nell’Olimpo dei dominanti poi ci sono i media. Agiscono unanimemente, nessuna voce fuori dal coro. Il minimo di critica non c’è. Non si fa parlare alcuna voce dissidente. Abbiamo il caso impressionante contro la sola voce dell’unanimismo mediatico, ovvero la Dottoressa Gismondo, diffidata da un trio di virologicari all’OMS, tra i quali il noto Roberto Burione, per aver detto ‘stiamo tranquilli’, è un’influenza come tutte le stagioni, i dati sui morti, sui contagi sono falsificati, sono assommati in un unica lista mortuaria, ribadendo delle cose che all’estero il grandissimo virologo tedesco Wolfgang Wodarg ha spiegato, ed è stato ascoltato. A questa straordinaria ricercatrice, direttrice del reparto di Virologia dell’Ospedale Sacco di Milano, ovviamente pubblico, è stata addirittura indirizzata una diffida legale. I media, quindi, consolidano questo nuovo aspetto del pensiero unico.

Decenni di politiche di austerità, hanno messo la Sanità italiana in ginocchio. Anche i governi di sinistra hanno contribuito. Ora sembrano tutti contro le politiche liberiste. Cambieranno gli indirizzi economici?

Cambieranno in peggio. Acquisiti certi risultati che si possono dedurre dalle strade vuote,strade vuote, dalla popolazione intera gente reclusa in gabbie neanche più virtuali, le élites non rinunceranno a queste conquiste. Come i vampiri, una volta assaggiato il sangue, non sopravviverebbero se dovessero rinunciarvi. Quel coltello che gli è capitato tra le mani permetterà di recidere qualsiasi velleità rivoluzionaria, alternativa, antagonista. La crisi economica sarà spaventosa e come quella del 2008, una minoranza delle grandi banche, delle camarille degli investitori e delle multinazionali faranno guadagni spaventosi, con corrispondente ulteriore impoverimento della restante parte dell’umanità. Basta già pensare a cosa produrrà questa reclusione. Miliardi di persone chiuse in casa che ne usciranno menomate, in depressione, obese, senza difese immunitari,e dal momento che non hanno avuto il beneficio del Sole che gli assicura la vitale vitamina D, senza movimento per settimane se non mesi, senza rapporti sociali. E pensare che mentre la popolazione deve rinchiudersi tra quattro mura, rinunciare alla luce del giorno, all’aria pulita della natura, i carabinieri beneficiano carabinieri di una direttiva che gli ordina di stare in mutande per almeno 30 minuti del giorno al sole. Tutti noi reclusi, dietro a virtuali sbarre, loro, che hanno il compito di sorvegliarci e di punirci al tepore e alla luce del sole. Una discrepanza che dice già tutto sullo Stato prossimo venturo. Ci guadagneranno le case farmaceutiche, la classe medica e farmaceutica che ha perso la sua verginità, e non da oggi, ma assurge a nuovo supporto del potere grazie alla visibilità e autorevolezza che ha assunto nel dettare alla politica quanto ritiene opportuno. Un potere decisionale che passa dalla politica degli eletti ai tecnici. Avevano cominciato con Monti.

Tutti cantavano il de profundis della Cina, Invece, sconfigge la pandemia e aiuta altri paesi, in primis l'Italia. Quale sarà adesso il ruolo di Pechino nello scacchiere mondiale?

Tocchiamo un nodo cruciale. Il virus si è diffuso a Wuhan, una regione dove si concentra un massimo della più inquinante industria cinese, come la nostra Lombardia, con effetti spaventosi dal punto di vista della contaminazione da polveri sottili, letali per la funzione respiratoria. Wuhan è anche la regione dove si è concentrata la sperimentazione della connessione 5G che operante con onde cortissime che richiedono migliaia di antenne e satelliti che ci bombardano con onde elettromagnetiche. Elettromagnetismo che, come denunciato da molti scienziati sulla base di risultati epidemiologici, riduce le difese immunitarie ed è cancerogeno. Wuhan, quindi, anche per altri motivi, come quello del virus importato dagli americani partecipanti aigiochi mondiali militari dell’ottobre scorso in quella città, è stato terreno fertile per l’esplosione dell’epidemia.
I cinesi, però, sono stati di una bravura incredibili, si sono attrezzati con rapidità impressionante e grandissima trasparenza, a differenza dell’Italia dove sono stati fatti pasticci inenarrabili, si è data dimostrazione di confusione, incompetenza e scontri tra poteri, nel quale alla fine si sono imposti sul governo, privatosi della legittimazione delle assemblee parlamentari, dei soggetti lombardoveneti in fregola di poteri assoluti. In occidente hanno calcato la mano contro la Cina, accusata di aver diffuso il virus. L’occidente e gli Stati Uniti, con questo coltello che gli è capitato tra le mani, ne hanno approfittato per acutizzare lo scontro con la Cina e opporsi all’alternativa di pace e progresso implicito nella via della Seta del conglomerato euroasiatico. Un grande blocco geografico, culturale, economico e di difesa che esercita un’inevitabile attrazione sui cittadini europei, ma anche sugli interessi economici del nostro continente, molti di più di quanto non possa fare l’egemonia guerrafondaia e predatrice dell’espansionismo statunitense.

Cuba, Russia e Cina "secolari nemici" e "dittature" per i nostri politici e "mainstream" media. Sono in prima fila ad aiutarci con i loro medici, esperti, attrezzature sanitarie. Secondo te cambierà qualcosa nella collocazione geopolitica dell'Italia?

Nella sensibilità collettiva qualcosa cambierà. La Russia, la Cina e Cuba ci hanno inviato attrezzature, medici, esperti, mascherine, mezzi di ogni genere per combattere il virus. La gente potrà distinguere fra gli Stati Uniti che chiedono alla Germania un vaccino solo per loro e da Aviano si fanno arrivare 500.000 mascherine nostre. La gente non potrà non fare un confronto fra il comportamento di quelli che sono indicati come nostri alleati e protettori e coloro che vengono considerati nemici e si precipitano in nostro soccorso. Tra questi vanno menzionati anche l’Egitto e la Tunisia.

Fulvio tu conosci l’Iran, e hai realizzato un documentario “Target Iran”. Teheran potrà arginare, nonostante le sanzioni, la pandemia?

L’Iran in condizioni normali, avendo una struttura sanitaria eccellente, prima delle sanzioni di Obama e Trump, avrebbe retto. C’è una popolazione cosciente e solidale pronta ad affrontare con razionalità, e patriottismo il problema. Tra l’altro non c’è il panico diffuso dai media occidentali a fini di intimidazione e sottomissione. Quando ho fatto il documentario già c’erano sanzioni pesantissime che minavano il sistema sanitario. Già c’erano difficolta, in quanto ipocritamente si diceva che i farmaci fossero esenti dalle sanzioni, senza che in effetti lo fossero. Perché i farmaci devono essere comprati, ma all’Iran dagli usa era negata l’agibilità finanziaria peracquistarli all’estero, in particolare quelli antitumorali per la leucemia.
Oggi gli Stati Uniti hanno cinicamente accentuato ulteriormente sanzioni e azioni di sabotaggio contro chi vuole aiutare l’Iran, bloccando qualsiasi possibilità di cura, compiendo un genocidio contro una popolazione innocente che ha l’unica colpa di non piegarsi ai ricatti e alle minacce di un aggressore. L’Iran cred che alla fine ce la farà, il taso di mortalità è inferiore al nostro e degli Stati Uniti, grazie ai provvedimenti adottati, alla trasparenza del governo e all’impegno della popolazione.

Paesi sotto sanzioni, Siria, Iran, Venezuela, Cuba. Una campagna mediatica di opinione mondiale per togliere le sanzioni ai paesi colpiti dalla pandemia potrebbe avere maggior successo in questo periodo?

