L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 gennaio 2020

Gli Stati Uniti hanno paura degli uomini competenti non corrotti ma che soprattutto amano la propria nazione e per questo diventano assassini. Diritto internazionale fottiti

MONDO : Iran
Chi era Qassem Soleimani: il «bambino di campagna» diventato l’uomo più potente dell’Iran

3 Gennaio 2020 - 08:02
di Redazione



In una lettera del 2008 al segretario della difesa Usa, il generale americano David Petraeus descriveva Soleimani come una «figura davvero malvagia»

Più potente del presidente, popolare, ma allo stesso tempo misterioso. Operava dietro le quinte, ma era capace di muovere le pedine sullo scacchiere del Medio Oriente. Qassem Soleimani, 62 anni, da più di 20 anni era a capo delle Forze Quds, le forze speciali dei Guardiani della rivoluzione (corpo paramilitare islamico organizzatosi in milizie per la difesa e il sostegno delle istituzioni rivoluzionarie in Iran). Il generale iraniano è morto in un raid notturno a Baghdad portato a termine dagli Stati Uniti.



Era nato nel 1957 in una famiglia di contadini. Nella sua biografia, come riporta il Guardian, diceva di essere originario di Rabor, nella parte sud-orientale dell’Iran. Dall’età di 13 anni era costretto a raggiungere una città vicina e lavorare per pagare i debiti contratti dal padre con lo Shah. Ma dopo la caduta della monarchia, Soleimani si avvicina all’ Ayatollah Ruhollah Khomeini per poi unirsi ai Guardiani della rivoluzione.

Prima di diventare stratega, Soleimani è stato un combattente, si è distinto nella guerra Iran-Iraq, tanto che nonostante non fosse all’inizio un uomo addestrato ala guerra, fu posto a capo della XIV divisione Thār Allāh dei pasdaran.

Nel 2011 e nel 2014 Soleimani ha guidato le forze di Teheran nella guerra civile siriana e nel contrasto l’avanzata dell’Isis. Negli anni Soleimani, grazie alla sua capacità di stringere relazioni, è diventato l’architetto di gran parte delle attività iraniane in Medio Oriente, compresa appunto la guerra in Siria e gli attacchi su Israele, tanto da essere definito «la persona più potente del Medio Oriente» dall’ex agente della Cia John Maguire.

Avrebbe fornito supporto al gruppo armato sciita libanese degli Hezbollah. È diventato celebre un suo messaggio al generale David Petraeus, ex direttore della Cia. «Generale Petraeus, deve sapere che io, Qassem Soleimani, controllo la politica iraniana con rispetto verso l’Iraq, il Libano, Gaza e l’ Afghanistan. L’ambasciatore a Baghdad è un membro dei Guardiani della rivoluzione».

Scelto dal Time come uno dei 20 astri nascenti da tenere d’occhio nel 2020. In una lettera del 2008 al segretario della difesa Usa, Petraeus descriveva Soleimani come una «figura davvero malvagia». Diciotto mesi prima della sua morte, Soleimani, figura misteriosa e abituata a lavorare nell’ombra, ha pubblicamente messo in guardia Donald Trump: «Mr. Trump il giocatore d’azzardo, glielo dico, noi siamo vicini a lei più di quello che lei possa pensare. Comincerai la guerra, ma saremo noi a concluderla».

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