L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 settembre 2020

Una classe politica immonda che tira un sospiro sollievo sul niente

PERCHE’ IL PD NON HA PERSO 

di Leonardo Mazzei
SET 24, 2020


«Il voto dà respiro al governo», questo il titolone del Corriere della Sera di ieri. Una sintesi ineccepibile dell’ennesimo paradosso italiano. Le forze di governo tracollano in voti rispetto alle precedenti elezioni regionali, ma siccome l’attesa era per una disfatta ancor più grande, il generale arretramento diventa una vittoria.

In realtà questo paradosso ne contiene altri due. Il primo è che, salvo la Liguria, i due principali alleati di governo erano invece avversari nelle regioni. Il secondo è che l’illusione ottica del grande successo governativo è esattamente il frutto della stupidità degli avversari, quelli che prevedevano la famosa “spallata”, il “cappotto” del sei a zero ed altre amenità.

Simbolo di questa inarrestabile avanzata delle truppe salvinian-meloniane avrebbe dovuto essere la Toscana. Chi scrive aveva segnalato per tempo quanto fosse improbabile un simile scenario. (Tra parentesi: le quattro previsioni finali lì avanzate si sono realizzate al gran completo, peccato che la Snai non quoti certe cose…).

Alcuni dati

Non intendiamo qui perderci nei mille dati da decifrare di ogni elezione, ma qualche numero può essere utile. In termini di regioni “conquistate”, al posto del sei a zero salviniano c’è stato un tre a tre che in realtà non era difficile prevedere. Della Toscana si è detto, ma scontato (e alla grande) era il risultato in Campania, mentre più incerto appariva quello in Puglia. Ma se si comprendono le nobili ragioni del successo di De Luca e delle sue 15 (quindici) liste campane (nulla a che fare col clientelismo, ci mancherebbe!), non sarà difficile capire quelle del De Luca light pugliese, al secolo Michele Emiliano, anche lui accompagnato da 15 liste. Una pittoresca carrellata di simboli cui conviene dare uno sguardo, giusto per rendersi conto dov’è finita la politica italiana. Tra questi simboli ne segnaliamo alla rinfusa alcuni: I Liberali, Dc Puglia, Sud Indipendente, Partito del Sud, Partito Pensiero e Azione, Pensionati e invalidi giovani insieme, Partito animalista, Sinistra Alternativa. Che dire, viva il Carnevale!

Se il 3 a 3 è la sintesi di quanto avvenuto, vediamo invece i risultati dei due maggiori partiti di governo. Data la peculiarità di ogni elezione (in specie quelle nelle regioni) il raffronto deve essere fatto in primo luogo con le regionali precedenti, quelle del 2015. Lo so, cinque anni sono tanti, ma se facessimo il confronto con le ultime elezioni generali (le europee del 2019) il dato sarebbe meno impietoso per il Pd, ma ben più disastroso per M5S. Dunque il senso generale per le forze di governo, prese nel loro insieme, non cambierebbe.

Vediamo adesso i numeri. Rispetto al 2015 il Pd ha perso il 2,6% sia in Puglia che in Campania (e fin qui ci può stare), il 4,2% in Veneto ed il 5,7% in Liguria (e qui comincia a farsi seria), il 10% nelle Marche e addirittura l’11,2% in Toscana. Certo, queste variazioni risentono pure delle diverse alleanze di volta in volta realizzate. Ad esempio, in Toscana il candidato presidente Giani ha ottenuto grosso modo gli stessi voti del suo predecessore Rossi cinque anni fa, dato che i consensi persi dal Pd sono stati recuperati dalle liste alleate. Va notato però come il calo del partito di Zingaretti sia generalizzato. Il che qualcosa vorrà dire. Ovviamente nel 2015 eravamo ancora in piena era renziana, anche se già quel voto fece intravedere un discreto appannamento dell’iniziale boom del Bomba fiorentino. Tradotto sul piano nazionale, il dato piddino di domenica scorsa ci parla di un risultato in linea con i recenti sondaggi. Un partito appena un po’ sopra il 20%, il cui “successo” brilla più che altro per le defaillance degli altri. Zingaretti può dunque tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, ma cantare vittoria è davvero un po’ troppo.

Passiamo ora ai Cinque Stelle, per i quali – viste le sistematiche debacle nel voto locale – il raffronto con il 2015 è ancor più obbligato. Per i pentastellati il tracollo è stato talmente omogeneo da non lasciare adito a dubbi (non che ce ne fossero…) sul loro disastroso trend. Un sostanziale dimezzamento dei voti che non ha bisogno di particolari commenti. Queste comunque le percentuali del loro calo: Campania -7,1%, Puglia -7,3%, Toscana -8,0%, Veneto -9,2%, Marche -10,3%, Liguria -14,5%.

Fin qui i dati. Ma se i numeri ci dicono molto, politicamente non sempre ci chiariscono tutto. Arriviamo così all’arcano del paradosso segnalato all’inizio. Al motivo per cui il Pd viene considerato il vincitore delle elezioni, ma soprattutto alle ragioni della mancata sconfitta di questo partito-sistema.

Perché il Pd canta vittoria

Quando temi una rovinosa sconfitta, il pareggio può sembrare una decisiva vittoria. Questa metafora calcistica non è priva di senso. Del resto, passando dal campo di calcio a quello di battaglia, se fermi l’offensiva avversaria avrai posto le condizioni della possibile controffensiva. Nel concreto dell’odierna politica italiana le cose sono certamente più complesse. Non basterà lo scampato pericolo delle urne per evitare di rompersi le ossa nella gestione di una crisi rovinosa e senza precedenti. Tuttavia, in una politica che naviga a vista, per il Pd le cose sono messe assai meglio oggi che una settimana fa.

Palesemente il governo si è messo al riparo di ogni pericolo, la destra avrà da leccarsi le ferite e da regolare qualche conto interno (presumibilmente anche dentro alla Lega) ed i Cinque Stelle saranno alleati ancor più servili di prima. In quanto a Leu ed alla immaginifica “Italia Viva” di Renzi, il “non pervenuto” delle urne non potrà che semplificare ulteriormente la gerarchia interna della maggioranza governativa.

Vi sembra poco? Visto quel che attende il Paese, il risultato di domenica potrebbe rivelarsi per Zingaretti la classica vittoria di Pirro. Ma intanto a Piddinia han preso tempo. Il che, nella situazione data, poco non è.

Perché è andata così

Chi scrive non è stato affatto sorpreso dal voto di domenica. Neppure da quello referendario, dato che non si cancella un potentissimo sentimento antiparlamentare, contraddittoriamente radicatosi nel Paese da almeno trent’anni, con una campagna elettorale breve ed asfittica, per giunta sul tema più facile per gli illusionisti della “lotta alla casta”. Avevo previsto un 70-30 e così è stato.

Quel che invece mi ha stupito, e non poco, è stata semmai l’elevata partecipazione al voto. Elevata, s’intende, non in generale ma in confronto alla tendenza degli ultimi vent’anni. Un dato, questo, da salutare positivamente.

Nessuna sorpresa nemmeno per l’esito delle regionali. Oltre a quanto già scritto sulla forza del potere e delle clientele – in certi casi (fortunatamente non sempre) è proprio vero che il potere logora… chi non ce l’ha – bisogna qui capire gli altri due fondamentali punti di forza che hanno salvato il Pd ed il governo Conte.

A mio modesto avviso, questi decisivi elementi corrispondono alla forza di due narrazioni dominanti: quella sull’Europa e quella sull’epidemia. Narrazioni la cui forza dipende dal semplice fatto che, tra coloro che hanno accesso ai media, nessuno le contesta.

La prima narrazione ci parla di un’Europa che – anche grazie al governo italiano, pensate un po’! – sarebbe diventata buona, non più promotrice di tagli ed austerità, bensì portatrice di doni. Noi sappiamo bene come tutto ciò sia falso, come il Recovery Fund altro non sia che un super-Mes mascherato. E sappiamo come quei fondi saranno soprattutto nuovi debiti da ripagare ad un’oligarchia eurista che, proprio in virtù di cotanta generosità, ci stringerà ancor meglio il cappio al collo.

Sì, noi lo sappiamo. E come noi lo sanno ormai milioni di cittadini. Che sono però una minoranza, anche perché chi potrebbe farlo con ben altri mezzi non contesta affatto la favola diffusa a reti unificate dai media. L’hanno forse contestata i candidati della Lega o di Fratelli d’Italia nella campagna elettorale delle settimane scorse? Assolutamente no. E, già che ci siamo, qualcuno saprebbe dirmi un argomento forte contro il Pd usato da costoro? Io, in mezzo a tanto chiacchericcio su ciò che non conta, di argomenti forti non ne ho sentiti. Del resto, i formidabili governatori della Lega nordista non solo vogliono i soldi del Recovery Fund (dunque del super-Mes), ma pure quelli del Mes ufficiale… Poi ti chiedi del perché il Pd non ha perso.

L’altra narrazione che ha dato i suoi frutti è quella sull’epidemia. Il governo Conte – certo non unico al mondo, questo va riconosciuto – ha fatto dell’emergenzialismo la carta vincente per restare in sella. Come strumento di governo la paura funziona alla perfezione. Andiamo verso un milione e mezzo di disoccupati in più? Che volete che sia rispetto al terribile virus!

Con un tasso di letalità ormai pari a quello di una normale influenza, oggi il Covid 19, anche secondo i (discutibili) dati ufficiali, provoca 10/15vittime al giorno. Sfortunatamente in Italia, ogni 24 ore, muoiono (dati Iss) 140 persone per infezioni ospedaliere. Ma pur essendo dieci volte di più questi ultimi non contano, mica fanno arricchire gli amici Mark Zuckerberg e Jeff Bezos! Mica sono utili a prorogare lo stato d’emergenza all’infinito!

Poche sere fa mi è capitato – cosa in realtà rarissima – di vedere un telegiornale (il Tg1). Inopinatamente, ad un certo punto è arrivata la domanda che non ti aspetti: e se avessero avuto ragione gli svedesi ad evitare ogni forma di confinamento? La risposta contenuta nel servizio da Stoccolma è stata interessante assai: la curva del contagio oggi darebbe effettivamente ragione al governo svedese, ma è troppo presto per arrivare a conclusioni definitive. Così ha detto l’inviato.