Partiamo dal fatto che i paesi sotto sanzioni dirette degli USA, UE, Onu sono ben 35. Altri ne subiscono di indirette. Per come sono messi i media , succubi, complici e portatori di interessi imperialisti, prevedere una compagna mediatica che mobiliti l’opinione pubblica mi sembra difficile. Però il fatto che si sia manifestata, in questa contingenza del Coronavirus, una tale disparità di valori morali e della solidarietà, al di là delle differenze geo politiche, ideologiche, tra un blocco occidentale, cinico, indifferente, occupato a difendere solo se stesso a scapito degli altri, e l’altro, quello euroasiatico e del sud del mondo, nel segno della comunità umana, della solidarietà e fratellanza, credo che si sedimenterà nella coscienza delle persone. Penso che si apriranno molti occhi su chi difende la vita e chi la calpesta.

Qualche anno fa ti chiedemmo sulle posizioni assunte dal Movimento 5 Stelle sui Paesi dell'ALBA e sulla Siria e quanto avrebbero potuto incidere nell'opinione pubblica. Esprimesti grande fiducia, spiegando che "credo che il Movimento 5 Stelle stia dando un'indicazione positiva, di pace e neutralità, che, dato il suo consenso, possa suscitare un mutamento nella consapevolezza delle persone su chi è l'aggressore e su chi è l'aggredito". É passata di acqua sotto i ponti, l’M5S ha fatto parte dei governi con Salvini e Pd ed ha alle volte assunto posizioni ambigue in politica estera.

Questo movimento ha ancora spazio per incidere?

Oggi è tutto sospeso. Con questo ricatto, questo virus, è tutto paralizzato. Le posizioni di politica interna ed estera sono cristallizzate. Il Movimento 5 Stelle ebbe posizioni importanti, sulle sanzioni alla Siria, sulla Russia e la NATO, ma oggi nella sua forma visibile, organizzata, parlamentare, queste differenze rispetto ai partiti atlantisti non si vedono più. Compromettendosi con Salvini e poi con il PD guidato da personaggi totalmente allineati con Nato, Usa e UE, è rimasto tutto annacquato.
Ho conosciuto la base dei cinque stelle, girando l’Italia per la realizzazione e poi la presentazione dei miei documentari ed ho l’impressione che ci sia ancora una coscienza limpida e antagonista, quella che questo movimento aveva anni fa aveva. Ma c’è anche tanta confusione e tanto sconcertro. Alcuni esponenti del Movimento, che oggi non si fanno molto sentire, dovrebbero cogliere l’occasione, riaccendere quelle istanze, quelle sensibilità. Cosa difficile oggi, quando hanno bloccato tutto, non c’è possibilità di incontro, di mobilitazione, siamo tutti chiusi in casa. Non so se da questo marasma, da queste formazioni minuscole di sinistra, possa nascere qualcosa che possa rappresentare un’alternativa a un pensiero unico e dogmatico che non solo ci schiaccia tutti in casa, ma opprime con la paura e l’ignoranza la nostra capacità di esprimere un pensiero e un’azione alteernativi. Comunque la Storia capita che sorprenda. Ogni tanto fa dei salti. E non solo all’indietro come oggi, nel neofeudalesimo, per non dire nel neo-biofascimo.

E' guerra vera è guerra totale non solo con la Cina ma con la Russia, con l'Iran, Venezuela ... Gli Stati Uniti sono troppo ingordi non riusciranno a tenere in piedi tutto l'ambaradan che hanno creato, crolleranno sotto il peso delle loro inconcludenti inutili costruzioni

Putin scarica Bin Salman per avviare una guerra nell’industria petrolifera americana dello scisto

Maurizio Blondet 8 Marzo 2020 

Il ministro dell’energia russo è entrato nel quartier generale dell’OPEC nel centro di Vienna, Alexander Novak ha detto al suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, che la Russia non era disposta a tagliare ulteriormente la produzione di petrolio. Il Cremlino aveva deciso che l’aumento dei prezzi in quanto il coronavirus avrebbe devastato la domanda di energia sarebbe stato un dono per l’industria americana dello scisto. I frackers avevano aggiunto milioni di barili di petrolio al mercato globale mentre le compagnie russe tenevano i pozzi inattivi. Ora era tempo di spremere gli americani.

Dopo cinque ore di trattative educate ma infruttuose, in cui la Russia ha chiaramente definito la sua strategia, i colloqui si sono interrotti. I prezzi del petrolio sono scesi di oltre il 10%. I ministri erano così scioccati, non sapevano cosa dire, secondo una persona nella stanza.

Per oltre tre anni, il presidente Vladimir Putin ha tenuto la Russia all’interno della coalizione OPEC +, alleandosi con l’Arabia Saudita e gli altri membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio per frenare la produzione di petrolio e sostenere i prezzi. Oltre ad aiutare il tesoro della Russia – le esportazioni di energia sono la principale fonte di entrate statali – l’alleanza ha portato guadagni in politica estera, creando un legame con il nuovo leader dell’Arabia Saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman.

Ma l’accordo OPEC + ha anche aiutato l’industria americana dello scisto e la Russia era sempre più irrritata dalla volontà dell’amministrazione Trump di utilizzare l’energia come strumento politico ed economico. È stato particolarmente infastidito dall’uso di sanzioni da parte degli Stati Uniti per impedire il completamento di un oleodotto che collega i giacimenti di gas della Siberia con la Germania, noto come Nord Stream 2. La Casa Bianca ha anche preso di mira l’ attività venezuelana del produttore di petrolio statale russo Rosneft.

“Il Cremlino ha deciso di sacrificare l’OPEC + per fermare i produttori statunitensi di scisto e punire gli Stati Uniti per aver fatto casino con Nord Stream 2”, ha dichiarato Alexander Dynkin, presidente dell’Istituto di economia mondiale e relazioni internazionali di Mosca, un think tank gestito dallo stato. “Certo, sconvolgere l’Arabia Saudita potrebbe essere una cosa rischiosa, ma al momento questa è la strategia della Russia: la geometria flessibile degli interessi”.
Il primo no

L’accordo OPEC + non era mai stato popolare con molti nell’industria petrolifera russa, che si sono risentiti di dover trattenere gli investimenti in progetti nuovi e potenzialmente redditizi. In particolare, Igor Sechin, il potente capo di Rosneft e un alleato di lunga data di Putin, ha fatto pressioni contro i cordoli, secondo le persone che hanno familiarità con la questione, che hanno chiesto di non essere identificati mentre discutevano conversazioni private.

Il Cremlino è stato anche deluso dall’alleanza con Riyadh.. non aveva prodotto importanti investimenti sauditi in Russia.

Per diversi mesi, Novak e il suo team avevano dichiarato ai funzionari sauditi che gli piaceva far parte dell’alleanza OPEC + ma erano riluttanti ad approfondire i tagli alla produzione, secondo le persone che hanno familiarità con la relazione. All’ultima riunione dell’OPEC a dicembre, la Russia ha negoziato una posizione che le ha permesso di mantenere la produzione abbastanza stabile mentre l’Arabia Saudita ha subito forti riduzioni.


Il disagio c'è e la politica non può nascondere la testa sotto la sabbia. Risposte concrete a situazioni concrete

Senza soldi e senza spesa, proteste e tentativi di assalto: la solidarietà non basta, il rischio rivolta è concreto

Le forze dell'ordine oltre a far rispettare le misure per il contenimento del contagio, stanno lavorando insieme all’intelligence a controllare il comportamento dei clan mafiosi e della criminalità che sfruttando la disperazione dei cittadini potrebbe far scattare i disordini.


