L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 gennaio 2020

Abbiamo Delrio che è stato un maestro nel suo operato


Bandi snobbati. Il rischio è allargare troppo le maglie. Fra cui possono insinuarsi le infiltrazioni criminali


28 Gennaio 2020

Deserti, i due bandi di gara per la costruzione della galleria Lonato-Desenzano del Garda, tratto bresciano del Tav che dovrebbe futuribilmente collegare Milano con Venezia. E stato aperto un bando bis, che scade il 4 febbraio. Secondo il presidente del consorzio di promozione della Tav Transpadana, Franco Miller (Confindustria), il motivo sarebbe, eufemisticamente, nei margini troppo bassi e nella complessità dell’opera (Corriere Veneto, 23 gennaio).

All’origine dell’impasse è la fretta dell’allora ministro dei trasporti, Graziano Delrio (Pd), che doveva presentarsi alle elezioni politiche del 2018 come l’uomo del fare. Ma fare cosa? Un progetto approvato nonostante il parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, senza contare le incredibili valutazioni di una commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, di nomina del governo Berlusconi nel 2008, destituita dal ministro Costa nell’agosto del 2018, ma ancora operativa perché il presidente della nuova commissione non è stato ancora nominato. O per tacere dei gravi limiti della società d’ingegneria delle ferrovie Italferr, che svolge il compito di supervisore dei progetti esecutivi presentati dal contraente generale, che nel caso specifico è la Snam del gruppo Eni.

Le aziende snobbano la “Grande Opera” semplicemente perchè il rischio d’impresa è troppo alto, data la natura idrogeologica dell’area: tra Lonato e Brescia parliamo di una galleria lunga 7,3 Km con interferenze importanti su quattro falde acquifere e il pericolo di lasciare a secco 100 mila abitanti. Non solo, ma può esserci anche la preoccupazione per le possibili infiltrazioni di cosche criminali, che possono condizionare le società che partecipano alle gare per incrementi dei prezzi a base d’asta e premendo sul committente per modifiche sostanziali all’appalto.

Come ha confermato anche la cronaca recente, l’allarme ‘ndrangheta interessa in forma direttissima il Veneto: nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata al Parlamento nella scorsa estate (forse non l’hanno vista né i gruppi parlamentari veneti, né Salvini come ministro dell’interno, e nemmeno l’ex ministro grillino Toninelli) si citano il porto di Venezia-Marghera, l’aeroporto Marco Polo e la Pedemontana veneta come opere pubbliche sulle quali si concentra l’attenzione degli investigatori. Qualche anno fa, per il tratto Verona-bivio di Montebello c’è stata già una interdittiva antimafia. Le imprese a posto con la legalità e la coscienza, forse qualche problema se lo fanno.

(Ph. Imagoeconomica)

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