Troppo presto? Ma non sono stati proprio i media mainstream, nella scorsa primavera, a crocifiggere gli svedesi come popolo di delinquenti dediti al soddisfatto sterminio dei propri simili, specie se anziani e malati? Fra l’altro, provenendo dal mondo di Piddinia City, questa accusa è politicamente piuttosto bizzarra, dato che a Stoccolma non governano i criminali “populisti”, bensì una coalizione di centrosinistra composta da socialdemocratici e verdi.

Cito il caso svedese, perché esso ci mostra come la strada del lockdown duro (all’italiana) non fosse per niente obbligata. Così come non sarebbero oggi obbligate le scelte demenziali sulla scuola, sullo smart working, sulla chiusura degli uffici, sul distanziamento asociale in genere. Ma anche in questo caso, come sull’Europa, chi avrebbe la possibilità di farlo con una certa efficacia si guarda bene dal contestare il racconto ufficiale, quello secondo cui il governo italiano è stato (ed è) il più bravo al mondo nel contrastare l’epidemia. Tesi piuttosto ardita in un Paese che è al sesto posto per numero di vittime, pur essendo solo al ventesimo come numero di casi. Ma tant’è.

Ora, data la potenza di fuoco del terrorismo virale, alcuni nostri amici ritengono che contestare questa narrazione sia se non sbagliato, comunque inutile. Penso che a sbagliare – e alla grande – siano invece loro. Visto che il fattore P (paura) è un così buon alleato per il governo e per gli interessi dei potenti, perché costoro dovrebbero rinunciarci a cuor leggero? Crediamo forse alla loro buona fede? Suvvia, non scherziamo.

Conclusione

Giunti a questo punto la conclusione è semplice assai. Se si capisce il motivo per cui il Pd non ha perso, non sarà difficile comprendere quali siano le armi da usare contro il governo dei servi di Bruxelles e Berlino.

Al tempo stesso, se si comprende la sostanziale intercambiabilità politica tra i due poli di centrodestra e di centrosinistra che tendono a ricostituirsi – con M5S sempre più interno a quest’ultimo – non sarà difficile capire l’assoluta urgenza della costruzione di un Terzo Polo, che per essere credibile non potrà che proporsi come polo dell’Italexit.

E’ in questo quadro che le due narrazioni su Europa ed epidemia vanno contestate e, se possibile, vinte. Chi scrive è convinto che esse verranno comunque smentite dai fatti, ma i fatti richiedono tempo e noi troppo tempo per salvare il Paese dalla catastrofe non lo abbiamo.

La lotta sarà dura, ma non impossibile. La Marcia della Liberazione del 10 ottobre ci darà delle prime, preziosissime, indicazioni. Tutti a Roma quel giorno, per battere un colpo prima che sia troppo tardi. Per batterlo sapendo che sarà solo il primo.

La Cassazione conferma pena non per il reato in se stesso ma per ideologia

In galera per ripagare 1,06 euro al giorno

La foto di Dana Lauriola sulla maglietta di un attivista durante una protesta per il suo arresto 

VIAGGI DA FERMO. L'attivista no Tav Dana Lauriola condannata a due anni per una protesta in autostrada 

di MICHELE GRAVINO
25 settembre 2020


Il 3 marzo 2012, ormai più di otto anni fa, un gruppo di attivisti no-Tav inscenò un'azione di protesta alla barriera di Avigliana dell'A32, l'autostrada Torino-Bardonecchia che attraversa la Valsusa. Bloccarono l’accesso ai tornelli e fecero passare le macchine senza pagare il pedaggio. Dana Lauriola, portavoce del movimento, spiegava al megafono le ragioni della protesta, come si vede in questo video. L'azione durò in tutto una ventina di minuti.

Per quel fatto – e solo per quello – Lauriola, che oggi ha 38 anni, è stata condannata a due anni di reclusione per i reati di violenza privata e interruzione aggravata di servizio di pubblica necessità. E dopo la conferma della condanna in Cassazione, dal 17 settembre è detenuta nel carcere torinese delle Vallette. Il tribunale di sorveglianza di Torino ha infatti rifiutato di sospendere la pena o di concedere misure di custodia alternative. Nelle motivazioni si legge che la donna è sì «normoinserita» (lavora da tempo in una cooperativa per il reinserimento dei senza fissa dimora) e non socialmente pericolosa; ma anche che «non ha mostrato segni di resipiscenza» e che anzi, continuando ad abitare in Valle si espone al «concreto rischio di frequentazione dei soggetti coinvolti in tale ideologia» e «potrebbe proseguire la propria attività di proselitismo e di militanza ideologica». Dove per ideologia si intende l'opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

In un comunicato, Amnesty International denuncia la sproporzione tra reato e pena. «L’arresto di Dana» dichiara il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury «è emblematico del clima di criminalizzazione del diritto alla libertà d’espressione e di manifestazione non violenta, garantiti dalla Costituzione e da diversi meccanismi internazionali». Il comunicato sottolinea anche che Lauriola e altri attivisti hanno già rimborsato alla società di gestione dell'autostrada le perdite subite a causa della manifestazione: 777 euro di pedaggi mancati. Ma non è bastato. Siccome due anni sono 730 giorni, se sconterà per intero la sua condanna Dana avrà ripagato poco più di un euro e sei centesimi con ciascun giorno di galera.

Gli Stati Uniti smettano di credere di essere i padroni del mondo, continuano a giocare con il fuoco e prima o dopo si scotteranno

Guantanamo non basta. La Russia potrebbe installare missili a Cuba per difendere i Caraibi dalle mire Usa 

(di A. Puccio)
-24/09/2020


Con l’approssimarsi delle elezioni negli Stati Uniti il presidente uscente Donald Trump che nei sondaggi risulta sempre al secondo posto cerca in tutti i modi di accaparrarsi voti. Perché allora non usare per la propria campagna elettorale il vecchio ma sempre attuale spauracchio del comunismo, argomento che fa breccia in quell’elettorato di estrema destra legato alla dissidenza cubana che risiede in Florida, stato da sempre ago della bilancia nelle elezioni statunitensi.

“Oggi, come parte della nostra continua lotta contro il comunismo e l’oppressione, annuncio che il Dipartimento del Tesoro proibisce ai viaggiatori americani di soggiornare in luoghi di proprietà del governo cubano”, ha detto Trump il 23 settembre di fronte ad una platea di ex reduci della disfatta di Playa Giròn.

Il presidente degli Stati Uniti ha detto che il suo paese si sta muovendo anche per limitare ulteriormente le importazioni di alcol e tabacco cubani. A aggiunto poi che in questo modo impediremmo che i dollari statunitensi finanzino direttamente il governo cubano. Sarà lo stesso Dipartimento del Tesoro che, secondo le parole del Presidente degli Stati Uniti, si occuperà di far rispettare le nuove disposizioni.

L’amministrazione Trump ha stilato l’ennesima lista di proscrizione che include 433 strutture turistiche in cui i cittadini degli Stati Uniti non possono soggiornare perché, secondo le dichiarazioni rilasciate dal vice sottosegretario di Stato Carrie Filipetti durante una conferenza stampa, sarebbero collegate al governo di Cuba e quindi i proventi finanzierebbero direttamente i membri del governo e le forze armate.

L’Amministrazione Trump sta anche rimuovendo l’autorizzazione generale per organizzare o partecipare a riunioni professionali, conferenze, presentazioni pubbliche, cliniche, workshop, concorsi e mostre a Cuba. Queste attività potranno essere autorizzate attraverso una licenza specifica caso per caso e che l’unica licenza rimanente consente solo competizioni atletiche svolte da atleti o squadre amatoriali o semi-professionistiche. Con questa nuova limitazione si impedisce agli atleti professionisti cubani, come i giocatori di baseball, di giocare negli Stati Uniti, incentivando l’emigrazione illegale verso il paese nord americano.
Queste misure sanzionatorie emesse dal governo a stelle e strisce fanno parte della costante pressione che l’amministrazione Trump, fin dal suo insediamento, porta avanti per tentare di sovvertire il governo cubano. Negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti hanno promosso oltre 200 misure e sanzioni contro il governo dell’isola caraibica.

Ricordiamo l’applicazione del titolo III della legge Helms Barton, approvata dall’amministrazione democratica Clinton, ma mai attuata che permette a coloro a cui sono state espropriate le terre dopo il trionfo della rivoluzione di intraprendere un’azione legale presso i tribunali statunitensi, il divieto alle compagnie aeree degli Stati Unti di viaggiare verso l’isola, il divieto alle compagnie marittime di approdare nei porti cubani e molte altre.

Le sanzioni che l’amministrazione Trump e le precedenti, senza alcun pudore, continuano ad applicare alla piccolo isola caraibica in ogni caso non hanno solo lo scopo elettorale ma rispondono ad una logica di dominio dell’America Latina secondo la collaudata dottrina Monroe che afferma appunto che il l’America e degli americani, ovviamente bianchi ed abitanti negli Stati Uniti.

Cuba si trova nel mezzo del Mare dei Caraibi e per questo di strategica importanza, da qui nasce l’interesse degli Stati Uniti nel dominarla fin da prima della prima guerra di indipendenza che i cubani intrapresero verso i conquistadores spagnoli.
Subito dopo il trionfo della rivoluzione, nel 1959, gli Stati Uniti cercano di riprendersi l’isola che inizia a gravitare nell’orbita dell’Unione Sovietica. Tutti ricordano la crisi dei missili russi nel 1962 che portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. La Russia decise di installare missili nucleari a pochi chilometri dalle coste statunitensi in risposta ai missili della Nato installati in Turchia.

Ma a quasi sessanta anni da quei giorni (dei quali la base Usa di Guantanamo, eredità dell’emendamento Plat alla Costituzione cubana del 1901, che dava agli Usa qualunque diritto su Cuba) rappresenta non tanto un’eredità problematica quanto una ferita dolente purtroppo ancora aperta, per il protrarsi dell’occupazione straniera sul territorio dell’Isola) la storia potrebbe ripetersi. Come allora Cuba schiacciata dalle sanzioni statunitensi e dai tentativi di invasione cercò nei missili russi un possibile deterrente per la propria incolumità, anche oggi grazie alle politiche messe in atto dall’amministrazione Trump che cercano di asfissiare l’economia e dai cambiati assetti geopolitici mondiali la situazione potrebbe riproporsi.