Frigoriferi vuoti e richieste d'aiuto, lunghe file davanti alle poste per il ritiro di pensioni o risparmi e accese proteste nei supermercati, da parte di chi non può più pagare la spesa. Assalti o annunci di assalti. Gli effetti collaterali del coronavirus sulle tasche delle famiglie più povere cominciano a farsi sentire soprattutto nel Mezzogiorno, dove aumentano sempre di più gli episodi di disagio che rischiano di sfociare nella violenza metropolitana per la mancanza di soldi dopo l'inevitabile stop a gran parte dell'economia del Paese. Come aveva annunciato in un suo pezzo il nostro Alberto Negri il rischio bomba sociale si sta verificando e sta partendo soprattutto dal Sud. 

Come scritto da Valentino Di Giacomo sul Mattino ci sarebbe anche un informativa dei nostri servizi che avvertono iul govenro del pericolo sulla possibilità di Potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto nel Mezzogiorno d' Italia dove l' economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio”.

Per questo alcuni Comuni corrono ai ripari come possono con iniziative di sostegno a chi, dopo quasi una ventina di giorni di quarantena, non riesce ad arrivare alla fine del mese: dalla 'spesa sospesa' a Napoli ai 'buoni acquisti Covid-19' in Sicilia. Casi che spingono spesso anche a gesti di solidarietà estemporanei e urgenti, come quelli nell'hinterland napoletano, dove a Sant'Antimo un 37enne ha chiamato i carabinieri invitandoli a casa per mostrare il frigo vuoto e l'unico pacco di pasta nell'armadietto della cucina. L'uomo, che vive con il padre e la madre anziani, ha confessato di avere sempre avuto lavori saltuari e di essere ora in difficoltà per la chiusura delle attività. I militari hanno donato decine di prodotti alimentari e non.

A San Vitaliano, i carabinieri hanno dato cibo e mascherine a una coppia di anziani che li aveva contattati per lo stesso motivo, mentre a Villaricca i militari del'Arma hanno aiutato un uomo senza più un lavoro, che non poteva più mantenere la sua famiglia. Episodi simili anche a l'Aquila, Cremona e in altre città. E si moltiplicano le code davanti ad alcuni uffici postali in diverse città, dove i disagi sono acuiti perché in questi giorni è partito il pagamento delle pensioni, con tante persone anziane in fila. In alcuni casi, come a Pescara, si registrano attese di alcune ore per poter effettuare le operazioni.

A Palermo, invece, un gruppo di persone si sono date appuntamento in un supermercato attraverso il tam tam dei social: sono entrati, hanno riempito i carrelli di generi alimentari e, raggiunte le casse, hanno cercato di forzarle. A Catania è stato sventato un assalto a un supermercato dopo che un uomo aveva inviato un messaggio audio su WhatsApp con cui invitava tutti alla "disobbedienza" dei dispositivi previsti per il contenimento del Coronavirus e a saccheggiare supermercati e rivendite di prodotti alimentari. 

Alcuni Comuni, enti e associazioni stanno rispondendo mobilitandosi per garantire cibo e beni di prima necessità a chi non può più permetterselo. A Napoli nasce la 'spesa sospesa': l'iniziativa prevede l'adesione di esercizi commerciali e farmacie nei quali è possibile lasciare una somma in denaro da utilizzare per gli acquisti di chi ha bisogno. In Sardegna sono stati aperti dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura dei bandi per l'acquisto di formaggio pecorino dop da destinare alle persone indigenti.

Nella Capitale, invece, centinaia di volontari dell'associazione 'Nonna Roma', girano per i quartieri portando cibo e medicinali a domicilio alle famiglie povere. A Salemi, nel Trapanese, viene offerto un servizio di assistenza psicologica che aiuti ad affrontare paure e incertezze dovute al periodo di quarantena, ma anche l'erogazione di 'buoni spesa Covid-19' per sostenere le famiglie difficoltà.

Bisogna vedere fino a quando la solidarietà reggerà e soprattutto cosa succederà se, come sembra, sarà necessario prorogare ancora a lungo le misure restrittive. A questa variabile va poi aggiunta la presenza della criminalità organizzata sul territorio. Le forze dell'ordine oltre a far rispettare le misure per il contenimento del contagio, stanno lavorando insieme all’intelligence a controllare il comportamento dei clan mafiosi e della criminalità che sfruttando la disperazione dei cittadini potrebbe far scattare i disordini.




Noi possiamo controllare il potere politico, momento per momento ma per far questo occorre una nostra organizzazione ...

Verso lo Stato di polizia digitale?

Rodolfo Casadei 26 marzo 2020 Società

Pensatori come Harari e Byung-Chul Han si interrogano sul coronavirus. Biopolitica e psicolpolitica digitale sono il nostro futuro?


Agamben, Fusaro, Pera: da sinistra a destra, cresce lentamente il numero degli intellettuali che criticano l’accentramento dei poteri e le misure restrittive delle libertà personali adottate dal governo per combattere il Covid-19 vedendo in esse un attacco alla democrazia. A intervenire per primo è stato Giorgio Agamben, che su Il Manifesto del 26 febbraio scorso ha denunciato «lo stato di eccezione come paradigma normale di governo»; gli ha fatto eco Diego Fusaro che ha parlato di virus che diventa «sistema di governo liberista», mentre Marcello Pera ha lanciato un appello al presidente Mattarella firmato da altri tredici politologi e docenti universitari contro la «sospensione della democrazia» di cui si sarebbe reso protagonista il governo Conte II.

Le persone costrette a restare per la maggior parte del tempo chiuse in casa, polizia ed esercito che fermano auto e viandanti per le strade, il governo che governa per decreti: sono questi i connotati della fine della democrazia e dell’avvento dell’autoritarismo che ci aspetta, perché molto di tutto ciò durerà anche dopo la fine dell’epidemia? Tsk, tsk, come direbbe Paperino: la svolta autoritaria che il Covid-19 rischia di innescare è molto più profonda e pervasiva delle tradizionali caratteristiche dello “stato di eccezione”. Ad averla messa in evidenza sono due intellettuali stranieri: l’israeliano Yuval Noah Harari, famoso per i suoi bestseller venduti in milioni di copie come Sapiens. Da animali a dèi e Homo Deus, e il filosofo sud-coreano che insegna all’università di Berlino Byung-Chul Han, autore di testi molto citati come Psicopolitica e La società della stanchezza.

La temperatura del dito

Per primo si è espresso Harari, che sul Financial Times del 20 marzo ha spiegato:

«Oggi per la prima volta nella storia la tecnologia rende possibile controllare chiunque sempre. Cinquant’anni fa il KGB non poteva seguire 240 milioni di cittadini sovietici per 24 ore al giorno. (…) Ma ora i governi possono affidarsi a sensori ubiqui e a potenti algoritmi al posto degli spioni in carne ed ossa. Controllando strettamente gli smartphone delle persone, utilizzando centinaia di milioni di videocamere per il riconoscimento facciale e obbligando la gente a controllare e comunicare la propria temperatura e condizione fisica, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti portatori di coronavirus, ma anche controllare i loro movimenti e identificare chiunque sia venuto a contatto con loro. Una quantità di app sui cellulari avvertono i cittadini della prossimità di persone contagiate».

«Questa epidemia potrebbe marcare un importante spartiacque nella storia della sorveglianza. Non soltanto perché potrebbe normalizzare il dispiegamento di strumenti di sorveglianza di massa in paesi che fino ad ora li hanno rigettati, ma perché significherebbe una drammatica transizione dalla sorveglianza esterna a una sorveglianza “sottocutanea”. Fino ad ora, quando le nostre dita toccavano lo schermo dello smartphone o cliccavano un link, il governo voleva sapere che cosa esattamente avevamo cliccato. Ma col coronavirus, il centro dell’interesse si sposta. Ora il governo vuole conoscere la temperatura del nostro dito e la pressione del sangue».

