L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 gennaio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - è solo una piccola tregua che serve ad entrambi per prendere fiato. Agli Stati Uniti per andare alle elezioni alla Cina per riposizionarsi nel commercio mondiale

I dazi di Trump alla Cina hanno picchiato duro
Ma l'Accordo sulla Fase 1 penalizzerà l'Europa

di Guido Salerno Aletta
23 gennaio 2020

Solo nel corso del 2019 si sono visti i risultati della feroce stretta americana sulle importazioni dalla Cina.

E' per questo motivo che Pechino, vedendo ridurre fortemente il proprio export verso gli Usa, si è decisa a firmare l'Accordo sulla Fase 1 delle trattative, impegnandosi ad aumentare l'import di merci e servizi dagli Usa.

Ci saranno delle conseguenze negative per il resto del mondo: per la Cina, comprare merci e servizi dagli Usa oppure dall'Europa, è lo stesso. Per noi, ovviamente no: pagheremo con minori esportazioni alla Cina il riequilibrio commerciale tra questa e gli Stati Uniti.

La guerra commerciale, a suon di dazi, è iniziata il 22 marzo del 2018, quando il Presidente americano Donald Trump accusò la Cina di "aggressione economica". A più riprese, le tariffe hanno riguardato un volume crescente di importazioni dalla Cina. Pechino ha risposto con ritorsioni mirate a colpire al cuore il bacino elettorale di Trump, penalizzando fortemente l'import di prodotti agricoli e di carne.

Sono passati dunque 20 mesi da allora, e solo ora si vedono gli effetti della decisione americana: nel corso del 2018, infatti, ci fu una corsa ad aumentare le scorte da parte degli importatori americani, che portò a peggiorare il saldo commerciale negativo nei confronti di Pechino, che passò 375 miliardi del 2017 ai 420 miliardi del 2018.

I dati sul commercio estero americano arrivano fino al mese di novembre dell'anno scorso, ma gli effetti dei dazi imposti da Donald Trump sulle importazioni dalla Cina sono chiari: considerando lo stesso periodo del 2018, si sono ridotte di 75 miliardi di dollari, passando da 494 a 419 miliardi. La contrazione è stata dunque del 15%.

I dati relativi alle esportazioni americane verso la Cina, che pure è stato soggetto a dazi per ritorsione, mostrano una flessione un po' più contenuta: sono passate infatti da 111 a 98 miliardi di dollari, con una contrazione di 13 miliardi, pari al 12%.

Nei primi undici mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il deficit commerciale americano verso Pechino è passato da 383 a 321 miliardi, con un miglioramento di 62 miliardi, pari al 16%.Con l'Accordo sulla Fase 1, appena firmato a Washington, la Cina si impegna ad aumentare il proprio import di 200 miliardi di dollari entro la fine del 2021, di cui 77 miliardi nel corso di quest'anno. In cambio, l'Amministrazione americana ha mantenuto lo stop provvisorio sui nuovi dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore a dicembre scorso e che furono sospesi in vista del positivo avanzamento delle trattative sulla Fase 1. Inoltre, Washington dimezza, portandoli dal 15% al 7,5%, i dazi che erano stati imposti nel mese di settembre scorso. Rimangono invece in vigore i dazi con una tariffa del 25% su un volume di 250 miliardi di importazioni dalla Cina.

Ipotizzando che nel mese di dicembre scorso l'import e l'export tra Cina ed Usa siano stati identici a quelli registrati nel mese di dicembre del 2018, i risultati finali del 2019 porterebbero ad un export americano di 134 miliardi e ad un deficit di 358 miliardi.

Proiettando questo risultato al 2020, se la Cina rispettasse l'impegno assunto con l'Accordo sulla Fase 1 aumentando le proprie importazioni di 77 miliardi di dollari, alla fine di quest'anno l'export americano dovrebbe arrivare a 211 miliardi ed il deficit si abbasserebbe a 282 miliardi. Rispetto al deficit commerciale del 2018, che fu pari a 420 miliardi di dollari, il miglioramento per Washington sarebbe di 138 miliardi di dollari.

A fine 2021, considerando l'impegno ad aumentare ulteriormente le importazioni di 123 miliardi di dollari, l'export americano verso la Cina dovrebbe arrivare a 334 miliardi di dollari mentre il deficit commerciale scenderebbe ancora, arrivando ad appena 150 miliardi di dollari. L'export americano sarebbe quasi triplicato rispetto al 2018, quando fu di 120 miliardi di dollari. Sempre nel 2021, il deficit americano sarebbe dunque pari al 38% di quello registrato nel 2018.

Nel 2018, per quanto riguarda l'Unione europea, l'export complessivo verso la Cina è stato di 210 miliardi di euro, mentre l'import è arrivato a 395 miliardi, con un deficit enorme, pari a 185 miliardi di euro. Per quanto riguarda l'Italia, l'export verso la Cina è stato di appena 13 miliardi di euro rispetto ad un import di 31 miliardi, con un deficit di 18 miliardi. Questi squilibri sono destinati a peggiorare.

Nessun commento:

Posta un commento