Le tensioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti hanno fatto si che il governo bolivariano di Nicolas Maduro abbia chiesto, per risolvere i problemi di raffinazione del petrolio, aiuto all’Iran, altro paese nella lista nera di Trump. Nel maggio scorso cinque petroliere iraniane hanno rifornito con oltre 1,5 milioni di barili di benzina e derivati del petrolio il Venezuela e tecnici iraniani sono presenti sul territorio venezuelano per riattivare le raffinerie ferme a causa delle criminali sanzioni statunitensi.

E’ notizia di questi giorni che la petroliera venezuelana chiamata Ayacucho, la super petroliera classe VLCC con un peso morto di 320,8 mila tonnellate, nel maggio 2020 è diventata “Maximum Gorki passando nel registro delle navi russe. Questo suggerisce che la Russia avrebbe acquisito la sua più grande petroliera in grado di contenere 2 milioni di barili di petrolio e di appoggiare senza veli il corridoio creato dall’Iran per rifornire il Venezuela.

Gli Stati Uniti avranno il coraggio di sequestrare una petroliera battente bandiera russa? Se gli Stati Uniti cercheranno di impedire il traffico di petrolio con la forza, la Russia potrebbe considerarla come un’aggressione e iniziare a sequestrare petroliere statunitensi, l’esercito russo ha abbastanza forza e mezzi per questo.

Ma Cuba cosa c’entra con tutto questo? In un’intervista al canale televisivo Russia 24, Igor Korotchenko, analista militare ha parlato della creazione di una base missilistica russa dotata di sistemi di difesa aerea sul territorio di Cuba, dove la Russia ha una potente stazione radar. La Russia accusa Washington di aver infranto gli accordi sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio. Questo permette a Mosca di espandere le sue scorte di missili nell’emisfero occidentale.

“La creazione di una base militare russa che ospita nuovi missili iskandar con maggiore portata a Cuba significherebbe controbilanciare Guantanamo e garantire una presenza militare russa nell’emisfero occidentale.

“Dopo il ritiro dell’America dal Trattato INF, nulla ci impedisce di rafforzare le capacità dei nostri sistemi di armi e di aumentare la loro portata a diverse migliaia di chilometri. Cuba è il punto da cui potremmo tenere sotto controllo ciò che accade”, ha detto Igor Korotchenko citato da Russia 24.

Gli esperti ritengono che se gli Stati Uniti d’America non vogliono risolvere i problemi con mezzi diplomatici, la Russia semplicemente non ha scelta. Occorre inoltre sottolineare che una cooperazione balistica Teheran-Caracas è sul punto di creare un vero scudo antimissile alle porte degli Stati Uniti.

La costruzione di una base missilistica per ospitare i missili russi sul territorio cubano potrebbe innescare una nuova crisi simile a quella dell’ottobre 1962 che si concluse, come sappiamo, con la promessa statunitense di desistere dai progetti di invasione dell’isola in cambio del ritiro delle testate nucleari. Oggi potrebbe essere il mezzo con cui il governo cubano potrebbe fare pressione sul vicino statunitense per far si che alleggerisca le numerose sanzioni che gli vengono applicate.

E’ chiaro che i governo statunitense in carica e probabilmente anche il successivo, anche fosse capeggiato dal Partito Democratico, non cambierebbe le politiche di accerchiamento su Cuba e sul vicino Venezuela. Con chi conosce solo il linguaggio della guerra non è possibile purtroppo dialogare se non usando i loro stessi mezzi.

Deutsche Bank è anche lavanderia di denaro sporco

Riciclaggio di 2mila miliardi di dollari tra Deutsche Bank e le altre: cos’è lo scandalo FinCEN

By Riccardo Donat-Cattin Last updated Set 25, 2020


Raul Diego

Mintpressnews.com

La fuga di notizie di FinCEN Files nel corso del fine settimana ha scosso i mercati globali e lascia presagire una crisi finanziaria di proporzioni epiche mentre la Deutsche Bank è sull’orlo del precipizio.

La Deutsche Bank, insieme ad alcune delle più grandi banche commerciali del mondo, è coinvolta in uno scandalo globale di riciclaggio di denaro sporco che si estende su oltre due decenni, come mostrano i documenti trapelati a BuzzFeed che mostrano il movimento di 2 trilioni di dollari in contanti illeciti attraverso l’establishment bancario occidentale.

I documenti dei Suspicious Activity Reports (SARs), che descrivono in dettaglio anni di transazioni bancarie potenzialmente illegali, sono stati condivisi con 108 organizzazioni giornalistiche in 88 paesi, secondo l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Questi documenti sono un requisito per qualsiasi istituzione finanziaria che effettua transazioni denominate in dollari in qualsiasi parte del mondo e sono archiviati presso l’unità di intelligence del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il Financial Crimes and Enforcement Network o FinCEN.

Le oltre 2.100 dichiarazioni rilasciate alla stampa sono considerate documenti “storici” dalle banche coinvolte, che hanno risposto con la loro consueta routine di Ponzio Pilato quando sono state raggiunte per un commento da parte dei media e si sono lavate le mani della questione affermando di aver adempiuto al loro obbligo legale di fronte al Tesoro statunitense “nell’ambito della nostra collaborazione con le autorità di regolamentazione e le forze dell’ordine per proteggere il sistema finanziario globale”, come riporta una dichiarazione della Deutsche Bank.

La banca tedesca collegata a Trump è di gran lunga la più colpita dalle registrazioni di attività sospette, per un totale di oltre la metà della somma di 2 trilioni di dollari che FinCEN Files rintraccia, con circa 1,3 trilioni di dollari che si muovono attraverso la tormentata istituzione finanziaria. La maggior parte della copertura della stampa negli Stati Uniti, finora, si è concentrata sui legami con gli oligarchi russi e le narrazioni assortite che aleggiano nel discorso politico americano dell’anno elettorale. Il ruolo centrale della Deutsche Bank, tuttavia, tradisce un problema ben più grande, poiché il potenziale crollo della banca potrebbe mandare il mondo finanziario in tilt e provocare la più grande crisi economica della storia.
1MDB

Mentre le azioni delle banche europee crollano nel bel mezzo delle rivelazioni, la FinCEN ha condannato la divulgazione illegale delle segnalazioni alla stampa e ha avvertito che potrebbe “avere un impatto sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è nel bel mezzo del più grande sforzo di recupero di beni nella storia degli Stati Uniti, presentando la sua ultima denuncia riguardante 300 milioni di dollari che il dipartimento sta cercando di recuperare per un fondo sovrano malese di 11,7 miliardi di dollari chiamato 1MDB, uno dei casi più importanti evidenziati da ICIJ nel suo rapporto sulle segnalazioni trapelate.

Ciò che la fuga di notizie dalla FinCEN non racconta, tuttavia, è il modo in cui tutte queste banche e istituzioni finanziarie non solo riciclano trilioni di dollari, ma lo fanno insieme e in combutta tra loro, come è chiaramente dimostrato nel caso di frode di 1MDB.

La maggior parte delle pubblicazioni punta il dito contro JP Morgan Chase come l’entità che ha mosso più di un miliardo di dollari per Jho Low, una delle figure centrali di 1MDB, ma non menzionano il ruolo di Goldman Sachs, che ha orchestrato una parte significativa dello schema che ha defraudato il popolo malese e ha portato ad accuse penali contro 17 dei suoi attuali ed ex dirigenti, tra cui l’ex vicepresidente di Goldman Sachs e ora presidente della piattaforma cinese di mega eCommerce Alibaba, Michael Evans.

Il governo malese ha recentemente accettato di ritirare le accuse contro Goldman Sachs dopo che è stato raggiunto un accordo di 2,5 miliardi di dollari con la gigantesca banca d’investimento; quasi un quarto del buco di debito di 10,5 miliardi di dollari che ha creato per la coalizione dominante della Malesia, con la conseguente cancellazione di importanti progetti infrastrutturali. La Deutsche Bank è stata anche coinvolta nell’attacco su più fronti degli avvoltoi della finanza occidentale contro i malesi attraverso la concessione di centinaia di milioni in prestiti di stock-buy-back attraverso il fondo 1MDB per l’ex primo ministro, che è stato condannato a luglio per corruzione.


Tradotto per Comedonchisciotte.org da Riccardo Donat-Cattin

«l’euro tende ad accrescere le divergenze economiche tra i diversi paesi europei»

L'euro una fregatura per l'Italia
Il perché ce lo spiega il presidente Banca centrale olandese

di Thomas Fazi
14 settembre 2020

Quando anche i banchieri centrali, cioè i guardiani dell’ortodossia, cominciano a muovere all’euro le stesse critiche dei “sovranisti”, c’è da preoccuparsi (o da rallegrarsi, a seconda dei punti di vista). È esattamente quello che è successo un paio di settimane fa in occasione di un discorso tenuto dal presidente della banca centrale olandese, Klaas Knot.

Senza troppi giri di parole, Knot ha spiegato perché l’euro si sia rivelato una manna per alcuni paesi, tra cui il suo, e una maledizione per altri, Italia in primis. La ragione è piuttosto semplice e ben nota a chi segue queste vicende: come dice Knot, l’euro avvantaggia i paesi fortemente orientati alle esportazioni – come l’Olanda, appunto, nonché ovviamente la Germania –, in quanto il cambio fisso impedisce alle valute di questi paesi di rivalutarsi, anche a fronte di un crescente avanzo commerciale; la valuta delle suddette nazioni (“l’euro olandese”, “l’euro tedesco” ecc.) risulterà così artificialmente bassa, permettendo a queste di mantenere il proprio avanzo commerciale indefinitamente, a parità di altre condizioni (diversamente da un contesto di cambi flessibili o fluttuanti, in cui un avanzo commerciale determina solitamente un apprezzamento della valuta del paese in questione e dunque una riduzione del suo avanzo commerciale).

Knot prende come riferimento proprio l’Italia, mostrando un grafico nel quale evidenzia come il fiorino olandese dal 1970 al 1999, l’anno di introduzione dell’euro, si sia apprezzato del 600 per cento rispetto alla lira (che dunque, nello stesso periodo, si è deprezzata della stessa percentuale rispetto al fiorino). A tal proposito, va notato che le cosiddette “svalutazioni competitive” dell’Italia pre-euro spesso e volentieri altro non erano che deprezzamenti automatici del tasso di cambio dovuti al relativo apprezzamento delle valute dei paesi del nord.