Guardi Fox o Cnn?

Le conseguenze della “sorveglianza sottocutanea” sono potenzialmente catastrofiche per la nostra libertà:

«(…) Immaginate un ipotetico governo che chiede ad ogni cittadino di indossare un braccialetto biometrico che controlla la temperatura corporea e il battito cardiaco 24 ore al giorno. I dati risultanti verranno archiviati e analizzati dagli algoritmi del governo. Gli algoritmi sapranno che voi siete malati prima che lo sappiate voi stessi, e sapranno anche dove siete stati e chi avete incontrato. Le catene dell’infezione potranno essere drasticamente accorciate, e anche del tutto bloccate. Un sistema del genere potrebbe fermare un’epidemia alla sua origine nel giro di pochi giorni. Una cosa bellissima, no? Lo svantaggio sta nel fatto che tutto ciò legittimerebbe un nuovo terrificante sistema di sorveglianza. Se voi sapete, per esempio che io clicco i link di Fox News piuttosto che quelli della CNN, potete apprendere da questo qualcosa circa le mie opinioni politiche e forse circa la mia personalità. Ma se voi potete controllare cosa succede alla mia temperatura corporea, alla mia pressione e al mio battito cardiaco quando guardo un certo videoclip, scoprirete che cosa mi fa ridere, che cosa mi fa piangere e che cosa mi fa arrabbiare moltissimo. È decisivo ricordare che la rabbia, la gioia, la noia e l’amore sono fenomeni biologici proprio come la febbre e la tosse. Se le multinazionali e i governi cominciano a raccogliere massicciamente i nostri dati biometrici, possono riuscire a conoscerci meglio di quanto ci conosciamo noi, e possono non solo prevedere i nostri sentimenti, ma anche manipolarli, e venderci tutto ciò che vogliono: che si tratti di un prodotto o di un leader politico. Al confronto del controllo biometrico le tattiche di Cambridge Analytica per acquisire dati sembreranno cose dell’età della pietra. Immaginate la Corea del Nord nel 2030, quando ogni cittadino dovrà indossare un braccialetto biometrico 24 ore al giorno: se ti trovi ad ascoltare il discorso del Grande Leader e il braccialetto segnala sentimenti di rabbia, sei fregato».

Possiamo immaginare anche paesi diversi dalla Corea del Nord… 

Stile cinese

In un testo che propone anche altre interessanti intuizioni sul significato delle reazioni sociali all’epidemia, Byung-Chul Han converge con l’analisi di Harari per quanto riguarda i progressi del sistema della sorveglianza totale – facendo praticamente gli stessi esempi, con abbondanza di ulteriori dettagli – e manifesta parecchio pessimismo. Paragonando i successi dei paesi asiatici nel contenimento dell’epidemia con le grandi difficoltà dei paesi europei scrive su El Pais del 22 marzo:

«In confronto all’Europa, che vantaggi offre il sistema dell’Asia che risultino efficaci per combattere la pandemia? Stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan o Singapore hanno una mentalità autoritaria, che gli proviene dalla loro tradizione culturale confuciana. Le persone sono meno riottose e più obbedienti che in Europa. E hanno più fiducia nello Stato. Non solo in Cina, ma anche in Corea o in Giappone la vita quotidiana è organizzata molto più strettamente che in Europa. (…) Gli apologeti della vigilanza digitale proclameranno che i big data salvano vite umane. La coscienza critica nei confronti della vigilanza digitale in Asia è praticamente inesistente. A malapena si parla di protezione dei dati, anche in stati liberali come il Giappone e la Corea. Nessuno si inquieta per la frenesia delle autorità nell’accumulare dati. (…) a causa della protezione dei dati, in Europa non è possibile un contrasto digitale al virus comparabile a quello asiatico. Gli operatori cinesi della telefonia mobile e di Internet condividono i dati sensibili dei loro clienti con i servizi di sicurezza e coi ministeri della Salute. Perciò lo Stato sa dove sto, con chi mi incontro, cosa faccio, cosa cerco, a cosa penso, cosa mangio, cosa compro, dove mi dirigo. È possibile che in futuro lo Stato controlli anche la temperatura corporea, il peso, il livello di zuccheri nel sangue, ecc. Una biopolitica digitale che accompagna la psicopolitica digitale che controlla attivamente le persone. (…) Ora la Cina potrà vendere il suo Stato di polizia digitale come un modello di successo contro la pandemia. La Cina esibirà la superiorità del suo sistema con sempre maggior orgoglio. È possibile che arrivi anche da noi in Occidente lo Stato di polizia digitale in stile cinese».

Auguri…

Cosa suggeriscono i due autori come alternativa allo Stato di polizia digitale nella lotta alle pandemie? Byung-Chul Han è molto modesto, e si limita a suggerire una diffusione universale delle mascherine, cosa che l’Occidente ha colpevolmente sottovalutato. Harari, più ambizioso, incoraggia la nascita di un movimento politico che trasferisca i mezzi della sorveglianza ai singoli cittadini:

«Al posto di creare un regime della sorveglianza, non è troppo tardi per ricostruire la fiducia delle persone nella scienza, nelle autorità pubbliche e nei media. Dovremmo certamente utilizzare le nuove tecnologie, ma queste tecnologie dovrebbero trasferire potere ai cittadini. Sono a favore del controllo della mia temperatura corporea e della mia pressione del sangue, ma tali dati non dovrebbero creare un governo onnipotente. Piuttosto, quei dati dovrebbero consentirmi di fare scelte personali più informate, e anche ritenere responsabile il governo per le sue decisioni. Ogni volta che parlate di sorveglianza, ricordatevi che quella stessa tecnologia della sorveglianza di solito può essere usata non solo dai governi per controllare gli individui, ma anche dagli individui per monitorare i governi».

Auguri…

Foto Ansa

Non si può ne si deve respingere la fame con i manganelli - 3 milioni e 700 mila italiani vivono di lavoro sommerso di cui 80% al sud


28 MAR 2020 10:33

007 IN ALLARME: UNA BOMBA SOCIALE MINACCIA L’ITALIA - RIVOLTE AL SUD, A PALERMO PRIME RAZZIE ALIMENTARI - I CITTADINI CHE PER COLPA DEL LOCKDOWN NON POSSONO LAVORARE PERCHÉ NON HANNO UN' OCCUPAZIONE REGOLARE SI STANNO MOBILITANDO, ANCHE ONLINE, PER RAZZIARE SUPERMARKET E CENTRI COMMERCIALI - SONO 3 MILIONI E 700 MILA GLI ITALIANI CHE VIVONO GRAZIE AL COSIDDETTO LAVORO SOMMERSO, DI CUI L' 80 PER CENTO AL SUD.-

Laura Anello e Grazia Longo per la Stampa

PSICOSI CORONAVIRUS - ASSALTO AI SUPERMERCATI - NESSUNO VUOLE LE FARFALLE

Tenuta sociale: appena due parole che racchiudono un problema enorme nel Sud del nostro Paese, Palermo in testa. Al momento il disagio e la protesta sono in una fase embrionale, ma il pericolo che esploda una bomba sociale è alto. I cittadini che per colpa del lockdown non possono lavorare e quindi non guadagnano perché non hanno un' occupazione regolare si stanno mobilitando, anche online, per razziare supermercati e centri commerciali.

Un fenomeno che sta preoccupando non poco le forze dell' ordine e la nostra intelligence. Dal Viminale e dai nostri servizi segreti filtrano notizie sull'esigenza di vigilare su questi focolai di protesta.

