L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 gennaio 2020

Niente fiducia al fanfulla riciclato


Salvini condannato per razzismo verso i napoletani.

Mario D’Angelo 
13 Gennaio 2020 - 13:10

Per il video in cui intonava cori oltraggiosi verso i napoletani durante il raduno di Pontida del 2009, Matteo Salvini sarebbe stato condannato per razzismo dal Tribunale di Bergamo a una multa da 5.700 euro.


Salvini condannato per razzismo verso i napoletani. Il VIDEO

“Napoletani colerosi e terremotati”. Così nel 2009 Matteo Salvini definiva, nel corso della festa di Pontida, gli abitanti del capoluogo campano. Dovevano passare ancora degli anni alla svolta nazionale della Lega, e così l’attuale leader del Carroccio fomentava il popolo del Nord. Il video che documenta il coro razzista è noto.

Ma dagli atti del processo a Salvini per vilipendio contro la magistratura, avviato da poco a Torino, è emerso grazie alo scoop del giornale torinese Cronaca Qui che il segretario, per quel coro, era stato anche condannato dal Tribunale di Bergamo e costretto a pagare una multa di 5.700 euro.
Salvini condannato per frasi contro i napoletani

Matteo Salvini è sotto accusa a Torino per le frasi pronunciate al congresso di Collegno del 2016, quando definì i giudici una “schifezza”. Un video aveva immortalato la scena.

Fra gli atti del processo Cronaca Qui ha scovato la precedente condanna di Salvini, risalente a fatti del 2009, stavolta per le frasi contro i cittadini di Napoli. E anche allora era partito tutto da un video.

Il procuratore aggiunto Emilio Gatti ha chiesto di acquisire il filmato perché “può servire a far luce sulla personalità dell’imputato”. Il giudice Roberto Ruscello ha ammesso il video.
Il video virale dei cori

Salvini era, all’epoca dei fatti, 36enne capogruppo della Lega Nord a Milano, deputato alla Camera e parlamentare europeo. Giunto a Pontida lo accoglie un coro di benvenuto: “È Matteo capogruppo, è Matteo capogruppo”. Nel video è quello sulla sinistra con maglietta nera e birra in mano

Lui non esita e, senza preoccuparsi della telecamera, intona: “Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani”. Quindi alza il bicchiere di birra, mentre gli altri leghisti si uniscono a lui: “O colerosi, terremotati, con il sapone non si sono mai lavati”.

Il video diventa virale e in Parlamento scoppia il caso, anche perché la Lega Nord nel giugno 2009 è alleata del Popolo delle Libertà e in molti, come la napoletana Alessandra Mussolini, non la prendono bene. Salvini chiede scusa e coglie l’occasione per presentare le dimissioni (comunque dovute per l’incompatibilità con Strasburgo).

Due signori napoletani, però, non si accontentano e querelano il futuro segretario della Lega. La Procura di Bergamo apre un fascicolo per diffamazione e discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi (in violazione della legge Mancino).

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