Nelle parole di Knot: «Grazie al cambio più debole dell’euro, i Paesi Bassi hanno goduto di una posizione competitiva più forte che se avessimo ancora la nostra moneta, sia rispetto al sud Europa che rispetto al resto del mondo. E questo aumenta le nostre esportazioni. È così che nei Paesi Bassi siamo riusciti ad ottenere un avanzo commerciale così imponente. Ciò genera maggiori profitti operativi per le imprese e aumenta anche le entrate fiscali per lo Stato olandese. Si potrebbe dire che l’euro offre un impulso non solo all’economia olandese, ma anche al Tesoro olandese».

Al contrario, in quei paesi che sono strutturalmente e storicamente più dipendenti dalla domanda interna e dai salari – come l’Italia –, l’euro determina invece l’effetto opposto: da un lato, infatti, i vincoli di bilancio soffocano la domanda interna (e dunque la crescita del PIL), asfissiando la crescita della produzione e dunque della produttività; dall'altro, a fronte di un rallentamento della produttività, il cambio fisso significa che l’unica soluzione per un paese come l’Italia per recuperare competitività nei confronti, per esempio, dell’Olanda, è comprimere i salari, a ulteriore danno della domanda interna. Come dice Knot: «Finché la crescita della produttività italiana resta indietro rispetto a quella olandese [e non può che essere così, per le ragioni suddette, N.d.A.], l’unica alternativa è che anche i salari italiani restino indietro rispetto ai salari olandesi. Ma la nostra crescita dei salari è già molto modesta. Ciò implicherebbe che non c’è praticamente più spazio per la crescita dei salari in Italia. E con la nostra tendenza innata a ricorrere alla moderazione salariale ad ogni recessione, i salari italiani devono essere costantemente ridotti». È il vecchio adagio per cui se non si può svalutare la moneta – o meglio, non si permette alla valuta di deprezzarsi automaticamente relativamente alle altre valute – bisogna svalutare i salari.

Il risultato di questa duplice dinamica, conclude Knot, è che «l’euro tende ad accrescere le divergenze economiche tra i diversi paesi europei». Il che è tutto dire per un progetto che, a detta dei suoi architetti, aveva lo scopo di aumentare precisamente la convergenza tra le economie europee. A dimostrazione di ciò, Knot mostra un altro grafico in cui si evidenziano i risultati di uno studio della banca centrale, da cui emerge che i vantaggi del mercato unico sono quantificabili tra i 7.000 e i 20.000 euro per famiglia per gli Stati del centro-nord e tra i 1.000 e i 3.000 euro per famiglia per gli Stati del sud. Una voragine.

Ciò detto, Knot nota come anche nei paesi del centro-nord non tutti abbiano goduto dei frutti dell’euro. Anche in un paese come l’Olanda, che può annoverarsi tra i “vincitori” dell’euro, negli ultimi vent’anni «la quota del reddito nazionale che va ai lavoratori è diminuita costantemente, mentre la quota destinata ai detentori di capitale è aumentata». Per dirla diversamente, la torta economica è aumentata, ma i lavoratori ne hanno ottenuto una fetta sempre più piccola. L’euro, insomma, non ha comportato solo divergenze tra i paesi, come sottolineato finora, ma anche all’interno degli stessi paesi. Secondo Knot, questo «non è dovuto solo alla globalizzazione e al progresso tecnologico ma è anche il risultato della flessibilizzazione del mercato del lavoro, che è andata troppo oltre». (E che ha ovviamente ricevuto un potente impulso dalla “costituzionalizzazione” a livello europeo di tutta una serie di meccanismi atti proprio a deregolamentare e flessibilizzare i mercati del lavoro, ma questo Knot si guarda bene dal dirlo).

Knot infine su sofferma sull’ultimo strumento anti-crisi messo in campo dall’Europa, il cosiddetto Recovery Fund. Il banchiere centrale sottolinea come la forza del Recovery Fund consiste proprio nella sua natura temporanea e una tantum, cioè nel fatto che non comporta alcuna condivisione perenne del debito a livello europeo, ma allo stesso tempo rileva il forte rischio che le economie più fragili del continente – a partire dall’Italia –, che hanno visto aumentare considerevolmente i loro livelli di debito negli ultimi mesi, «siano costretti a introdurre misure di austerità prima che l’economia abbia avuto modo di riprendersi». La soluzione auspicata da Knot per “mettere in sicurezza” la moneta unica sarebbe quella di creare trasferimenti fiscali permanenti tra paesi, ma questo, dice, comporta ostacoli politici difficilmente superabili. Il che lascia i paesi più deboli esposti al rischio di nuove crisi.

Insomma, non solo l’euro per come è costruito è strutturalmente incompatibile con gli interessi dell’Italia e ha comportato un danno economico enorme per la nostra economia, ma il nostro paese rischia di ritrovarsi presto esposto a una nuova crisi economico-finanziaria in virtù proprio delle tare strutturali che continuano a caratterizzare la moneta unica. E se ve lo dice un banchiere centrale, per di più olandese, fareste bene a credergli.

Le televisioni e l'Espresso dicono che gli asintomatici sono contagiosi, e come previsto dopo le amministrative arrivano le mascherine di ritorno. De Luca docet

Coronavirus, il virologo: gli asintomatici non sono contagiosi

24 Settembre 2020 - 19:01 

Il virologo Tarro spiega perchè gli asintomatici possono non essere contagiosi, sottolineando l’inaffidabilità dell’esito dei tamponi.


Il medico e ricercatore italiano Giulio Filippo Tarro si esprime sul contagio da coronavirus destando clamore con le sue affermazioni. Egli sostiene che le persone asintomatiche non possono essere considerate contagiose, in quanto ha una carica virale bassa. Il virologo in questione, mette in dubbio l’affidabilità dei tamponi come strumento di diagnosi, rifacendosi al suo scopritore e vincitore del Premio Nobel, professore Mullis. L’acido nucleico che viene misurato potrebbe essere inattivo, continua Tarro.

In base a quanto affermato, lo scienziato Giulio Tarro ritiene illegittime le ordinanze o i decreti, o qualsiasi altro atto che obblighi all’uso della mascherina, dei tamponi e dei test. Non esiste un TSO, e anzi, tutto ciò che viene fatto con riferimento di cui sopra, porta conseguenze psicologiche sulla popolazione. Si tratta di un’azione di terrorismo nei confronti della gente, insiste nel suo post su Facebook del 23 settembre 2020, aggiungendo che “Assistiamo adesso alla diffusione non della patologia del coronavirus, ma alla resistenza anticorpale per la stessa malattia”.

Secondo il prof. Tarro, l’obiettivo delle alte sfere è di prolungare il lockdown per un’infezione i cui decessi sono da 100 a 500 volte inferiori alle morti quotidiane dovute a patologie cardiovascolari. Parole pesanti che smentiscono tutte le indicazioni fornite dall’OMS, nonché dalla stragrande maggioranza di epidemiologi e di esperti di COVID-19.

Chi è Giulio Tarro?

Autore del libro Covid-19 Il virus della paura: Scienza e informazione ai tempi del Coronavirus, Giulio Tarro, come riporta L’Espresso, è il virologo anti-Burioni e De Luca, dal curriculum molto discutibile, con lauree honoris causa ottenute in strani istituti.

Nato a Messina il 9 luglio 1938, Giulio Filippo Tarro è stato allievo di Albert Bruce Sabin, medico e virologo polacco naturalizzato statunitense, famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite. E’ stato professore di Virologia oncologica dell’Università di Napoli e primario di virologia al Cotugno, ospedale del capoluogo campano.

Giulio Tarro venne alla ribalta verso la fine degli anni settanta per aver scoperto e isolato il virus respiratorio che si diffuse a Napoli nel 1979 e che provocò la morte di 80 bambini. Dopo circa 40 anni di silenzio mediatico, è tornato all’onore delle cronache per le sue affermazioni in controtendenza con i rappresentanti della comunità scientifica a proposito della diffusione della pandemia da COVID-19 e, come già detto poc’anzi, per alcune incongruenze contenute nel suo curriculum vitae, tra titoli, incarichi, pubblicazioni e riconoscimenti dubbi, come contestato dall’Espresso.

Il fanfulla euroimbecille Salvini messo all'angolo da Giorgetti

Perché Giorgetti ha ragione. Purtroppo.

Maurizio Blondet 25 Settembre 2020 

Dal Corriere: «In Europa, non aver votato la mozione contro il dittatore Lukashenko è stato un errore strategico», ha detto senza mezzi termini Giorgetti, il responsabile Esteri della Lega. Il partito è “additato pubblicamente nella plenaria dell’Europarlamento tra «i populisti che stanno con Putin» e colpito da “ostracismo”

Vero, e ciò dice cosa è veramente “l’Europa”: un circolo serrato ed esclusivo di fanatici che hanno preso una direzione (lo scontro con Mosca) e ti discriminano e satanizzano se non obbedisci alla linea. Non sono ammesse più opinioni in dissenso, minority reports.

Quindi, “se vorremo in futuro governare”, dice Giorgetti, bisogna “ricostruire un rapporto più stretto e non conflittuale con l’establishment europeo”. Perché se no, per quanti voti prendesse, se fosse pure maggioranza assoluta nel paese, senza placare l’odio che ha suscitato nell’establishment europeista “non riuscirebbe a governare. Anzi, non arriverebbe a governare”.

E’ verissimo, e dovremo ricordarci come Berlusconi (e l’intelligente, Tremonti) non è riuscito a governare: è bastato che Merkel ordinasse di vendere qualche miliardo di titoli italiani per far salire lo spread a 500 e, con la complicità di Draghi, mettere rovesciare il Pompetta porre al governo in Italia il loro Monti. Loro hanno tutti i mezzi del potere sovrannazionale: dobbiamo elencarli ancora una volta? controllano la moneta, la “legalità” di Bruxelles e la “ortodossia” ideologica, hanno il blocco germanofono che spadroneggia e nasconde gli scandali delle sue banche mentre accusa le nostre e le obbliga a svendere i “non performing loans”, hanno i media che gli danno sempre ragione e nascondono i loro crimini, hanno l’impunità dagli atti criminali che compiono contro nazioni intere (vedi Grecia), non possono essere chiamati in giudizio, né sono soggetti al voto popolare.

E chi può abbatterli? Non certo andando a fare comizi, men che meno suonare citofoni, mostrare foto dove mangi la pizza, chiedendo pieni potere al Papeete; o ancor peggio, facendo oggi il filo-Trump e filo-Bibi, e domani il filo-Putin. L’establishment ha serrato le mascelle perché per un momento ha creduto che l’Italia potesse, per opera tua, uscire dall’euro. Adesso è rabbiosa e chieed vendetta.

