L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 gennaio 2020

Energia pulita - Non c'è una visione d'insieme, interessante la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili

Turbogas, solare e idrogeno. Ecco il futuro di Vallegrande alla Spezia


Il progetto Enel per le aree della centrale e i piani dei privati Prevista anche la creazione di un parco per la città

LAURA IVANI 22 GENNAIO 2020

La Spezia - «L'area del carbonile ovest è già bonificata e a disposizione delle imprese che vogliano investire. Mancano però le informazioni sugli indici di edificabilità. Mi auguro sia presto chiarito, anche per quel che riguarda l'altro carbonile».

C'è l'interesse delle imprese su queste due piccole porzioni dell'area ad oggi occupata dalla centrale Enel Eugenio Montale. Lo conferma la presidente uscente di Confindustria La Spezia Francesca Cozzani, che ha preso parte alla presentazione a porte chiuse, da parte di Enel a Regione Liguria e Confindustria, del progetto proposto per la trasformazione della centrale spezzina.

Da carbone a turbogas, con lo scattare del 2021. Le aree che sono a disposizione da subito, con la decarbonizzazione, sono piccola cosa rispetto agli oltre 70 ettari su cui da anni si discute e si immagina progetti di sviluppo. Nemmeno 10 ettari. Ma nel 2023 si potrebbero aggiungere altri 10 ettari, sui quali però Enel ha già progetti: realizzare un impianto fotovoltaico. Energia rinnovabile, pulita, che integrerà la centrale a turbogas. Ma che potrebbe garantire un'occupazione di poche unità.

«Dobbiamo portare avanti come industriali proposte alternative al fotovoltaico, proposte innovative per far sì che le aree cedute siano utilizzate non solo a fini industriali». Le idee, anche in campo energetico, ci sono. Le hanno esposte gli stessi industriali a Enel e Regione Liguria, l'altro giorno. «C'è un operatore che è già interessato alla realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Saremmo apripista nel Paese».

Tra le idee anche il trasferimento nell'area di impianti che producono soluzioni tecnologiche e in campo di ingegneria dei materiali per il mondo della nautica. Altra possibilità è un impianto per la produzione di metano sintetico.

«Bisognerà valutare se gli spazi messi a disposizione saranno davvero sufficienti. Serve una mappatura precisa di ciò che sarà effettivamente sfruttabile e cosa no. Per questo è utile capire al più presto per i carbonili, le prime aree pronte, quale sarà l'indice di edificabilità. Enel ha richiesto al Comune queste informazioni».

L'area in cui Enel ha progettato un impianto fotovoltaico, e che fa gola al mondo economico locale, sarà disponibile non prima del 2023. Ma conviene iniziare a pensarci. Enel terrà per sé invece i 10 ettari necessari alla realizzazione dell'impianto a turbogas, oltre a circa 16 ettari di “servizio”, in cui ci saranno tra l'altro le batterie della centrale e il fotovoltaico utile all'impianto. Quasi 26 ettari invece non saranno mai utilizzabili: sono presenti strade, infrastrutture, vegetazione. Mentre nei 9 ettari dell'ex bacino delle ceneri sorgerà un'oasi naturalistica. —

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