L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 gennaio 2020

E' tipico di chi ha soldi pagare avvocati per intimidire, falsare fatti e diminuire la portate delle accuse

“Rinascita”, l’avvocato di Bellantoni: «Rigettata la misura cautelare»

Nota dell’avvocato Enzo Belvedere, difensore del Gran maestro onorario del Goi, indagato nell’inchiesta della Dda di Catanzaro e del quale ci siamo occupati in due servizi

-30 Dicembre 2019 15:25


Nicola Gratteri in conferenza stampa a Catanzaro

In relazione al nostro articolo “Rinascita”: il “Sistema Vibo” nel patto fra clan, massoneria e malaffare (Leggi qui: “Rinascita”: il “Sistema Vibo” nel patto fra clan, massoneria e malaffare), dall’avvocato Enzo Belvedere riceviamo e pubblichiamo:

“Dispiace e non poco che un giornalista dipinga Ugo Bellantoni a tinte fosche! Prendendo a piene mani, come lo stesso ribadisce, dall’indagine del Procuratore Gratteri. Il giornalista dimentica di dire, però, che la tesi accusatoria, che si era prodotta in una richiesta di misura cautelare in carcere, a dispetto delle altre 330, ha subito un netto sbarramento da parte del gip, che ha rigettato la misura, dichiarando l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza! In termini di indagine, sta a significare che la stessa non solo non ha nel suo seno, per la figura del commendatore Ugo Bellantoni, alcun fondamento giuridico-giudiziario, quanto è completamente naufragata! Lo si legge chiaramente nella ordinanza del gip, pure più volte richiamata in altri articoli della testata. Se a questo si aggiunge che uno dei propalanti, tale Bruno Villone, già vigile urbano, per le medesime dichiarazioni, è stato condannato con sentenza definitiva della Suprema Corte di Cassazione a due anni e mezzo per la greve ipotesi di calunnia nei confronti, tra gli altri, del Bellantoni, è patente che l’errore, prima giudiziario, poi giornalistico, vada rimosso. Penso ci sia sufficiente materia, nella detta indagine, per scrivere, di persone e personaggi. Ma, ove raramente si riscontri che le ipotesi delle indagini gratteriane non abbiano trovato riscontro, anzi una sonora smentita, bisogna dirlo con forza! Non additare al pubblico ludibrio una persona molto per bene, quale è Ugo Bellantoni, anche insigne Massone”!

Sin qui la nota dell’avvocato Enzo Belvedere. Per parte nostra preme solo evidenziare di aver ben scritto che nei confronti di Ugo Bellantoni il gip ha escluso la gravità indiziaria “in termini di concorso esterno in associazione mafiosa” (Si legga qui: ‘Ndrangheta: indagato il gran maestro della massoneria del Goi Ugo Bellantoni, articolo allegato anche al secondo servizio). Ci siamo limitati a riportare, nell’articolo richiamato dal legale di Bellantoni, gli atti di indagine (e soprattutto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella) perché questo è il nostro lavoro (piaccia o meno un articolo è altro discorso) e l’opinione pubblica ha il diritto di conoscere le accuse che vengono mosse in qualunque inchiesta antimafia e non solo (cosa che abbiamo sempre fatto e stiamo continuando a fare) così come le tesi della difesa che infatti stiamo pubblicando. Nessun errore da rimuovere, quindi, da parte nostra, non avendo additato davvero nessuno “al pubblico ludibrio” (pratica e modo di lavorare che non ci appartiene), ma semplicemente esercitato un legittimo diritto di cronaca. Non spetta al giornalista sostituirsi al giudice e non l’abbiamo mai fatto. Seguiremo pertanto gli sviluppi giudiziari della vicenda successivi alla valutazione della misura cautelare respinta dal gip nei confronti dell’indagato Bellantoni, non facendoci condizionare da niente e da nessuno (siamo certi non era questo l’intento dell’avvocato Belvedere), dando conto di tutti i passaggi successivi, siano essi un avviso di conclusione indagine, una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio o un’archiviazione. Per tutti, nessuno escluso, come abbiamo sempre fatto. (Giuseppe Baglivo)


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