Quindi Giorgetti ha ragione: “Se vorremo in futuro governare, Matteo dovrà incontrare Draghi e poi chiedere l’iscrizione al Ppe».

Una resa senza condizioni, la presa d’atto di una disfatta. E il commissariamento di Salvini. Molti che hanno creduto al progetto, sono rabbiosi contro Giorgetti. Perché non capiscono – rozzi – la sua premessa: “Se vogliamo in futuro governare..” Giorgetti pratica una dote che non solo non è diffusa in quest’area che ha creduto nel Capitano, ma è odiata dai più: il realismo.

Governare non è andare per comizi e urlacchiare contro le ONG tedesche che sbarcano clandestini. Può significare entrare in un governo di unità nazionale che fa schifo, magari con Draghi il drago a capo, perché lo si può condizionare. Restando fuori non si condiziona, loro possono fare di te quello che vogliono,e i voti che hai nei sondaggi si riducono, si riducono col tempo e i tuoi errori …

E poi, è una sconfitto per Salvini? Sarebbe una sconfitta se si potesse essere sicuri che aveva in mente il progetto che gli abbiamo attribuito, il serio tentativo di liberare l’Italia dalla moneta e della regole che la stanno facendo morire. Ma non ne sono sicuro. Me lo dice il fatto che “ raccontano che Salvini abbia riconosciuto «l’errore» dell’euro-gruppo leghista”, ossia di astenersi nel voto contro Lukashenko; dovevano dare anche loro il calcio dell’asino. Insomma, Salvini ha scaricato i suoi euro-deputati, ai quali non aveva dato alcuna direttiva, e che hanno votato secondo quello che credono il progetto. Ora, Salvini dimostra non solo di non avere alcuna idea ferma in politica estera, ed poterla cambiare riconoscendo “l’errore”… degli altri, mai i suoi. E’ un’abitudine: anche sui fantasmagorici “fondi russi alla Lega”, ha mollato il povero Savoini. Come non l’avesse mai conosciuto.

E’ il momento di riconoscere non solo che le sconfitte di Salvini sono tutte auto-inflitte; ma che c’è un elemento di viltà e bassezza intellettuale che aggrava la situazione.

Ora, secondo Giorgetti, dovrebbe recuperare la fiducia della cosca europeista. “ Matteo dovrà incontrare Draghi e poi chiedere l’iscrizione al Ppe». Ma non può farlo lui. Tener testa con onore e dignità alla cosca eurocratica poteva e doveva farlo nel 2018: indicendo un congresso internazionale, a Roma, in cui invitare tutti i grandi stranieri che hanno scritto criticando l’euro, dal Nobel Stiglitz a De Grauwe, della London School of Economics, da Jacques Sapir ad Ashoka Modi di Princeton, senza dimenticare il finnico Tuomas Malinen – con Bagnai a fare gli onori di casa e la regia del convegno.

Un simile parterre di competenti mondiali euro critici, che i media avrebbero dovuto ascoltare (e non far finta che non esistano) sarebbe stato un evento politico di prima grandezza, e non avrebbe dato motivo alla “diffidenza mista a ostilità di Bruxelles e delle cancellerie internazionali”, gli avrebbe dato un prestigio nel consesso europeista che la cosca non avrebbe potuto non riconoscere. Non l’ha fatto, ha perso l’occasione. Ed ora basterebbe che “Incontrasse Draghi e chiedesse l’iscrizione al PPE?”. Sicuramente Giorgetti non è così ingenuo da crederci. Salvini deve farsi da parte; Paolo Mieli (il figlio, va ricordato, del “colonnello Ralph Merrill” – ufficiale dei servizi d’intelligence inglesi Psychological Warfare Branch nel 1944) gli consiglia, mellifluo, di presentarsi come sindaco di Milano. Dio ne scampi i milanesi. Che sparisca, è necessario.

Le stronzate dei governi e delle televisioni sul covid-19

Gli assembramenti alle Porte del Cielo

Maurizio Blondet 24 Settembre 2020 

Gli assembramenti: guerra, malaria, malattie cardiache, cancro…

La verità inutile sul Corona: non giustifica misure così devastanti 

Di Daniel Jeanmonod MD – Originariamente su OffGuardian – Pubblicato il 22 settembre 2020 FRN

Nel contesto dell’attuale travolgente ondata di panico mondiale COVID-19, questo testo ha l’obiettivo di fornire, su base scientifica differenziata, una visione diversa della crisi della corona rispetto a quella ancora prevalentemente presentata dai media mainstream e utilizzata da molti governi ei loro esperti per mantenere le misure di protezione imposte a intere popolazioni.

Verranno presentati dati scientifici e proposte basate su di essi, riunendo ciò che molti scienziati, medici, economisti e avvocati hanno già affermato negli ultimi mesi. L’ondata di panico e il conseguente allarmismo non hanno permesso fino ad oggi che queste voci fossero ascoltate a sufficienza. Il presente contributo specifico riguarderà il ruolo potenzialmente deleterio e persino fatale delle emozioni nel contesto della pandemia COVID-19.

Il dottor Joel Kettner, professore di Community Health Science presso la Manitoba University e Direttore medico dell’International Center for Infectious Diseases, ha dichiarato nel marzo 2020 :

Non ho mai visto niente di simile … non sto parlando della pandemia, perché ne ho visti 30, uno ogni anno … Ma non ho mai visto questa reazione, e sto cercando di capire perché … ”

Il dottor David Jones ha dichiarato recentemente, riguardo alla crisi della corona, sul New England Journal of Medicine :

La storia suggerisce che in realtà corriamo un rischio molto maggiore di paure esagerate e priorità mal riposte ”.

I comuni virus del raffreddore invadono il pianeta ogni anno causando “pandemie” annuali multiple e prevalentemente benigne (usando come il Dr. Kettner il termine pandemia per definire una distribuzione virale mondiale, senza considerare la sua pericolosità). Producono infatti, nella grande maggioranza ( fino al 99,5% ) delle loro infezioni, zero o sintomi lievi come mal di gola, naso che cola / chiuso, tosse, starnuto o mal di testa.

Rappresentano la malattia infettiva umana più comune, gli adulti hanno in genere da due a tre infezioni all’anno e i bambini anche di più. Sono coinvolti oltre 200 tipi di virus, i principali sono rino-, corona-, adeno- ed enterovirus, nonché influenza, parainfluenza, sinciziale respiratorio umano e metapneumovirus. Possono diventare pericolosi principalmente per individui fragili, malati e anziani e la loro mortalità può arrivare fino all’8% nelle case di cura ( Ioannidis ).

Come il virus dell’influenza, mutano regolarmente per contrastare la protezione ottenuta dalla popolazione umana grazie alla sua immunizzazione. I virus comuni del raffreddore e dell’influenza producono infezioni del tratto respiratorio (RTI), che sono fatali per 2,6 milioni di esseri umani all’anno in tutto il mondo ( Roussel ).

LA PANDEMIA DI COVID-19

Alcune comuni epidemie o pandemie virali di raffreddore (e influenza) sono più forti di altre. Durano almeno due mesi, salendo, stabilizzandosi e allontanandosi spontaneamente. L’episodio pandemico COVID-19 ha come fonte il virus SARS-CoV-2, l’ultima mutazione corona. In molti punti obbedisce alle caratteristiche tipiche delle comuni infezioni da raffreddore.

In Italia, ad esempio, il 95% dei decessi si è verificato per pazienti affetti da una fino a tre o più morbilità preesistenti e l’età media dei pazienti deceduti era di 82 anni . Tale età media di mortalità è molto vicina all’aspettativa di vita media dei paesi sviluppati, ad esempio europei (83,6 anni per la Svizzera).

Molti studi hanno recentemente indicato che almeno l’ 80% delle infezioni da COVID-19 sono effettivamente asintomatiche, portando a un tasso finale di mortalità per infezione corretta (IFR) tra lo 0,1 e lo 0,2% . Questo è paragonabile a una pandemia influenzale.

IMMUNITÀ E LA “SECONDA ONDA”

Recentemente, è emersa la prova che la risposta immunologica dell’organismo umano segue almeno 4 meccanismi, tre utilizzando anticorpi e un quarto un tipo linfocitario, il linfocita T. Boyman e collaboratori stimano che le percentuali pubblicate di presenza di anticorpi positivi in ​​varie popolazioni possono essere moltiplicate per 5 (ad esempio, un risultato del 15% equivale a un’immunizzazione della popolazione del 60%).

Ciò si sposa bene con le prove presentate sopra di un gran numero di infezioni con nessun o pochi sintomi e rappresenta una percentuale in grado di fornire una cosiddetta immunità di gregge.

Ulteriori prove si stanno accumulando anche sul fatto che le immunizzazioni incrociate tra diversi ceppi corona sono frequenti, in modo che gli esseri umani già infettati in precedenza da un altro ceppo corona saranno protetti dal rischio di contrarre una forma grave e potrebbero persino rimanere asintomatici (vedi qui , qui , qui e qui ).

Questo può spiegare l’elevata quantità di forme benigne o addirittura asintomatiche nei bambini, che condividono i loro carichi di virus frequentemente ed in modo efficiente grazie ai loro comportamenti di gioco e interazione ravvicinati.

Il fatto che una quantità sufficiente ed efficiente di immunità di gregge possa svilupparsi nell’attuale popolazione umana si adatta bene alla presenza di curve di pedaggio giornaliere complete (numero di morti al giorno) dell’epidemia di COVID-19 in un gran numero di paesi. Le curve giornaliere del bilancio delle vittime hanno effettivamente iniziato la loro regressione dall’inizio di aprile in molti paesi del mondo.

Queste curve manifestano le dinamiche tipiche dei sistemi auto-organizzanti di non equilibrio biologico, sviluppatisi in questo caso tra la popolazione umana e un virus [ 1 ]: la popolazione umana reagisce per immunizzazione contro il virus, che per la sua successiva invasione sviluppa una per colonizzare nuovamente gli organismi umani.

Per continuare ad avere nuovi ospiti umani, ha senso che il virus sia letale solo per una piccola parte di essi e muti per contrastare l’immunizzazione della mandria umana. Come accennato nell’Introduzione, i comuni virus del raffreddore sono continuamente presenti tra noi, con fluttuazioni stagionali, ei test positivi raccolti oggi potrebbero ben rappresentare la quantità di presenza virale stagionale (vedi sotto).