Doppio il canale di monitoraggio messo in atto: da una parte il controllo della Rete e dei social media da parte degli esperti informatici per rintracciare gli esagitati più pericolosi, dall'altra il presidio dei centri commerciali reso più facile visto l' impiego già in corso delle forze dell' ordine nelle strade per lo più deserte.

Certo è che dopo l' assalto al supermercato Lidl di viale Regione siciliana a Palermo, ieri, da parte di una quindicina di persone che hanno riempito i carrelli rifiutandosi di pagare alle casse, sono comparsi presidi di polizia, carabinieri e guardia di finanza davanti ai tre principali ipermercati della città.

Su Facebook qualche ora prima si era costituito il gruppo «Noi» ( di cui, secondo le indagini, i quindici farebbero parte) che chiamava a raccolta affamati e senza lavoro per andare a svuotare gli scaffali. E ha scelto i social anche un trentacinquenne di Catania che è stato denunciato dopo avere inviato un messaggio audio su WhatsApp con cui invitava tutti alla disobbedienza per andare a saccheggiare supermercati e rivendite di prodotti alimentari.

RIVOLTE

Potrebbero essere le prime avvisaglie se si considera che, secondo i dati Istat sono 3 milioni e 700 mila gli italiani che vivono grazie al cosiddetto lavoro sommerso, di cui l' 80 per cento al Sud. Baristi, garzoni, camerieri, manovali in nero, per non parlare di coloro che si «arrangiano» con lavoretti della bassa manovalanza criminale come parcheggiatori abusivi, venditori di sigarette di contrabbando e via discorrendo. Costoro non sono, ovviamente, garantiti da alcun decreto governativo e da alcun ammortizzatore sciale. E uno studio della Cgil conferma che una persona su tre in Sicilia (come nel resto del Sud) lavora in nero. Ambulanti, tuttofare, ma anche colf e badanti che da un giorno all' altro si sono trovati senza un euro in tasca.

Il nocciolo della questione dunque - al di là della speranza che il contagio da coronavirus rallenti presto e con esso l' isolamento sociale imposto per contenerlo - è tutta squisitamente politica.

Se il malcontento e la contestazione dovessero crescere in modo esponenziale, mettendo a rischio la tenuta sociale di una parte del Paese, non si potrebbe certo assistere a folle che reclamano prodotti alimentari mentre vengono represse a suon di idranti e manganelli. Occorre dunque una risposta politica, un aiuto economico concreto che possa sedare i focolai della ribellione.

PSICOSI CORONAVIRUS - ASSALTO AI SUPERMERCATI

Non è un caso che già qualche giorno fa il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e quello di Siracusa Francesco Italia, entrambi distanti dal provvedimento-manifesto dei Cinquestelle, abbiano chiesto un' estensione del reddito di cittadinanza alle fasce più deboli. E ieri il leader del M5S, Vito Crimi, ha ribadito «l' esigenza di estendere il reddito di cittadinanza a tutti i cittadini che non guadagnano a causa delle restrizioni per arginare il contagio Covid-19».

Adesso, intanto, è una corsa contro il tempo per dare risposte prima che la bomba deflagri. A Palermo il Comune, in collaborazione con la Caritas, l' associazione Banco Alimentare e l' associazione Banco delle opere di carità ha messo in campo un portale e un numero telefonico dove chi è in difficoltà può chiedere aiuto. In tre giorni si sono registrate 1800 famiglie.

La prima risposta è con reparti antisommossa e non con generi alimentari di prima necessità

Assalto ai supermercati/ Palermo, reparti anti sommossa per tutelare l’ordine

Pubblicazione: 28.03.2020 - Mauro Mantegazza

Assalto ai supermercati a Palermo, reparti anti sommossa delle forze dell’ordine per tutelare l’ordine pubblico all’ingresso dei centri commerciali.

Supermercato svuotati (LaPresse, 2020)

Reparti anti sommossa delle forze dell’ordine per evitare l’assalto ai supermercati a Palermo. L’emergenza Coronavirus causa infatti in Sicilia anche timori per l’ordine pubblico, dopo che a Palermo si è già verificato un assalto a un supermercato Lidl. Di conseguenza fin da ieri i reparti mobili delle varie forze dell’ordine, dai Carabinieri alla Polizia fino anche alla Guardia di Finanza, sorvegliano gli ingressi di alcuni dei principali ipermercati del capoluogo siciliano, quali ad esempio i centri commerciali “Conca D’Oro”, “La Torre” e “Forum”.

I dirigenti dei vari centri commerciali interessati hanno spiegato ai giornalisti che si tratta di “una misura preventiva”, dunque un deterrente per scoraggiare chi potrebbe organizzare assalti in massa ai supermercati a causa del Coronavirus.

La minaccia d’altronde è concreta: dalle indagini è emerso che le circa 15 persone che spingevano i carrelli al Lidl di viale Regione Siciliana e che poi si sono presentate davanti alle casse pretendendo di non pagare, fanno parte di un gruppo Facebook inaugurato il giorno prima dell’assalto, che conta già migliaia di adesioni, potrebbe dunque organizzare altre manifestazioni di protesta.

ASSALTO AI SUPERMERCATI: PARLA LEOLUCA ORLANDO

Circa il timore di un assalto ai supermercati è intervenuto dunque pure Leoluca Orlando, il sindaco di Palermo: “Accanto a tanti, tantissimi che stanno vivendo questo momento di crisi gravissima certamente con angoscia per il futuro ma anche con dignità, vi sono alcuni gruppi organizzati, gruppi di sciacalli e professionisti del disagio, che promuovono azioni violente e che nei social network trovano una facile vetrina.

Mentre centinaia di cittadini e famiglie si stanno registrando per ricevere gli interventi di aiuto alimentare del Comune e delle associazioni, ci sono persone e gruppi che già dalle immagini e dagli espliciti riferimenti e soprannomi contenuti nelle proprie pagine mostrano e rivendicano la propria appartenenza al sottobosco mafioso”.

L’appello di Orlando è di conseguenza molto chiaro: “Chiedo a tutti i cittadini di segnalarli alle autorità di Polizia, di segnalare i loro account come promotori di violenza agli amministratori di social network perché siano immediatamente bloccati. Invece di far loro pubblicità rilanciandoli, facciamo in modo che siano zittiti e che ad occuparsene siano le forze di Polizia”.

Era facile prevederlo, il precariato il lavoro nero per fame è il primo che ha cominciato a risentire della prescrizione a non uscire, per il momento è rivolta sporadica


Palermo, assalto ai supermercati. Al Sud comincia a sentirsi la fame

di Redazione_MC - 28 Marzo 2020 - 17:13


Palermo, assalto ai supermercati. Al Sud comincia a sentirsi la fame L’hanno chiamato gruppo «Rivoluzione nazionale» e su Facebook centinaia di palermitani parlano di assalto ai supermercati minacciando un sabato di fuoco. «Alle 15.30», echeggia un audio. Seguito da una voce dialettale: «Ama a scinniri ne piazzi, tutti (Dobbiamo scendere nelle piazze…)». Con replica inquietante: «Io sono pronto a fare la guerra». E un altro: «Mettete cose imbottite e attenti ai manganelli. È buono che chiedono pietà? Butta sangue e muori…».

Il virus blocca chi si arrangia

È l’effetto collaterale della minaccia di una prossima crisi economica provocata dal coronavirus in una città dove una fetta dell’economia si regge sul lavoro nero. Dalle borgate di periferia ai quartieri popolari sono a migliaia i capifamiglia abituati a sopravvivere anche arrangiandosi con piccoli lavoretti. Tutti bloccati perché, con le strade deserte e presiediate, restano a casa i manovali di una edilizia non sempre in regola, i parcheggiatori abusivi, gli scaricatori del mercato, gli ambulanti senza licenza. E molte famiglie dicono già di essere allo stremo.

