L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 gennaio 2020

Acquisire conoscenza, competenza spendendo tempo crea differenziazione ma è la prepotenza violenza sotterfugio che crea diseguaglianza e viene mantenuta accresciuta con tutti i mezzi a disposizione...

Sulla diseguaglianza nei gruppi umani

di Pierluigi Fagan
26 gennaio 2020

A prender la classifica dei Paesi a più alta e diffusa scolarizzazione e quella dei Paesi con minor diseguaglianza dei redditi, si ottiene più o meno la stessa selezione. In quella delle minori diseguaglianze sociali compaiono anche paesi dell’Europa dell’est per via del fatto che trenta anni fa, avevano forma socialista. Per altro, il pacchetto minor diseguaglianza – maggior scolarità, è anche in testa, più o meno, nelle classifiche per qualità della vita per quanto questa difficile da quantificare davvero e per democrazia, intendendo “democrazia” nel formato tipico occidentale che non sarà quello proprio del termine ma che è comunque meglio di niente. Ci si domanda: la correlazione istruzione – uguaglianza ha rapporti di causa diretta, ovvero l’una cosa dipende dall’altra e la relazione spiega anche il risultato sulla qualità del sistema politico?

Per ragioni apparentemente inspiegabili, questa tesi è nota ai più, ma è considerata troppo banale per esser significativa, per cui non ne consegue una prescrizione politica. Perché? Rispondere a questa ultima domanda porterebbe via un libro.

Visto che ultimamente per ragioni di studio sono tornato ai tempi del passaggio Paleolitico – Neolitico, che si pensa anche esser il passaggio da società relativamente egalitarie a società progressivamente meno, poi decisamente ineguali, val bene fissare un punto sull’origine storica o meglio pre-storica, della diseguaglianza.

Innanzitutto è vero che c’è un prima dove non si notano segni di diseguaglianza ed un dopo in cui invece sì? Pare proprio di sì. Tra abitazioni, corredi e sepolture, per lo più non si notano differenze all’interno dei gruppi umani fino ad un periodo relativamente recente, circa 7000 anni fa (+/- 2000), ma più 5000 che 9000. C’è una sepoltura di 30.000 e passa anni di un tipo che sembra speciale con due ragazzi anch’essi con ricchi ornamenti, ma è l’unico caso apparentemente chiaro e lo si può interpretare in molti modi. Per il resto torme di “grandi uomini” (Big Man) non se ne vedono. C’è una signora a cui la sua tribù ha tributato in sepoltura un gran numero di animali e piante coeve alla sua morte, ma parrebbe evidente esser una sciamana. Il prestigio, di per sé, non è sintomo di diseguaglianza. Per il resto, né tombe, né case più grandi, né edifici centrali di potere. I primi edifici fuori format che compaiono non erano abitati, erano templi e poco prima, magazzini diciamo “comunali” dove venivano stoccate le prime eccedenze che non erano ancora frutto di agricoltura intenzionale. Mi sono riferito solo a prove archeologiche, quelle etnografiche o antropologiche di bande di cacciatori e raccoglitori studiati nell’ultimo secolo, a mio avviso non sono probanti se non di se stesse, non possono cioè dare prove del passato di migliaia di anni fa per differenze di condizioni che non sostengono l’analogia.

Se quindi c’è un prima ed un dopo e quindi una origine, come è spiegata l’insorgenza di questa prima diseguaglianza, a quanto pare piuttosto tarda? Questo sarebbe il contenuto del famoso libro esplicativo prima evocato, le teorie sono molteplici. Tutte però si sono distaccate dall’opinione a lungo dominante che pensava la diseguaglianza originata dall’agricoltura intenzionale. Una di queste teorie sostiene che il cambio si è avuto in tempi e luoghi imprecisati, ma sui tempi si pensa anche qualche decina (2? 3?) di migliaia di anni fa, quando dal procacciamento e consumo contestuale vis-a-vis del bottino di sussistenza di caccia e raccolta, si è passati ad una qualche forma di conservazione delle eccedenze (ad esempio granaglie prese dalla produzione spontanea della natura) e quindi consumo differito. Quando parte del bottino non era più sotto gli occhi di tutti, qualcuno ha cominciato ad approfittarsene. Varie teorie ruotano su questa insorgenza funzionale della gerarchia, il primo “primo-tra-pari”, era una semplice funzione di utilità collettiva, nel tempo però, creatasi una asimmetria di conoscenza all’interno del gruppo (non più tutti, avevano tutto sotto diretto controllo), si è vi e più rinforzata diventando capo e poi élite. Attribuzione di potere sociale funzionale, c’era forse da sempre, ma non era unico e stabile. C’era forse il coordinatore di caccia, quello che conosceva i territori (fonti d’acqua, lettori di stelle, di orme), vari tipi di anziani influenti, sciamani maschi o femmine, il capo-raccolta anch’esso maschio o femmina indifferentemente ed altro. A seconda di cosa doveva fare il gruppo, il gruppo tributava ad uno la funzione di coordinamento.

Ancora 7000 o 6000 anni fa, quando compaiono i primi magazzini e poi i templi-magazzino, non si notano asimmetrie nelle planimetrie delle case, nel possesso delle cose, nelle sepolture (per lo più). E le prime asimmetrie che subito dopo cominciano a comparire non sono di individui o di genere-sesso, sono di famiglia, interi gruppi di famiglie sembrano più importanti di altre e non per possesso di beni e terra (la sussistenza era ancora in parte mista, l’agricoltura era ancora in buona parte naturale e quel poco che si produceva intenzionalmente non mostra ancora segni di proprietà). Probabilmente, visto che erano tempi di forte migrazione e scossoni ambiental-climatici, erano semplicemente quelli che stavano assieme da più generazioni, che vantavano un più lungo “diritto condiviso di società” quale poi ritroveremo spesso in storia, come diritto del cittadino ovvero non del residente ma di colui che è di quella comunità da generazioni, quelli che si conoscevano ed avevano reputazione da più generazioni.

Se così fosse, l’ineguaglianza originerebbe dalla conoscenza. Quando non più tutti sapevano del tutto, la decisione che il gruppo doveva prendere, veniva presa da alcuni ma non più da tutti. Il che sosterrebbe la correlazione tra uguaglianza della conoscenza e minor diseguaglianza sociale di alcuni paesi. Perché allora coloro che hanno una personale e psichica propensione all’indignazione per le diseguaglianze sociali, invece che fondare partiti, non fondano scuole? Forse perché anche i partiti producono élite a cui in fondo si vuole appartenere per indomita volontà di potenza, mentre il destino di chi insegna qualcosa a gli altri è perdere la posizione "speciale" visto che condivide ciò che inizialmente lo fa "speciale"?

Al vostro dibattito, se vi interessa …

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