Le mutazioni e le propagazioni virali così come l’immunizzazione della popolazione umana fanno parte della nostra realtà biologica planetaria da quando ne sappiamo. L’immunità attualmente ottenuta permette di accertare che la mutazione corona SARS-CoV-2 è ormai ben nota alla popolazione umana, eliminando così il rischio di una grave “seconda ondata”, profilata più volte in questi giorni.

La paurosa attesa di una così grave “seconda ondata” riposa sulla storia dell’influenza spagnola: non c’è la base per un adeguato confronto tra allora e oggi: a quel tempo non c’erano antibiotici e l’influenza, peggiore del comune raffreddore virus, uccide le cellule della mucosa, aprendo i tessuti polmonari all’aggressione dei batteri, con stime fino al 97% dei decessi nel 1918 causati da superinfezioni batteriche [ 2 ].

Per mettere ulteriormente in discussione questa paura della “seconda ondata”, ci sono prove della presenza di un’altra epidemia virale tra le due guerre mondiali, causato un’infezione cerebrale e fornisce un’ulteriore spiegazione per la presenza di più di un picco.

TEST POSITIVI

Il conteggio dei test positivi alla PCR, regolarmente presentati dai media e utilizzati attualmente dai politici per reinstallare le misure, non è un indicatore appropriato a tale scopo. Dovrebbe essere utilizzato solo per contesti diagnostici basati sul paziente.

Come descritto sopra, i comuni virus del raffreddore sono presenti ogni anno nella popolazione umana, con massimi invernali. Poiché fino a poco tempo fa non ricevevano molta attenzione da virologi ed epidemiologi, non abbiamo idea di come si distribuiscano esattamente e fluttuino durante tutto l’anno.

Non abbiamo quindi i cosiddetti dati di base o normativi sulla situazione usuale da confrontare con i test positivi registrati ora: non c’è modo di rivendicare la normalità o l’anomalia per i dati attuali. Manca quindi la base scientifica per introdurre l’obbligo della maschera in diverse attività indoor e outdoor, in particolare in un momento in cui molti paesi presentano una curva di mortalità giornaliera completa.

Il numero di test positivi, che dipende direttamente dal numero di test eseguiti, non dovrebbe mai essere utilizzato, ma solo la percentuale di test positivi. Al momento, ad esempio, la percentuale di test positivi in Svizzera è del 3,1% .

Questa piccola percentuale comprenderà, oltre alle infezioni attive, una serie di falsi positivi del test PCR (risultati del test erroneamente positivi), test positivi attraverso la reazione a frammenti virali non infettivi residui e altri dovuti alla reazione crociata con altri ceppi corona .

Come ha affermato recentemente il Prof. Gupta , solo il tasso di mortalità (dato dal numero di morti giornaliere e dalla mortalità in eccesso della popolazione) è effettivamente rilevante per monitorare una situazione pandemica. L’utilizzo di test positivi per fare ciò rappresenta un approccio scientificamente non corretto. Un approccio che mantiene un’attivazione continua della minaccia e della paura nella popolazione.

STRESS, PANICO ED ECCESSO DI MORTALITÀ

Come altri virus, compreso il virus dell’influenza, l’infezione da coronavirus può attivare, in una piccola percentuale di individui infetti, una risposta eccessiva infiammatoria e immunologica (autoimmune), denominata “tempesta di citochine”. Questo può portare a danni transitori fino a pericolosi per la vita nei polmoni , ed è il meccanismo all’origine di diversi disturbi autoimmuni.

Negli esperimenti sugli animali, è stato dimostrato che lo stress attiva la morte cellulare nel cervello limbico (comportamentale / emotivo) (vedi qui , qui e qui ).

Negli esseri umani, vi sono prove evidenti che lo stress è correlato alla comparsa di molte malattie [ 3 ] [ 4 ] [ 5 ], comprese quelle autoimmuni .

Un cervello umano emotivo stressato (paralimbico) può diventare iperattivo , disturbare i tessuti del corpo e causare la morte cellulare attraverso le sue numerose vie di uscita.


Questi possono attivare meccanismi eccitotossici, ossidativi, autoimmuni, infiammatori, endocrini e vegetativi. Pertanto, le emozioni negative umane come la paura, la tristezza e la rabbia sono in grado di mettere a repentaglio la salute umana, fino a un livello fatale . Ciò è stato descritto nel campo dell’antropologia attraverso la descrizione dell’evoluzione potenzialmente fatale dopo la pratica camanica degli uomini kurdaitcha chiamata “puntare l’osso” . Consiste nell’indicare sulla vittima un osso rituale che attiva una letale “lancia del pensiero” inducendo la morte, senza grandi sofferenze, per giorni o settimane.

Questo rituale potrebbe aver servito gli uomini kurdaitcha nel corso dei millenni, quando un membro della loro comunità sarebbe diventato pericoloso. Il potere di un’idea e la relativa emozione, cioè la paura e la convinzione della necessità di morire, è qui esemplificato in modo impressionante.

Si può anche citare, tra molte altre malattie legate allo stress, la cardiomiopatia da stress di Takotsubo o la sindrome del cuore spezzato.

Un’integrazione del fattore psico-emotivo, così importante nella medicina umana in generale, diventa immensamente rilevante nel contesto della crisi della corona: evoluzioni drammatiche fino a fatali (vedi sotto) devono essere considerate come causate dall’isolamento sociale e dalle misure di reclusione che portano alla riduzione / soppressione della libertà democratica e dei diritti umani e delle attività fondamentali. Qui vengono proposti tre fattori per co-influenzare direttamente la quantità di casi critici e decessi:
  1. il livello di ansia di base in una data popolazione umana;
  2. la soppressione della libertà mediante la limitazione dei diritti umani democratici;
  3. la soppressione delle interazioni umane di base attraverso l’isolamento e la reclusione.

La rottura dei legami sociali è un problema grave per tutte le società dei primati e nei primati non umani l’isolamento di per sé può portare alla morte.

L’analisi della mortalità di una popolazione con l’obiettivo di verificare se esiste un cosiddetto eccesso di mortalità, consente di documentare se una data epidemia è particolarmente pericolosa e quindi provoca un tasso di mortalità insolito. In alcuni paesi o regioni si sono infatti registrati picchi di mortalità in eccesso, che si sono completamente ridotti da metà maggio .

Dobbiamo integrare che una percentuale dell’eccesso di mortalità secondaria correlata al COVID-19 sarà dovuta 1) allo stress, principalmente paura e panico, associati alla minaccia pandemica, ma anche 2) alle conseguenze del blocco generale applicato e misure di isolamento.

Solo per citarne alcuni: destabilizzazione psicosociale ed economica con aumento della violenza, stati anxio-depressivi e suicidi, scompenso della fragilità sanitaria dovuta all’isolamento sociale, destabilizzazione di individui psichiatrici e dementi, riduzione delle cure mediche a tutta la popolazione (principalmente nel domini della cura del cancro e dei disturbi cardiovascolari) e una ridotta qualità delle cure nelle case e negli ospedali.

Dopo aver sovraccaricato ospedali e studi medici, le persone si sono allontanate da loro e sono diventate riluttanti a visitarli, rimanendo a casa e rischiando evoluzioni pericolose e morte lontano da adeguati interventi terapeutici.

Inoltre, i governi hanno bloccato le cure elettive e gli interventi negli ospedali, con un rischio di aumento della morbilità e della mortalità. Studi recenti indicano una mortalità più elevata della tecnica di intubazione, inizialmente ampiamente promulgata dai medici cinesi, rispetto alla somministrazione molto meno drastica di ossigeno tramite maschera o tubo nasale . Il blocco generale ha impedito anche un’ottimizzazione della protezione delle case di cura, dove, come previsto, si sono verificati la maggior parte degli incidenti mortali.

L’eccesso di mortalità come conseguenza delle misure generali di blocco può essere previsto, già oggi , nel range di 100mila (ad esempio, tra molti altri, 10.000 decessi aggiuntivi non COVID per demenza nel Regno Unito).

Due ultimi commenti devono essere fatti riguardo alla mortalità / eccesso di mortalità COVID-19:

  1. diversi metodi di certificazione discutibili fino a completamente inadeguati (ad esempio certificati di morte COVID-19 basati su sospetto, senza test né autopsie) sono stati implementati in molti paesi, portando a valori di letalità inappropriati,
  2. un’analisi italiano ha dimostrato che il 88% di tutti i decessi attribuiti al virus della SARS-CoV-2 è accaduto, infatti, in presenza di, ma non a causa di essa, quindi le espressioni di morire da o per morire con il virus.
Qui deve essere integrato un contesto multicausale che porta a un problema fatale, il virus è la goccia d’acqua che fa traboccare il vaso [ 6 ] per individui fragili, malati e anziani, a causa di condizioni premorbose, combinazioni virali 46 e superinfezioni batteriche [ 2 ].

BLOCCO, DISTANZA E ISOLAMENTO

Le misure generali di reclusione / isolamento e isolamento hanno portato alla distribuzione mondiale da parte dei media di immagini e situazioni spaventose, ad esempio famiglie cinesi rinchiuse (con bulloni e viti!) Nei loro appartamenti, strade morte di Wuhan spazzate con disinfettanti, pazienti circondati da medici e infermieri completamente mascherati e travestiti, controllo della polizia che mantiene la completa chiusura dei villaggi del nord Italia, ecc.

Qualsiasi essere umano portato nel reparto di terapia intensiva e rendendosi conto di non essere più libero di lasciare tutto questo incubo, di tornare a casa dalla sua famiglia, ha sperimentato senza alcun dubbio il peggior stress emotivo possibile: essere intrappolato impotente in una vita -situazione minacciosa.

La paura di non sopravvivere, la solitudine disperata e il panico invadono il cervello emotivo, i meccanismi di difesa cadono e possono aprire la strada a un’infezione virale in piena regola, potenzialmente pericolosa per la vita . Il confinamento può inoltre aumentare la vulnerabilità dell’organismo umano a nuovi patogeni, come potrebbe essere stato il caso della reclusione di guerra alla fine della prima guerra mondiale durante lo sviluppo della pandemia influenzale del 1918 .

