L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 gennaio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - la tregua serve alla Cina per ricollocarsi nel commercio a livello mondiale di cui il 5G è un fattore trainante ed il mercato europeo il più promettente. Ericson e Nokia sono troppo indietro

Come e perché Huawei punterà sull’Europa

26 gennaio 2020


Che cosa si dice dei rapporti tra Europa e Huawei a Shenzhen, nel quartier generale del colosso cinese

La rivoluzione della 5G rappresenta per Huawei una ghiotta opportunità commerciale ma è anche all’origine di turbolenze politiche che minacciano la sua leadership mondiale e i suoi ricavi.

Nel grande campus di Shenzhen, sede di miriadi di uffici e della scuola di formazione interna, un padiglione scintillante e interattivo mostra agli ospiti – si accede solo su invito – gli ultimi ritrovati tecnologici per il 5G e le applicazioni ad alta connettività: chip, antenne, intelligenza artificiale.

IL FUTURO AD ALTA CONNETTIVITA’

Secondo i guru della società dell’informazione, prefigurano il futuro in inesorabile avvicinamento: lampioni multifunzionali con musica e telecamere, riconoscimento facciale in aeroporto, dirette tv dalla definizione strabiliante, chirurghi che operano a distanza.

Le città saranno più sicure, persino i servizi municipali saranno più efficienti. La violazione della riservatezza individuale, evidente soprattutto nei luoghi pubblici, rimane però un problema micidiale in attesa di compromessi accettabili (più in Occidente che in Cina, in effetti).

Non manca l’ammiccamento all’ecologismo imperante. L’infrastruttura 5G avrebbe un vantaggio in più: è rispettosa del pianeta e dei suoi abitanti, inquina meno delle tecnologie precedenti in termini sia visivi sia elettromagnetici, consuma meno elettricità.

RIVALITA’ COMMERCIALE E PARANOIA DEGLI USA

L’ambizione di Huawei è di portare la rivoluzione ad alta velocità e connettività in tutti gli angoli del pianeta – di farlo per prima, soprattutto. Gli Usa, come è ben noto, non sono d’accordo: l’accusa lanciata da Trump è che l’azienda di Shenzhen potrebbe sfruttare le autostrade informatiche per rubare dati sensibili e passarli al governo cinese. Sarebbe spionaggio, per di più sistematico e capillare.

Come rispondono i dirigenti di Huawei, i suoi portavoce sia cinesi sia occidentali? Sostengono che le accuse – del tutto infondate, secondo loro – hanno una causa prioritariamente economica: il contrasto è quello della rivalità geopolitica tra Usa e Cina.

Dice Karl Song, vicepresidente per le comunicazioni aziendali con un recente passato da amministratore delegato delle filiali in Francia e Stati Uniti. “Per gli americani tutto quello che viene dalla Cina è negativo, è cattivo”.

L’Europa è il contraltare all’ostilità pregiudiziale di Trump e degli Usa: Huawei considera l’Europa una solida scialuppa di salvataggio. Song ha cantato le lodi del rapporto tra l’azienda che rappresenta e il vecchio continente: l’Europa “è il secondo mercato nazionale dopo la Cina”, è ovviamente “ancora più importante ora”.

5G COSTRUITO DIRETTAMENTE IN EUROPA

La Huawei vi opera già da 20 anni, “è a tutti gli effetti un’azienda anche europea”. Considera l’Europa non solo un mercato ma un partner per la ricerca e lo sviluppo, in virtù dell’alto grado di formazione e dei suoi talenti: vi ha aperto 23 laboratori per la ricerca (in 12 diversi paesi), ha avviato rapporti di collaborazione con 150 università.

E prova allora ad ingraziarsela; ad ingraziarsi, in effetti, alcuni dei paesi chiave. L’azienda di Shenzhen ha infatti comprato dei terreni nella zona di Cambridge, dove intende aprire uno stabilimento per la produzione di fibra ottica. Pensa soprattutto di costruirne un altro per produrre le stazioni radio di base: o nel Regno Unito, o in Francia, o in Germania. A patto che l’Europa scelga di non seguire Trump, si dice al quartier generale di Huawei a Shenzhen.

Nessun commento:

Posta un commento