L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 gennaio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - raggiunto tregua momentanea serve per le prossime elezioni statunitense

USA-Cina: c’è la firma della Fase Uno dell’accordo

 Mario D’Angelo 
15 Gennaio 2020 - 19:17

Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato il parziale accordo nel corso di una solenne cerimonia alla Casa Bianca


Fase Uno conclusa. Il presidente USA Donald Trump e il vice premier della Cina Liu He hanno firmato la prima parte dell’accordo commerciale fra le due potenze, che pone fine a due anni di tensioni. La sigla arriva proprio in tempo per l’inizio del processo per impeachment al Senato.
Stop alla guerra commerciale: c’è la firma

Le due più grandi economie del mondo hanno raggiunto un parziale accordo a dicembre 2019, che ha segnato il primo passo verso la fine della guerra commerciale. Quest’ultima, dall’inizio del 2018, ha avuto effetti negativi sulla crescita e diversi settori dell’economia.

Nel corso di una solenne cerimonia alla Casa Bianca, diversi alti rappresentanti cinesi e statunitensi si sono alternati sul palco davanti alle telecamere. Il presidente Donald Trump, per la prima volta, ha parlato della Cina come di “una grande nazione” e di “pace e armonia” fra le due potenze.

Donald Trump spera che la conclusione della trade war si rifletta positivamente sulle elezioni politiche del 2020. Il suo mandato, segnato da scandali internazionali che hanno portato alla procedura di impeachment, aveva urgente bisogno di un successo sul piano diplomatico.
USA-Cina, cosa prevede l’accordo

Il patto prevede la cancellazione, da parte di Washington, di alcune nuove tariffe e la riduzione di altre. La Cina, invece, ha acconsentito all’acquisto di diversi prodotti statunitensi, soprattutto agricoli, per un valore di 200 miliardi di dollari.

L’accordo prevede inoltre la revisione delle normative cinesi in merito alla proprietà intellettuale e al trasferimento di tecnologia. Due giorni fa, gli USA hanno rimosso la Cina dalla lista nera dei manipolatori commerciali.

In un tweet del 31 dicembre, Trump ha detto che in una data successiva avrebbe viaggiato verso Pechino, per cominciare i negoziati sulla Fase Due dell’accordo. Alcuni media di Stato cinesi, però, proprio nel giorno della firma hanno scritto che le prossime trattative potrebbero non iniziare molto presto.

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