La prova della rilevanza molto parziale e dell’efficienza delle misure generali di reclusione è fornita dall’assenza di un numero di morti più elevato registrato dalla Svezia, che ha un tasso di mortalità ancora più basso rispetto a paesi come Regno Unito e Spagna, dove queste misure sono state ampiamente applicate.

L’applicazione di misure generali di allontanamento e confinamento porta inevitabilmente a una quantità enorme di decisioni discutibili o addirittura ingestibili. Il tema dell’adozione di misure più o meno rigorose crea inevitabilmente fratture all’interno dei gruppi sociali.

Peggio ancora, diverse misure, che hanno un senso minimo o addirittura non hanno senso, sono state imposte dagli stati e spinte da individui e gruppi paurosi, invadendo la libertà democratica e i diritti umani fondamentali. Chiaramente non è desiderabile che le persone siano limitate, controllate o minacciate dal governo che ha scelto.

Un esempio di una misura di blocco discutibile è la chiusura delle scuole. Questa misura non è basata sull’evidenza, ovvero non esiste uno studio scientifico disponibile che dimostri la sua efficienza, è stata introdotta da un paese all’altro perché un altro paese lo aveva fatto in precedenza.

Lasciare che i bambini interagiscano a scuola e nel cortile (e lasciare che gli adulti attivi lavorino e anche interagiscano) può essere visto come il modo migliore per far progredire l’immunità della mandria, che dovrebbe svilupparsi il più rapidamente possibile per ridurre il tempo di esposizione per individui anziani, fragili e malati .

Per caso e soprattutto, i bambini e gli adulti attivi sani hanno un rischio assolutamente minimo di essere messi in pericolo dalla SARS-CoV-2 . Vi sono quindi valide ragioni per dubitare dell’utilità dell’introduzione di questa misura e persino per considerarla controproducente.

Bloccare le persone all’interno e chiudere gli spazi pubblici e naturali, in particolare i parchi delle città, sono misure prive di significato: il contatto con la natura e l’aria fresca e gli spostamenti sono fondamentali quanto andare al lavoro, sono della massima importanza per la salute di tutti, ottimizzando le difese dell’organismo contro le aggressioni. È stato chiesto alle persone di mantenere le distanze nelle strade, ma non è stato chiesto loro di fare lo stesso nei parchi o sulle spiagge, dove c’era più spazio per mantenere le distanze.

Bloccare le persone all’interno è stata una misura insignificante e deleteria, e ci si potrebbe chiedere come potrebbero affrontarla gli abitanti delle grandi città. Si è sentito parlare delle esperienze di persone anziane rinchiuse nelle loro stanze in case di cura, che ricevono il cibo davanti alla loro porta chiusa in assenza del fornitore e di visite di famiglie che assomigliano a una visita in prigione …

La soppressione / limitazione dell’accesso ai domini medico e spirituale era del tutto inappropriata, deleteria e disumana. Non rispettava i diritti umani fondamentali per la cura del corpo, della mente e dell’anima. Non solo i pazienti COVID-19 ma anche tutti gli altri pazienti ricoverati per altri motivi non hanno potuto ricevere le visite.

In generale, ma soprattutto nel mezzo di una crisi, il sostegno dei propri cari soddisfa i bisogni sociali e spirituali che non dovrebbero mai essere toccati o ritirati, correndo il rischio di alienare gli esseri umani dal loro vitale ambiente psicosociale e spirituale.

Perché un familiare in visita da vicino non poteva applicare le stesse precauzioni di sicurezza in ospedale del personale medico? E le funzioni religiose avrebbero potuto essere svolte con le stesse raccomandazioni a distanza delle altre sessioni civili, che sono state mantenute perché ritenute indispensabili.

Le misure generali di reclusione, a causa della loro pericolosità psicosociale, dovrebbero essere mantenute solo in un contesto di mortalità epidemica eccezionalmente elevata. Ora che è chiaro, al contrario di quanto propagato dall’OMS, che non siamo di fronte a un virus killer con un tasso di mortalità del 3,4% e quindi 30 volte più mortale dell’influenza, queste misure imposte dovrebbero essere abbandonate completamente.

Ovviamente, l’isolamento dei malati e le solite misure di precauzione o isolamento per ridurre la trasmissione virale intorno a individui anziani, malati e fragili rimangono rilevanti come sempre.

Vista a livello etico, la crisi della corona evidenzia il fatto che qualsiasi limitazione ponderata del diritto all’autodeterminazione, alla libertà e ai diritti umani fondamentali dovrebbe basarsi su un’analisi multidisciplinare sana, profonda, aperta ed equilibrata, con un rapporto rischio / beneficio. Dovrebbe essere presentato al popolo e votato.

Con la crisi della corona abbiamo cumulato, in assenza di tale analisi, gravi danni collaterali, con misure applicate contro una minaccia che non li giustificava.

CONTACT TRACING

Il monitoraggio delle persone infette può essere messo in discussione sia dal punto di vista etico che da quello dell’efficienza.

In primo luogo, il controllo della popolazione di per sé rappresenta una violazione inaccettabile nella sfera privata dei cittadini, e ogni gruppo umano dovrebbe difendersi da ogni tentativo di limitare la propria libertà democratica.

In secondo luogo, la rapidità con cui i paesi europei ad esempio hanno perso traccia della catena dai “pazienti 1” in poi sottolinea una ben nota propagazione virale estremamente veloce ed efficiente, mettendo in dubbio la possibilità di fermarla rintracciando virus e portatori nella popolazione umana.

Ciò è avvenuto nel nord Italia nel giro di uno o due giorni e nonostante misure di reclusione molto rapide ed estese. Sono stati citati molti altri esempi in cui non è stato possibile trovare spiegazioni per la trasmissione virale. Come per le misure di confinamento (vedi sopra), tale tracciamento dovrebbe essere considerato solo in caso di elevata pericolosità, assente per COVID-19.

Infine, l’ OMS sconsiglia il tracciamento dei contatti nella gestione delle epidemie influenzali .

SCIENZA, POLITICA E MEDIA

Nell’intenso e vasto campo mondiale della crisi della corona, è fondamentale uno studio aperto, profondo, attento, multidimensionale e quindi imparziale dell’intera situazione con la presentazione di pro e contro e analisi del rapporto rischio / beneficio.

Ciò non è stato fornito e non sono stati forniti dialoghi aperti tra i diversi punti di vista della situazione. Esperti scientifici e medici, principalmente microbiologi ed epidemiologi, sono quelli che forniscono le informazioni rilevanti ai politici. Dovranno rendersi conto di avere nelle loro mani il potere di modulare lo stato d’animo dell’intero pianeta umano, attivando una potente reazione a catena mondiale di paura e panico.

I media hanno e trasmettono ancora una quantità pesantemente dominante di informazioni che attivano il panico mantenendo la paura nell’intera popolazione umana. I fatti corona sono continuamente distorti, numeri estratti dal consueto contesto epidemiologico per indurre paura.

La minaccia è stata mantenuta fino ad oggi sull’imminente possibilità di reimpostazioni imposte di misure di protezione, isolamento e confinamento e ampiamente trasmessa dai media mainstream, consolidando uno stato di paurosa aspettativa e di minaccia e destino a lungo termine. Le persone dovrebbero ora essere lasciate in pace e dovrebbero ritrovare la loro autodeterminazione.

Si è discusso troppo poco sul tema dell’etica riguardante i limiti della libertà, dell’autodeterminazione e dei diritti umani fondamentali. Recentemente, ad esempio in Germania e nel nostro Paese, i movimenti popolari e politici hanno cominciato a sollevarsi contro il rischio insidioso per la democrazia di una dittatura sanitaria imposta dallo Stato.

Alcuni epidemiologi che godono di posizioni di potere come consiglieri statali hanno ripetutamente profilato previsioni di morte catastrofiche, basandole su modelli digitali e cadendo fortunatamente in gran parte oltre la realtà biologica. Nel nostro Paese si sono infatti prodotte previsioni con un numero di morti compreso tra 22.000 e 600.000 con picchi in giugno o luglio , mentre fino ad oggi il bilancio delle vittime in Svizzera è compreso tra 1.700 e 1.800.

Ovviamente sono stati applicati postulati di modelli discutibili e persino sbagliati, ma questi esperti non sembrano essere pronti a riconoscere i loro errori, con le loro devastanti conseguenze a livello mondiale.

Un preoccupante episodio si è sviluppato in diversi paesi riguardante il trattamento del COVID-19 da parte del farmaco idrossiclorochina (HCQ), noto da anni nel trattamento della malaria. È molto interessante e probabilmente direttamente rilevante che questa molecola sia stata riconosciuta da anni come efficace anche contro le malattie autoimmuni (vedi sopra). Nella fase iniziale, colleghi cinesi , francesi ( due volte ), tedeschi e americani (di nuovo, due volte ) hanno trattato pazienti COVID con HCQ e hanno pubblicato i loro risultati positivi.

La prova che il trattamento con HCQ può ridurre il tasso di mortalità ospedaliera è effettivamente in costante aumento , ponendo una questione centrale sulla resistenza o addirittura l’interdizione all’uso di questa opzione farmacologica in alcuni paesi.

Ad esempio, un governo europeo ei suoi esperti, insistendo sulla necessità di attendere solidi studi basati sull’evidenza ma non considerando l’urgenza della situazione, hanno vietato la prescrizione di HCQ da parte dei medici. Ciò è stato supportato da uno studio su Lancet, sostenendo non solo un’assenza di beneficio con l’assunzione di HCQ, ma anche un aumento delle complicanze cardiache e un aumento della mortalità . Ben presto, furono presentate le prove che questa pubblicazione era fraudolenta e dovette essere ritirata.

Due osservazioni più preoccupanti devono essere fatte qui:

1) viene messa in dubbio l’etica della pubblicazione da parte di gruppi medici e scientifici che rivendicano il più alto livello di qualità scientifica, e

2) i governi, vietando la prescrizione di HCQ, hanno bloccato il rapporto paziente-medico eticamente fondamentale e intoccabile.

Politici ed esperti medici si sono presentati qui sotto la peggiore luce possibile. Va anche sottolineato che l’attuale disponibilità di un farmaco poco costoso contro la SARS-CoV-2 mostra l’intera questione della vaccinazione sotto una luce diversa, lasciando il tempo per eseguire ricerche adeguate verso una vaccinazione sicura ed efficiente per individui fragili, malati e anziani, solo quanto all’influenza. In effetti, la letalità del COVID-19 non implica alcun requisito per una vaccinazione ad ampio raggio.