Schierati i reparti anti-sommossa

Il primo sintomo si era avuto all’inizio della settimana con un video registrato da un disoccupato accanto al suo bambino, in casa. Un messaggio Facebook diretto al presidente del consiglio: «Non ho più soldi per mangiare e comprare il latte a questo piccirriddu, signor Conte…».

Poi giovedì il primo assalto a uno dei più grandi supermercati di Palermo, a metà della circonvallazione, con trenta disperati decisi a superare le casse del Lidl senza pagare, inseguiti prima dalla sicurezza interna, poi bloccati dalle pattuglie di polizia e carabinieri. Una brutta storia. Seguita nel venerdì dell’attesa dal tam tam che allarma prefettura e forze di polizia. Già schierati i reparti anti-sommossa davanti ai centri commerciali, dal «Forum» di Brancaccio alla «Conca d’Oro» di San Lorenzo, dai supermercati del centro a quello de «La Torre», fra Cep e Borgo Nuovo, altra area a rischio.

«Un reddito di emergenza»

L’allarme per una città che boccheggia, per «una città affamata» era stato lanciato da diversi giorni. Arrivava soprattutto dalle parrocchie e dalla missione di Fra Biagio Conte che teme virus e fame per i suoi 1.500 senza-niente ospitati fra i capannoni visitati l’anno scorso da Papa Francesco. Tema ben presente a tanti uomini politici che invocano decisioni rapide del municipio. Come cerca di fare il sindaco Leoluca Orlando che, oltre a definire quei messaggi via social frutto di «sciacalli del sottobosco mafioso», non sottovaluta la materia invocando «un reddito di emergenza» per chi non sa come fare la spesa.

La carità e la città affamata

Lo conferma il suo assessore alle attività sociali Giuseppe Mattina: «La gente chiede pane e pasta. Noi non possiamo farcela da soli. Occorre almeno una somma una tantum alle famiglie dove non si mangia tutti giorni…». Cosciente di un disagio sociale ben noto a tutti. Ma da tanti affrontato, in tempi privi di misure antivirus, con quello spirito che porta ad arrangiarsi anche con attività fuori regola, a volte tollerate.

Come non accadrà nel sabato della minaccia, mentre si rafforzano i presidi delle forze dell’ordine. Bilanciati dalla corsa alla solidarietà di Caritas, Banco alimentare, Banco delle Opere di carità e altre associazioni per un aiuto porta a porta coordinato dal Comune con un sistema unico di gestione degli aiuti alimentari. Un sistema al quale si sono già registrate 1.800 famiglie.

27 marzo 2020 - ORA LO AMMETTE ANCHE CONTE: L'UNIONE EUROPEA È NOSTRA NEMICA - Diego Fusaro

25 marzo 2015 - Tg3 Leonardo 16/11/2015

28 marzo 2020 - NEWS DELLA SETTIMANA 21-27 mar 2020

sabato 28 marzo 2020

Proposta

NO MES! Occorrono interventi "italiani" urgenti e strutturali

Scritto da Redazione ASI Categoria: Politica Nazionale Pubblicato: 27 Marzo 2020



(ASI) Ieri Lista Civica Italiana ha inviato un documento ai parlamentari circa le possibili alternative concrete "italiane" per finanziare l'emergenza in Italia. Occorrono interventi urgenti e strutturali. Non mettiamoci da soli il cappio al collo.

Lista Civica Italiana appoggia le linee della a proposta (ancora in fase di ultimazione) di alcuni economisti, esperti di finanza ed altri intellettuali italiani tra cui Vadim Bottoni, Alessandro Coluzzi, Fabio Conditi, Nicoletta Forcheri, Antonino Galloni, Guido Grossi che si confrontano sul tema da anni e che chiedono di approvare un Piano di intervento da 350 miliardi di euro, suddiviso in 100 miliardi immediati e 250 miliardi a brevissimo termine.

Lista Civica Italiana, chiede al Parlamento e al Governo:
- una valutazione seria ed approfondita della proposta da parte del Governo;
- un’ampia informazione pubblica;
- un confronto diretto degli autori del documento con rappresentanti del Governo e del Parlamento.

Lista Civica Italiana ritiene che l’Italia, colta in questo periodo di emergenza nella sua massima fragilità finanziaria, aggravata da un diffuso disinteresse della popolazione verso le istituzioni, può correre grandi rischi ma trovare grandi opportunità.
L’emergenza sanitaria può trasformarsi, pur con la sofferenza e il dolore causati dalla situazione, nell’inizio di una fase nuova di rinascita sociale, economica e civile.
Ogni speranza potrebbe però essere soffocata definitivamente se il Governo trascinasse il Paese e le generazioni future nelle paludi di quel grande prestito internazionale che molti avidi speculatori auspicano e sollecitano. L’esperienza della Grecia insegna!

Non abbiamo bisogno di prestiti internazionali. L’ alternativa al prestito internazionale ma anche ad un eventuale prestito forzoso è costituita dall’offerta alle famiglie italiane di strumenti finanziari semplici che proteggano il risparmio mettendolo al servizio della comunità.

L’Italia può infatti cogliere, con uno scatto d’orgoglio nazionale, le enormi opportunità offerte dalle circostanze, se cittadini, cittadine e Istituzioni insieme, decideranno di intervenire ben oltre l’emergenza, con uno sguardo verso la svolta epocale che sta interessando tutta l’umanità, prendendo decisioni politiche strutturali e coraggiose, lungimiranti, di ampio respiro.
Le azioni avviate dal Governo in questi giorni sembrano rispondere all’emergenza, e sebbene lo facciano con decisione e coraggio, mancano di prospettiva futura.

Lista Civica Italiana auspica che il rilancio dell’economia italiana sia connesso al Green New Deal Europeo e preveda investimenti per la transizione del sistema produttivo e industriale partendo dal contrasto al cambiamento climatico, dalla strategia energetica, dall’implementazione dell’economia circolare, dalla riconversione dell’industri delle armi bonifica e riconversione dei SIN.

Questo è il tempo delle responsabilità condivise.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti sul documento:

Guido Grossi 339 162 517 0

Allegato: estratto del documento a cura di Lista Civica Italiana

Riportiamo un estratto del documento degli economisti liberamente tratto da Lista Civica Italiana

INTERVENTI URGENTI E STRUTTURALI VERSO NUOVI PARADIGMI

L’emergenza sanitaria ed economica, che è globale e sta sospendendo le libertà democratiche, spinge tutto il mondo verso mutamenti epocali, che si manifestano con interventi politici drastici, sorprendenti ed immediati.

Si intravedono nuovi auspicabili paradigmi globali:
- ricerca di equilibri geopolitici diversi e più sostenibili;
- la finanza viene ridimensionata e torna al servizio del lavoro e della produzione;
- la Politica governa la moneta e l’economia;
- il commercio globale si ridimensiona alla ricerca di scambi sostenibili;
- la produzione si orienta prevalentemente al mercato interno;
- la grandissima dimensione aziendale privata ha mostrato limiti insuperabili che vanno corretti;
- la democrazia e la partecipazione vanno rivitalizzate.

Scivoliamo verso la sospensione definitiva delle libertà costituzionali, o sviluppiamo una nuova capacità di decisioni trasparenti e condivise?

Ogni speranza di rinascita potrebbe essere soffocata definitivamente se il Governo trascinasse il Paese e le generazioni future nelle paludi di quel grande prestito internazionale che molti avidi speculatori auspicano e sollecitano.

