L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 gennaio 2020

Hanno seminato odio e odio raccolgono

La sconfitta dell’Occidente

25 gennaio 2020 


«L’importante è non dirlo. Tacere. Deviare il discorso, parlare di economia, di moda, di musica, di generi. Di qualsiasi cosa. Ma soprattutto zitti, non parlatene. Ci addentano, ci strappano a morsi pezzi interi di pianeta, le democrazie raggrinziscono, avanzano gli
altri, subdoli o feroci, trionfanti con le bandiere al vento o con gli occhi bassi, recitando anatemi o giaculatorie. Sì. Avanzano. Ma voi non parlatene, deviate lo sguardo: comprate, vendete filosofate. E tacete».

Da venti anni l’Occidente perde tutte le guerre, ogni tipo di guerra: guerriglie tradizionali, terroristiche, conflitti per procura o combattuti direttamente, guerre microscopiche e guerre grandi. Sconftto da armate di fanatici in ciabatte ed eserciti con gli scarponi, l’Occidente mostra di essere del tutto incapace di affrontare il nuovo tipo di violenza organizzata del XXI secolo, in cui la distinzione tra guerra, crimine organizzato e violazione dei diritti umani si è diluita e spenta.

Il risultato è che le certezze su cui gli Stati occidentali si fondano – la democrazia dei diritti, la società liberale, la globalizzazione – si sono ristrette, sgretolate, erodendo non soltanto le basi delle nostre società, ma la carta stessa del mondo.

Dal Nord Africa all’Africa Nera, dalla Tunisia alla Nigeria musulmana, dalla Siria all’Iraq all’Afghanistan, i luoghi dove fino a qualche anno fa un occidentale poteva muoversi, visitare, commerciare senza problemi, sono diventati terre del silenzio e dell’odio.

Passando in rassegna i numerosi conflitti che hanno visto soccombere negli ultimi decenni l’Occidente, Domenico Quirico e Laura Secci mostrano, in questo agile libro, il pericolo più grande di questa sconftta: la sua rimozione nel discorso pubblico. Si preferisce parlare di economia, di moda, di musica, di generi, mentre «l’indifferenza che è una forma della viltà ronza nei cuori come un motore».


Domenico Quirico è giornalista de La Stampa, responsabile esteri, corrispondente da Parigi, inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino e, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli. Ha
scritto saggi storici: Squadrone bianco (Mondadori, 2002), Adua (Mondadori, 2004), Naja (Mondadori, 2008), Primavera araba (Bollati Boringhieri, 2011), Generali (beat, 2017).
Presso Neri Pozza ha pubblicato Gli Ultimi. La magnifca storia dei vinti (2013), Il paese del male (2014), Il Grande Califfato (2015, beat, 2017), Esodo (2016), Ombre dal fondo (2017), Morte di un ragazzo italiano (2019).

Laura Secci è giornalista de La Stampa. Nata e cresciuta in Sardegna, terminato il liceo ha studiato Filosofa all’Università di Pisa. Dopo la laurea e un master all’Università di Firenze, si è arruolata nell’Esercito.

Ha partecipato per lo Stato Maggiore a diverse missioni in Medio Oriente. Nel 2009 si è congedata dall’Esercito e oggi lavora per il quotidiano torinese. Ha realizzato diversi reportage in Africa e Medio Oriente, da reporter freelance, seguendo in particolare le guerre in Afghanistan, Libia, Iraq, Siria.
Domenico Quirico e Laura Secci
La sconfitta dell’Occidente

Editore: Neri Pozza

ISBN: 978-88-545-1916-9


Pagine: 224

Prezzo: €13,00

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