Non è follia chiedersi una possibile epidemia di SARS-CoV-2 da un laboratorio, poiché le manipolazioni di laboratorio o gli errori di contenimento sono stati considerati possibili per l’influenza suina59 o addirittura affermati per l’influenza aviaria e la prima mutazione della corona della SARS60.

È compito degli esperti scientifici e dei politici scoprire e sopprimere qualsiasi ricerca sui virus che possa dare origine a nuovi ceppi potenzialmente pericolosi e l’OMS dovrebbe imporre tale controllo in tutto il mondo. Inoltre, le riflessioni sulla cura e il mantenimento degli animali in tutto il mondo sono molto importanti.

PROPOSTE PER OGGI E DOMANI

Paura e panico per COVID-19, alimentati da comunicazioni scientifiche imprecise diffuse su tutto il pianeta come un incendio boschivo, causando il caos che osserviamo ogni giorno nei notiziari. La crisi della corona ha portato alla luce che il pianeta umano ha attualmente un alto livello di ansia e deve essere trattato con delicatezza, proprio come un paziente umano in una fase delicata della sua vita!

Sulla base dei dati sopra citati, si può affermare che la pandemia COVID-19 avrebbe dovuto essere trattata fin dall’inizio come una consueta pandemia influenzale, con protezione concentrata sui soggetti fragili, malati e anziani, che avrebbero chiesto e ricevuto misure di protezione per se stessi, ma senza obblighi controproducenti e limitazione delle loro attività e libertà.

Le persone indebolite e anziane possono richiedere in qualsiasi momento misure di isolamento volontario verso il loro ambiente familiare, sociale e infermieristico. Le case di cura dovrebbero avere maschere e disinfezione delle mani a disposizione del personale e delle famiglie, se i residenti desiderano protezione. I membri del personale non dovrebbero lavorare in più di una casa. I residenti dovrebbero essere indotti ad uscire e camminare (es. Nei parchi cittadini tenuti aperti!).

La restrizione e l’isolamento della libertà imposta sono disumani, controproducenti fino a letali per i residenti anziani e indeboliti. In Germania, una petizione è stata rilasciata da cittadini tedeschi di età compresa tra 64 e 78 anni alla signora Merkel, chiedendo autodeterminazione e scelta in questioni di fine vita, e rivendicando la loro preferenza per una degna morte in mezzo ai loro cari piuttosto che un passaggio isolato e spietato imposto dallo stato.

La proposta qui è di non estendere i rimproveri per le misure prese bruscamente e sotto l’enorme pressione dei governi durante i primi due o tre mesi dello sviluppo della pandemia. Con i dati oggi disponibili e di fatto conclusivi almeno da maggio, bisogna però rendersi conto che le misure generali di reclusione, isolamento, allontanamento e rintracciamento dovrebbero essere fermate in tutti i paesi in cui è stato superato il picco quotidiano di morte.

Le misure generali di blocco contro COVID-19 hanno già contribuito alla mortalità eccessiva sperimentata in diversi paesi e discussa sopra. Il loro mantenimento sarebbe inutile e deleterio. I bambini e gli adulti che lavorano devono interagire in modo che la popolazione umana ottenga il più presto possibile un’immunità di gregge sufficiente, proteggendo così gli anziani e i fragili.

La progressiva uscita dal blocco è una trappola emotiva: il rallegrarsi che le cose tornino più normali è costantemente contrastato dall’ansiosa aspettativa che lo sblocco sarebbe andato troppo velocemente, nonostante le rassicuranti prove scientifiche sopra menzionate.

I media dovrebbero trasmettere informazioni da tutti i possibili ambienti e tendenze. Hanno tuttavia fornito alla popolazione mondiale una valanga di informazioni omogeneamente distorte mantenendo il messaggio dominante di attivazione del panico su una presunta pericolosità elevata di COVID-19.

Si spera che presto riceveranno il messaggio di non esercitare pressioni sui politici in futuro e di essere profondamente consapevoli che possono contribuire all’attivazione mondiale di potenti meccanismi ansiogeni, se non forniscono informazioni equilibrate da fonti controllate.

Una “nuova normalità” per il nostro futuro può avere senso solo se è centrata su una più profonda comprensione delle dinamiche integrative tra noi e i virus.

Poiché i virus hanno bisogno che esistiamo, e poiché i processi vitali sembrano sempre avere un senso, possiamo considerare che l’incubo del virus killer planetario globale rimarrà oggetto di interesse per i produttori di film e gli appassionati di forti emozioni. Non c’è davvero modo per noi di concepire la vita senza virus. Sono ovunque, circa il 50% del nostro genoma è di origine virale e potrebbero essere “più amici che nemici” [ 7 ].

Il nostro principale nemico è la paura attivata da una scienza parziale e senza cuore, dai media propagandisti e da politici timorosi. Le pandemie più vecchie, che sono all’origine di profondi ricordi di peste atavica, erano nella maggior parte dei casi dovute a batteri e strettamente correlate a condizioni di vita umane precarie.

L’unica pandemia virale catastrofica fu l’influenza H1N1 del 1918, che uccise milioni di persone, ma si sviluppò all’indomani della prima guerra mondiale caotica e malsana. Il panico non è un modo appropriato, nemmeno praticabile, per integrare la nostra vita con i virus.

Porterebbe un futuro pieno di paura per la prossima pandemia e destabilizzazione dell’ambiente psicologico ed economico umano mondiale. Occorre ora innescare un profondo e definitivo cambiamento di atteggiamento in contesti scientifici e sociopolitici adeguati, per evitare un futuro così cupo e indesiderabile.

8 PRENDI MESSAGGI A CASA

  1. I corona virus sono uno degli agenti virali del comune raffreddore, che, proprio come l’influenza, invade ogni anno l’intero pianeta. Causano pandemie annuali in gran parte diffuse, per lo più benigne, di infezioni delle vie respiratorie.
  2. COVID-19, l’infezione causata da SARS-CoV-2, l’attuale mutazione corona, non è più letale dell’influenza, con un tasso di mortalità per infezione dello 0,1-0,2%.
  3. Un’immensa maggioranza (95%) delle evoluzioni fatali si verifica in individui anziani e fragili con premorbidità, con un’età media della morte pari o superiore a 80 anni.
  4. Gli studi sugli anticorpi, l’immunizzazione incrociata con altri ceppi corona e il completamento della curva del bilancio delle vittime in molti paesi sono una forte evidenza che la popolazione umana sta sviluppando l’immunità di gregge contro SARS-CoV-2. In questo contesto, una grave “seconda ondata” per SARS-CoV-2 è improbabile. Potremmo piuttosto aspettarci un nuovo episodio di freddo come ogni anno, ma di intensità regolare o addirittura debole grazie all’immunità di gregge acquisita.
  5. Il test PCR della presenza di SARS-CoV-2 non fornisce alcuna prova prognostica affidabile del suo potere infettivo e letalità. Il monitoraggio dello stato e dell’evoluzione della pandemia è dato solo dall’evoluzione quotidiana dei decessi. In Svizzera come in molti altri paesi non c’è più alcun eccesso di mortalità attribuibile alla pandemia COVID-19. Il tasso di test positivo è basso (circa il 3%) e i test hanno come sempre un tasso di falsi positivi tecnici e reagiscono a frammenti virali inattivi o ad altri ceppi corona.
  6. Solo in una piccola percentuale di pazienti COVID-19, il virus SARS-CoV-2 può, come il virus influenzale, attivare una risposta eccessiva immunologica e infiammatoria, causando nel peggiore dei casi un’insufficienza polmonare fatale.
  7. Lo stress e le emozioni come la paura, la rabbia e la tristezza possono 1) stimolare questa risposta eccessiva, 2) causare la morte cellulare nel cervello emotivo e 3) innescare in essa deleterie iperattività, con conseguenti danni cellulari nei tessuti del corpo.
  8. L’isolamento generale, le misure di allontanamento e isolamento, limitando i contatti sociali, la libertà dei diritti umani fondamentali, si aggiungono al bilancio delle vittime attraverso un’impennata della destabilizzazione psicosociale ed economica, il peggioramento degli individui psichiatrici e dementi e la riduzione delle cure mediche all’intera popolazione. Abbiamo quindi una causalità combinata per una mortalità in eccesso di COVID-19, una parte significativa della quale non è dovuta al virus SARS-CoV-2 stesso, ma all’ondata di panico COVID-19 mondiale e all’introduzione di misure drastiche e disumane. .
Non siamo di fronte al temuto virus planetario killer, nonostante il messaggio iniziale inappropriato dell’OMS e di diversi esperti. I dati presentati parlano di un arresto urgente di tutte le misure generali di blocco, allontanamento e isolamento. Il mondo dovrebbe tornare all’approccio appropriato e di routine ai virus respiratori: mantenere misure di protezione ottimali per gli anziani, i fragili e i malati, come tutti abbiamo imparato a fare anno dopo anno contro l’influenza.

I virus comuni del raffreddore (e dell’influenza) sono onnipresenti nello spazio (su tutto il pianeta) e nel tempo (anno dopo anno). Sono quindi inevitabili, ma causano fortunatamente infezioni per lo più benigne. Dobbiamo solo proteggere in modo specifico le popolazioni a rischio quando un’onda virale diventa più forte del solito.

Testo aggiornato ed ampliato dal contributo “Pensa in profondità, fai buona scienza e niente panico!”, Di D. Jeanmonod, R. Jeanmonod e F. Neirynck, pubblicato da off-guardian.org il 7 aprile 2020 .

Daniel Jeanmonod MD, Professore Emerito di Neurochirurgia presso l’Università di Zurigo e Fisiologia e Neuroscienze presso la New York University

Riferimenti:
[1] Smolin L. La vita del cosmo . Oxford University Press (1997).
[2] Raoult D. Épidémies, vrais dangers et fausses alertes. De la grippe aviaire au COVID-19 . Michel Lafon (2020).
[3] Pelletier KR Holistic Medicine, dallo stress alla salute ottimale . Delacorte Press (1979)
[4] Pelletier KR Mind as Healer, Mind as Slayer . Allen e Unwin (1979)
[5] Simonton OC et al. Guarire di nuovo . Bantam Books (1978)
[6] Reiss K. e Bhakdi S. Corona Fehlalarm? Zahlen, Daten und Hintergründe . Goldegg Verlag (2020)
[7] Moelling K. Virus, più amici che nemici . World Scientific Publishing (2017).