NON ABBIAMO BISOGNO DI PRESTITI INTERNAZIONALI. TUTTI DEBBONO ESSERE INFORMATI A RIGUARDO.

L’Italia può invece cogliere, con uno scatto d’orgoglio nazionale, le enormi opportunità offerte dalle circostanze, se sapremo scegliere, popolo e Istituzioni insieme, di intervenire ben oltre l’emergenza, con uno sguardo verso la svolta epocale che sta interessando tutta l’umanità, prendendo decisioni politiche strutturali e coraggiose, lungimiranti, di ampio respiro.
Le azioni avviate dal Governo in questi giorni sembrano rispondere all’emergenza, e sebbene lo facciano con decisione e coraggio, mancano di prospettiva futura.
Questo è il tempo delle responsabilità condivise.
In questo documento sono raccolti i suggerimenti pratici in grado di trasformare l’emergenza in uno strutturale cambiamento di rotta.
Si prevede un Piano di intervento da 350 miliardi di euro, suddiviso in 100 mld immediati e 250 mld a brevissimo termine.
……….

Quadro d’insieme di interventi per un totale di 350 miliardi

Fase 1 (oggi). Misure immediate per 100 mld

Per tamponare l’emergenza sanitaria, il rischio reddito per famiglie e imprese e mettere le istituzioni finanziarie pubbliche in grado di sostenere misure strutturali, occorre portare nelle casse dello Stato liquidità immediata per un totale di almeno 100 miliardi. In questo modo si scongiura il prestito internazionale.
Le misure immediate più adeguate hanno natura transitoria, e andranno sostituite, non appena superata l’emergenza, da interventi più strutturali.

Possono essere di due tipi:

1) Emissione di Titoli di Stato a breve termine, garantiti e riservati esclusivamente al risparmio di famiglie, aziende, operatori nazionali
Tutto ciò consente di:
- mobilitare rapidamente al servizio della comunità parte del risparmio finanziario privato nazionale, di cui almeno 1500 miliardi sono disponibili (conti correnti e depositi) o facilmente liquidabili;
- mettere al sicuro questa preziosa risorsa nazionale, attualmente poco o male utilizzata e oltretutto a rischio di un prelievo forzoso col perverso meccanismo del bail-in;
- dare finalmente attuazione alla prescrizione costituzionale dell’articolo 47 che impone alla Repubblica di tutelare il risparmio;
- tranquillizzare i mercati che vedrebbero l’Italia impegnarsi autonomamente senza ricorrere a ulteriori prestiti con l’estero. Ciò porterebbe a una graduale scomparsa dell’odioso ricatto dello spread.
In questo modo si sostituisce di fatto il “debito pubblico estero”, concetto odioso, con ben più rassicuranti e graditi “strumenti di protezione e impiego del risparmio dei cittadini”.

2) Emissione diretta da parte del MEF di stato-note (denaro utilizzabile dalla pubblica amministrazione e dai cittadini/e ) a circolazione interna all’Italia, anche in versione elettronica.
Ciò consente di:
- coprire con immediatezza ogni esigenza della spesa non coperta da entrate;
- arrestare ogni trasferimento verso la popolazione di qualsiasi “turbolenza” dovuta ai mercati speculativi;
- contribuire al processo di sostituzione del debito estero.

Entrambe le misure – se presentate adeguatamente - saranno facilmente accettate dai cittadini, e sicuramente gradite dagli investitori che oggi, temono un default giustificato esclusivamente da moventi speculativi e politicamente arbitrari.
E saranno tanto più gradite e accettate se vengono accompagnate dall’impegno verso la popolazione da parte di Governo e Parlamento, ad implementare nella fase immediatamente successiva misure strutturali a favore di tutti.
In sostanza si tratterebbe di un nuovo patto sociale.

Fase 2 (3/6 mesi). Misure strutturali per 250 mld

1) Si predispone un piano strategico di investimenti produttivi per 250 mld.
Obiettivi:
creare nuovo lavoro sostenibile sia socialmente che ambientalmente;

acquisire aziende strategiche al patrimonio pubblico, necessarie a garantire alla cittadinanza ed alla struttura produttiva privata l’erogazione dei servizi essenziali (sanità, credito, energia, trasporti, logistica, ricerca, formazione e informazione, telecomunicazioni).

sostenere le piccole e medie imprese private;

rafforzare il mercato interno e riorientare la produzione.

Interventi per tutelare strutturalmente il risparmio pubblico e contemporaneamente metterlo al servizio della comunità:

1) Le istituzioni finanziarie pubbliche vengono messe a rapporto diretto e stringente con il Governo, ricapitalizzate, e vengono impiegate per creare la rete dei servizi.
In questo modo il Governo avrebbe un efficace strumento di trasmissione delle decisioni politiche prese dal Parlamento.
Si rimette l’apparato pubblico in grado di offrire a cittadini e imprese i servizi pubblici essenziali di elevata qualità.
È possibile ed auspicabile prevedere forme di partecipazione diretta alla proprietà popolare diffusa nelle aziende pubbliche che erogano servizi, accompagnate da forme di coinvolgimento nella gestione, al fine di assicurare il contenimento dei costi.

2) viene realizzata una piattaforma elettronica presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con due finalità.
a) Consentire alle famiglie, aziende e banche italiane di effettuare Conti di Risparmio (CDR), volontari e trasferibili.
In tal modo si mette definitivamente al sicuro il risparmio nazionale, e si garantisce che sia sistematicamente utilizzabile per la sua fluida circolazione nel mercato domestico.
b) Si mette il MEF in grado di accreditare crediti fiscali trasferibili su appositi conti correnti fiscali intestati a tutti i codici fiscali/partite IVA.
Serve a garantire che ogni credito verso la pubblica amministrazione sia reso immediatamente disponibile per il cittadino, che potrà usarlo anticipatamente per effettuare pagamenti nel mercato italiano.

3) Viene aperto a tutti i cittadini su una banca pubblica da individuare, un conto corrente gratuito e con saldo positivo (es. 100 €), utilizzabile mediante convenzione con gli sportelli di Banco Poste o altri istituti residenti, anche privati.
Serve a collegare la struttura finanziaria pubblica alla rete delle banche private ed al sistema internazionale dei pagamenti.

Così in un comunicato della Lista Civica Italiana.

Questi giornalisti da strapazzo che omettono di dire che le banche centrali stanno iniettando montagne di soldi perchè le aziende sono diventate zombi, e le borse in mano a giocatori incalliti che sfruttano il fatto non li faranno fallire e di volta in volta aumentano la posta nei loro giochetti per trarre il massimo benefici, il sistema è malato strutturalmente e hanno imboccato un sentiero stretto a senso unico

Helicopter money, ossia come governi e banche centrali stanno distruggendo l’economia mondiale dalle fondamenta

Soldi gratis a tutti e spesa pubblica senza limiti. Siamo entrati nell'era della Moderna Teoria Monetaria, che distruggerà le basi della stessa convivenza pacifica. Stiamo ballando sul Titanic.

di Giuseppe Timpone , pubblicato il 28 Marzo 2020 alle ore 08:57


E alla fine del giorno, la cura si rivelerà peggiore della malattia. Mai nella storia si era visto un coordinamento dalla portata così espansiva tra governi e banche centrali, con l’intento di alluvionare i mercati finanziari e quelli reali di liquidità. La Federal Reserve sta pompando dollari a un ritmo di 125 miliardi al giorno, la BCE ha varato stimoli monetari per 870 miliardi di euro e che si vanno ad aggiungere ai già 20 miliardi mensili varati agli sgoccioli dell’era Draghi. E che dire della Banca del Giappone, che ormai detiene quasi la metà del debito pubblico nipponico e che ancora ipotizza di aumentare gli acquisti?

