L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 gennaio 2020

Calabria mentre i prefetti si trasformano in ladri di galline, Lupacchini forte dei togati che annullano indagini sentenze in quanto partecipi convinti del "Sistema" si scaglia indomito contro 344 arresti di 'ndrangheta. Magistratura malata e venduta, è palese è chiaro

IN CALABRIA

Paola Galeone, il prefetto di Cosenza indagato per corruzione

Ha intascato una mazzetta da 700 euro. Denunciata da un’imprenditrice. La consegna dei soldi filmata in un bar della città

di Carlo Macrì
31 dicembre 2019


Settecento euro. È la mazzetta intascata dal prefetto di Cosenza Paola Galeone, 58 anni, indagata per corruzione dalla procura di Cosenza. La rappresentante del Governo è stata denunciata da una imprenditrice del luogo alla quale la Galeone aveva chiesto di emettere una fattura di 1220 euro per intascare parte del fondo di rappresentanza nella disponibilità dei prefetti. Settecento sarebbero andati al prefetto, 500 all’imprenditrice. La quale basita dalla richiesta, durante un incontro in Prefettura, ha deciso di sporgere denuncia alla polizia di Stato.

La consegna

La questura di Cosenza ha chiesto all’imprenditrice Cinzia Falcone (presidente di un'associazione per i diritti delle donne, Animed, e referente di un centro di accoglienza per migranti a Camigliatello Silano) di assecondare la richiesta della Galeone che aveva anche indicato il bar dopo sarebbe dovuto avvenire lo scambio. Soldi, in cambio della fattura fittizia. La polizia ha studiato nei dettagli come incastrare il prefetto, fornendo all’imprenditrice l’attrezzatura ad alta tecnologia necessaria per registrare e filmare il colloquio e l’avvenuto scambio del denaro. In più, le banconote sono state fotocopiate. A scambio avvenuto mentre il prefetto di Cosenza, stava per lasciare il bar, è stata bloccata dalla polizia che le ha perquisito la borsa trovando le banconote fotocopiate, appena intascate.

Prima di Natale

La notizia pubblicata da Gazzetta del Sud ha avuto l’effetto di un terremoto. Bocche cucite in procura. L’indagine potrebbe portare a nuovi sviluppi. Il fatto risalirebbe a prima di Natale e da quel giorno, la macchina investigativa si è messa in moto e l’indagine potrebbe portare a nuovi e clamorosi sviluppi. Non solo per la figura del prefetto il cui studio è stato perquisito dagli uomini della squadra mobile di Cosenza. Paola Galeone è entrata nell’Amministrazione civile nel dicembre del 1987 ed assegnata come primo incarico alla prefettura di Taranto. È stata anche prefetto di Benevento e, ancor prima, vice commissario del Governo nel Friuli Venezia Giulia. La polizia ha informato della vicenda il capo della Polizia Franco Gabrielli e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

L’ultimo episodio

Il caso di corruzione del prefetto di Cosenza non è altro che l’ultimo episodio che vede protagonisti in Calabria le istituzioni. Nei giorni scorsi all’interno della magistratura calabrese si è acuito lo scontro tra il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini e il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Lupacchini ha accusato Gratteri di non essere stato informato dell’inchiesta «Rinascita-Scott» che ha portato in carcere più di 300 persone e, non gli sono piaciute le esternazioni del capo della procura che aveva detto: «Rivolterò la Calabria come un lego». Inoltre, Lupacchini, aveva criticato l’operato di Gratteri, delegittimandolo con l’allusivo riferimento: «... a ciò che generalmente accade e cioè l’evanescenza come ombra lunatica di molte operazioni della procura distrettuale di Catanzaro».

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