L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 gennaio 2020

L'economia del debito non sta bene - Per quanto riguarda il debito pubblico italiano solo degli imbecilli possono isolarlo dai risparmi degli italiani

Debito pubblico mondiale boom, vale 250mila miliardi

4 Gennaio 2019, 12:21 | di Claudia Cavaliere 

Sono Stati Uniti, Cina, Eurozona e Giappone a detenere i livelli più alti di indebitamento a livello mondiale e da soli coprono circa l’80% del debito pubblico mondiale, che è cresciuto di ben 3 volte rispetto a venti anni fa. La Francia ha registrato l’incremento percentuale del debito più alto dal 2007, ma l’Italia ne vanta uno pari a 131,8%


Il mondo non era mai stato così indebitato come in questo momento storico. Addirittura il valore complessivo del debito a livello globale ammonta a 250mila miliardi di dollari, cifra che è di tre volte superiore a quella registrata venti anni fa, secondo uno studio di Citigroup elaborato a partire dai dati dell’Institute of International Finance. Quali sono i debitori più grandi? Stati Uniti, Cina, l’Eurozona e il Giappone che da soli detengono due terzi del totale dell’indebitamento delle famiglie, tre quarti del debito delle aziende e circa l’80% del debito pubblico globale.

Guardando al dettaglio della mappa sul debito, all’interno dell’eurozona l’Italia è uno dei paesi con il livello di indebitamento più alto pari a 131,8%, a fronte della Germania che vanta un rapporto debito/Pil pari a 59,7%, Spagna a 98,3% e Portogallo a 125,7%. In questo scenario, tuttavia, è la Francia a registrare l’incremento percentuale del rapporto debito/Pil più elevato dal 2007 a oggi e che si attesta al 97%. La Grecia rimane osservato speciale con un debito del 178,6%.

Fuori dall’Eurozona, il livello di indebitamento più elevato lo registrano Stati Uniti dove il rapporto debito/Pil è pari a 105,4%, Cina a 50,1% e Giappone che stacca gli altri paesi e attesta il suo debito a 253 punti percentuali. Il debito giapponese, tuttavia, è tutto interno e si trasforma in pratica in una partita di giro.

Al Wall Street Journal Emre Tiftik, vice direttore dell’Institute of International Finance, spiega che si è entrati in una nuova era – ora che le principali banche centrali hanno deciso di modificare le politiche monetarie che si stanno orientando verso l’aumento dei tassi di interesse, come la stessa Federal Reserve ha spiegato. “I livelli di debito allo stato attuale sono i primi segnali di allarme di surriscaldamento di specifici settori e paesi”, commenta Tiftik.

Dalla crisi del 2007-2008 la corsa all’indebitamento ha permesso di finanziare investimenti e crescita, fino a generare un livello di indebitamento insostenibile e innescare una spirale negativa che ha portato ai livelli di oggi. Economisti e investitori temono l’impiego non efficiente del debito accumulato e da qui le preoccupazioni di quanti affermavano che una manovra finanziata a debito pubblico avrebbe creato un circolo vizioso che pesa sulla crescita più che innescarla. Un secondo elemento di preoccupazione è il ricorso a strumenti di indebitamento non collaudati e frutto della finanza creativa e a cui hanno fatto grande ricorso le imprese cinesi e, infine, il deterioramento del debito.

Secondo le informazioni di Interactive Data Corporation, è pari al 40% la percentuale di obbligazioni statunitensi con il giudizio “BBB”, cioè quei bond di bassa qualità e al limite dall’essere considerati come investimenti rischiosi.

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