Dal canto loro, abbiamo un governo americano che ha appena trovato un accordo con il Congresso per varare un piano emergenziale di sostegno all’economia da 2.000 miliardi, mentre la Germania cerca di rispondere alla crisi con 750 miliardi, il 20% del pil tedesco. Ovunque, è ormai corsa a chi offre di più. Certo, nel caso di Berlino esistono gli spazi di manovra per attuare un simile piano straordinario, grazie ad anni di cospicui risparmi, che hanno ridotto persino in valore assoluto l’entità del debito pubblico.

Ma che la situazione sia del tutto sfuggita di mano lo conferma il fatto che ormai nemmeno i rendimenti negativi bastino più a tenere a galla l’economia e i debiti accumulati e non sembra ipotizzabile nemmeno prestare denaro a interessi zero. Siamo al ribaltamento dei ruoli: chi presta denaro deve pagare chi lo riceve. Questa assurdità, che non ha alcun significato economico, tranne che non si fosse in deflazione, è sorta dopo l’allentamento monetario globale seguito alla crisi finanziaria del 2008.
Da allora, le banche centrali, a partire dalla Federal Reserve, si sono avventurate in quelle che hanno definito misure non ortodosse e che, in teoria, avrebbero dovuto durare poco, giusto il tempo di ripristinare un po’ di calma sui mercati.

La droga monetaria

Invece, come qualcuno aveva avvertito a suo tempo, se dai la droga al mercato, non puoi pensare di sottrargliela quando ritieni opportuno. Né basterà sostituirla con il metadone, alias bassi tassi d’interesse, negativi in termini reali. L’America, pur in piena crescita dell’economia (?!?!), non si è potuta permettere di alzare i tassi al di sopra del tasso d’inflazione, che i mercati stavano andando nel panico e la Fed, approfittando del rimprovero della Casa Bianca, ha fatto marcia indietro, arrivando un anno più tardi a ri-azzerarli. La BCE non ci aveva neanche provato e quando ha resistito alle richieste per un ulteriore taglio dei già negativi tassi overnight all’ultimo board, le borse europee hanno reagito con la loro peggiore seduta di sempre.

Siamo entrati allegramente nell’era del cosiddetto “helicopter money” e mai immagine fu più profetica ed evocativa di quanto stia per avvenire. Le banche centrali stanno inondando i mercati di moneta creata dal nulla, finalmente pacificandosi con le chiacchiere da bar, dove tra una birra e l’altra non si era capito ad oggi perché mai lo stato non stampi moneta quando deve finanziare una spesa. Senonché, la “Modern Monetary Theory” (MMT) dà perfettamente ragione a questo dubbio popolare, sostenendo che non siano le tasse a finanziare la spesa pubblica e che, semmai, queste sarebbero un di più che lo stato incasserebbe per non surriscaldare troppo l’economia.

Moneta, non le tasse, per finanziare la spesa pubblica

Secondo questa teoria post-keynesiana e che sta nei fatti prendendo piede tra i governi e le stesse banche centrali, lo stato non avrebbe nemmeno bisogno di indebitarsi, chiedendo soldi ai creditori privati, perché già dispone di una stamperia per fabbricarsi tutta la moneta di cui ha bisogno.
Il pagamento delle tasse servirebbe essenzialmente a fare circolare tale moneta. Assurdo che possa apparire, questa stramba ideologia del denaro illimitato e sempre prontamente disponibile sta sostituendo progressivamente l’idea per la quale sarebbe la produzione di beni e servizi alla base della ricchezza di una nazione. E la moneta avrebbe semplicemente la funzione di consentire gli scambi e, pertanto, la sua quantità deve seguire necessariamente le variazioni della produzione, ossia del pil.

Alla base dell’helicopter money c’è un ragionamento solo apparentemente confortante per quanti pensino che la MMT risponda maggiormente alle esigenze delle classi sociali più deboli. In realtà, questa teoria distrugge le basi non solo dell’economia, bensì della stessa convivenza civile pacifica, smantellando l’assunto per cui per vivere bisogna lavorare, punendo la stessa idea di risparmio, ossia di sacrificio, e deresponsabilizzando totalmente i governi, non più costretti a scegliere tra una lista di priorità. Poiché la moneta è sempre disponibile per tutti, si può al contempo spendere senza limiti e tenere basse le tasse, accontentando ricchi, poveri e nullafacenti.

Per quale assurdo motivo dovrei accettare di lavorare, se posso sempre beneficiare di una spesa pubblica illimitata e che mi consente di godere di beni e servizi senza compiere sacrifici, grazie allo stampa-stampa della banca centrale? E per quale altrettanto assurdo motivo dovrebbe esistere la stessa idea di impresa, visto che già lo stato avrebbe i mezzi per provvedere a tutto senza nulla pretendere in cambio? Ma è evidente che se nessuno lavorasse e producesse qualcosa, non ci sarebbero beni e servizi da scambiare. A quel punto, la moneta non avrebbe alcun valore, perché non riuscirebbe a comprare alcunché. Dunque, è la ricchezza reale a dare valore alla moneta.

Ci stiamo imbarcando sul Titanic

Ora, sul piano prettamente “ideologico” quasi nessuno crede a sciocchezze come la MMT, almeno non tra i ranghi dei governi e negli istituti centrali.
Ma l’idea viene carezzata per la disperazione di chi sa di averla fatta grossa in anni, se non decenni, di insana gestione della politica monetaria e adesso cerca di vendere aria fritta per strizzare l’occhio alla finanza e all’uomo della strada con un’operazione simpatia tesa a limitare un clima da Norimberga quando il castello di carte crollerà miseramente. A ogni crisi, le banche centrali stanno rispondendo esasperando la portata degli interventi rispetto alla volta precedente. Non esistono più limiti, nemmeno di pensiero, alle loro azioni. Stanno acquistando di tutto, premiando anche quanti andrebbero lasciati fallire, evitando che si faccia pulizia sul mercato.

Invece, è finita che anche il debito delle imprese e dei governi che avevano agito irresponsabilmente venga acquistato illimitatamente dagli istituti con la scusa di dover sostenere le aspettative d’inflazione, perpetuando non solo un modello comportamentale sbagliato – il famoso “azzardo morale” – ma anche la bassa crescita dell’economia, visto che stanno restando in piedi banche, aziende e persino governi dalla conclamata inefficienza. E diffidate da chi vi spiega che la MMT sia stata validata dalla realtà sull’osservazione che un decennio di liquidità a pioggia iniettata sui mercati non abbia alimentato alcuna spirale inflazionistica. Eh, no! Semplicemente, quella liquidità non è affluita sul mercato reale, restando confinata alla sfera finanziaria, dove i prezzi di azioni e obbligazioni sono letteralmente esplosi. E anche questa è inflazione, anche se non viene percepita al momento in cui si compra il pane, il latte o si va dal parrucchiere.

Anzi, proprio questa inflazione galoppante degli assets finanziari, che in gergo prende il nome di “bolla”, sta spingendo le banche ad esportarla sul mercato di beni e servizi nel tentativo disperato di evitare l’implosione dei prezzi, le cui conseguenze sarebbero disastrose per lo stesso uomo comune, in qualità di risparmiatore, investitore, lavoratore e contribuente. Vi spiegheranno che per decenni abbiamo sbagliato tutto, che l’idea di tenere i bilanci pubblici ordinati fosse frutto di una follia ideologica ingiustificata e classista, che il denaro vada prestato gratis e che i governi non siano tenuti a indebitarsi, potendo spendere senza limiti e senza dare nemmeno conto a nessuno. E quello sarà il segnale che ci siamo imbarcati su un Titanic con biglietto di sola andata, perché per il ritorno non ci sarà bisogno.